ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] – Alter preziose opere d’ arte – portate in salvo dalle divisione “Goering”, e consegnate alle autorita’ italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] – Alter preziose opere d’ arte – portate in salvo dalle divisione “Goering”, e consegnate alle autorita’ italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

Foto vari: Roma Piazza Venezia, un momento della riconsegna dei tesori di Montecassino alle Autorità italiane (5 & 6 gennaio 1944).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] - Alter preziose opere d' arte - portate in salvo dalle divisione "Goering", e consegnate alle autorita' italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] - Alter preziose opere d' arte - portate in salvo dalle divisione "Goering", e consegnate alle autorita' italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] - Alter preziose opere d' arte - portate in salvo dalle divisione "Goering", e consegnate alle autorita' italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] - Alter preziose opere d' arte - portate in salvo dalle divisione "Goering", e consegnate alle autorita' italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] - Alter preziose opere d' arte - portate in salvo dalle divisione "Goering", e consegnate alle autorita' italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia [tesori di Montecassino] - Alter preziose opere d' arte - portate in salvo dalle divisione "Goering", e consegnate alle autorita' italiane, IL PICCOLO (5 & 6 gennaio 1944).
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Roma Piazza Venezia (5 & 6 gennaio 1944). Sopra, la prima pagina de “IL PICCOLO” del 5 gennaio 1944, con la notizia della riconsegna delle opere d’arte di Montecassino alle Autorità italiane. In realtà, contrariamente a quanto affermato dal cronista (che ovviamente sottostava alla versione ufficiale del Regime), le cose non stavano esattamente così. Ma ricostruiamo i fatti nella loro realtà.
Le 600 casse consegnate il 5 gennaio 1944 facevano parte dell’ultimo convoglio partito da Montecassino il 3 novembre 1943 (i primi erano partiti rispettivamente il 17 e il 19 ottobre precedenti e consegnati allo Stato italiano l’8 dicembre 1943) con le opere della Galleria Nazionale e del Museo archeologico di Napoli; settantamila documenti dell’Abbazia, le reliquie di San Benedetto e di Santa Scolastica, ossia quanto restava delle loro ossa.
Sennonché le casse con i tesori napoletani non si fermarono a Roma, ma proseguirono verso nord e il Capitano della “Hermann Goering” Maximilian Becker (che con Schlegel aveva organizzato il trasferimento dei tesori da Montecassino) ebbe conferma dei propri sospetti circa un “interessamento” privato di alcuni vertici del nazismo riferiti al tesoro stesso. Becker seppe quindi che i camion avevano proseguito verso Spoleto e si precipitò nella città umbra, dove si rese conto di aver avuto ragione ad allarmarsi quando vide le casse aperte e intorno ad esse aggirarsi un incaricato del Reichsmarschall Goering, venuto dalla Germania per prelevare alcuni oggetti da inviare al capo della Luftwaffe.
Becker fece quindi ritorno al suo comando opponendosi al progetto di sottrarre alcune opere per spedirle in Germania, ma fu convocato dal suo superiore diretto, il quale gli rinfacciò di essersi occupato di questioni non di sua competenza, di aver viaggiato senza autorizzazione e di essersi assentato dall’unità senza permesso. Sarebbe stato punito con l’invio sul fronte russo (un posto dove nessun tedesco voleva andare). Nel frattempo fu trasferito a Bologna, dove ci si dimenticò di lui e questo fece si che sopravvivesse alla guerra.
Intanto dalle casse di Spoleto era sparita, tra l’altro, la Danae di Tiziano che, nel giorno del suo 51 compleanno, Goering mostrò con orgoglio ai suoi ospiti, e che tornò poi in Italia soltanto per merito del ministro Siviero e della sua infaticabile opera di recupero dei tesori sottratti dai tedeschi.
Le casse di Spoleto, dopo ulteriori sollecitazioni anche da parte di monsignor Montini, allora sostituto segretario di Stato, vennero consegnate il 5 gennaio 1944 (ed è la consegna di cui si parla nell’articolo de “IL PICCOLO” mostrato in questa pagina).
Mancavano due autocarri di quanti erano partiti dall’ Umbria. Fu detto che erano fermi per guasti e che sarebbero arrivati il giorno successivo. Non arrivarono mai. Con gli autocarri non arrivarono 15 casse che avevano proseguito il viaggio fino a Berlino. Il maggiore Evers, della divisione Goering, per avere diretto in piazza Venezia il 5 gennaio la cerimonia della restituzione parziale dei tesori di Montecassino, ricevette il 20 aprile 1944 la Croce di Cavaliere. Il generale Senger, comandante del Corpo d’ armata e il generale Conrath (comandante della Divisione “Hermann Goering”) ebbero molti elogi dalla stampa e dalla radio tedesche e poterono mostrare con compiacimento le lettere di ringraziamento dell’ Abate di Montecassino, Gregorio Diamare.

2). L TESTO DELL’ARTICOLO
dalla prima pagina de “IL PICCOLO” 5 e 6 gennaio 1944

Alle ore 12 di ieri si è svolta in Piazza Venezia una austera e significativa cerimonia che ancora una volta attesta come le Autorità politiche e militari germaniche non lasciano nulla di intentato per assicurare al popolo italiano l’integrità del suo patrimonio artistico e culturale.
Dopo il significativo gesto compiuto tempo addietro dai Comandi militari germanici con la consegna alle Autorità italiane dei preziosi tesori artistici di Montecassino, la cerimonia svoltasi stamane ha ridato all’Italia un altro complesso di opere d’arte depositate a Teano e a Montecassino e poste in salvo dalla Divisione “Hermann Goering” durante i combattimenti che imperversarono a suo tempo in quelle zone.
Dato che questo secondo gruppo di opere artistiche e bibliografiche comprendeva circa 600 casse, per il trasporto delle quali si sono resi necessari una quarantina di autocarri, soltanto ora i rappresentanti della Divisione “Goering” hanno potuto effettuarne la consegna.
Ad attendere il convoglio erano convenuti in Piazza Venezia il generale Maeltzer, comandante germanico della Città Aperta di Roma, il Dott. von Borch, Capo dell’Ufficio Stampa dell’Ambasciata di Germania, il Dott. Marino Lazzari in rappresentanza del Ministero dell’Educazione Nazionale, il Prof. De Gregori della Direzione Nazionale delle Accademie e Biblioteche, il Dott. Costa, il Dott. Matarazzo del Ministero dell’Educazione Nazionale. tutti i sopraintendenti delle Antichità, alle gallerie e ai monumenti di Roma, nonché numerose personalità del mondo politico e culturale italo-germanico.
Mentre la truppa procedeva allo scarico delle 600 casse che sono state collocate provvisoriamente a Palazzo Venezia in attesa di essere distribuite parte alla vecchia “Sapienza” e, probabilmente parte al Vaticano e altrove, il Capo della Protezione Artistica del Comando Supremo Germanico, maggiore Prof. Evers, ha tenuto un breve discorso nel quale, dopo aver precisato che le casse contengono preziose opere d’arte e bibliografiche depositate in un primo momento presso il Museo di Napoli, ha messo in rilievo che le truppe germaniche, pur trovandosi impegnate in combattimento, non hanno mancato di porre in salvo le preziose opere che ora, dalla protezione dei soldati del Reich, passano sotto la tutela dello Stato italiano che, a sua volta, si assume il compito e la responsabilità di conservarle come parte integrante del patrimonio culturale della comune Europa.
Si è proceduto poi alla cerimonia ufficiale della consegna delle numerose opere d’arte, che è stata fatta dal colonnello Schlegel della Divisione “Hermann Goering”. Il Prof. Alfonso Bartoli, sopraintendente agli scavi del Palatino e del Foro Romano, ha consegnato poi all’ufficiale germanico una artistica pergamena che ricorderà il significativo gesto compiuto dalla valorosa divisione germanica.
Quindi il Prof. Bartoli ha ringraziato con le seguenti parole: “A nome del Ministro dell’Educazione Nazionale e sicuro di interpretare il pensiero di tutti gli studiosi italiani, rivolgo ai comandanti e alle truppe germaniche il più fervido ringraziamento per l’odierna consegna delle opere d’arte conservate nell’Abbazia di Montecassino e dalle stesse truppe sottratte ai rischi della guerra e portate in salvo in questa Città Aperta di Roma. La gratitudine di tutto il popolo civile non potrà mancare alle valorose truppe germaniche, le quali memori dell’antica tradizione culturale tedesca, hanno saputo fare dei loro strumenti di guerra uno strumento di quella pace che affratella tutte le genti nel segno della eterna creatività dello spirito umano”.
Le opere sono state prese in consegna dal Dott. De Tomasso e dai Professori Argan, Romanelli, De Angelis e Lavagnino.

FONTE | SOURCE:

— HISTORIA MILITATARIA.IT | ITALIAN CAMPAIGN & WWII HISTORY (30|11|2015).

http://digilander.libero.it/historiatris/piccolo.htm

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott. Antonio Lopez Garcia, “Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano?”, Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360].

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott. Antonio Lopez Garcia, “Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano?”, Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360].

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— A. Lopez Garcia, Los Auditoria de Adriano y el Athenaeum de Roma, Firenze University Press, Florence, 2016. [prossimo | forthcoming].

Abstract:

En el 2007 un nuevo descubrimiento arqueológico durante la realización en la Piazza Venezia de la estación de la Línea C del metro de Roma convulsiona a los investigadores. Se trata de una serie de estructuras con forma de aula datadas en los años centrales del mandato del emperador Adriano. El descubrimiento abre un intenso debate entre la comunidad científica, pues una parte de los arqueólogos inmersos en el hallazgo proponen la posibilidad de identificar en estas estructuras el Athenaeum fundado por Adriano, una institución académica de la que tenemos noticias gracias a las fuentes literarias. Por desgracia, la escasa cantidad de fuentes relativas a esta institución a nuestra disposición hasta ahora no habían permitido proponer una ubicación para el Athenaeum. En este trabajo se ha efectuado un recorrido por la topografía, la arquitectura y la filología en un intento de desvelar la funcionalidad de las estructuras encontradas en la Piazza della Madonna di Loreto y así comprender si existen razones para creer que el edificio formó parte del Athenaeum, o por el contrario si cabe la posibilidad de identificar en su lugar una institución de tipo judicial que habría estado integrada en el marco de los tribunales del Foro de Trajano. En esta obra se reflejan los resultados de la investigación Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto (Roma): ¿El Athenaeum de Adriano?, reciente ganadora del Premio Firenze University Press a la mejor tesis doctoral en Humanidades del año 2014 en la Universidad de Florencia.

