ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: MIBACT | Dario Franceschini – Siti chiusi, cantieri abbandonati, incuria: le scoperte nel Foro Romano. CORRIERE DELLA SERA (25/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: MIBACT | Dario Franceschini – Siti chiusi, cantieri abbandonati, incuria: le scoperte nel Foro Romano. CORRIERE DELLA SERA (25/05/2017).

ROMA, FORO ROMANO – Quattro cabine wc neanche nuove, montate solo due giorni fa, già perdono liquidi di cui è meglio non chiedere. Sono poste davanti ai bagni del sito.

Santa Maria Antiqua è chiusa da quando si è terminata la mostra lo scorso anno: fortunato chi è riuscito a vedere il suo splendido restauro. Come anche il tempio di Romolo. Il Lapis Niger è solo una tettoia coperta, un cantiere che incomincia ad invecchiare come si intuisce dal colore della copertura. Il Foro romano ed il Palatino, affascinante città antica nella città moderna, meriterebbero maggiore attenzione e meno tubi innocenti a vista. I bagni chimici sono all’ingresso, dietro il tempio di Antonino e Faustina davanti all’ampia distesa del Foro Romano. È la prima immagine per i visitatori che entrano dalla biglietteria di Salara vecchia, ovvero dai Fori Imperiali.

I bagni chimici all’ingresso
Quattro cabine neanche nuove, montate solo due giorni fa, già perdono liquidi di cui è meglio non chiedere. Sono poste davanti ai bagni del sito, struttura stabile armonica con il luogo, ma che già non funziona, dopo solo un anno. Come non funzionano le fontanelle pubbliche all’interno del sito, ne sono rimaste due che offrono la fresca acqua di Roma, per il resto ci pensano i venditori ambulanti che riescono ad entrare, scavalcando dalla parte del Palatino, per vendere anche dentro. Un tempo scavalcavano anche i borseggiatori, ora invece fanno il biglietto ed entrano, «tanto poi i soldi li recuperano», racconta un custode. Quando qualcuno dei vigilanti (15 al giorno per 35 ettari ed una media di 26mila visitatori al giorno) se ne accorge con l’altoparlante in più lingue avverte i turisti della loro presenza. Ma può accadere che quando fa molto caldo la stanchezza non faccia essere troppo vigili, così il portafogli è perduto e la vacanza rovinata.

Le carriole a vista
La visita al Foro romano resta sempre un’esperienza emozionante, peccato per quei tanti cantieri a vista, per quei tubi innocenti che proteggono mura che da anni non vedono alcun restauro. Tra i templi restano cariole da cantiere abbandonate e travi che hanno visto già molti inverni. Tra il tempio di Romolo e il cortile medievale c’è un angolo protetto da una rete, sbirciando dentro si vedono avanzi di cantiere. Non è bello ma c’è: e allora non si potrebbero raccogliere lì dentro le cariole e le travi abbandonate in giro? Sotto l’arco di Tito c’è l’ascensore per disabili ma nessuno lo prende, perché nessuno sa che c’è. La segnaletica è piccola ed è stata per lo più divelta.

I monasteri dentro la platea
Raggiungendo il Palatino la situazione migliora, ci sono meno cantieri a vista. Fino a quando non si arriva al palco del «Divo Nerone-Opera rock», proprio sul tempio di Eliogabalo. Alcune ballerine si riposano sulle pietre antiche, discutono dello spettacolo, «noi vigiliamo, ma dobbiamo spesso ricordare che sono reperti non sedie», racconta un lavoratore del sito. Si lavora all’allestimento della platea realizzata a ridosso dei monasteri di clausura di via san Bonaventura. Suore e monaci ogni sera saranno parte della platea di oltre tremila posti. Da oggi Federica Galloni avrà la guida di quest’area fino alla nomina del direttore: ha poco tempo e molto da fare.

— FONTE | SOURCE:

CORRIERE DELLA SERA (25/05/2017).

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_24/siti-chiusi-cantieri-abbandonati-incuriale-scoperte-foro-romano-b4dd64bc-40af-11e7-89fb-db87d2424a4b.shtml

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT | Dario Franceschini – Sottosegretario Dorina Bianchi, Un altro ministro italiano nel MIBACT presto dimissionerà per la corruzione e le relative connessioni mafiose. L’Espresso (25/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT | Dario Franceschini – Sottosegretario Dorina Bianchi, Un altro ministro italiano nel MIBACT presto dimissionerà per la corruzione e le relative connessioni mafiose. L’Espresso (25/05/2017).

1). Sottosegretario Dorina Bianchi, Dorina Bianchi è sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo da febbraio 2016. MIBACT (05/2017).

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Ministero/Sottosegretari/Dorina-Bianchi/index.html_955821195.html

— C.A.R.A TI AMO – Il rapporto speciale di Leonardo Sacco con Dorina Bianchi e il partito di Angelino Alfano
Mr Misericordia provò ad assumere il consuocero dell’attuale ministro degli Esteri venendo bloccato dal prefetto Morcone. E dalle intercettazioni emerge il ruolo della Bianchi nel mantenere i rapporti tra l’imprenditore e i politici. L’Espresso (25/05/2017).

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/05/23/news/il-rapporto-speciale-di-leonardo-sacco-con-dorina-bianchi-e-il-partito-di-angelino-alfano-1.302407

— Intercettazioni Jonny, Turtoro: “Dorina Bianchi si dimetta”, LAMEZIA LIVE (27/05/2017).

Le intercettazioni uscite fuori tra il sottosegretario Dorina Bianchi e Leonardo Sacco, responsabile del centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto recentemente posto in stato di arresto per l’operazione “Jonny”, non possono lasciare indifferente nessuno, soprattutto le istituzioni politiche.

Nelle chiacchierate telefoniche tra i due emerge, oltre che un tono molto confidenziale, anche precise richieste da parte del Sacco al sottosegretario ed anche la preoccupazione, di quest’ultimo, per l’imminente assegnazione al consuocero del Ministro Alfano della direzione del centro di accoglienza di Lampedusa gestito dalla Misericordia, operazione che si smorzò sul nascere poiché il Montana non accettò l’incarico.

http://www.lamezialive.it/intercettazioni-jonny-turtoro-dorina-bianchi-si-dimetta/

— PAOLA TURTURO (AZIONE IDENTITARIA): DORINA BIANCHI CHIARISCA LA SUA POSIZIONE E INIZI A PENSARE ALLE DIMISSIONI. wesud.it (26/05/2017).

Le intercettazioni uscite fuori tra il sottosegretario Dorina Bianchi e Leonardo Sacco, responsabile del centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto recentemente posto in stato di arresto per l’operazione “Jonny”, non possono lasciare indifferente nessuno, soprattutto le istituzioni politiche. Nelle chiacchierate telefoniche tra i due emerge, oltre che un tono molto confidenziale, anche precise richieste da parte del Sacco al sottosegretario ed anche la preoccupazione, di quest’ultimo, per l’imminente assegnazione al consuocero del Ministro Alfano della direzione del centro di accoglienza di Lampedusa gestito dalla Misericordia, operazione che si smorzò sul nascere poiché il Montana non accettò l’incarico.

https://wesud.it/paola-turturo-azione-identitaria-dorina-bianchi-chiarisca-la-sua-posizione-e-inizi-a-pensare-alle-dimissioni/

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT | Dario Franceschini – Un fulmine sulla riforma Franceschini: il Tar del Lazio annulla la nomina di cinque superdirettori, IL GIORNALE DELL’ ARTE.COM (25/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT | Dario Franceschini – Un fulmine sulla riforma Franceschini: il Tar del Lazio annulla la nomina di cinque superdirettori, IL GIORNALE DELL’ ARTE.COM (25/05/2017).

Un fulmine sulla riforma Franceschini: il Tar del Lazio annulla la nomina di cinque superdirettori
Si tratta di Paolo Giulierini (Mann, Napoli), Martina Bagnoli (Galleria Estense, Modena), Peter Assmann (Palazzo Ducale, Mantova), Eva Degl’Innocenti (MarTa, Taranto) e Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale, Reggio Calabria). Le motivazioni: il bando non doveva ammettere stranieri, la prova orale non poteva svolgersi a porte chiuse, i criteri «magmatici» adottati nella valutazione dei candidati.

Roma. Niente stranieri tra i direttori, questo uno dei motivi che hanno spinto il Tar del Lazio a far saltare in aria la riforma avviata nel 2015 da Dario Franceschini.

Dei venti nuovi direttori dei supermusei resi autonomi (a cui sono seguiti altre dieci grandi realtà tra musei e parchi archeologici e, in coda, i due parchi archeologici di Pompei e del Colosseo) cinque sono stati cassati con un tratto di penna. Il ministro ovviamente è furioso: «Il mondo ha visto cambiare in due anni i musei italiani e ora il Tar del Lazio annulla le nomine di cinque direttori. Non ho parole, ed è meglio», digita a caldo su Twitter.

Tre le motivazioni di illegittimità espresse dai giudici nelle due sentenze frutti di altrettanti ricorsi (di Francesco Sirano e Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi, Ndr): il bando così formulato non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini stranieri; la prova orale non doveva svolgersi mai a porte chiuse; i «criteri magmatici» seguiti per le valutazione dei candidati.

La notizia annulla gli incarichi dell’archeologo Paolo Giulierini al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, della storica dell’arte Martina Bagnoli alla Galleria Estense di Modena, dello storico dell’arte Peter Assmann al Palazzo Ducale di Mantova, dell’archeologa Eva Degl’Innocenti al Museo Archeologico Nazionale di Taranto e dell’archeologo e architetto Carmelo Malacrino al Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria. Questi per ora i bocciati dal tribunale amministrativo del Lazio, ma la motivazione invalidante del «direttore straniero» rischia di estendersi agli altri sei non italiani della prima tornata (ma non per gli attuali direttori degli Uffizi, Eike Schmidt, e della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Höllberg, per la cui nomina c’è già stata l’approvazione del Tar Toscana; nella seconda tornata, i dieci vertici sono tutti italiani), e bloccare la selezione internazionale in corso per il Parco archeologico del Colosseo, con la scelta prevista il prossimo 30 giugno.

Ora si attendono le contromosse del Mibact mentre Franceschini già tuona: «trovo strano che la sentenza parli di stranieri quando in realtà i direttori sono europei e ciò contrasta con la Corte di Giustizia Europea e il Consiglio di Stato». E annuncia un immediato ricorso al Consiglio di Stato con richiesta di sospensiva, dato che ora cinque grandi realtà sono da subito senza direttore, perché la sentenza è già stata pubblicata.

E aggiunge: «mi lascia stupefatto parlare di procedura poco chiara e magmatica, la soluzione internazionale è stata fatta da una commissione assolutamente imparziale composta da un direttore della National Gallery di Londra, dal direttore della più importante istituzione culturale di Berlino, un archeologo tedesco, dal presidente della Biennale di Venezia e da una persona appena nominata consigliere del presidente francese Macron sui temi culturali. Una garanzia di neutralità maggiore di questa mi pare non possa esserci».