Location: Florence

Publisher: Firenze University Press

Organization: Università degli Studi di Firenze.

FONTE | SOURCE:

https://www.academia.edu/16571234/LOPEZ_GARCIA_A._Los_Auditoria_de_Roma_y_el_Athenaeum_de_Adriano_Firenze_University_Press_2016_forthcoming_

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— Dott. Antonio Lopez Garcia, Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano? Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360].

Abstract:

Italiano:
A partire dal 2007, nell’area di Piazza Venezia a Roma, sono stati realizzati alcuni sondaggi archeologici per la costruzione di una stazione per la Linea C della metropolitana. Nel sondaggio S14, quello realizzato nella Piazza della Madonna di Loreto, sono state trovate una serie di strutture appartenenti a diversi periodi storici:dal periodo tardo-repubblicano all’età moderna. Le strutture, appartenenti all’età adrianea, hanno aperto un intenso dibattito tra gli studiosi poiché i tecnici della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma hanno proposto l’identificazione di queste strutture con quelle dell’Athenaeum dell’imperatore Adriano, un’istituzione accademica a noi nota grazie alle fonti letterarie. Purtroppo le scarse fonti a nostra disposizione, relative a questa istituzione, non hanno permesso fino ad ora di proporre un’ubicazione per l’Athenaeum di Adriano.

Español:
A partir del 2007, en el área de la Piazza Venezia en Roma, se realizaron una serie de sondeos arqueológicos para la construcción de una estación para la Línea C del metro. En el sondeo S14, realizado en la Piazza della Madonna di Loreto, se han encontrado una serie de estructuras pertenecientes a diversos periodos de la historia: desde el periodo tardo-republicano a la Edad Moderna. Las estructuras pertenecientes a la época adrianea han abierto un intenso debate entre los estudiosos, pues los técnicos de la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma han propuesto la identificación de estas estructuras con las del Athenaeum del emperador Adriano, una institución académica conocida gracias a las fuentes literarias. Por desgracia, la ausencia de fuentes a nuestra disposición relativas a esta institución, no han permitido hasta ahora proponer una ubicación para el Athenaeum de Adriano.

English:
Since 2007, in the area of ​​the Piazza Venezia in Rome, a series of archaeological surveys for the construction of a station for Metro Line C were performed. In the survey S14, conducted in the Piazza della Madonna di Loreto, found a number of structures belonging to different periods of history from the late-Republican period to the Modern Age. The structures belonging to the Hadrian era have opened an intense debate among scholars, because technicians from the Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma have proposed the identification of these structures with the Athenaeum of Emperor Hadrian, an academic institution known through literary sources. Unfortunately, the absence of sources at our disposal concerning this institution have not allowed yet to propose a location for Hadrian’s Athenaeum.

FONTE | SOURCE:

— Dott. Antonio Lopez Garcia, “Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano?”, Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360]. ACADEMIA.EDU (11|2015).

https://www.academia.edu/7181758/Las_estructuras_de_la_Piazza_della_Madonna_di_Loreto_El_Athenaeum_de_Adriano

s.v.,

— Dott. Antonio Lopez García, “Roma, Scavo di Piazza della Madonna di Loreto & l’Athenaeum di Adriano ( = A.L. García, “ANALES, 23-24 [2013]), ” & A. L. García, Foto: 1 di 79, Apr. – Giu. – Sett. (2010), [03|2014].

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott. Antonio Lopez Garcia, "Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano?", Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360].

s.v.,

– Arch. Francesco Ciresi; Arch. Donatella Mighela; Dott. Antonio Lopez Garcia; in:
“Progetto di rifunzionalizzazione dell’area archeologica di piazza Madonna di Loreto a Roma”, Architettura per l’Archeologia. Progetti di valorizzazione del patrimonio culturale | LA SAPIENZA – ROMA (2009-10) [04|2015].

https://web.uniroma1.it/archarch/portfolio/portfolio

— Arch. Francesco Ciresi; Arch. Donatella Mighela; Dott. Antonio Lopez Garcia; in:
ROMA ARCHEOLOGIA – Progetto di rifunzionalizzazione dell’area archeologica di piazza Madonna di Loreto a Roma di Franesco Ciresi, Donatella Mighela, Antonio Lopez Garcia. La Sapienza (2009-10), Tav. I-XVI. [04|2012].

ROMA ARCHEOLOGIA - TAV. 01- Progetto di rifunzionalizzazione dell’area archeologica di piazza Madonna di Loreto a Roma di Franesco Ciresi, Donatella Mighela, Antonio Lopez Garcia. La Sapienza (2009-10), Tav. I-XVI.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dr. Antonio Lopez Garcia, El Athenaeum de Adriano. El centro de la cultura griega en Roma, in Proceedings of the International Congress of Classical Archaeology, Mérida, (2014), [PDF] pp. 47-50.

http://wp.me/pPRv6-2×0

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott. Antonio Lopez García, “Roma, Scavo di Piazza della Madonna di Loreto & l’Athenaeum di Adriano ( = A.L. García, “ANALES, 23-24 [2013]), ” & A. L. García, Foto: 1 di 79, Apr. – Giu. – Sett. (2010), [03|2014].

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott. Antonio Lopez Garcia, "Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano?", Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360].

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: AA.VV., “L’ ATHENAEUM DI ADRIANO – ATTI DEL CONVEGNO, ROMA PALAZZO MASSIMO (22|09|2011),” in: BDA ONLINE | MIBACT (NO. 2-4. 2013), [PDF], pp. 1 di 220. [12|2014]. [E altre risorse elettroniche collegate: 2006-15].

http://wp.me/pPRv6-2F4

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— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PIAZZA VENEZIA | PIAZZA MADONNA DEI LORETO – Da uno scavo dell’ Enel riaffiorano resti della citta’ imperiale e medievale; Corriere Della Sera (22|06|1996), p. 45; & BullCom CXIII, (2012), pp. 358-59 & 360.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PIAZZA VENEZIA | PIAZZA MADONNA DEI LORETO – Da uno scavo dell’ Enel riaffiorano resti della citta’ imperiale e medievale; Corriere Della Sera (22|06|1996), p. 45; & BullCom CXIII, (2012), pp. 358-59 & 360.

— Martin G. Conde (01|2011), in: Antonio Lopez Garcia, ‘El Athenaeum de Adriano? | Tesi di dottorato (2014), pagg. 105 [nota 180] & 106.
pag. 106 | nota 180 = “Conde. M. G., [En Línea] Rome: the Metro C Archaeological Surveys: the Piazza Madonna di Loreto, Sector (# S14/B1). The Discovery of New Inscriptions & Architectural Elements of the Temple of Trajan?, Rome: the Metro C Archaeological Surveys: the Piazza Madonna di Loreto, Sector (# S14/B1). The Discovery of New Inscriptions & Architectural Elements of the Temple of Trajan? (January 20th, 2011 [UPDATED MARCH 21st, 2012]). [Consulta 11/03/2013].”

“Pagg. 105 [nota 180]” =
ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTTURA: “Rome: the Metro C Archaeological Surveys: the Piazza Madonna di Loreto, Sector (# S14/B1). The Discovery of New Inscriptions & Architectural Elements of the Temple of Trajan? (January 20th, 2011 [UPDATED MARCH 21st, 2012]).”

Rome: the Metro C Archaeological Surveys: the Piazza Madonna di Loreto, Sector (# S14/B1).  The Discovery of New Inscriptions & Architectural Elements of the Temple of Trajan? (January 20th, 2011 [UPDATED MARCH 21st, 2012]).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA [aggiornare 11|2015]: Roma Metro C – I danni collateralli degli scavi di Via dei Fori Imperiali & Eliminazione del colle Velia. Roma, Dott.ssa Arch. Paola Giannone | Facebook (26|05|2015) & Roma Metropolitane (21|04|2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA [aggiornare 11|2015]: Roma Metro C – I danni collateralli degli scavi di Via dei Fori Imperiali & Eliminazione del colle Velia. Roma, Dott.ssa Arch. Paola Giannone | Facebook (26|05|2015) & Roma Metropolitane (21|04|2015).

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Nota: rif: Roma Metro C – I danni collateralli degli scavi di Via dei Fori Imperiali & Eliminazione del colle Velia (27|05|2015):

“…Cioè hanno fatto questo in pieno centro e nessuno ha detto niente??? Giornalisti, archeologi, addetti ai lavori!!! Complimenti, che bel paese di merda… e pensate che cosa possono fare in posti più periferici. E comunque, il prossimo che mi parla bene della metro C e mi dice che i tecnici hanno lavorato a braccetto e di comune accordo con gli archeologi, gli sputo in faccia. Giuro.”

Fonte: Commento archeologo italiano a Roma | Fackbook (27|05|2015).

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Fig. 42. – Planimetrie “superiore” e “inferiore” della strutture rinvenute durante gli sbancamenti della collina di Villa Rivaldi per l’ apertura di Via dei Fori Imperiali [1930-1932] (disegni di Gu. Gatti).= C. Buzzetti, in Bull Comm, 90.2, pp. 215-320. [from:] Demenico Palombi, TRA PALTINO ED EQUILINO: VELIA, CARINE, FAGUTAL. ROMA (1997).

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2015/05/26/roma-archeologica-restauro-architettura-roma-metro-c-i-danni-collateralli-degli-scavi-di-via-dei-fori-imperiali-eliminazione-del-colle-velia-roma-dott-ssa-arch-paola-giannone-faceb/

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Basilica Aemilia und Basilica Iulia am Forum Romanum (2012-13). DES DEUTSCHEN ARCHÄOLOGISCHEN INSTITUTS | e-FORSCHUNGS BERICHTE (2015). [PDF pp. 1-6].

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Basilica Aemilia, Pflaster

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Basilica Aemilia und Basilica Iulia am Forum Romanum (2012-13). DES DEUTSCHEN ARCHÄOLOGISCHEN INSTITUTS | e-FORSCHUNGS BERICHTE (2015). [PDF pp. 1-6].

FOTO | FONTE | SOURCE:

— BERLIN | ROME – DES DEUTSCHEN ARCHÄOLOGISCHEN INSTITUTS | e-FORSCHUNGS BERICHTE (2015). [PDF pp. 1-6].

http://www.dainst.org/projekt/-/project-display/33836#_LFR_FN__projectdisplay_WAR_daiportlet_view_general
PDF = ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Basilica Aemilia und Basilica Iulia am Forum Romanum (2012-13). DES DEUTSCHEN ARCHÄOLOGISCHEN INSTITUTS | e-FORSCHUNGS BERICHTE (2015). [PDF pp. 1-6].