I cinque direttori saranno sostituiti ad interim, ha garantito il ministro. «Queste persone avevano lasciato tutto per ricoprire questi ruoli e la riforma stava già attuando un grande cambiamento, ma da oggi è bloccata. È assurdo fare distinzioni sulla nazionalità dei candidati. Il direttore della National Gallery è italiano mentre quello del British Museum è tedesco. Davvero un grande danno di immagine».

Link alle sentenze:
http://www.altalex.com/documents/news/2017/05/25/musei-il-tar-del-lazio-boccia-i-direttori-stranieri
http://www.altalex.com/documents/news/2017/05/25/museo-palazzo-ducale-di-mantova-nomina-direttore-straniero-annullamento

FONTE | SOURCE:

— IL GIORNALE DELL’ ARTE.COM (25/05/2017).

http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2017/5/127799.html

FOTO | FONTE | SOURCE:

— edoardo baraldi, IL DANNO – FRANCESCHINI “SUBITO L’APPELLO AL CONSIGLIO DI STATO, MA IL DANNO È FATTO” | FLICKR (26/05/2017).

IL DANNO

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT – “Non potevano partecipare stranieri”. Il tar Lazio boccia nomine di Franceschini per i musei. LA REPUBBLICA | LA STAMPA (25/05/2017).

http://wp.me/pPRv6-3VI

AQUILA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: IL PREMIER MATTEO RENZI POLEMIZZA CON LA RICOSTRUZIONE DELL’ AQUILA (2009-17) | RIVIVE IL VULTURE TERREMOTATO – ANCHE GRAZIE ARALDO DI CROLLALANZA & AL DUCE | SOLI 3 MESI (1930). VERDE AZZURRO NOTIZIE (20/01/2017).

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AQUILA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: IL PREMIER MATTEO RENZI POLEMIZZA CON LA RICOSTRUZIONE DELL’ AQUILA (2009-17) | RIVIVE IL VULTURE TERREMOTATO – ANCHE GRAZIE ARALDO DI CROLLALANZA & AL DUCE | SOLI 3 MESI (1930). VERDE AZZURRO NOTIZIE (20/01/2017).

1). 1933: IN SOLI 3 MESI MUSSOLINI RICOSTRUI’ IL VULTURE TERREMOTATO – IN UN MOMENTO COSÌ DRAMMATICO PER L’ITALIA IL PREMIER MATTEO RENZI POLEMIZZA CON LA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA ANZICHÉ CONCENTRARSI ESCLUSIVAMENTE SUL SISMA CHE HA COLPITO LA ZONA DI AMATRICE. VERDE AZZURRO NOTIZIE (20/01/2017).

IN UN MOMENTO COSÌ DRAMMATICO PER L’ITALIA IL PREMIER MATTEO RENZI POLEMIZZA CON LA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA ANZICHÉ CONCENTRARSI ESCLUSIVAMENTE SUL SISMA CHE HA COLPITO LA ZONA DI AMATRICE.

TERREMOTO DEL VULTURE del 1930 – 6.7 della scala Mercalli. A soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Mussolini salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici al termine della sua opera con queste parole: ‘Eccellenza Di Crollalanza, lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire’. L’intervento complessivo, difatti era venuto anche a costare meno del previsto. Nonostante il breve tempo impiegato nel costruirle e nonostante i mezzi tecnologici relativamente antiquati di cui poteva disporre l’Italia del 1930, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto che colpì la stessa area 50 anni dopo.

Nel dettaglio:

lL capo del Governo, Mussolini, appena conosciuta notizia del disastro convocò l’allora Ministro dei Lavori Pubblici, l’on. Araldo di Crollalanza e gli affidò l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza, in base alle disposizioni ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre 1926 e alle successive norme tecniche del 13 marzo 1927, norme che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, fece effettuare nel giro di pochissime ore il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate.

Araldo di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione. I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima opera di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo sul posto, con treni che avevano la precedenza assoluta di laterizi e di quant’altro necessario per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze anti-sismiche, particolarmente idonee a rischio. Contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno.

ITALIANI…ANCHE QUESTO NON VI VIENE MAI RACCONTATO NEI LIBRI SCOLASTICI!!!

Vedremo cosa saprà fare lui. Ed è bene, in questo momento, ricordare altri terremoti, come quello del Vulture del luglio 1930, avvenuto sempre sulla dorsale appenninica a rischio, poco a Sud da quello del 24 agosto e di magnitudo superiore, 6,7, che causò anche un numero maggiore i vittime, 1404. Il terremoto prende il nome dal Monte Vulture alle cui pendici si verificarono ingenti danni, e colpì la Basilicata, la Campania e la Puglia, in particolare le province di Potenza, Matera, Benevento, Avellino e Foggia.

Il terremoto interessò oltre 50 comuni di 7 province. Benito Mussolini, non appena ebbe notizia del disastro convocò il ministro dei Lavori Pubblici, Araldo di Crollalanza e gli affidò in toto l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza,classe 1892, fu ministro dal 1930 al 1935. Successivamente divenne presidente dell’Opera nazionale combattenti, e legò il suo nome alla bonifica dell’Agro Pontino. Già squadrista nella Marcia su Roma, fu console della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, Podestà di Bari, nella Repubblica Sociale Italiana fu commissario straordinario pe ril parlamento, nel quale aveva seduto per tre legislature. Dopo la guerra fu arrestato ma immediatamente prosciolto. Nel 1953 divenne parlamentare del Movimento Sociale Italiano e fu rieletto ininterrottamente fina alla sua morte, avvenuta nel 1986. A lui sono dedicate vie e piazze nell’Agro Pontino e un Puglia.

Il sisma del Vulture causò 1404 morti

Tornando al terremoto del Vulture, di Crollalanza dispose in poche ore il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona, come previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate. Tra l’altro nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni terremotate. E su quel treno si accamodarono il ministro stesso e tutto il personale necessario in direzione dell’epicentro della catastrofe. Per tutto il periodo della ricostruzione Araldo di Crollalanza non si allontanò mai, dormendo in una vettura del treno speciale che si spostava da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione. I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima assistenza, furono incaricate numerose imprese edili che prontamente giunsero sul posto con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a piano terreno di due o tre stanze anti-sismiche, e nello stesso tempo fu iniziata la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno. A soli tre mesi dal sisma, il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Mussolini ringraziò di Crollalanza così: «Lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire». Altri tempi, ma soprattutto altre tempre… Tra l’altro, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto, quello dell’Irpinia, che colpì la stessa area 50 anni dopo.

FONTE | SOURCE:

— VERDE AZZURRO NOTIZIE (20/01/2017).

http://www.verdeazzurronotizie.it/1933-in-soli-3-mesi-mussolini-ricostrui-il-vulture-terremotato/

2). Terremoto del 1930, quando lo Stato c’era: così di Crollalanza ricostruì tutto. SECOLO d’ Italia (20/01/2017).

La storia e le opere di Araldo di Crollalanza, di cui ricorre proprio in questi giorni l’anniversario della morte, ne fanno un protagonista della vita politica italiana del secolo scorso. Fu deputato per tre legislature nel Regno d’Italia con il Partito nazionale fascista e, nella Repubblica, per ben otto legislature, dal 1953 al 1986, con il Movimento Sociale Italiano. Ma soprattutto fu ministro dei Lavori pubblici nel governo Mussolini dal 1930 al 1935, e legò il suo nome a due importanti realizzazioni: la ricostruzione dopo il terremoto del Vulture, in Basilicata e Campania, del 1930, e la bonifica delle Paludi pontine. Il terremoto del Vulture, avvenuto il 23 luglio del 1930, colpì in particolare le province di Potenza, Matera, Benevento, Avellino e Foggia, interessando 50 comuni. Fu il comune di Melfi quello più colpito. Ebbe una magnitudo del 6,7 e causò oltre 1400 morti. Praticamente la stessa violenza del terremoto di Amatrice del 24 agosto scorso, anche se il numero delle vittime fu superiore. La zona colpita era costituita da piccolissimi centri sparsi sui vari rilievi, centri ubicati mediamente a 500 metri di altitudine, e collegati tra loro da strade sterrate tortuose e maltenute. Inoltre, pur essendo una zona da sempre interessata a movimenti simici, nel decenni precedenti non si era tenuto conto di ciò nella edificazione delle abitazioni, tanto che vi si trovavano case costruite con pietre di fiume legate da malta o da fango essiccato. Dopo la ricostruzione effettuata dal ministro di Crollalanza, le abitazioni resistettero anche al terremoto dell’Irpinia del 1980. Non appena si diffuse la notizia del sisma, Mussolini convocò immediatamente il ministro di Crollalanza incaricandolo di fare quanto necessario per portare subito soccorso alle popolazioni colpite, e decidendo altresì di utilizzare da subito l’esercito. Va tenuto presente che nel 1926 il governo fascista aveva varato una nuova legge sulle calamità naturali, che si rivelò ottima, tanto che i soccorsi funzionarono molto meglio rispetto a catastrofi precedenti. Vi era un treno allo Scalo San Lorenzo di Roma, sempre pronto, contenente materiale di primo soccorso: materiale sanitario, derrate alimentari, macchine movimento terra, tende militari e altro. Questo treno partì nelle prime ore del mattino (il sisma aveva avuto luogo poco dopo mezzanotte) e in poche ore giunse sul luogo iniziando il difficile lavoro dell’emergenza. Il ministro di Crollalanza giunse poche ore dopo, facendo pressione sul governo per uno stanziamento adeguato, giacché le case da ricostruire erano moltissime. Riuscì a ottenere uno stanziamento di 160 milioni di lire. Era il 3 agosto, ossia 11 giorni dopo il terremoto. Furono installate dall’esercito migliaia di tende, e di Crollalanza insisteva per avere qualcosa di più duraturo. Così fu deciso di costruire mille casette asismiche, ossia corrispondenti agli standard asismici dell’epoca, per non far trovare la popolazione esposta ai rigori invernali. L’acqua potabile era assicurata da autobotti provenienti da Foggia e Avellino e altri grossi centri della zona. Entro ottobre, tra mille difficoltà legate al trasporto in quelle zone, alla manodopera, al rincaro dei materiali da costruzione ad altri problemi logistici, 961 casette furono realizzate. Si pensò anche agli orfani, oltre mille, che furono nmandati nei vari convitti o affidati a famiglie della zona, per evitare lo sradicamento dal territorio. Il sussidio statale per la ricostruzione, grazie a varie leggi, tra cui quella Mussolini del 1928 e quella sulla bonifica, poté raggiungere anche l’85 per cento del costo globale. Vi furono poi lentezze burocratiche dovute ai contrasti tra il Banco di Napoli, che doveva erogare i mutui, e lo stesso ministero dei Lavori pubblici circa la stima dei danni. In quel caso il governo non fu abbastanza energico, malgrado le continue insistenze di di Crollalanza e dei prefetti.