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Arch. Gaia Lisa Tacchi, La documentazione per il restauro dell’architettura complessa e stratificata. Lettura e interpretazione di segni sulle superfici murarie come tracce della storia trascorsa delle trasformazioni avvenute [ = la Casa dei Cavalieri di Rodi al Foro di Augusto] , DISEGNARECON, VOL. 8, NO. 14 (2015) [PDF pp. 1 di 11].

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ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Arch. Gaia Lisa Tacchi, La documentazione per il restauro dell’architettura complessa e stratificata. Lettura e interpretazione di segni sulle superfici murarie come tracce della storia trascorsa delle trasformazioni avvenute [ = la Casa dei Cavalieri di Rodi al Foro di Augusto] , DISEGNARECON, VOL. 8, NO. 14 (2015) [PDF pp. 1 di 11].

— Dott.ssa Arch. Gaia Lisa Tacchi, [la Casa dei Cavalieri di Rodi al Foro di Augusto] La documentazione per il restauro dell’architettura complessa e stratificata. Lettura e interpretazione di segni sulle superfici murarie come tracce della storia trascorsa delle trasformazioni avvenute.

La lettura dei segni che definiscono la stratificazione muraria di un’architettura complessa, generata dalle trasformazioni avvenute nel corso della sua storia, risulta uno strumento essenziale per un restauro consapevole.
Un’approfondita documentazione sulla struttura inserita nel suo contesto e il rilievo, eseguito con tecniche di rilevamento avanzate e integrate secondo una metodologia scientifica, possono costituire degli strumenti utili per la conoscenza e il riconoscimento degli apparati murari nella loro complessità.
Si portano ad esempio delle elaborazioni svolte su un’architettura storica, la Casa dei Cavalieri di Rodi al Foro di Augusto, in cui le trasformazioni edilizie, distribuite in un arco temporale estremamente esteso, hanno dato luogo a stratificazioni articolate e difficili da decifrare.

— Dott.ssa Arch. Gaia Lisa Tacchi, [the House of the Knights of Rhodes in the Forum of Augustus] Documentation for the Restoration of complex and stratified Architecture. Reading and Interpretation of signs on the wall surfaces as traces of past history and its transformations.

The reading of the signs which define the wall stratification of a complex architecture, generated by the transformations occurred in the course of its history, is an essential instrument for an aware restoration.
An exhaustive documentation on the structure inserted in its context and a survey, performed with advanced and integrated detection techniques according to a scientific methodology, may be useful instruments for
the knowledge and recognition of the structure walls in all their complexity.
As an example, we report some elaborations carried out on a historic architecture, the House of the Knights of Rhodes in the Forum of Augustus, where the architectural transformations, distributed in an extremely extended period, have led to a large number of stratifications, difficult to decode.

FONTE | SOURCE:

— Dott.ssa Arch. Gaia Lisa Tacchi, La documentazione per il restauro dell’architettura complessa e stratificata. Lettura e interpretazione di segni sulle superfici murarie come tracce della storia trascorsa delle trasformazioni avvenute, DISEGNARECON, VOL. 8, NO. 14 (2015) [PDF pp. 1 di 11].

http://disegnarecon.univaq.it/ojs/index.php/disegnarecon/issue/view/08.14.2015/showToc

s.v.,

— ROMA ARCHITETTURA: Dott.ssa Gaia L. Tacchi, Documentazione e conoscenza di complessi architettonici stratificati: rilievo integrato e rappresentazione della Casa dei Cavalieri di Rodi al F. di Augusto, T. di Dottorato, LA SAPIENZA (06|2013), [PDF] 1-185.

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2015/07/02/roma-archeologica-restauro-architettura-dott-ssa-gaia-lisa-tacchi-documentazione-e-conoscenza-di-complessi-architettonici-stratificati-rilievo-integrato-e-rappresentazione-della-casa-dei-cava/

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Da Andrea Costa: allarme per il destino del plastico di Italo Gismondi al Museo Nazionale della Civiltà romana, Patrimoniosos.it (22|10|2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Da Andrea Costa: allarme per il destino del plastico di Italo Gismondi al Museo Nazionale della Civiltà romana, Patrimoniosos.it (22|10|2015).

Da Andrea Costa: allarme per il destino del plastico di Italo Gismondi al Museo Nazionale della Civiltà romana
Carissimi,

Non mi sono ancora ripreso dallo sgomento per la sorte tristissima del Palazzo della Civiltà e del Lavoro all’Eur, superfetato e “terrazzato” dal miliardario francese Arnault con la compiacenza -immagino- delle “soprassedenze” di Stato, quand’ecco che l’ Assessore alla cultura Giovanna Marinelli, ha l’idea di smontare il gigantesco plastico (200 mq) di Italo Gismondi, quello esposto da due generazioni al Museo Nazionale della Civiltà romana. La tipa, perfettamente conseguente con la concezione spettacolarizzata e postmoderna della Cultura -quella del suo ex datore di lavoro Gianni Borgna-, vorrebbe “risistemarlo” per il piacere dei visitatori della Disneyland-Fori Imperiali, sotto una realizzanda teca “high tech” da sistemarsi nell’attuale “Visitor Center”. Grazie alla teca, si promette la “possibilità di camminare sopra il plastico”.
Mi è assai difficile credere che il plastico -ammirato e straconosciutissimo in tutto il mondo- non lamenterà danni. Parti molto delicate dovranno essere segate e riassemblate. Non ispira fiducia la fretta e la furia e la “qualità” di questa proposta, che tutto è fuorchè culturale.
Non meno della retorica mussoliniana delle marmoree “carte geografiche” del Munoz -appese più in là sulla Via dei Fori -, il plastico sarà complemento d’arredo scenografico per l’intrattenimento/edutainment del turista vellicato con l’effetto “wow” delle lanterne magiche di Piero Angela e forse, più sinceramente, per distogliere gli sguardi dagli scempi del cantiere della metro C.
Il Museo della Civiltà romana perderà per più di tre anni la sua attrattiva principale a causa di lavori di manutenzione non più procrastinabili. Tolta l’attrazione principale di questo museo, sarà forse più facile giustificare il suo trasferimento -come da tempo ventilato- in altre parti della città per la fruttuosa messa a reddito dell’immobile in cui è attualmente ospitato.
Il plastico subirà danni certi dallo spostamento. La via dei Fori Imperiali, divenuta arengo del cattivo gusto nazionale, trincea di scavo cantierizzata e “prima linea” delle peggiori idee politiche sull’utilizzo dei Beni culturali attende la sua nuova vittima.
Un sentito e anticipato ringraziamento per ogni iniziativa che vorrete intraprendere,
Andrea Costa

FOTO | FONTE:

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I Fori Imperiali, oltre 15mila reperti archeologicI nascosti in un magazzino, LA REPUBBLICA (01|05|2015), & ROMA – I gioielli del Museo dei Fori diecimila reperti di Roma antica, CORRIERE DELLA SERA (21|09|2004)& LA REPUBBLICA (24|09|2001).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I Fori Imperiali, oltre 15mila reperti archeologicI nascosti in un magazzino, LA REPUBBLICA (01|05|2015), & ROMA - I gioielli del Museo dei Fori diecimila reperti di Roma antica,  CORRIERE DELLA SERA (21|09|2004)

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Rome | The Imperial Fora: Models & Reconstructions of Ancient Imperial Forums – G. Marcelliani (1905-1906); P. Bigot (1906-1911, 1942); I. Gismondi / P. Di Carlo (1933-1937; L. Quilici (c. 1991); M. Travaglini (2000), & Radu Oltean (2010). FOTO & STAMPA (1 di 67).

Rome - Model of Ancient Rome [Imperial Fora]. Arch. Italo Gismondi. Bird's - Eye View of the Imperial Fora of Rome (date ? / unpublished). Rome Exhibit: Architect Italo Gismondi (2007). [Original colored version].

— ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Visitor Center Fori Imperiali (1999-2013) | I Fori Imperiali – Punto di informazioni turistiche (2013-15). FOTO & STAMPA (1 di 196).

Rome, Visitor Center Imperial Fora (2005): Entrance to the visitor center of the Imperial Fora of Rome.

— ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Via dei Fori – tunnel che collega il Foro di Cesare e il Foro di Traiano (1999-2015). FOTO & STAMPA (1 di 76).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I Fori Imperiali, oltre 15mila reperti archeologicI nascosti in un magazzino, LA REPUBBLICA (01|05|2015), & ROMA - I gioielli del Museo dei Fori diecimila reperti di Roma antica,  CORRIERE DELLA SERA (21|09|2004)

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: U. Quatember, Gebaute Macht. Rezension zu Roberto Meneghini, Die Kaiserforen Roms. Verlag Philipp von Zabern, Darmstadt 2015 (Antike Welt-Sonderheft), Forum Archaeologiae 76/IX/2015 (farch.net). s.v., Paul Zanker, “Die neuen Ausgrabungen auf den Kaiserfora in Rom” (Mai 2000).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: U. Quatember, Gebaute Macht. Rezension zu Roberto Meneghini, Die Kaiserforen Roms. Verlag Philipp von Zabern, Darmstadt 2015 (Antike Welt-Sonderheft), Forum Archaeologiae 76/IX/2015 (farch.net). s.v., Paul Zanker, “Die neuen Ausgrabungen auf den Kaiserfora in Rom” (Mai 2000).

Roberto Meneghini, Die Kaiserforen Roms, Philipp von Zabern, Darmstadt 2015. Aus dem Italienischen von Dagmar Penna Miesel. 112 S., € 29,95; 112 Seiten mit 82 farbigen und 54 s/w Abbildungen.

1). Ursula Quatember, Gebaute Macht. Rezension zu Roberto Meneghini, Die Kaiserforen Roms. Verlag Philipp von Zabern, Darmstadt 2015 (Antike Welt-Sonderheft), Forum Archaeologiae 76/IX/2015 (http://farch.net).

https://homepage.univie.ac.at/elisabeth.trinkl/forum/forum0915/76rom.htm

1.2). Wilfried Greiner, Neue Entdeckungen in Rom, in: Altmodische Archäologie. Festschrift für Friedrich Brein, Forum Archaeologiae 14/III/2000 (http://farch.net).

http://homepage.univie.ac.at/elisabeth.trinkl/forum/forum0300/14grein.htm

 

s.v.,

2). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Paul Zanker [D.A.I Rome], Satisfying Ancient Rome’s Growing Need For Space, The Frankfurter Allgemeine Zeitung (www.faz.com), (27-05-2000).

Satisfying Ancient Rome’s Growing Need for Space. By Paul Zanker.