Di Crollalanza spinse per avere più finanziamenti
Va tenuto presente che il sisma avvenne quasi 90 anni fa, e che i mezzi e le infrastrutture erano quelli di allora. Quello che è preoccupante è che nel 2017 non si è riusciti a preservare i danneggiati dall’inverno, nonostante la qualità della teconologia e dell’organizzazione abbia quasi un secolo di esperienza in più rispetto ai “pionieri” del 1930 come di Crollalanza, al quale va comunque riconosciuto, oltre all’impegno personale fortissimo, anche un non comune rigore e capacità organizzativa, come dimostrerà negli anni successivi sia nelle bonifiche sia nella riqualificazione del lungomare di Bari, dove ancora oggi c’è una statua che ne ricorda i grandi meriti. Di Crollalanza dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana e dopo la fine della guerra fu arrestato e trascorso oltre un mese in carcere. Ma ovviamente l’indagine su un galantuomo come lui si chiuse in fase istruttoria con il completo proscioglimento. Ci piace concludere questo ricordo con le parole che Indro Montanelli gli dedicò sul Giornale il giorno dopo la sua morte, il 19 gennaio 1986:”Di Crollalanza non fece mai mostra di se, mai partecipo a spedizioni punitive, mai si fece un partito o una clientela personale, mai brigo per carriere politiche. Di origine valtellinese anche se nato a Bari, aveva nel sangue le «cose», e fu fascista solo perché il fascismo gli consentiva di farle. Bari e in gran parte figlia sua (e tale ha continuato a sentirsi anche dopo il fascismo). Fu lui a istituirvi la Fiera del Levante e 1’Universita. Fu lui a trasformare il Tavoliere delle Puglie e a farne una delle zone piu fertili del Sud (una volta Di Vittorio mi disse: «Senza Crollalanza io non esisterei perche i miei genitori non avrebbero nemmeno avuto la forza di procrearmi»). Cio che in sei anni aveva fatto, come podestà di Bari, sul piano regionale, lo ripete, come ministro dei Lavori Pubblici, su quello nazionale. La costruzione della direttissima Firenze-Bologna e opera sua, come lo fu tutto il riassetto dell’Agro Pontino, lo sviluppo di Littoria, la nascita di Aprilia e Pomezia. Eppure, di lui si parlava pochissimo. Non apparteneva alla Nomenclatura del regime, e lui non fece mai nulla per entrarci (…). Non fece mai parte del Gran Consiglio. Ma quando gli chiesi come vi si sarebbe comportato la notte del 25 luglio, mi rispose senza esitare: «Sarei stato dalla parte del Duce, e poi avrei fatto il possibile per impedire la condanna a morte di chi era stato contro». Lo aveva dimostrato, del resto, con la sua condotta. Dopo l’8 settembre, raggiunse Mussolini, ma rifiutò qualsiasi incarico politico. Cerco solo di creare un tessuto amministrativo per salvare il salvabile, e a qualcosa riuscì. Dopo il 25 aprile, non si nascose, e si lasciò arrestare e processare. Ma sebbene questo accadesse nel momento dei più accesi bollori epurativi, dovettero assolverlo in istruttoria: non una voce si levò ad accusarlo di qualcosa, e ogni indagine sul suo patrimonio risultò vana: I’uomo che aveva costruito città e redento province non aveva una casa, né un palmo di terra, né un conto in banca. Entrò, per coerenza nel Msi, e i pugliesi lo elessero senatore per sette legislature di seguito. Nessun suo collega degli altri partiti trovo qualcosa da obbiettare quando il presidente Fanfani propose di conferire a Crollalanza, in occasione del suo novantesimo compleanno, una medaglia d’oro. Fu l’ultima che lo vidi. Era commosso. Gli chiesi se del suo passato covava qualche rimpianto o rimorso. Mi rispose, a voce bassissima: «Uno solo, ma immenso: : in quei vent’anni potevamo fare 1’Italia, e non la facemmo». Ma se c’era un uomo a cui questo rimprovero non poteva essere mosso, era proprio lui”.

FONTE | SOURCE:

— SECOLO d’ Italia (20/01/2017).

http://www.secoloditalia.it/2017/01/terremoto-1930-quando-lo-stato-cera-cosi-di-crollalanza-ricostrui-tutto/

3). 1930: in soli tre mesi il fascismo ricostruì il Vulture terremotato. SECOLO d’ Italia (25/08/2016).

In un momento così drammatico per l’Italia il premier Matteo Renzi polemizza con la ricostruzione dell’Aquila anziché concentrarsi esclusivamente sul sisma che ha colpito la zona di Amatrice. Vedremo cosa saprà fare lui. Ed è bene, in questo momento, ricordare altri terremoti, come quello del Vulture del luglio 1930, avvenuto sempre sulla dorsale appenninica a rischio, poco a Sud da quello del 24 agosto e di magnitudo superiore, 6,7, che causò anche un numero maggiore i vittime, 1404. Il terremoto prende il nome dal Monte Vulture alle cui pendici si verificarono ingenti danni, e colpì la Basilicata, la Campania e la Puglia, in particolare le province di Potenza, Matera, Benevento, Avellino e Foggia. Il terremoto interessò oltre 50 comuni di 7 province. Benito Mussolini, non appena ebbe notizia del disastro convocò il ministro dei Lavori Pubblici, Araldo di Crollalanza e gli affidò in toto l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza,classe 1892, fu ministro dal 1930 al 1935. Successivamente divenne presidente dell’Opera nazionale combattenti, e legò il suo nome alla bonifica dell’Agro Pontino. Già squadrista nella Marcia su Roma, fu console della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, Podestà di Bari, nella Repubblica Sociale Italiana fu commissario straordinario pe ril parlamento, nel quale aveva seduto per tre legislature. Dopo la guerra fu arrestato ma immediatamente prosciolto. Nel 1953 divenne parlamentare del Movimento Sociale Italiano e fu rieletto ininterrottamente fina alla sua morte, avvenuta nel 1986. A lui sono dedicate vie e piazze nell’Agro Pontino e un Puglia.

FONTE | SOURCE:

— SECOLO d’ Italia (25/08/2016).

http://www.secoloditalia.it/2016/08/quando-cera-lui-in-3-mesi-il-fascismo-ricostrui-il-vulture-terremotato/

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT | Dario Franceschini – Solo Chiacchiere: BNC – Emergenza Cultura, L’insostenibile leggerezza del lavoro nero. EMERGENZA CULTURA (25/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT | Dario Franceschini – Solo Chiacchiere: BNC – Emergenza Cultura, L’insostenibile leggerezza del lavoro nero. EMERGENZA CULTURA (25/05/2017).

Se non fosse per il dramma che stanno vivendo i lavoratori della BNC pagati come volontari e poi licenziati per avere avuto il coraggio di denunciare lo scempio dello sfruttamento a cui venivano sottoposti, ci troveremmo di fronte ad una farsa, una commedia di basso livello nella quale ciascuno recita a soggetto con l’obiettivo unico di tirarsi fuori dalle evidenti responsabilità. La vicenda annosa non è altro che rivelatrice del modo con il quale sono stati affrontati i gravi problemi connessi al degrado dei servizi, alla lunga e interminabile serie di tagli ai bilanci ed al costo del lavoro, al mancato ricambio anagrafico che hanno fatto di questo Ministero quello con le media più alta di età dei suoi addetti.

E il “volontariato” avanza, non certo nelle sue finalità più nobili, ma come mezzo esplicito di sostituzione del lavoro vero diventando l’ultima frontiera dei diritti e della precarietà con cui si è inteso sacrificare generazioni di giovani formati alla logica del massimo ribasso fino al disconoscimento completo della dignità del lavoro.

Su tutto questo era calato il velo mediatico della valorizzazione in salsa franceschiniana, l’idea taumaturgica che i Musei da soli potessero sopportare il peso di decenni di fallimento delle politiche sul turismo e che il loro sfruttamento commerciale potesse da solo risollevare le sorti economiche di un paese declinante negli asset che ne avevano caratterizzato lo sviluppo nei decenni precedenti. E’ bastato il gesto coraggioso e disperato di alcuni lavoratori per svelare la realtà povera fatta di lavoro nero, di ricatti quotidiani, di scontrini che riempivano le borse per garantire la misera di 400 euro al mese. La Biblioteca Nazionale, subito dopo il feroce licenziamento, ha subito una contrazione immediata del 50% delle operazioni di prese del materiale librario dal magazzino. Questa la verità effettuale, questo è il clamoroso risultato di un licenziamento operato con la peggiore modalità. Un licenziamento attuato in modo farsesco con la piena complicità della direzione politica del Ministero, posta subito a conoscenza della situazione da lettere di autorevoli sindacalisti.

Per questo appaiono più che risibili le argomentazioni del Ministro al question time alla Camera, un modo ipocrita con il quale da un lato si riconosce il problema specifico di “abuso”nel ricorso ai volontari, dall’altro si fa una lezioncina sulla differenza tra volontariato e lavoro. Una differenza che i lavoratori a scontrino conoscono peraltro a menadito e direttamente sulla loro pelle. Nessun impegno a sanare “l’abuso”, ma solo una serie di iniziative finalizzate all’autotutela dell’Amministrazione, al pararsi il sedere sperando che passi presto la buriana. Così parte una Circolare della Direzione Generale Biblioteche che invita i dirigenti a evitare che i falsi volontari possano avere appigli per fare una vertenza, poi interviene il Segretariato Generale che si ricorda che non c’è un monitoraggio della convenzioni in atto con le associazioni di volontariato e ne chiede conto agli Uffici e, al contempo, dispone una ispezione alla Biblioteca. Subito dopo la Direzione Generale Biblioteche emana una disposizione con la quale si dispone la sospensione della convenzione con l’associazione AVACA, motivandola appunto con l’ispezione. Insomma si decide l’ispezione e si fa sparire con un sms gli sfortunati lavoratori a scontrino, ovvero il corpo del reato, il motivo principale per cui è stata disposta l’ispezione. Un modo stupido, infimo, con il quale si vuole nascondere la polvere sotto il tappeto. Con una griglia di personaggi di autore: il ministro, il segretario generale, il direttore generale, il direttore della Biblioteca, quest’ultimo capace solo di minacciare ritorsioni immediate e di far intervenire la polizia a sorvegliare l’assemblea dei lavoratori
Una farsa senza lieto fine, senza alcun cenno di solidarietà per gli sfortunati protagonisti, gli ultimi a cui viene negata persino la dignità di una risposta ufficiale, di un colloquio.

Non finisce qui. Oggi questa vicenda ha avuto un momento importante di lotta e protesta: una assemblea dei lavoratori interni che poi si è ricongiunta ad un sit in dei giovani professionisti di “Mi riconosci?”, insieme alle organizzazioni sindacali e politiche che hanno voluto dare la loro visibile solidarietà. E non finirà fino a quando a questi lavoratori non verranno riconosciuti i loro diritti.

Una battaglia civile che è tutta dentro l’Emergenza Cultura, che diventerà linfa per le prossime battaglie in difesa del lavoro nel patrimonio culturale, della dignità delle persone e del servizio pubblico.

Fonte | source:

— EMERGENZA CULTURA (25/05/2017).

https://emergenzacultura.org/2017/05/25/emergenza-cultura-linsostenibile-leggerezza-del-lavoro-nero/

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT – Archeologi contro il ministero: basta volontari – ”…Senza lavoro non c’è cultura, c’è solo fuffa.” L’Epresso (25/01/2017).