The imperial forums are among the most celebrated structures of ancient Rome. The emperors Caesar, Augustus, Vespasian, Domitian and Trajan built their respective forums to satisfy Rome’s growing need for space as the capital of a vast empire and to create emblematic stages for statuary and for state ceremonies.

Within their columned halls and basilica, these expansive constructions served many functions. Inside the forums, exedra (open, semicircular or columned recesses equipped with seats) served as lecture halls, as they had previously in Greek gymnasia.

Rome had no permanent courthouses, commercial and legal offices or university lecture halls. Instead, tables, lecterns and seats were set up as necessary in the broad halls of the forums, where curtains were used to separate the different sections from each other. Here, contracts were drawn up, and court sessions were held. Commercial agents traveled from the far corners of the empire to meet here, as did rhetors, philosophers and poets. All these activities were open to the public to an extent that would be unthinkable in a modern administrative state, although no ideological significance was attached to the fact.

The Forum Transitorium, begun by Emperor Domitian and completed by Nerva, was called by that name because it formed a splendid gateway between the densely populated Subura and the Forum Romanum. Large temples built by emperors to honor gods to whom they felt a strong connection dominated three forums –the Forum of Julius Caesar, the Forum of Augustus and the Forum Transitorium –.

These temples and their altars were used for important acts of state. The Senate met to decide questions of war and peace in the Martis Ultoris, the temple dedicated to the god of war at the Forum of Augustus. So far, archaeologists have yet to find the small Janus Temple at the Forum Transitorium across the way. Its gates were left open or closed after meetings to indicate the results.

Large parts of the Roman forum district were first revealed in the 1920s and 1930s, when the dictator Benito Mussolini built his own imperial road, the Via dell’Impero, through a densely packed area of the city from the Colosseum to the Piazza Venezia. Like Caesar and Trajan before him, Mussolini ordered the removal of a section of mountain ridge.

Until recently, however, the main area of the imperial forums remained buried beneath streets and sterile parking lots, offering desolate views amid the roar of traffic. In 1996, it became possible for archaeologists to excavate below a few of these green areas and parking spaces. In Rome, Eugenio La Rocca and his employees recently reported at length on their current findings.

The work at the Forum is one of the largest and most complicated urban excavations undertaken in recent times. In contrast to the so-called clearing-away that occurred during Mussolini’s rule, a time of ideological fervor, when anything from late antiquity or the post-Roman period was simply destroyed, there is today an attempt to rescue everything that can possibly be saved.

For this reason, the ground has been cleared to the original level of the imperial forums in a number of separate areas. The excavations have revealed that the central areas of the forums were subjected to systematic plundering as early as the 6th century A.D. Very little remains of the stone covering the open-air plaza of the Forum of Trajan or of the base of a colossal equestrian statue of the Emperor Trajan, the Equus Trajani, which was nearly twice as large as the bronze statue of Marcus Aurelius at the Capitol. Even the massive surrounding walls at the southwest end of the Trajan forum can be seen only partly, by the empty trenches where the foundations once stood.

The Romans were exceedingly thorough about recycling construction materials. Despite all this, the new excavations have contributed a great deal of detail to our knowledge of the imperial forums. The generally accepted plan of the forum district, as drawn up by architect Italo Gismondi in the 1930s, now requires a number of revisions.

The most dramatic findings relate to the ground plan of the Trajan forum. It has been established that the long-sought Temple of Trajan did not, as was once believed, stand to the north of Trajan’s Column and the Basilica Ulpia. Archaeologists had hoped to find the temple on the opposite, narrow side of the Trajan forum, where an entrance in the shape of a triumphal arch was presumed. That hope has also gone unfulfilled.

On the contrary, the square was actually completed by a high marble wall with protruding columns. Because the equestrian statue of Trajan faced this side of the Trajan forum, the archaeologists remain convinced that there must have been a holy site beyond that. However, behind the wall they discovered a 10-meter (33 feet) wide corridor, apparently designed to connect the two great porticoes on either side of the Trajan forum.

This ambulatory may have once led toward the residential areas of the Subura, and to the Forum of Julius Caesar. Starting from the newly discovered corridor, two pathways extend toward the Forum of Augustus. Between these, on a lower level, the excavation has uncovered a space, defined by two rows of columns that may or may not have been covered by a roof. An inscription there leads us to believe it must have been built during Trajan’s life.

Despite various speculations, this find remains a puzzle. It is difficult to imagine that this space was the shrine of the emperor whose ashes were interred in the base of Trajan’s Column. Archaeologists, therefore, increasingly believe that the Temple of Trajan was not part of his forum at all, but located elsewhere in the city; perhaps on the Campus Martius, in the area of the Hadrianeum.

Unlike the old Forum Romanum, the imperial forums, with the exception of the Forum Transitorium, were self-contained spatial complexes with pedestrian zones. Given the function of the halls, it is easy to understand why they were designed with the character of interior space. Ambulatories and open columned halls formed the connections between forums.

But what formed the northern end of the Trajan forum? Based on the massive fragments of supports found to the north of Trajan’s Column, the excavators are assuming that this was not the location of the sought-for temple, but of a representative propylon — a space about as large as the foyer of the Pantheon with a front facing toward the Campus Martius.

According to the latest findings, those passing through this splendid gate did not enter, as one might expect, into a similarly huge hall or any kind of expansive space, but instead into a narrow courtyard surrounding the base of Trajan’s Column. If these findings are confirmed, then the design demonstrates a sense of space completely foreign to our own.

Perhaps the architect, Apollodorus, who served Trajan and later Hadrian, was more skilled at devising technical solutions than at spatial planning, as seen in his great bridge over the Danube River, built during the Dacian Wars.

The reconstructions of the forum buildings in computer simulations are very impressive and convey an extraordinarily vivid feel of the space, height and interior within each construction. One must be careful not to be seduced by the power of suggestion of these images. They are useful, however, in demonstrating the practical improbability of many a conceivable plan.

For example, previously the idea was accepted that the Forum of Augustus included an oblong basilica just opposite the Temple of Martis Ultoris. Excavations showed that the Augustus forum did incorporate two exedras at its western end, albeit small ones on which other structures were later built. It is known that in his design for the Forum of Trajan, Apollodorus copied the four exedras of the Augustus Forum.

It, therefore, seems natural to also assume, given the exedras in the basilica built into the Forum of Trajan, that there was such a basilica with exedras at the Forum of Augustus. But computer images demonstrate that this is extremely unlikely as the remaining space would simply be too narrow. More likely instead is an especially deep porticus leading into the halls of the Forum of Julius Caesar.

The Templum Pacis, built by Vespasian after the end of the civil wars in 69 A.D. and decorated with plundered works from the temple in Jerusalem and from the Golden House of Nero, was designed as a park-like district. Later sources actually call it the Forum Pacis or the Forum Vespasiani.

Scholars examining the fragments of the Forma Urbis imagined the Templum Pacis to be an open-air space with flowerbeds, built in the manner of a modern city garden. Instead, excavations found that the assumed flower beds were actually six broad water courses, which cooled the air in the summer and surely offered a splendid view as they were set up on one meter high bases, in between which were plants and flowers in large pots and beneath these pink rosebushes.

The porticoes surrounding the area on three sides were raised, allowing a good view of the fountain park. Vespasian, known as a stingy emperor, apparently did not shy away from costs here, as with his other favorite project, the Colosseum.

The expense for colored marble and granite would have been enormous, as the remnants discovered so far demonstrate Once again, excavations revealed fragments of statue bases with the names of famed Greek sculptors, such as Cephisodotus and Praxiteles. These statues probably stood in the porticoes; they may have also been set up along the watercourses under the open sky.

Historians will most likely be interested in the discoveries dating to the late Roman and post-Roman periods. The meticulous records of the excavators show the decay and restructuring of this part of the city in greater detail than anything available from written sources. During these dark centuries, the forums met with a variety of fates.

As early as the first half of the 6th century and after the Gothic Wars, one part of the Forum Pacis was already being used as a burial ground for the poor. Perhaps there is a connection with the church known as SS. Cosma e Damiano, which took up a space in the southwestern hall of the Templum Pacis around the year 530. Remnants from the 7th and 8th centuries are sparse. With a dramatic decline in population and the new city center concentrated around the Campus Martius and in the Borgo, between St. Peter’s and the Mount of Angels, life in the area of the former imperial forums came to a standstill.

That first changed in the Carolingian period, thanks to the general recovery of Rome. At that time, the forums of Trajan and Julius Caesar were systematically dismantled and plundered. The extent and consistency of the destruction suggest an organized effort, probably related directly to the many construction activities of the Popes Leo III and Leo IV.

On the adjacent Forum Transitorium, which apparently never entirely lost its function as a road, two-story constructions without cellars were erected along the street, directly on the pavement of the former forum and in symbiosis with the still-standing antique structures. A new, rudimentary network of streets arose to snake through the hills of ruins, in patterns that remained unchanged until the radical interventions of the 1930s.

The ruined areas outside the early medieval city now assumed the rural character they retained until the 16th and 17th centuries. In the 9th century, wine, fruits and vegetables were cultivated on the plundered open spaces of the Caesar forum. Archaeobotanists have found evidence of fig, cherry, plum and nut trees growing between grape vines and vegetable plots. The owners of these gardens were probably wealthy families that had residences in the city.

Findings have confirmed that starting in the 10th century; the former Caesar forum was crossed by roads lined by primitive, one-story houses measuring about five meters by five meters. Since this terrain quickly turned muddy because of the lack of a sewage system, the houses were rebuilt fairly often at short intervals.

Beginning in the 11th century, the former imperial forums seem to have been given up as residential areas for the next four centuries. In computer simulations of various urban landscapes, the sequence of pictures becomes a fascinating, film-like experience, in which time takes on a palpable form.

But what is the best way, after the excavations are done, to convey that feeling to future visitors? The archaeologists and city planners creating the promised archaeological park now face serious questions. How many of all the findings can they actually preserve? What must be kept? Certainly, some of these areas will be covered over again with earth, but everything that offers a window into history must be preserved.

FONTE | SOURCE:

Paul Zanker is the First Director of the German Archeological Institute in Rome. (May 27, 2000).

— Prof. Paul Zanker, “Die Seele des Imperiums. Die neuen Ausgrabungen auf den Kaiserfora in Rom,” (www.faz.com), (20 Mai 2000).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roberto Meneghini, archeologo, e Claudio Parisi Presicce, Soprintendente di Roma Capitale sul Foro della Pace, COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roberto Meneghini, archeologo, e Claudio Parisi Presicce, Soprintendente di Roma Capitale sul Foro della Pace, COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

DESCRIZIONE E DIDASCALIA
Il Foro della Pace aveva l’aspetto di una piazza porticata su tre lati che circondava un’area scoperta, non pavimentata, nella quale si svolgevano sei lunghi canali d’acqua (euripi) sopraelevati, circondati da siepi di rose galliche di cui sono stati rinvenuti i resti carbonizzati. Al centro del portico settentrionale era l’aula di culto della Pax, la cui facciata era decorata da 2 file di 6 colonne monolitiche lisce di granito rosa d’Egitto alte ben 15 metri e il cui interno era splendidamente pavimentato in marmi colorati. Ai lati dell’aula erano 4 grandi sale, 2 delle quali inglobate nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, le altre 2 ancora sepolte sotto via dei Fori Imperiali.

ROMA. ANASTILOSI AL FORO DELLA PACE.
Nel 1998-2000 la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali avviò nuovi scavi nell’area dei Fori Imperiali che portarono, tra l’altro, alla scoperta dell’angolo occidentale del Templum Pacis (o Foro della Pace) per una superficie di poco meno di 3.000 metri quadrati. La scoperta fu di particolare importanza poiché, prima delle indagini, nulla o quasi si conosceva del monumento, che in antico era considerato una delle meraviglie di Roma. Dallo scavo, oltre a importantissimi reperti archeologici di varia natura, emersero trentacinque grandi pezzi di colonne monolitiche in granito rosa di Assuan (Egitto) pertinenti alle prime sette colonne del portico occidentale della antica piazza. L’impianto monumentale fu edificato dall’imperatore Vespasiano tra il 70 e il 75 d.C., ma i fusti appartengono alla ricostruzione del complesso realizzata dall’imperatore Settimio Severo dopo un furioso incendio, che nel 192 d.C. distrusse il Foro. Al momento della scoperta i reperti furono documentati nella loro posizione di crollo, ai piedi della gradinata del portico. Del loro originario punto di appoggio, ossia della fila di basi marmoree poste sul ciglio del gradino più alto, non restava nulla, poiché la fondazione che doveva sostenere il colonnato, fatta di blocchi di travertino e tufo, era stata asportata nel medioevo per farne materiale da costruzione. Allo stesso modo era completamente scomparsa ogni traccia di capitelli e trabeazioni. Essi, come le basi, erano in marmo bianco, un tipo di pietra considerata ottima nell’età medioevale per fare calce. Dunque, dell’intero tratto di portico scoperto sono stati ritrovati soltanto i pezzi di fusti in granito e la fossa di fondazione svuotata. A scavo terminato gli ingombranti reperti furono tutti raggruppati e collocati a terra, nell’area antistante il portico, mentre la fossa di fondazione fu riempita di inerte e i luoghi delle originarie basi furono marcati con plinti in cemento che non poggiavano direttamente su strutture antiche, essendo accortamente alloggiati in pozzetti con pareti di tufelli realizzati per l’occasione. Nel corso degli anni più recenti, soprattutto per migliorare la comprensione dell’area ingombra dei pezzi di colonne, indecifrabili ai più, la Sovrintendenza Capitolina ha maturato l’intento di ricollocarli nella sede originaria attraverso un complesso intervento di anastilosi. Erano già a disposizione fondi erogati attraverso la legge per Roma Capitale e la quantità del materiale conservato, pari a poco meno del 70%, appariva sufficiente per realizzare il progetto. Esso fu affidato a un ingegnere strutturista di chiara fama, Mario Bellini, la cui dimestichezza con le strutture di età classica ha fruttato a Roma, tra le altre, le belle sistemazioni dei resti della Basilica Ulpia nei sotterranei di palazzo Roccagiovine, di parte delle Terme di Diocleziano e, soprattutto, della Crypta Balbi. I trentacinque pezzi sono stati dunque rilevati mediante tecnologia Laser Scanner, per individuarne o verificarne gli attacchi e le fratture, e su di essi è stato eseguito uno studio petrografico da parte di specialisti geologi, che ha permesso di individuare la presenza di due qualità diverse di granito, corrispondenti ad altrettante vene estrattive nell’ambito della antica cava egiziana. Sono state anche eseguite prospezioni geognostiche per stabilire la profondità della fondazione di calcestruzzo romano ancora visibile sul fondo della fossa. L’ordine architettonico del portico è stato infine ricostruito graficamente e i risultati dell’analisi sono stati pubblicati nelle opportune sedi scientifiche. Completati gli studi preliminari e redatto il progetto, quest’ultimo è stato trasmesso e illustrato nel corso di ripetute riunioni all’allora Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, che ne ha chiesto e ottenuto alcune modifiche di dettaglio, fornendo infine la necessaria approvazione. Lo stesso è stato fatto con il Genio Civile, che per legge valuta e approva ogni progetto, soprattutto sotto il profilo della regolarità anti sismica. All’inizio dell’anno in corso, dopo una gara di appalto condotta secondo i criteri imposti dalla vigente normativa, il lavoro è stato affidato all’impresa appaltatrice e il cantiere è partito nel mese di marzo. Il primo intervento è consistito nella rimozione dei plinti in cemento armato, realizzati nel 1998-2000 (a dimostrazione della reversibilità del cemento), e l’adeguamento dei loro resti a sedi delle piastre antisismiche necessarie per il rispetto delle relative norme. Si è poi proceduto alla foratura (per un diametro di 6 centimetri) lungo l’asse verticale dei pezzi da rimontare, sia per creare l’alloggiamento di un tirante verticale che per procedere alla verifica dello stato di conservazione dei pezzi stessi mediante l’immissione di acqua a pressione all’interno del foro, la cui eventuale fuoriuscita dalla superficie è indice della presenza di fessure nel granito. Ciò permette dunque il restauro e il consolidamento del materiale prima della sua posa in opera. Segue l’impilamento dei pezzi, con l’ausilio di una gru, e la realizzazione delle integrazioni in malta cementizia premiscelata ad arte, con finitura superficiale a imitazione del materiale originario, dal quale si distingue per l’uso del sottosquadro che viene utilizzato dove necessario. Questa, in estrema sintesi, la descrizione dell’operazione di anastilosi in corso presso il Foro della Pace. Alla luce di quanto descritto risultano incomprensibili alcune dichiarazioni rilasciate recentemente sulla stampa quotidiana, come l’asserita demolizione delle basi antiche delle colonne, che – lo ripetiamo – non sono state ritrovate così come tutti gli altri elementi originari in marmo bianco, o come un presunto uso disinvolto e smodato del cemento armato, che – come si è visto – è di pura e strumentale invenzione. Si è anche detto che le colonne del Foro della Pace sono state “inventate”, senza pensare che dietro a una “invenzione” del genere non può esserci improvvisazione, ma anni di lavoro e di ricerca di archeologi e tecnici di Sovrintendenza con grande esperienza in materia. Alla base di questa realizzazione c’è il ripristino scientifico del manufatto antico che, nel caso specifico, conosciamo nel dettaglio, tanto da poterlo ricostruire al centimetro con i numerosi reperti che di esso ci sono pervenuti. Non dimentichiamo poi che l’intervento di ricomposizione del colonnato del Foro è diretto principalmente ai fruitori non specialisti, che possono così comprendere ciò che hanno davanti e non piuttosto essere costretti a interrogarsi sul consueto campo di rovine. Se è possibile oggi capire qualcosa degli edifici di Pompei e di Ercolano e, lungo la stessa via dei Fori Imperiali, della Basilica Ulpia, del Foro di Cesare e del Tempio di Venere e Roma lo si deve ad analoghi interventi realizzati nel passato.

Roberto Meneghini (Curatore Archeologo – Responsabile del Procedimento)
Claudio Parisi Presicce (Sovrintendente Capitolino).

FONTE | SOURCE:

— COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=120752

s.v., Fori Imperiali, risplendono le prime due colonne del Tempio della Pace (2014-15), in:

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Il Foro o Tempio della Pace – Scavi (1998-2015 [Zona C]) | The Forum and Temple of Peace – excavations (1998-2015 [Area C]. FOTO & STAMPA 1 di 236.

pagine 1 = https://www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/albums/72157594587301788/page2

pagine 2 = https://www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/albums/72157594587301788/page3

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, I Fori Imperiali – ex-Palazzo Bolognetti Torlonia | Palazzo Parracciani Nepoli & Piazza della Madonna di Loreto & Via de Macel de Corvi, fine del 19 ° secolo. Fonte: Archivio Storico Capitolino | COMUNE DI ROMA (2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, I Fori Imperiali – ex-Palazzo Bolognetti Torlonia | Palazzo Parracciani Nepoli & Piazza della Madonna di Loreto & Via de Macel de Corvi, fine del 19 ° secolo. Fonte: Archivio Storico Capitolino | COMUNE DI ROMA (2015).

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA: PIAZZA VENEZIA – PALAZZO DELLE ASSICURAZIONI GENERALI. I reperti rinvenuti sotto il palazzo – scavi archeologici effettuati tra il 1902 e il 1904. Dr. Arch. Pietro Storti | Museo – Pal. Assicuruazioni Generali (2013).

Rome – Exhibition: “RADICI DEL PRESENTE”. Attualità e valore delle tracce di Roma antica, Trieste, Italy (27.01.2007 – 30.05.2007). Display of 28 artifacts discovered at the Pal. Assicurazioni Generali in the Piazza Venezia (c.1902-1904).

— 2.5.2.). ROMA ARCHEOLOGIA & I FORI IMPERIALI: Dott. Antonio Lopez García, “Roma, Scavo di Piazza della Madonna di Loreto & l’Athenaeum di Adrian0 ( = A.L. García, “ANALES, 23-24 [2013]), ” & A. L. García, Foto: 1 di 79, Apr. – Giu. – Sett. (2010).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott. Antonio Lopez Garcia, "Las estructuras de la Piazza della Madonna di Loreto: ¿El Athenaeum de Adriano?", Universita degli Studi di Firenze (2014), [PDF pp. 1-360].

Roma – Gli Scavi Archeologici: Metro ‘C’ – Piazza Venezia / Piazza Madonna di Loreto. Area S14 / B1 (2006-2015). Area tra ex-Palazzo Bolognetti Torlonia / Palazzo Parracciani Nepoli & Via Macel dei Corvi).

ROMA ARCHEOLOGIA - TAV. 06 - Progetto di rifunzionalizzazione dell’area archeologica di piazza Madonna di Loreto a Roma di Franesco Ciresi, Donatella Mighela, Antonio Lopez Garcia. La Sapienza (2009-10), Tav. I-XVI.