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dario Franceschini | MIBACT – Biblioteca Nazionale di Roma, triste epilogo per gli scontrinisti: cacciati dopo la protesta. LA REPUBBLICA (22-23/05/2017).

— ROMA – “Gli scontrinisti? Sono dei raccomandati e ci sono associazioni che fanno i milioni sulla pelle dei volontari.” LA REPUBBLICA (22/05/2017).

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

http://wp.me/pPRv6-3Vs

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Rome, Another Dumb-Ass Tourist and MasterCard – Never Leave Home Without it. Original Foto: Giorgio Carra, Roma | FACEBOOK (25 May 2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Rome, Another Dumb-Ass Tourist and MasterCard – Never Leave Home Without it. Original Foto: Giorgio Carra, Roma | FACEBOOK (25 May 2017).

1). Cost of a morning coffee and cornetto in Rome: $9.00 or 11.00 Euro.

2). The fine you have to pay for jumping into the Fontana della Barcaccia fountain in Rome: $505. or 450. Euro.

3). Having your photograph now shared on Twitter | Facebook showing the world the rude behavior of another dumb-ass tourist in Rome: Priceless.

MasterCard – Gladly accepted by the Comune di Roma, because you’ll never know when your going to have to pay a fine for being another stupid tourist.

Foto | Fonte | source:

— Original Foto: Giorgio Carra, Roma | FACEBOOK (25 May 2017).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT – “Non potevano partecipare stranieri”. Il tar Lazio boccia nomine di Franceschini per i musei. LA REPUBBLICA | LA STAMPA (25/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT – “Non potevano partecipare stranieri”. Il tar Lazio boccia nomine di Franceschini per i musei. LA REPUBBLICA | LA STAMPA (25/05/2017).

1). ROMA – “Non potevano partecipare stranieri”. Il tar Lazio boccia nomine di Franceschini per i musei. LA REPUBBLICA (25/05/2017).

I giudici amministrativi contestano l’ammissione di cittadini non italiani. No anche alle prove orali a porte chiuse e ai criteri di “natura magmatica” nella valutazione dei candidati. Il ministro: “Non ho parole”. Da Paestum a Palazzo Ducale di Mantova, in cinque, sono senza direttori da oggi.

Roma. La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Il Tar del Lazio con due sentenze ha infatti bocciato cinque dei venti direttori dei supermusei e le nomine, di conseguenza, sono state annullate. Cinque musei, del calibrovdi Paestum o di Palazzo Ducale, sono qui da ora senza direttori. Una decisione che ha provocato <torovocando l’immediata reazione del ministro su twitter: “Non ho parole”.

Il Tar del Lazio – accogliendo il ricorso di due candidati alle posizioni di direzione di musei di Mantova, Mmodena, Paestum, Taranto, Napoli e Reggio Calabria – ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti.

Tre i punti fondamentali che hanno convinto i giudici ad accogliere il ricorso di altri candidati: “Il bando della selezione non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avresse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente”.

Nel testo firmato dal presidente Leonardo Pasanisi e dal consigliere Francesco Arzillo si parla della illegittimità delle modalità di svolgimento del concorso: “A rafforzare la sostenuta illegittimità della prova orale, la circostanza che questa ultima si sia svolta a porte chiuse” mentre in altri punti si parla di criteri magmatici nella valutazione dei candidati.

Con la riforma di Franceschini dopo le selezioni sette direttori sono stranieri tra i quali quello del parco archeologico di Paestum e del Palazzo Ducale di Mantova, interessati dal verdetto del Tar.

La riforma del ministro dei beni culturali ha assegnato a 32 musei la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile. I primi venti già funzionano da due anni e i risultati sembrano essere positivi come iniziative e numero di visitatori. E’ quindi quasi certo che il ministero ricorrerà in appello al Consiglio di Stato.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (25/05/2017).

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/25/news/_non_potevano_partecipare_stranieri_il_tar_lazio_boccia_nomine_franceschini_per_i_musei-166340039/

2). ROMA – Il Tar annulla cinque nomine di direttori di musei. Ira di Franceschini: non ho parole. LA STAMPA (25/05/2017).

La riforma rischia di impantanarsi dopo la sentenza del tribunale amministrativo del Lazio. Ora la palla passa al Consiglio di Stato.

«Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio…». Così il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha commentato su twitter la sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato le nomine di cinque dei venti direttori dei supermusei.

Il Tar ha dato ragione a due ricorsi, uno presentato da una candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena e l’altro di un candidato al ruolo di direttore di Paestum e dei musei archeologici di Taranto, Napoli e Reggio Calabria. Nella sentenza n. 6171/2017 i magistrati si soffermano negativamente sui criteri di valutazione dei candidati ammessi, criteri definiti «magmatici», che non permettono di «comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato». Il Tar boccia poi il metodo dei colloqui a porte chiuse, «occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale».

Ora la vicenda si sposta al Consiglio di stato. Ma si rischia di perdere altro tempo prezioso per una riforma indispensabile al sistema economico e culturale italiano.

FONTE | SOURCE:

— LA STAMPA (25/05/2017).

http://www.lastampa.it/2017/05/25/italia/politica/il-tar-annullacinque-nomine-di-direttori-di-musei-ira-di-franceschini-non-ho-parole-Nd8JjfWXTZzbXBy46nktrI/pagina.html

FOTO | FONTE:

— Grande @virginiaraggi.
#Franceschini giù le mani dal #Colosseo, incapace. | TWITTER (22/04/2017).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT & Emperor Octopus ‘Nerone’ Grabus: Nerone al Palatino, una follia con i soldi pubblici. CORRIERE DELLA SERA (23/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT & Emperor Octopus ‘Nerone’ Grabus: Nerone al Palatino, una follia con i soldi pubblici. CORRIERE DELLA SERA (23/05/2017).

Nerone al Palatino, una follia con i soldi pubblici. In questa curiosa vicenda i maligni non farebbero fatica ad avvertire un profumo di larghe intese. Destra e sinistra insieme. Tutto è cominciato con una società del 2016.

Per non essere fraintesi, una premessa è d’obbligo. In via di principio non siamo affatto contrari al fatto che spazi pubblici, anche di importanza storico archeologica qual è il Palatino, vengano utilizzati per spettacoli. Anche organizzati da privati. Fermo restando, però, l’assoluta osservanza di alcune regole, come (banalmente) il rispetto dei luoghi e dell’ambiente circostante, e la qualità degli eventi. Ma pure, non ultimo, un adeguato tornaconto per la comunità. Nel caso dell’opera rock «Divo Nerone» che verrà rappresentata per l’intera estate nell’ecomostro eretto con regolare permesso ministeriale sul colle del Palatino, ci auguriamo che almeno la qualità dello spettacolo sia all’altezza. Perché il resto non lo è neppure lontanamente. E non lo è al punto da suscitare legittimi sospetti su come tutta questa storia sia nata e sia andata avanti, tanto più dopo la rivelazione contenuta ieri nell’articolo della nostra Maria Rosaria Spadaccino, che ha davvero dell’incredibile: i soldi per l’operazione Divo Nerone sono in buona parte, per non dire quasi tutti, della Regione Lazio, cioè nostri. Un milione e 50 mila euro. Assomiglia, insomma, a una delle tante storie dove protagonisti sono i privati ma i denari per l’affare spesso e volentieri ce li mettono i contribuenti. Con la politica che non sta alla finestra. In questa curiosa vicenda, per esempio, i maligni non farebbero fatica ad avvertire un profumo di larghe intese. Destra e sinistra insieme.

Gli affari sono affari
E qui è opportuna la ricostruzione dei fatti. Per gestire l’opera rock «Divo Nerone» viene creata una società apposita, la Nero Divine Ventures spa. È il 26 ottobre 2016. Il capitale sociale di 10 mila euro è per il 51% della Artisti associati & partners srl e per il restante 49% della Amygdala srl. La prima ha due padroni con identiche quote del 50%: il produttore cinematografico Iacopo Capanna e Cristian Casella. Quest’ultimo è anche il proprietario della seconda, il cui capitale è controllato da una terza società, la 2B Team Group: 90% Cristian Casella, 10% suo fratello maggiore Marco. Non esattamente due sconosciuti, nel centrodestra. Marco Casella è stato a lungo il leader dei giovani di Forza Italia, mentre la società di cui Cristian è il maggior azionista ha lavorato per palazzo Chigi con Silvio Berlusconi premier gestendo pure la comunicazione politica del Cavaliere: fra gli azionisti, fino al 2008 e prima di essere eletta in parlamento con il Pdl, c’era anche l’attuale ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Altri tempi. Un anno la 2b Team Group ha notificato a Forza Italia un pignoramento dei beni rivendicando il pagamento di 847.636 euro relativi a contratti mai onorati dal partito. Gli affari sono affari. Torniamo però alla Nero Divine Ventures.

I soci
Il 30 novembre 2016, un mesetto dopo la costituzione, la società che realizzerà «Divo Nerone» aumenta il capitale sociale di ben 400 mila euro: organizzare un’opera rock non è uno scherzo. I soci, però, ne versano soltanto 50 mila. E gli altri 350 mila? Vengono conferiti «in natura», sulla base del valore dello spettacolo che i proponenti stimano in ben 14 milioni. I periti danno il benestare e il gioco è fatto: il capitale sociale sale in questo modo da 10 mila a 410 mila euro. E qui, il 19 gennaio 2017, ecco la terza mossa. Ovvero, l’ingresso di altri due soci tramite un aumento di capitale a loro riservato. Il primo socio è Lazio stand srl, ditta privata specializzata in servizi per esposizioni e fiere. Il secondo è invece Lazio Innova: 80,5% Regione Lazio, 19,5% Camera di commercio di Roma. L’aumento è di 77.155 euro, che dopo l’operazione in natura del 30 novembre rappresentano appena il 15% del capitale. Non solo. Quei 77.155 euro sono soltanto nominali, perché è previsto pure un sovrapprezzo. E di che entità, poi. Lazio stand versa 300 mila euro, di cui 276.853,50 di sovrapprezzo azioni, per avere il 4,75% della Nero Divine. La società controllata dalla Regione ora guidata da una giunta del Pd presieduta da Nicola Zingaretti ne sborsa invece 700 mila, di cui 645.991,50 di sovrapprezzo, per l’11,09%. Ma non è finita. I due nuovi entranti sottoscrivono un prestito obbligazionario convertibile da mezzo milione: 150 mila euro a carico di Lazio Stand, 350 mila di Lazio Innova Il succo? La società regionale mette sul piatto per il nuovo incendio di Roma un milione 50 mila euro pubblici, contro i 60 mila privati tirati fisicamente fuori dagli ideatori di un’operazione che così congegnata diventa ancor più indigeribile. Era al corrente il ministero dei Beni culturali del governo di larghe intese, quando ha dato il benestare, che oltre a dover passare un’estate intera con un ecomostro di quella fatta piazzato sul Palatino l’avremmo anche pagato noi? Una risposta chiara sarebbe gradita.

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (23/05/2017).