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Merci au général Marquis de Lafayette et au peuple de France, toujours l’amour aux États-Unis | Thank you to General Marquis de Lafayette and the people of France, with love “We the People” of the United States (13 November 2015 & 4 July 1781 ).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Merci au général Marquis de Lafayette et au peuple de France, toujours l’amour aux États-Unis | Thank you to General Marquis de Lafayette and the people of France, with love “We the People” of the United States (13 November 2015 & 4 July 1781 ).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROME – Musei Capitolini – The masterpieces of the museum, FONTE: Dr. Rona Evyasaf, Rome, Italy | Facebook (21|10|2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROME – Musei Capitolini – The masterpieces of the museum, FONTE: Dr. Rona Evyasaf, Rome, Italy | Facebook (21|10|2015).

FONTE| SOURCE:

— ROME – Musei Capitolini, Dr. Rona Evyasaf, Rome, Italy | Facebook (21|10|2015).

https://www.facebook.com/rona.evyasaf

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – GLI IMPERATORI ROMANI, Guilio Cesare (49-44 BC) – Anastasio I (circa 420-518 AD), I ritratti degli imperatori sulle monete coniate dal I secolo a.C. al VI d.C. (2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – GLI IMPERATORI ROMANI, Guilio Cesare (49-44 BC) – Anastasio I (circa 420-518 AD), I ritratti degli imperatori sulle monete coniate dal I secolo a.C. al VI d.C. (2015).

FONTE | SOURCE:

— Imperatori romani: I ritratti degli imperatori sulle monete coniate dal I secolo a.C. al VI d.C. (2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma – Colonne di Antico granito e Marma Africano (…) presso templi repubblicana, di Dott.ssa Maria Barosso (1930-32), in: Via del Mare, oggi Via del Teatro di Marcello. FONTE: M. Barosso (1930-32) | Com. di Roma (2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma – Colonne di Antico granito e Marma Africano (…) presso templi repubblicana, di Dott.ssa Maria Barosso (1930-32), in: Via del Mare, oggi Via del Teatro di Marcello. FONTE: M. Barosso (1930-32) | Com. di Roma (2015).

ROMA – Colonne di Antico granito e Marma Africano (…) presso templi repubblicana, di Dott.ssa Maria Barosso (1930-32).

La Via del Mare, corrispondente al tracciato delle attuali Via del Teatro di Marcello e Via Petroselli, venne realizzata negli anni ’30 del secolo scorso per collegare il centro monumentale con i quartieri del settore sud-occidentale della città e con il Lido di Ostia. A questo scopo venne adeguata anche la viabilità intorno al Circo Massimo e venne aperto l’attuale Viale Aventino, allora denominato Viale Africa. Come per l’apertura della Via dell’Impero, la realizzazione della strada comportò la demolizione del quartiere sviluppatosi in età medievale e moderna nell’area tra le pendici del Campidoglio, il Teatro di Marcello ed il Foro Boario: la stessa gradinata che conduce alla Piazza del Campidoglio venne accorciata per fare spazio allo slargo antistante. Lungo la via, durante la cui costruzione fu riportata in luce l’area sacra presso Sant’Omobono, vennero costruiti nuovi edifici amministrativi, tra cui il Palazzo dell’Anagrafe. Dell’antico tessuto medievale sopravvivono come elementi architettonici isolati la Casa dei Crescenzi e la Casa dei Pierleoni, quest’ultima ricostruita in una posizione diversa da quella originaria.

FONTE | SOUCE:

— Maria Barosso | Comune di Roma | Futouring Lazio (2015).

http://www.myvisita.it/poi-culturali/via-del-mare,-oggi-via-del-teatro-di-marcello-via-petroselli.aspx

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Rome – arch. Gustavo Giovannoni, Benito Mussolini and others in Via dell’Impero [& the Colosseum valley] after the demolition of Medieval and Renaissance structures, Rome, 1933. FONTE: CLELIA POZZI (27|07|2015).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Rome – arch. Gustavo Giovannoni, Benito Mussolini and others in Via dell’Impero [& the Colosseum valley] after the demolition of Medieval and Renaissance structures, Rome, 1933. FONTE: CLELIA POZZI (27|07|2015).

Clelia Pozzi, “Old Forms Recast as New:” Restauro, its Techniques and the Modernization of the Italian Built Environment, PRINCTON UNIVERITY SCHOOL OF ARCHITECTURE (27|07|2015).

The history of Italian architecture in the first half of the 20th century is typically told as the emergence of a modern profession out of diverse practices which shared a concern for the artistic and literary past. Insofar as Benedetto Croce and his 1902 Aesthetics established historical interpretation as the task of all modern intellectual endeavors, modern architectural knowledge in Italy has been presented as driven either by the cultivation of ties with the humanistic tradition or by nation-building processes pursued through confrontation with the past. Against the grain of these narratives, and with an eye to filling an important lacuna about the place of science in this period of Italian history, the dissertation addresses the development of restauro and the unique technical and scientific kind of “knowing” that it contributed to architecture.

The dissertation seeks to expose restauro as an apparatus, a complex of scientific and cultural techniques through which architectural pedagogues, practitioners and historians extracted and imprinted architectural knowledge into the built environment. In this context, to “build” architectural knowledge meant not only to encode historical and spatial information into built forms, but to transform architecture into a vehicle for educating the modern subject’s perception, spatial comportment and emotional response to the past. Focusing on these techniques and the institutional and discursive systems built around them, the dissertation examines the growth of restauro as a scientific practice and the ways in which it insinuated itself in the disciplining of 20th century Italian architecture. While the scientific ethos was integrated with ease into architectural education, and preservation practices became a legitimate part of the profession, the policing of what did and did not qualify as architecture to be preserved made restauro a site of contestation and a powerful agent in the definition of modernity.

Modernity was a driving concern for restauro theorists and practitioners in early 20th century Italy. Whereas the parallel traditions of French restoration and British conservation attempted to seal off the built environment in the historical past—respectively, by returning it “completeness” and intervening with minimal maintenance—restauro sought to imprint it with a mark of modernity. Through oft-transformative procedures that bore the technological stamp of their time, restauro complicated the dense historical stratification of the Italian built environment. And more, by integrating old objects in the lives of contemporary viewers, restauro mediated historical change at a time when the Italian built environment and society were being refigured by infrastructural, industrial and political transformations.

With a temporal focus on the expanded first half of the 20th century, the dissertation addresses the modernization of the Italian built environment by studying the experimental apparatus of techniques, institutions and materials through which restauro theorists produced and externalized scientific knowledge about architecture, from Camillo Boito (1836-1914) to Gustavo Giovannoni (1873-1947) to Cesare Brandi (1906-1988). This process entailed an intense technical effort to capture data about the built environment, circulate them in a shared vocabulary, manipulate them in laboratories, and eventually graft them back onto the built environment by means of design. Through this orchestration, the Crocean work of historical interpretation morphed into a Latourian technoscientific enterprise. In fact, the dissertation argues that out of the apparatus of restauro emerged a scientific practice that is part of the history of Italian architectural modernity just as much as other phenomena conventionally described in technological terms, such as the Futurist “cult of machines” or the industrial design of the 1960s.

The dissertation addresses this transformation in architectural practices and epistemic strategies by dissecting the apparatus of restauro and interpreting its long-term effects on the configuration of architectural knowledge. This task will involve considering a wide range of restauro techniques affiliated with material science, such as: structural consolidation with reinforced concrete and epoxy glues; the cleaning of patinas with chemical compounds; or the reintegration of lacunae with the aid of Gestalt psychology. Educational institutions played a fundamental role in developing these techniques because they provided laboratories for testing methods and diagnostic tools, from Zeiss microscopes to X-ray machines. But more importantly, precisely because theses institutions addressed the problem of aesthetic enjoyment through science, they also fostered critical faculties that rendered restauro techniques stable through political change. The 20th century scientific eye of restauro was not neutral nor apolitical, but rather it was an interpreting eye, and thus armed with aesthetic judgment and adaptable to change.

In the case studies of restauro techniques and schools I consider, a discussion of their judgment-inflected science also allows for problematizing the history of Italian modernism. Whereas previous literature emphasizes shifts in architectural and urban practices across the republican, Fascist and post-Fascist years, the dissertation stresses instead that techniques of restauro procured significant spatial and epistemological continuities. Techniques of urban demolitions, juxtaposition of old and new architecture and calibration of city streets endured throughout the early 20th century precisely for accustoming the modern eye to the effects of historical change, and teach city dwellers to recognize the past as consistent with modern needs. By equalizing the relation between past and present, restauro experts not only affected the understanding of what qualifies as “modern,” but transformed the built environment into a “training manual” for navigating historical change.

FONTE | SOURCE:

— Clelia Pozzi | PRINCTON UNIVERITY SCHOOL OF ARCHITECTURE (27|07|2015).

https://soa.princeton.edu/content/clelia-pozzi,-old-forms-recast-new

s.v.,

1). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Camillo Boito (1836-1914).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Gustavo Giovannoni, Prof. Giulio Carlo Argan, & Prof. Cesare Brandi, in: “Archeometria e restauro,” di Paolo Marconi. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008) [11|2014].

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2014/11/06/roma-archeologia-e-restauro-architettura-prof-arch-gustavo-giovannoni-prof-giulio-carlo-argan-prof-cesare-brandi-in-archeometria-e-restauro-di-paolo-marconi-enciclopedia-della-sci/

2). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Gustavo Giovannoni (1873-1947).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Gustavo Giovannoni & “The Origins of Modern Conservation Theory in Fascist Italy,” By: Prof. S. W. Semes, TRADITIONAL BUILDING PORTFOLIO (2013-14).

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2014/11/06/roma-archeologia-e-restauro-architettura-prof-arch-gustavo-giovannoni-the-origins-of-modern-conservation-theory-in-fascist-italy-by-prof-s-w-semes-traditional-building-portfolio-20/

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Cesare Brandi (1906-1988).

ROMA ARCHEOLOGIA e FORI IMPERIALI: Maria Grazia Ercolino, “In situ preservation and urban stratigraphy: Trajan’s Forum in Rome,” Geoarchaeological and Bioarchaeological Studies, Amsterdam (2008), pp. 233-244 [PDF pp. 1-14].

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2014/03/27/roma-archeologia-e-fori-imperiali-maria-grazia-ercolino-in-situ-preservation-and-urban-stratigraphy-trajans-forum-in-rome-geoarchaeological-and-bioarchaeological-studies-amsterdam-2008/

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I FORI IMPERIALI | VIA DELL’ IMPERO: Coltivazione di grano nei giardini dei Fori Imperiali [ = Il Foro o Tempio della pace] (Roma 1940). FONTE: Walter Cavalieri‎, FOTOGRAFIE INEDITE O RARE | FACEBOOK (21|11|2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I FORI IMPERIALI | VIA DELL’ IMPERO: Coltivazione di grano nei giardini dei Fori Imperiali [ = Il Foro o Tempio della pace] (Roma 1940). FONTE: Walter Cavalieri‎, FOTOGRAFIE INEDITE O RARE | FACEBOOK (21|11|2015).

FONTE | SOURCE:

— Walter Cavalieri‎, FOTOGRAFIE INEDITE O RARE | FACEBOOK (21|11|2015).

 

 

 

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROME – VIA DELL’ IMPERO (1932-33): Italy’s Fascist-era visionary Terragni’s architectural drawings re-created through technology, ITALY 24 | Il Sole 24 ORE (22|10|2015).

 

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ROME – Italy’s Fascist-era visionary Terragni’s architectural drawings re-created through technology, ITALY 24 | Il Sole 24 ORE (22|10|2015).

After the exhibition on Rome’s EUR complex last year, this new show returns to focus on Italian architecture between the two World Wars.

The exhibition “Giuseppe Terragni in Rome” at the headquarters of the Central State Archive displays precious archival materials on Italian architecture during the Fascist period, including documents on the great architect’s work.

For the occasion, these materials are made available to the public, allowing visitors to view the original texts.

If, in many respects, the uniqueness of Italy’s urbanistic endeavour between the wars was emphasized (instead of being crushed) by the country’s catastrophe — clearly visible in the desolate crater left by its interrupted construction sites — the exceptional work of Giuseppe Terragni (Como, 1904-1943) almost seemed reinforced by his dramatic death while returning from the Russian front.
Terragni’s reputation at first suffered from the political censorship exerted by the Italian Resistance movement’s post-war historiography on the image of Italy during the Fascist regime. But in recent decades Terragni was freed from being condemned to an embarrassed silence, and has since risen to be considered as one of Europe’s finest architects.

His best-known work is the House of Fascism (the local headquarters of the Fascist Party) in his native Como.
Mussolini wanted Rome to become the model of a new city, where the past, the present and the future would merge to testify the uniqueness of Italy’s own way to modernity.

The “liberation” of the Fori Imperiali, as well as the Stadio dei Marmi, the University City, etc., marked an impressive season of architectural competitions (from the newly founded cities to the E42 project).
Terragni managed many of these competitions – from the Palazzo del Littorio (the new headquarters of the Italian Fascist Party) to the Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, and presented projects (also never carried out) for pavilions, Houses of Fascism and, above all, the unbuilt Danteum, the hermetic memorial to Dante on the Via dell’Impero in Rome.

The exhibition’s curators have decided to delve into Terragni’s labyrinth wielding the cold weapon of digital technologies.
With the help of their students, Flavio Mangione and Luca Ribichini provide a virtual vision on Terragni: using a procedure already tested for the exhibition on Russian visionary architect Ivan Leonidov at Milan’s Triennale, the unrealized projects are “revived” in photographic versions of staggering representational realism (which could be made even more effective by including the traces of the passing of time).

Is a case of technology excerising its free will to impose an objective view of the facts, or is it a tremendous help in advancing historical research? It’s an open question.

(Giuseppe Terragni in Rome, Rome, Central State Archive, until December 18).

FONTE | SOURCE:

— ITALY 24 | Il Sole 24 ORE (22|10|2015).

http://www.italy24.ilsole24ore.com/art/arts-and-leisure/2015-10-12/mostra-terragni-113704.php?uuid=ACoOCbEB

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA DI MUSSOLINI – VIA DELL’ IMPERO 1935 | 2015: Arch. Giuseppe Terragni e Roma alla casa dell’Architettura, LA REPUBBLICA (28|05|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. ROMA DI MUSSOLINI - VIA DELL' IMPERO 1935 | 2015: Arch. Giuseppe Terragni e Roma alla casa dell'Architettura, LA REPUBBLICA (28|05|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. ROMA DI MUSSOLINI - VIA DELL' IMPERO 1935 | 2015: Arch. Giuseppe Terragni e Roma alla casa dell'Architettura, LA REPUBBLICA (28|05|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. ROMA DI MUSSOLINI - VIA DELL' IMPERO 1935 | 2015: Arch. Giuseppe Terragni e Roma alla casa dell'Architettura, LA REPUBBLICA (28|05|2015).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA DI MUSSOLINI, VIA DELL’ IMPERO E PALAZZO LITTORIO: Arch. Giacomo Feri, “Il Grande Muro Sospeso (video tesi di laurea in architettura),” 2008-09 [2011]. VIDEO 05:28.

ROMA DI MUSSOLINI, VIA DELL' IMPERO E PALAZZO LITTORIO: Arch. Giacomo Feri, "Il Grande Muro Sospeso (video tesi di laurea in architettura)," 2008-09 [2011]. VIDEO 05:28.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma – I Fori Imperiali: Via dell’ Impero. Nascita di una strada, demolizioni e scavi: 1930-1936. [Supplimentary Documentation] – Progetto: Dantem – Via dell Impero / Arch. Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni – XV°(1937).

Roma - I Fori Imperiali: Via dell' Impero. Nascita di una strada, demolizioni e scavi: 1930-1936. [Supplimentary Documentation] - Progetto: Dantem - Via dell Impero / Arch. Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni  - XV°(1937).

Roma - I Fori Imperiali: Via dell' Impero. Nascita di una strada, demolizioni e scavi: 1930-1936. [Supplimentary Documentation] - Progetto: Dantem - Via dell Impero / Arch. Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni  - XV°(1937).

Roma - I Fori Imperiali: Via dell' Impero. Nascita di una strada, demolizioni e scavi: 1930-1936. [Supplimentary Documentation] - Progetto: Dantem - Via dell Impero / Arch. Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni  - XV°(1937).

 Roma - I Fori Imperiali: Via dell' Impero. Nascita di una strada, demolizioni e scavi: 1930-1936. [Supplimentary Documentation] - Progetto: Dantem - Via dell Impero / Arch. Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni  - XV°(1937).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Architetto Francesco Prosperetti – L’Antiquarium del Palatino – Biblioteca addio, sul Palatino arriva il ristorante di lusso vista Foro Romano, l’Espresso (23|11|2015).

 

7285880014_4d260e9563_k.jpgROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Architetto Francesco Prosperetti – L’Antiquarium del Palatino – Biblioteca addio, sul Palatino arriva il ristorante di lusso vista Foro Romano, l’Espresso (23|11|2015).

Biblioteca addio, sul Palatino arriva il ristorante di lusso vista Fori – L’idea della Soprintendenza è di fare cassa con una clientela raffinata nel bel mezzo dell’area archeologica. Il progetto, che dovrebbe essere terminato l’anno prossimo, procede a ritmo spedito. Ma le controindicazioni non mancano.

e maestose arcate severiane da una parte, gli Orti farnesiani e le suggestive rovine dei Fori dall’altra. E sullo sfondo una visuale unica, che comprende tutta la città e oltre, dai Colli Albani al monte Soratte celebrato da Orazio. Proprio da quel colle Palatino dove Roma nacque e crebbe e che ancora conserva i resti delle residenze imperiali, da Augusto a Domiziano.

È in questo angolo di paradiso, fra il Colosseo e il Circo Massimo, che l’architetto Francesco Prosperetti [Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma], arrivato a febbraio a guidare la Soprintendenza archeologica, vorrebbe realizzare un ristorante di lusso per rimpinguare le esangui casse ministeriali. Camerieri in livrea sulla terrazza dell’Antiquarium e negli spazi al secondo piano che oggi ospitano la biblioteca Palatina , pochi tavoli per un pubblico selezionato, menu a prezzi non propri popolari: un esempio di quella valorizzazione che punta sui servizi aggiuntivi (bar, tavole calde, bookshop) per accrescere i fondi destinati ai beni culturali, ma che finora quasi sempre si è rivelata un affare solo per i privati .

Sarà così anche ai Fori? Impossibile saperlo adesso. Di certo il progetto – che nelle intenzioni dovrebbe essere terminato nel 2016 – procede a ritmo spedito. E proprio in queste settimane sono in corso gli accertamenti nell’edificio per verificare la fattibilità: agibilità, accertamenti strutturali, adeguamento dell’impianto dell’ascensore. Dell’intenzione di trasformare la biblioteca in un locale deluxe per pochi intimi Prosperetti aveva già parlato l’estate scorsa .

Adesso, con l’approvazione del bilancio per il prossimo triennio nei giorni scorsi, ci sono anche i primi stanziamenti. A quanto risulta all’Espresso, secondo i calcoli degli uffici con 1 milione circa si potrebbe trasferire la biblioteca (a Palazzo Altemps) e adibire a ristorante il secondo piano e la terrazza dello stabile.

Non mancano tuttavia le controindicazioni, che hanno fatto storcere il naso a più di un funzionario. A cominciare dal fatto che realizzare un ristorante sul Palatino, per quanto raffinato, comporterebbe un discreto viavai nel bel mezzo dell’area archeologica, dai furgoni dei fornitori a quelli della lavanderia industriale.

Senza contare che – almeno allo stato attuale – non sempre i servizi aggiuntivi sono così vantaggiosi per le casse statali, come mostra proprio il caso della Soprintendenza archeologica di Roma : l’affidamento alla berlusconiana Electa-Mondadori e alla rossa Coopculture risale al 1997, è scaduto nel 2009 e da allora i concessionari vanno avanti a colpi di proroghe anno dopo anno.

E con la motivazione che in regime di proroga non è possibile modificare le condizioni contrattuali, non è mai stata rivista la ripartizione degli utili. Che non è proprio il massimo per lo Stato, che incamera l’86 per cento dai biglietti ma solo il 30 per cento dalle visite nei siti a ingresso limitato, il 25 per cento da libri e gadget e, soprattutto, nemmeno un euro da audioguide e visite guidate ordinarie (che l’anno scorso a Roma hanno prodotto 3 milioni di incasso, andati tutti ai privati).

Dal momento che l’affidamento non comprende la ristorazione, per il Palatino servirebbe fare una gara. Nella speranza di spuntare quanto meno condizioni vantaggiose, se proprio si intende mettere un gioiello a disposizione di una clientela facoltosa per una indimenticabile cena a lume di candela vista Fori. Aprire un ristorante infatti, per quanto di lusso, non è necessariamente sinonimo di affari a gonfie vele per il pubblico.