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_22/nerone-palatino-follia-56a4088c-3f20-11e7-a386-529fb6dcf067.shtml

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Foro romano e Palatino sono chiusi Ma per i turisti americani c’è la cena. CORRIERE DELLA SERA (20/05/2017).

http://wp.me/pPRv6-3Uz

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il MiBACT- Palco sul Palatino, Franceschini: “Solo polemiche & “Nessun rischio per la tutela.” DIRE LAZIO, LA REPUBBLICA & OSSERVATORE ROMANO (19/05/2017).

http://wp.me/pPRv6-3TZ

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Franceschini MIBACT | SSCOL – Uscita del Colosseo – “..E la colpa non è della RAGGI ma bensì del governo PD che protegge tutto questo schifo hanno rovinato Roma.” ROMA FA SCHIFO (19/05/2017).

http://wp.me/pPRv6-3Tx

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT – Archeologi contro il ministero: basta volontari – “…Senza lavoro non c’è cultura, c’è solo fuffa.” L’Epresso (25/01/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Dario Franceschini | MIBACT – Archeologi contro il ministero: basta volontari – “..Senza lavoro non c’è cultura, c’è solo fuffa.” L’Epresso (25/01/2017).

ROMA – Archeologi contro il ministero: basta volontari
Per il Giubileo, a partire dal 7 marzo e per 12 mesi, 29 ragazzi del Servizio Civile aiuteranno il pubblico al Colosseo, alle terme di Caracalla, a Palazzo Massimo. E le associazioni si ribellano, con la campagna “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali.” L’Epresso (25/01/2017).

Per il Giubileo, a partire dal 7 marzo e per 12 mesi, 29 ragazzi del Servizio Civile aiuteranno il pubblico al Colosseo, alle terme di Caracalla, a Palazzo Massimo. E le associazioni si ribellano, con la campagna “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali.”

Archeologi contro il ministero: basta volontari.
Vigilanza, accoglienza, documentazione. Al Colosseo e alle Terme di Caracalla, a Ostia Antica o al Foro Romano, a Palazzo Massimo come a Villa Quintili, se ne occuperanno dal 7 marzo anche 29 volontari del Servizio Civile, per un anno. È quanto prevede un bando pubblicato dal ministero dei Beni Culturali attraverso la soprintendenza di Roma, che ha chiesto una fetta dei 114 volontari previsti per il Giubileo per valorizzare i monumenti dentro un progetto chiamato “Archeologia in cammino”.

Pensare a giovani pagati 433 euro al mese che si occuperanno di funzioni per le quali avrebbero potuto essere chiamati i tanti laureati in storia o arte antica ed esperti disoccupati d’Italia, non è andata giù alle associazioni dei professionisti della cultura. «In un paese con il 45% di disoccupazione giovanile», ha detto Salvo Barrano, presidente dell’associazione nazionale archeologi: «Il volontariato rischia di entrare a gamba tesa sulle competenze, innescando una pericolosa concorrenza al ribasso sulla pelle del patrimonio culturale». E di chi ha studiato per costruire quelle competenze.
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VEDI ANCHE: Un archivio Beni culturali, volontari in archivio
Fra rimborsi e convenzioni dirette. La direzione generale archeologia cerca un’associazione per ordinare il proprio «patrimonio documentale». Ma non sarebbe meglio chiamare tecnici preparati? «Sì, e lo faremo», promette il nuovo dirigente.

L’Epresso (11/05/2015).

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/05/11/news/beni-culturali-volontari-all-archivio-fra-rimborsi-e-convenzioni-ad-hoc-1.211880

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«Non avranno solo il compito di vigilare il patrimonio museale e archeologico e di svolgere funzioni di accoglienza», spiega infatti Leonardo Bison, portavoce della campagna che chiede la rimozione del bando: «ma saranno chiamati a collaborare nella “raccolta delle documentazione e delle informazioni sui beni presenti su territorio”, nel “reperimento di fotografie attuali e storiche”, nonché alla “creazione delle schede scientifiche con foto sulle caratteristiche storico-artistico-culturali dei beni presenti sul territorio”, attività espressamente legate alla ricerca e ai servizi professionali».

«Riteniamo il bando grave per i suoi contenuti e molto pericoloso, in quanto rischia di sdoganare definitivamente, essendo un progetto del Ministero stesso, il lavoro gratuito o semi-gratuito di volontari in sostituzione di professionisti esperti e retribuiti», ribadisce Nadia Di Bella: «In un settore dove l’uso improprio del volontariato è già troppo diffuso a livello di enti locali e singole istituzioni». «Il tutto mentre 150 istruttori culturali e decine di archeologi, bibliotecari e storici dell’arte, vincitori del concorso bandito nel 2010 dal Comune di Roma, sono ancora in attesa di essere assunti, senza alcune garanzia sul loro futuro», aggiunge Alessandro Pintucci nel comunicato di protesta contro il bando.

Queste voci si sono raccolte nella campagna “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” che si batte perché storici dell’arte, critici, guide, archeologi e archivisti siano pagati il giusto per il loro lavoro. Roma è il caso chiave, ora, ma simili iniziative sbucano anche nei municipi: a Torino, per esempio, sono stati chiamati volontari per promuovere la città. «Siamo fermamente convinti che nel settore dei beni culturali sia possibile creare reali opportunità per la buona occupazione», conclude Barrano: «Con compensi adeguati e diritti pieni. Senza lavoro non c’è cultura, c’è solo fuffa».

L’Epresso (25/01/2017).

http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/01/25/news/archeologi-contro-il-ministero-basta-volontari-1.247562

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dario Franceschini | MIBACT – Biblioteca Nazionale di Roma, triste epilogo per gli scontrinisti: cacciati dopo la protesta. LA REPUBBLICA (22-23/05/2017).

— ROMA – “Gli scontrinisti? Sono dei raccomandati e ci sono associazioni che fanno i milioni sulla pelle dei volontari.” LA REPUBBLICA (22/05/2017).

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

http://wp.me/pPRv6-3Vj

FOTO | FONTE | SOURCE:

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Di Stefano (5s): Pd renziano nazismo di oggi Minoranza dem: “Modifiche o no voto”, LA REPUBBLICA & Manlio Di Stefano | FACEBOOK (12|02|2014).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Di Stefano (5s): Pd renziano nazismo di oggi Minoranza dem: "Modifiche o no voto", LA REPUBBLICA & Manlio Di Stefano | FACEBOOK (12|02|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dario Franceschini | MIBACT – Biblioteca Nazionale di Roma, triste epilogo per gli scontrinisti: cacciati dopo la protesta. LA REPUBBLICA (22-23/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dario Franceschini | MIBACT – Biblioteca Nazionale di Roma, triste epilogo per gli scontrinisti: cacciati dopo la protesta. LA REPUBBLICA (22-23/05/2017).

1). ROMA – Biblioteca Nazionale di Roma, triste epilogo per gli scontrinisti: cacciati dopo la protestaBiblioteca Nazionale di Roma, triste epilogo per gli scontrinisti: cacciati dopo la protesta. Una sala della Biblioteca nazionale di Roma. Dopo aver denunciato la propria attività di lavoro mascherata da “volontariato”, i lavoratori hanno ricevuto come risposta la fine della convenzione tra il Mibact e l’associazione Avaca che forniva servizi al ministero.

“Da domani mattina non potrete più prestare la vostra attività di volontariato e firmare i fogli firma”. L’sms agli scontrinisti della Biblioteca Nazionale di Roma è arrivato ieri sera, mittente il responsabile dell’associazione Avaca, il sindacalista Claudio Rastelli. Il quale sempre ieri, proprio a Repubblica.it, per difendersi aveva tirato in ballo tutto il sistema del “volontariato” all’interno dei musei.

In sostanza però adesso chi aveva denunciato la propria attività di lavoro mascherata da “volontariato” ha ricevuto come risposta un “licenziamento”, tra virgolette perché il rapporto di lavoro formalmente non esisteva. Paga l’anello più debole della catena insomma.

Nella sua comunicazione, Rastelli spiega che l’ordine è arrivato dal direttore generale delle biblioteche. La convenzione del Mibact con Avaca è stata di fatto sospesa. Troppo clamore attorno alla faccenda che ha scoperchiato come molte attività del ministero stiano in piedi grazie al lavoro di “volontari”. Un modo per sopperire alla cronica mancanza di organico delle strutture culturali.

Un epilogo amaro, ma domani la vicenda sarà affrontata in un question fine alla Camera su richiesta di Sinistra Italiana.

“Da oggi non svolgeremo più le nostre mansioni e non riceveremo quel magro rimborso di 400 euro pesato a scontrini. Non riceveremo neanche una minima forma di indennità di disoccupazione, nonostante un’anzianità nella biblioteca di sei, dieci e a volte diciassette anni”, dicono gli scontrinisti.

“Di fronte alla sacrosanta richiesta di lavoratori camuffati da volontari di poter accedere a concorsi che non vengono banditi e di vedere riconosciuto il nostro lavoro con un contratto vero – continua la denuncia degli scontrinisti – la risposta è stata mandarci a casa. A questo punto aspettiamo una risposta del Ministero dei Beni Culturali che sembra disinteressato alla nostra condizione, ma complessivamente allo stato della cultura e dei suoi lavoratori in Italia. Vorremmo capire se il Ministero intende riconoscere il lavoro ed eliminare il volontariato o preferisce prendersela con i volontari.”

— LA REPUBBLICA (23/05/2017).

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/23/news/scontrinisti_biblioteca_nazionale_di_roma_licenziati-166199174/

2). ROMA – “Gli scontrinisti? Sono dei raccomandati e ci sono associazioni che fanno i milioni sulla pelle dei volontari.” LA REPUBBLICA (22/05/2017).

Dopo la denuncia dei finti volontari della Biblioteca Nazionale di Roma, la risposta di Gaetano Rastelli, il sindacalista e presidente dell’associazione che dà loro i rimborsi spese.

“Mi sento un perseguitato, accusano me ma ci sono associazioni di volontariato che fanno i miliardi!”. Dopo la denuncia degli “scontrinisti” raccontata da Repubblica.it giovedì scorso, arriva la replica di Gaetano Rastelli, componente del coordinamento generale Flp Bac, sindacato dei lavoratori pubblici dei beni culturali, ma soprattutto presidente dell’associazione Avaca. La quale versa in media 400 euro a ventidue “volontari”, indispensabili però per tenere aperta la Biblioteca Nazionale di Roma.

Dalle parole di Rastelli esce fuori un quadro chiaro: tutto appare effettivamente a norma di legge, ma è una legge che di fatto consente al Mibact di non assumere personale di cui invece di sarebbe bisogno. E in tutto questo qualcuno, dice sempre Rastelli, ci specula sopra. Sulla pelle dei volontari, ovviamente.

Quali sarebbero le menzogne raccontate dai volontari?
“Loro non sono dipendenti ma volontari, è questo il punto. Anche due giudici del lavoro del tribunale di Roma lo hanno confermato e hanno condannato i ricorrenti a pagare le spese processuali. Non si possono aggirare le leggi, nel pubblico si entra solo per concorso pubblico. Lo ha detto anche il ministro Dario Franceschini”.

Formalmente sono volontari, lo dicono anche loro, però hanno dei turni. Se uno è volontario va quando vuole no?
“Fanno turni da almeno da quattro ore, ma è tutto regolare grazie a una convenzione fatta con Giovanna Melandri e Walter Veltroni anni fa, firmata anche dalla Cgil. Che poi inganna queste persone dicendo che saranno assunte”.

Tutti i volontari hanno un rimborso fisso, come se fosse uno stipendio. Normale anche questo?
“Sono dei rimborsi spese e ho anche sbagliato a darglieli. Io vado dalla magistratura, me ne strafotto di quel che hanno dichiarato, è assurdo dire che prendessero scontrini a caso. Se sono fasulli allora è una truffa, quindi appena mi chiamerà la Guardia di Finanza porterò tutto alla magistratura”.

Mi scusi, ma lei andrebbe a fare il “volontario” quattro ore al giorno, con rimborso spese di 400 euro?
“Lo ha fatto anche mio figlio, quindi sì. Io vorrei che fossero assunti, ci mancherebbe”.

Però?
“Però non dipende mica da me, io cosa c’entro?”.

Mi perdoni, quindi il sindacato tutto, dalla Cgil fino alla Uil e via dicendo, ha firmato anni fa un accordo dove si istituisce il volontariato nei musei. E questi volontari, insieme ai dipendenti, mandano avanti la baracca. Ma le sembra normale, da sindacalista?
“Il governo non vuole assumere perché non ha i soldi, questa è la verità”.

E quindi ecco l’escamotage dei volontari.
“Guardi che la mia è una formica come associazione: Auser, Touring club, associazioni carabinieri, sa quante ce ne sono? E loro danno dei buoni pasti ai volontari, che sono dei pensionati. Una cosa illegale. L’unico modo che io avevo per dargli un rimborso era il metodo degli scontrini. Sono persone di supporto ma non indispensabili e io non schiavizzo nessuno”.

Ma come si sono avvicinate queste persone alla vostra associazione?
“Di questi venti della biblioteca, io non ne ho messo neanche uno. Sono stati segnalati, figli di dipendenti, iscritti a un certo sindacato…”.

La Cgil?
“Sì, ma se loro vogliono farmi una persecuzione, allora dico tutta la verità, davanti al magistrato”

Scusi ancora, ma da sindacalista, non vede un problema etico in tutto questo?
“Ma è tutto previsto dalla normativa. Devono cambiare la legge allora. Da sindacalista dico che sanno benissimo di essere volontari. A me danno 100 e 99 vanno a loro, il mio bilancio è pubblico, ho mani e coscienza pulita”.

Com’è fatta questa convenzione? Lei ci guadagna qualcosa?
“Qui ci sono associazioni grosse che hanno i miliardi. Il ministero ci dà un rimborso a noi e noi lo giriamo ai volontari. Stabilimmo con Veltroni questo, è previsto. Siamo nella piena legalità”.

Quindi tutte queste associazioni fanno filantropia, sta dicendo questo?
“Io non ho nessun guadagno, la mia è un’associazione non lucrativa. Se vuole le mando il bilancio”.

Lei è un dipendente del Mibact. Presiede un’associazione che fornisce un servizio al Mibact. Non c’è un conflitto di interesse?
“No, è tutto regolare, altrimenti mica avrei potuto farlo”.

Facciamo finta che domani nessun “volontario” si presenti nei musei italiani. Cosa succede?
“Chiuderebbero in tanti”.

Allora a rigor di logica il ministero sta sfruttando questi volontari, anche con la complicità di associazioni come la vostra.
“Ma perché? Non sono lavoratori questi. Sono loro che vengono a chiedere di dare una mano, gli servono per i crediti formativi all’università. Ripeto sono io che ho sbagliato a dargli i rimborsi spesi, sono l’unico. E tanto è vero che altre associazioni sono miliardarie”.

C’è un business dietro sulla pelle dei volontari, sta dicendo questo?
“Ma questo lo chieda a loro”.

Sarò ripetitivo, glielo chiedo ancora, al di là della legge non vede un problema etico in questa faccenda?
“Ascolti, per quelli che hanno fatto quella denuncia pubblica è l’ultima spiaggia per trovare un lavoro, per questo protestano. Perché non se ne sono andate come hanno fatto altri? Quelle che hanno fatto casino prendono 600 euro. Potevano rifiutarsi di prendere i soldi no?”.

(A fine conversazione interviene anche Rinaldo Satolli, coordinatore generale della Flp-Bac e spiega che “da quando si è insediato Franceschini abbiamo cominciato a fornire dati oggettivi circa la mancanza endemica di organico. In questi anni, lo sappiamo, è accaduto che si sono inventate delle forme creative per sopperire a delle mancanze. Servirebbero almeno tremila assunzioni attraverso concorso, l’età media degli assunti del Mibact è di 58 anni”).

— REPUBBLICA (22/05/2017).

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/22/news/volontari_biblioteca_roma_replica_raccomandati_cgil_ipocrita-166113926/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P4-S1.4-T2

s.v.,

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— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

http://wp.me/pPRv6-3UG

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LA STORIA – Elena, la regina delle gattare compie 100 anni: una vita da animalista & la festa di compleanno. CORRIERE DELLA SERA (19-20/05/2017) & THE NEW YORK TIMES (20/01/1995).

Roma. Elena Bruni gattara centenaria

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LA STORIA – Elena, la regina delle gattare compie 100 anni: una vita da animalista & la festa di compleanno. CORRIERE DELLA SERA (19-20/05/2017) & THE NEW YORK TIMES (20/01/1995).

ROMA | LA STORIA – Elena, la regina delle gattare, compie 100 anni: una vita da animalista. Nel 1995 sul New York Times apparve un articolo su di lei, difendeva i mici di Roma. La figlia: «Mamma finì poi su tutti i giornali del mondo». La festa in piazza Campitelli. CORRIERE DELLA SERA (19-20/05/2017).

Per lei domani mattina ci sarà una grande festa in piazza Campitelli: Elena Bruni, la prima «gattara» di Roma compie 100 anni. E la figlia Stella ha voluto fare le cose in grande con tanto di cerimonia in chiesa e poi ricevimento nel bel giardino di Santa Maria in Campitelli. «Mamma me la ricordo sempre gattara, ma proprio gattara – racconta con un po’ di emozione Stella -. Quando abitavamo a Monteverde scendeva alle 4 di mattina per dar da mangiare ai gatti. Un po’ lei era schiva, ed un po’ la gente del quartiere protestava perché l’accusavano di sporcare la strada. Ma quando poi è diventata famosa le facevano l’inchino…». Famosa Elena Bruni lo è diventata nel gennaio del 1995, quando sul New York Times apparve un articolo su di lei che difendeva i mici di Roma: «Poi è stata intervistata da tutti i giornali del mondo».

Elena è un po’ un’ «americana di Roma»: è nata a Boston il 20 maggio del 1917 da Enrico, un imprenditore che si era trasferito negli Stati Uniti e che quando lei aveva 8 anni è tornato in patria. Era rimasto vedevo poco dopo la nascita della figlia e infatti «il più grande dolore della sua vita è stato quello di non aver mai potuto pronunciare la parola “mamma”», si commuove ancora la figlia nel raccontarlo. Nella Capitale è poi andata a scuola dalle maestre Filippine a largo Arenula e da lì per tornare a casa passava da via del teatro di Marcello e si fermava a parlare con Ernesto Barberi, il figlio del titolare dell’«Antico caffè» (esiste dal 1886, è un negozio storico) che sarebbe diventato suo marito.

Così per lei è iniziata una vita romana divisa tra il lavoro al bar e la passione per i mici: ed è stata proprio la colonia felina del Teatro di Marcello la prima della quale si è occupata, oltre che naturalmente di tutti quelli di Monteverde dove allora viveva. Oggi la sua abitazione è sopra l’Antico Caffè, insieme alla figlia ed al nipote, e naturalmente ai gatti: ben nove e spesso qualcuno dorme ancora sul suo letto. Ormai centenaria non vede e sente pochissimo, però sul volto si legge ancora l’antica bellezza e l’amore che ha nutrito per la famiglia e per i tanti animali che nel tempo ha tenuto a vivere con sé: non solo mici, anche cani, piccioni, tortore, «un’animalista al cento per cento», ricorda la figlia. Una passione nata spontaneamente e che poi è riuscita a trasmettere perfino al nipote. E ancor oggi è Elena la memoria storica delle colonie feline: quando nacque l’ «Ufficio diritti animali» e iniziò il censimento dei gatti romani fu lei a tracciare le mappe di gatti e gattare che vi erano intorno al Campidoglio e a Monteverde. Nel tempo si è poi battuta per le sterilizzazioni e la protezione delle colonie storiche. Per questo domattina alla festa ci saranno anche alcune sue colleghe come Paola e Margherita, testimoni di antiche battaglie «quando per nutrire i mici per le strade si doveva andare con il polmone e la carne», non con croccantini e scatolette. E oggi che la colonia felina del Teatro di Marcello non c’è più (da 15 anni) tra i ruderi sopravvivono solo Romeo e due gatti rossi che, ovvio, vengono nutriti dalla famiglia Barberi.

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (19-20/05/2017).

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_19/elena-regina-gattare-compie-100-anni-vita-animalista-ffee2984-3c5c-11e7-bc08-57e58a61572b.shtml

http://roma.corriere.it/foto-gallery/cronaca/17_maggio_20/elena-gattara-compie-100-anni-festa-compleanno-39ba142c-3d55-11e7-a425-2bf1a959c761_preview.shtml

ROMA, Elena Bruni in: Rome Journal; A Slur, Cry Italy’s Cat Ladies, and the Fur Flies. THE NEW YORK TIMES (20 January 1995).

ROME, Jan. 19— It doesn’t take much to stir Rome’s “gattare,” the dedicated army of cat ladies who feed the estimated 200,000 wild cats that make their home in the city’s ancient monuments.

So when a recent article in a popular Roman newspaper shocked local pet owners with the news that an AIDS-like virus was on the rise among Roman strays, Elena Bruni was indignant. She took the report as a slur against her charges, a mangy melange of cats that haunt the empty arches of the Teatro di Marcello, across the street from the cafe-bar she and her family own.

“There have always been sick cats, just as there have always been healthy cats,” said Mrs. Bruni, a carefully coiffed 68-year-old. Every day for more than 30 years she has provided scraps and canned food to three cat colonies lucky enough to live on her way to work. “I don’t believe in this AIDS business,” she said. “Before, we said they had a cold; now it’s called AIDS.”

The article, in Il Messaggero, was careful to point out that the virus, feline leukemia, posed no danger to humans. But its headline, “Roman Cats, Be on Guard Against Infection: Veterinarians Sound the Alarm,” was enough to send phones ringing off the hooks at veterinary clinics around the city.

The uproar prompted Monica Cirinna, a city councilor who heads the Rome office of Animal Rights, to go on television to reassure panicky pet owners. But just as she feared, it was too late for some domestic cats. The morning after the article appeared, nine new cats were abandoned at the Protestant Cemetery, known as the burial place of Keats but also home to 250 cats, one of the largest colonies in Rome.

A city veterinarian estimated that 10 percent of the city’s 100,000 domestic cats were abandoned because of the article.

“This article was very damaging, and it caused us some terrible days,”‘ said Ms. Cirinna, speaking in a cubbyhole of an office tucked behind the cupola of the former Church of St. Rita, now used by the city as an exhibition hall.