A Roma l’unico museo che, oltre al bar, ha anche una tavola calda è la Galleria d’arte moderna a Valle Giulia. Nel 2014 gli incassi hanno superato 1 milione ma al museo sono andati solo gli spiccioli: appena 83 mila euro, poco più del 7 per cento.

FONTE | SOURCE:

— l’Espresso (23|11|2015).

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/11/20/news/biblioteca-addio-sul-palatino-arriva-il-ristorante-di-lusso-vista-fori-1.240215

FOTO | FONTE SOURCE:

— ROMA ARCHEOLOGIA, ORTI E GIARDINI IL CUORE DI ROMA ANTICA. MiBAC / SSBAR (06/05/2012 – 14/10/2012). [PDF pp. 1-12].

ROMA ARCHEOLOGIA, ORTI E GIARDINI IL CUORE DI ROMA ANTICA. MiBAC / SSBAR (06/05/2012 - 14/10/2012). [PDF pp. 1-12].

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: La Direttice Rosella Rea: pochi custodi (…) “…Roma, Museo del Palatino dove un mese fa due malviventi hanno messo segno una rapina da 40mila euro.” Il Messaggero (08/08/2011), p. 31.

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2011/08/09/la-direttice-rosella-rea-pochi-custodi-roma-museo-del-palatino-dove-un-mese-fa-due-malviventi-hanno-messo-segno-una-rapina-da-40mila-euro-il-messaggero-08082011-p-31/

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA:E l’ex sovrintendente lasciò il Palatino Adriano La Regina trasloca dalla casa sull’Antiquarium Ma poteva rimanere fino alla fine dell’anno, CORRIERE DELLA SERA (29|09|2009).

ROMA – Adriano La Regina ha mantenuto fede a quanto, non senza nervosismo, aveva annunciato pochi mesi fa: ha finalmente lasciato il prestigioso appartamento sull’Antiquarium del Palatino e con sua moglie ha traslocato nella sua nuova casa di Porta Latina.
L’ex sovrintendente archeologico poteva restare fino a fine anno, ha preferito chiudere in anticipo la diatriba di cui era stato oggetto, sottoposto alle raffiche del sottosegretario Francesco Giro che lo aveva accusatodi essersi insediato nell’alloggio senza più averne titolo. L’appartamento, che sorge sopra il Museo dell’Antiquarium di fronte alla Biblioteca della struttura museale, è stato richiesto ora dalla direzione archeologica del colle. Nei suoi 130 metri quadri con vista strepitosa sulla città, a pochi metri dalla Domus di Augusto appena riaperta e dalle vestigia più remote di Roma come la zona delle capanne romulee, ospiterà uffici.

È una novità per il colle più importante e più in pericolo di Roma imperiale, che ogni tanto dà qualche brivido per il suo stato febbricitante. È la ciliegina che sovrasta una piccola torta di altre iniziative, che in parte annunciate dal commissario straordinario all’area centrale archeologica Roberto Cecchi nel corso della sua recente conferenza stampa, sono ancora da mettere definitivamente a punto. Il fervore riguarda infatti due versanti del colle, quello centrale che dal Clivo Palatino va verso il fronte sul Circo Massimo e l’altro opposto che degrada invece verso i Fori e la Casa delle Vestali. Il primo innesto riguarda le riaperture di vaste aree a partire dalla zona immediatamente adiacente all’Arco di Tito, le Vigne Barberini. Questa parte viene dunque riaperta al pubblico in un percorso che sfocia infine sul terrazzo magnifico sovrastante le Arcate Severiane, chiuso da tempo in attesa che fossero completati i consolidamenti delle grandi strutture crepate da profonde lesioni.

Questo percorso non è tutto: si lavora anche all’ipotesi di inaugurare un percorso «Severiano» dal basso che, partendo dall’ingresso di via di San Gregorio, l’antica via Trumphalis, possa portare alla base delle grandi arcate della Domus Severiana sovrastate dalla terrazza belvedere che viene riaperta. La Domus Severiana con le sue grandi arcate è un ampliamento della Domus Augustana voluta dall’imperatore Settimio Severo. Nell’angolo adiacente alla curva orientale del Circo Massimo conserva infatti i resti poco noti degli impianti di riscaldamento delle terme del palazzo, rifatte da Massenzio e alimentate da un ramo dell’acquedotto neroniano. Quello era anche il punto in cui sorgeva il Septizodium eretto da Settimio Severo, il monumentale ninfeo a più piani di colonne demolito poi da Papa Sisto V che ne aveva fatto utilizzare i resti per decorare la cappella Sistina in Santa Maria Maggiore.

L’altro percorso che si sta delineando punta invece all’apertura della Casa delle Vestali. Il collegio delle sacerdotesse fondato secondo la tradizione da re Numa Pompilio per la custodia del fuoco sacro può diventare un altro dei punti forti della visita ai Fori. La casa delle Vestali è stata ricostruita da Nerone dopo l’incendio del 64 d.C. e in seguito è stata restaurata e ampliata. Nelle vicinanze i recenti scavi di Andrea Carandini hanno riportato alla luce altre strutture legate al culto delle Vestali, che potrebbero presto essere valorizzati nella visita. Se questi piani vanno in porto, la parte del Colle ancora chiusa per restauro si dovrebbe circoscrivere alla fiancata nord-occidentale con la Domus Tiberiana e le alte sostruzioni sul fronte di via di San Teodoro, parti da tempo sottoposte a un lungo e delicato restauro completato a metà. Della Domus Tiberiana sono ancora da affrontare le parti alte, con punti superbi come il passaggio di Caligola e le arcate che richiamano visioni alla Piranesi.

In questo contesto si è chiusa la vicenda dell’appartamento occupato dall’ex sovrintendente Adriano La Regina, che aveva mantenuto questo privilegio di abitare nel cuore della storia, tra il Triclinium Iovis, la Domus Flavia, il tempio di Apollo Aziaco, la casa di Livia. Non è il primo sfrattato da quelle mura. Era già successo nel 1870 alle suore del convento delle suore della Visitazione trasformato poi definitivamente nel 1928 in museo.

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (29|09|2009).

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_settembre_28/laregina_via_dal_palatino_brogi-1601816800402.shtml

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: L’ARCHEOLOGO ABITA SOPRA IL MUSEO ACCANTO ALLA DOMUS DI AUGUSTO. È IN PENSIONE DAL 2005. La villa al Palatino a equo canone L’ex soprintendente La Regina: un mio diritto. Il sottosegretario Giro: vada via, CORRIERE DELLA SERA (16|04|2009).

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (16|04|2009).

http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_16/paolo_brogi_la_villa_al_palatino_a_equo_canone_91ce2d7e-2a49-11de-a92d-00144f02aabc.shtml

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: ROME – PROF. GIACOMO BONI (1891-1925), THE ROMAN FORUM: THE ANTIQUARIUM FORENSE – REDISCOVERING AN ANCIENT MUSEUM. FOTO & STAMPA (1 di 378).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: The Roman Forum and prof. Arch. Giacomo Boni - "...how to evoke the genius of the place and make its dry bones live," Boni: (03|1903) Foto: (05|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Cinzia Cristini, Alessia Maltese, 2015.03 | “IL FORO DI CESARE. Storia degli scavi e dei restauri e linee guida per un progetto di valorizzazione,” Corso di Laurea Magistrale in Architettura – Restauro | ROMA TRE (2015).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Cinzia Cristini, Alessia Maltese, 2015.03 | “IL FORO DI CESARE. Storia degli scavi e dei restauri e linee guida per un progetto di valorizzazione,” Corso di Laurea Magistrale in Architettura – Restauro | ROMA TRE (2015).

Il Foro di Cesare è l’unico tra i Fori Imperiali attualmente leggibile nella totalità della sua lunghezza, anche se il lato meridionale appartiene visivamente all’area di scavo del Foro Romano. Non risulta invece riconoscibile la sua estensione trasversale e, quindi, il rapporto con i Fori adiacenti di Augusto e Traiano.
Mediante l’aiuto delle fonti scritte e delle conoscenze archeologiche è stata effettuata un’analisi dello stato attuale dei resti, riconducibili alle varie fasi di appartenenza (Cesare, Augusto, Domiziano, Traiano e Diocleziano), e contestualmente sono state riprodotte le piante ricostruttive che mostrano le trasformazioni del complesso forense e ne facilitano la comprensione.
Una serie di immagini mostra gli avvenimenti che sono intercorsi tra la caduta in disuso del Foro, il suo interro, la realizzazione del nuovo tessuto sovrastante e le successive opere di sventramento e scavo degli anni ‘30, fino agli interventi di restauro del Governatorato.
Le foto storiche, l’analisi dei materiali e l’osservazione diretta hanno permesso di concepire una mappatura degli interventi dell’epoca attraverso una restituzione grafica in alzato.
Le riflessioni condotte in questa fase hanno portato ad elaborare le linee guida di intervento: lo smontaggio ed il rimontaggio in situ dei fusti delle colonne rialzate negli anni ’30, con integrazioni nello stesso materiale, ed il rimontaggio di 16 colonne in fase di crollo, per ripristinare la corretta scansione del portico e l’angolo sud-ovest.

— Cinzia Cristini, Alessia Maltese, 2015.03 | “IL FORO DI CESARE. Storia degli scavi e dei restauri e linee guida per un progetto di valorizzazione,” Corso di Laurea Magistrale in Architettura – Restauro | ROMA TRE (2015).

Fonte | source:

— Corso di Laurea Magistrale in Architettura – Restauro | ROMA TRE (2015).

http://architettura.uniroma3.it/?tesilaurea=2015-03-il-foro-di-cesare-storia-degli-scavi-e-dei-restauri-e-linee-guida-per-un-progetto-di-valorizzazione

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Il Foro di Cesare di Dott. Arch. Barbara Baldrati, “FORUM JULII – Il Foro di Cesare: proposta d’ intervento per l’ area nord,” La Sapienza (2002-04) | Dr. Arch. B. Baldrati, “Caesar’s Forum, Rome – Architectural Survey,” La Sapienza (2002-04).

ROME - THE IMPERIAL FORA: FORUM OF CAESAR - ARCH. BARBARA BALDRATI: CAESAR'S FORUM - ARCHITECTURAL SURVEY / AutoCAD design (2003). © Tutti i diritti riservati 2009.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA:Carla M. Amici, “Il FORO DI CESARE,” Universita` Degli Studi Di Roma | La Sapienza | Firenze (1991) [PDF] pp. 1 -163.

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2014/10/30/roma-archeologica-e-restauro-architettura-carla-m-amici-il-foro-di-cesare-universita-degli-studi-di-roma-la-sapienza-firenze-1991-pdf-pp-1-163/