If Rome’s cats had a vote — and they already have a long list of rights — they would surely elect Ms. Cirinna, a 31-year-old lawyer, as their representative. As it is, she was elected to the city council as a member of the Green Party and has been assigned the task of overseeing Rome’s remarkable animal rights law, adopted in 1988.

Under the law, the model for national legislation now being adapted to other Italian cities, wild cats, for instance, are guaranteed the right to live where they are born.

In other words, human beings cannot try to chase them from courtyards or rooftops, parks or street corners, let alone from their beloved archeological niches, like the Coliseum, the Teatro di Marcello, Trajan’s Market or the Pyramid of Cestius.

“We no longer talk about stray cats,” Ms. Cirinna said, “but about animals that have chosen to live in freedom, like birds. That entitles them to certain rights, including the right to their own territory.”

The city has used the law to coordinate efforts by a network of cat lovers whose ranks include opera stars, actresses (Anna Magnani was a cat lady), bank directors and lawyers, as well as the more ordinary “gattare” whose daily pilgrimages are a fixture of Roman life.

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By the time their benefactors arrive at fixed feeding points, dozens of cats are already waiting, skittering about the bushes in anticipation of their next meal, which sometimes includes a pasta course.

“For the most part, the majority of Romans love cats,” Ms. Cirinna said. “And they live well, because people love them.” But many cat ladies have other tales to tell, of being yelled at by people who accuse them of feeding vermin and of spreading diseases, of finding cats poisoned and killed.

“We have one of the most advanced laws on animal rights, but a far lower social consciousness,” said Dr. Claudio Fantini, who heads one of the city’s veterinary services. “There is enormous indifference out there. And these are costly programs at a time when things are difficult.”

The 1988 law also bars the city from killing stray animals who end up in its pounds, a policy that leaves many a beast to serve a life sentence without hope or reprieve in the city kennels. Dr. Fantini calls that aspect of the law “barbaric” but supports a related policy of citywide sterilization sweeps.

At the moment, 500 colonies totaling 7,000 to 8,000 cats are under veterinary supervision, either by the city’s own services or by private volunteers. Dr. Fantini’s team pays “sterilization” visits to two colonies a week. He estimates that Rome has 10,000 cat colonies.

The sterilization program gives due consideration to the delicate dynamics of the cat colonies. Males are castrated only in so-called “closed” colonies, like the one at the Protestant Cemetery, because in a more open environment they would become easier targets for their male rivals. The females are usually sterilized in a way that allows them to still go into heat, as a way of keeping the local males from straying outside the colony in search of a mate.

Dr. Fantini said there had been no organized effort in recent years to test stray cats for the leukemia or for F.I.V. — feline immunodeficiency virus. Such tests, he said, would be “a waste of money.”

Giovanni Castrucci, a specialist in infectious diseases at the Department of Veterinary Medicine at the University of Perugia, said, “The situation today is really no different than it was 10 years ago.”

“Perhaps the fact that cats are now more popular means that we are seeing more cases,” he said. “It’s obvious that our awareness of cats is greater, and with that comes a greater awareness of what might afflict them.”

Photo: A report that an AIDS-like virus is on the rise among stray cats in Rome drew an indignant response from Elena Bruni, one of Rome’s army of cat ladies. “Before, we said they had a cold, now it’s called AIDS,” said Mrs. Bruni, who fed one of her charges recently in front of the Teatro di Marcello. (Francesco Zizola for The New York Times).

FONTE | SOURCE:

— THE NEW YORK TIMES (20 January 1995).

http://www.nytimes.com/1995/01/20/world/rome-journal-a-slur-cry-italy-s-cat-ladies-and-the-fur-flies.html

FOTO | FONTE | SOURCE:

— Roma – A stray cat washing up in The Forum, Rome (date?).

VATICANO ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: WHITE HOUSE – Trump faces a higher authority: Pope Francis, POLITICO (19/05/2017) & Trump da Papa Francesco: niente elicotteri, ingresso protetto, Leonardo.it News (21/05/2017) Foto: Annalisa Giuseppetti, Roma | FACEBOOK (19/05/2017).

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VATICANO ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: WHITE HOUSE – Trump faces a higher authority: Pope Francis, POLITICO (19/05/2017) & Trump da Papa Francesco: niente elicotteri, ingresso protetto, Leonardo.it News (21/05/2017) Foto: Annalisa Giuseppetti, Roma | FACEBOOK (19/05/2017).

1).WHITE HOUSE – Trump faces a higher authority: Pope Francis. When the president visits the Vatican next week, he’ll meet with a pontiff who hasn’t been shy about criticizing him. POLITICO (19/05/2017).

ROME – Historically, the relationship between American presidents and pontiffs is a complicated one. But seldom has a first meeting been as awkward as the upcoming one between Donald Trump and Pope Francis. When Trump sits down with the spiritual leader of America’s 50-plus million Catholics next Wednesday, he’ll be face-to-face with perhaps the only person with a bigger global megaphone than his own. There will be little common ground between them — Trump sparred with Pope Francis on the campaign trail, and the pontiff has been critical of the president on issues ranging from climate change to immigration to refugee resettlement.

FONTE | SOURCE:

— POLITICO (19/05/2017).

http://www.politico.com/story/2017/05/19/trump-vatican-pope-francis-238522

2). ROMA – Trump da Papa Francesco: niente elicotteri, ingresso protetto, Leonardo.it News (21/05/2017).

Il 24 maggio, in Vaticano, il presidente americano Donald Trump incontrerà Papa Francesco. Un momento storico, un incontro tra l’anti-Trump e l’anti-Pap, per una sorta di riconciliazione dell’amministrazione Usa con il Pontificato di Francesco. Secondo la stampa Usa, si tratterà di un “incontro breve” forse per il gelo che c’è stato in questi mesi dal momento che il Papa non ha mai condiviso la politica dei “muri” voluta fortemente da Trump.

Trump, incontro di riconciliazione?
La finestra di dialogo tra Trump e Papa Francesco durerà poco meno di 45 minuti anche se, secondo i beninformati, al presidente americano potrebbero essere dedicati una ventina di minuti, così come fu per il predecessore Barack Obama. L’udienza è stata fissata alle 8.30 del mattino anche perché, appena un’ora dopo, è prevista quella generale, in piazza San Pietro a Roma.

L’unica richiesta fatta da Papa Francesco è che l’arrivo di Trump non pregiudichi l’afflusso dei fedeli e dunque l’udienza in piazza. Nessun elicottero privato ma solo un ingresso protetto per accogliere, nel miglior dei modi, il presidente americano e la moglie Melania.

FONTE | SOURCE:

— Leonardo.it News (21/05/2017).

http://news.leonardo.it/trump-da-papa-francesco-niente-elicotteri-ingresso-protetto/

FOTO | FONTE | SOURCE:

3). ROMA – Oddio! Santità! “Il mio vicino di casa è sceso per andare a comprare il giornale???? Per una frazione di secondo ho pensato davvero a Papa Francesco….” di Annalisa Giuseppetti, Roma | FACEBOOK (19/05/2017).

https://www.facebook.com/annalisa.giuseppetti

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

ROMA – Una lettera degli “scontrinisti” denuncia pubblicamente il caso di una cooperativa gestita da un sindacalista, dipendente del Mibact, che fornisce servizi alla biblioteca nazionale di Roma. Quindi allo stesso ministero.

I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.”

Sono volontari, ma per finta. Perché lavorano alla biblioteca nazionale di Roma, sul serio: con turni, ferie, mansioni specifiche e il pagamento finale con assegno. Alle dipendenze di una cooperativa, gestita da un sindacalista, dipendente del ministero per Beni culturali, che con lo stesso Mibact da anni ha in piedi una convenzione.

Loro si sono autodefiniti “scontrinisti”: la loro situazione è la nuova frontiera del lavoro precario e malpagato, senza diritti e senza alcuna forma di riconoscimento. Per essere pagati devono presentare scontrini per 400 euro. Essendo formalmente volontari, infatti, lo stipendio è ufficialmente un rimborso spese. “Raccogliamo anche gli scontrini per terra pur di raggiungere la cifra, se necessario: mica possiamo spendere davvero quei soldi…”, racconta una delle lavoratrici, Federica Rocchi. Dopo anni di questo sistema gli “scontrinisti” hanno deciso di denunciare tutto con una lettera su Facebook: “Siamo inseriti nel registro dei turni del personale della biblioteca per lo svolgimento di diverse mansioni come la vigilanza agli accessi, il servizio accoglienza, l’ufficio prestito, la distribuzione del materiale librario nelle sale di lettura, i servizi di magazzino e in altri uffici. Lavoriamo quattro ore al giorno, cinque giorni su sette, e, in vista delle festività invernali ed estive, dobbiamo presentare una richiesta ferie per assentarci. È evidente, dunque, che la biblioteca fa affidamento su di noi per lo svolgimento dei servizi”. Lettera firmata da sette persone, le altri quindici invece preferiscono non andare allo scontro. “In passato siamo stati minacciati”, spiega Rocchi.

La cosa paradossale è che il sistema sta in piedi grazie ad una cooperativa, Avaca, il cui presidente Gaetano Rastelli, risulta componente del coordinamento generale Flp Bac, sindacato dei lavoratori pubblici dei beni culturali. E dove andavano i finti volontari a ritirare lo stipendio? In via del Collegio Romano, cioè alla sede del Mibact. La situazione va avanti da almeno dieci anni. “Un anno fa siamo usciti allo scoperto – c’è scritto nella lettera – con un’azione sindacale che aveva l’obiettivo di aprire un dialogo con il direttore della biblioteca e con il ministero, ma il nostro tentativo è stato immediatamente rigettato da una chiara risposta di entrambi: voi non potete essere considerati dei lavoratori perché formalmente siete dei volontari”.

Come denunciano i “volontari”, il loro lavoro “ha permesso al ministero e alla biblioteca di garantire gli stessi servizi un tempo forniti dal personale di ruolo, risparmiando sulla nostra pelle, togliendoci la dignità che meritiamo e permettendo, di fatto, un’elusione fiscale e contributiva ancora non quantificabile”. Nessuno li ringrazierà, però. Con la circolare del 20 aprile scorso, emanata a tutte le biblioteche pubbliche statali, il Mibact ha imposto che le stesse, con l’arrivo del servizio civile nazionale, facciano “un’attenta valutazione in merito alla sostenibilità economica del rinnovo delle convenzioni in scadenza con le associazioni”, e “qualora l’analisi della situazione economica conduca a ritenere il permanere dell’interesse a stipulare convenzioni con associazioni di volontariato questi istituti dovranno: individuare la controparte mediante procedura di gara; prevedere la rotazione semestrale delle unità di volontari assegnati; applicare modalità organizzative atte a scongiurare qualsivoglia pretesa di riconoscimento di rapporto di lavoro subordinato”. Significa che, si legge ancora nella lettera di denuncia, “il lavoro fintamente volontario che abbiamo prestato finora sarà sostituito dal servizio civile. Il 30 giugno verrà interrotto il rapporto con noi della biblioteca nazionale di Roma e saremo mandati a casa senza, peraltro, alcuna forma di sostegno al reddito. E laddove proseguisse il rapporto con associazioni che offrono lavoro volontario, questo dovrà essere continuamente sostituito in modo da non dare adito al sospetto che si tratti di quello che in realtà è: lavoro mascherato da volontariato”.

Abbiamo cercato di contattare Rastelli per avere la sua versione dei fatti via telefono fisso, cellulare e mail, ma senza successo. Quanto ai finti volontari della biblioteca nazionale di Roma, loro invece chiedono “a tutti coloro che vivono una condizione di sfruttamento e non riconoscimento del proprio lavoro di unirci a noi e alle forze sindacali e politiche di essere in piazza il 25 maggio alle ore 10 davanti alla biblioteca nazionale contro lo sfruttamento dei lavoratori del Mibact e per valorizzare il patrimonio culturale nazionale”.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017)

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=129587

ROMA – LAVORO Oltre il voucher, il lavoro a scontrino. «Io, scontrinista, sfruttata dalla Biblioteca di Roma» Referendum. Le storie dei lavoratori. Alla Nazionale 25 «volontari» con il solo rimborso pasti. E al Policlinico Gemelli appalti disinvolti. IL MANIFESTO (17/01/2017).

Svolgono lavoro di catalogazione, di portineria, perfino di fornitura di materiali agli utenti, come dei veri e propri dipendenti: eppure sono «fantasmi», non riconosciuti degni neanche di una trattativa sindacale. Questa volta non parliamo di un call center in un sottoscala né di un gruppo di braccianti sfruttati, ma di alcuni lavoratori – circa 25 – della Biblioteca nazionale di Roma. Vanno al di là dei voucher, sono addirittura pagati con gli scontrini: loro presentano le ricevute della spesa fatta in un mese, e la biblioteca ricambia con un forfait di circa 400 euro.

La moderna schiavitù del libro è stata denunciata ieri da Federica, catalogatrice «volontaria» della Biblioteca nazionale della Capitale. «Volontaria perché – spiega alla conferenza stampa indetta dalla Cgil per parlare dei referendum sul lavoro – da anni non pare ci sia altro modo di inquadrarci che come iscritti a un’associazione di volontariato. Abbiamo chiesto più volte di incontrare il direttore della Biblioteca, ma appunto in quanto “volontari” ci ha fatto rispondere che non abbiamo diritto a una interlocuzione».

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Storie di Voucher #1 – Federica: «Mi pagano con gli scontrini» | Storia di Federica, che lavora alla Biblioteca Nazionale e viene pagata in scontrini alimentari. Rassegna.it | YouTube (12/01/2017).

LA BIBLIOTECA nazionale dipende dal ministero dei Beni culturali, e fa acqua da tutte le parti. Il servizio agli utenti è costantemente a rischio, e carente, per una mancanza strutturale di organico, tappata alla bell’e meglio dai «volontari»: alcuni di loro lavorano retribuiti a scontrino da 13 anni, altri da sette o cinque, senza che sia mai cambiato nulla. Le recenti denunce – una conferenza stampa della Cgil, un articolo del manifesto, un servizio della trasmissione di Rai 2 Nemo – hanno aperto uno squarcio su una situazione totalmente surreale.

FEDERICA, 32 ANNI, scontrinista alla Nazionale da cinque, è la lavoratrice che ha scoperchiato il vaso di Pandora della Biblioteca, raccontando la sua storia a una delle prime iniziative pubbliche della Cgil per i referendum su voucher e appalti: «Noi andiamo ben oltre i voucher – spiega – La nostra paga, di massimo 400 euro al mese per 20 ore settimanali, ci viene erogata solo se presentiamo gli scontrini delle spese alimentari degli ultimi 30 giorni. Ogni singolo buono non può superare i 30 euro, e a volte – pur di arrivare ai 400 euro – portiamo anche scontrini dei dipendenti della biblioteca o di nostri familiari. L’associazione Avaca, che ha una convenzione con il ministero dei Beni culturali e che ci retribuisce, annulla qualche scontrino: in questo caso il valore ci viene decurtato il mese successivo. Capita che ci chieda anche di raccogliere più di 400 euro di scontrini: fino a 500 o 600, se li troviamo. Non sappiamo poi cosa se ne facciano».

Federica racconta che i nomi dei volontari vengono inseriti nel piano turni, accanto a quelli dei dipendenti, e che è l’ufficio Servizi della Biblioteca a gestire gli uni e gli altri. «Prima delle recenti denunce pubbliche, capitava spesso che i volontari coprissero da soli intere sale o il magazzino, ma ora stanno sempre attenti ad accoppiarli ad almeno un dipendente. Lo stesso per i fogli firma di entrata e uscita: in passato era segnato anche il nostro turno, dopo gli articoli e i servizi tv è stato rimosso».

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«Siamo fantasmi – riprende Federica – eppure lavoriamo come tutti i dipendenti all’accoglienza degli utenti, alla catalogazione, alla fornitura di materiali e libri ai tavoli». L’intervento choc di Federica entra nel vivo quando passa a spiegare il metodo di retribuzione applicato dalla Biblioteca nazionale, una invenzione straordinaria (in senso negativo), che va al di là degli stessi voucher, perché non prevede neanche i contributi previdenziali: «Raccogliamo gli scontrini della spesa alimentare fatta in un mese, a volte ci vengono dati anche dai dipendenti per solidarietà, quindi li presentiamo alla Biblioteca: a fronte ci viene dato una sorta di “rimborso spese” forfettario, con un tetto massimo di circa 400 euro».

Insomma, giusto il diritto ai pasti: perché almeno l’energia per spostare i libri da qualche parte la devi pur prendere. Ti ammali? Fai un bambino? Saluti e baci, sei un «volontario».

Alla conferenza stampa è intervenuto anche Giancarlo Sofo, operaio in subappalto del Policlinico Gemelli: per ben 21 anni si è occupato della manutenzione di reparti e sale operatorie, ma oggi è disoccupato. Attende 4 mesi di stipendi arretrati: non può pretendere che sia il Policlinico, luogo per cui in effetti lavora, a risarcirlo del dovuto. A farlo dovrebbe essere l’impresa che ha vinto l’appalto, che però, piccolo particolare, al momento gli risponde picche. Se passasse il Sì al referendum Cgil, il Policlinico sarebbe obbligato a sanare il problema.

FONTE | SOURCE:

— IL MANIFESTO (17/01/2017).

FOTO | FONTE | SOURCE:

— edoardo baraldi, FRANCESCHINI “SUL CASO BOSCHI NON VEDO UN CONFLITTO D’INTERESSI” | FLICKR (14/05/2017).

FRANCESCHINI

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Foro romano e Palatino sono chiusi Ma per i turisti americani c’è la cena. CORRIERE DELLA SERA (20/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Foro romano e Palatino sono chiusi Ma per i turisti americani c’è la cena. CORRIERE DELLA SERA (20/05/2017).

ROMA – Foro romano e Palatino sono chiusi Ma per i turisti americani c’è la cena. L’area archeologica interdetta al pubblico nella Notte dei musei. Eppure un gruppo di visitatori dagli Usa se la gode in esclusiva.

Non c’è pace in questi giorni per l’area archeologica centrale: sul Palatino sfavilla il discusso palcoscenico di Divo Nerone-Opera rock. Invece sabato il Foro Romano è rimasto fuori dalla Notte dei musei (insieme al Palatino) per ospitare una cena di facoltosi americani. Sì, proprio così: uno dei luoghi più affascinanti di Roma non viene aperto al pubblico per quest’evento, già opzionato un paio di mesi fa. La società organizzatrice ha preparato un aperitivo elegante per 100 persone su una terrazza del Palatino con camerieri e musica, poi a gruppi di venti sono andati in visita guidata tra le bellezze antiche di Roma, con in mano un calice di champagne.

Il pubblico de’ «La notte dei Musei» ad 1 euro si è dovuto accontentare (si fa per dire) del Colosseo. Gli stessi organizzatori dell’evento Usa per assicurarsi la privacy, e non avere problemi, hanno acquistato molto tempo fa tutti gli ingressi delle visite notturne de’ «La luna al Foro», ovvero hanno comprato ticket per 25 gruppi da 10 persone: questi sono i numeri previsti per un sabato notte dalla società che organizza le visite notturne. Poi il diavolo ci mette la coda: così la notte degli americani nell’antica Roma coincide con «La notte dei musei». Come si fa? Viene tirato fuori il problema della sorveglianza carente in aree delicate come Palatino e Foro, soprattutto di notte, si trova il personale solo per il Colosseo. E così gli americani si godono tranquilli il loro elegante drink archeologico.

Tornando allo spettacolo Divo Nerone-Opera rock l’ allestimento del palco si è appena concluso e gli occhi sono gia puntati su quell’astronave, che di notte emana luci intermittenti. Trasformando la visione di un luogo autorevole come il colle Palatino. Lo spettacolo inizia il 7 giugno, «avevamo annunciato in conferenza stampa il 1 giugno, ma poi abbiamo slittato, a causa della sfilata del 2 giugno e le successive ripercussioni, di una settimana», raccontano dall’organizzazione. L’evento ha in ogni caso già prodotto i primi effetti: i turisti che sceglieranno di visitare il Palatino non potranno vedere l’area della Vigna Barberini, interdetta per tutto il tempo che durerà «Divo Nerone», ovvero fino al 31 luglio. «Sembra un’astronave aliena atterrata sul Palatino – racconta Manuela Martelli, residente al Cielo – quando l’ho vista la prima sera mi sono impressionata per i colori e la grandezza. I miei bambini erano entusiasti, hanno pensato ad un disco volante».

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (20/05/2017).

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_20/foro-romano-palatino-chiusi-ma-turisti-americani-cena-f5e61828-3d8a-11e7-a425-2bf1a959c761.shtml

FOTO | FONTE | SOURCE:

— Stephanie Dando, Penn State University [Bachelor of Architecture degree] (2015).

http://www.stephaniedando.com/link.html

http://www.pantheon-institute.com/nbpantheon/tag/fall-2015/

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il MiBACT- Palco sul Palatino, Franceschini: “Solo polemiche & “Nessun rischio per la tutela.” DIRE LAZIO, LA REPUBBLICA & OSSERVATORE ROMANO (19/05/2017).

http://wp.me/pPRv6-3TZ

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Musical sul Palatino, l’archeologo Coarelli: “Sul tempio di Eliogabalo camion, gru e tiranti scandalo internazionale.” LA REPUBBLICA (18/05/2017). Foto: Nathalie Naim, Roma | FACEBOOK (18/05/2017).

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Anger in Rome over rock musical based on the life of the Emperor Nero, THE TELEGRAPH, U.K., (18/05/2017). Foto: Nathalie Naim, Roma | FACEBOOK (18/05/2017).

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Adriano La Regina, in: FINO A SETTEMBRE. Il palco davanti al Colosseo pronto a ospitare l’opera rock «Divo Nerone», CORRIERE DELLA SERA (18/05/2017). Foto: Nathalie Naim, Roma | FACEBOOK (18/05/2017).

http://wp.me/pPRv6-3T0

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Arch. Luigi Maria Valadier – “La mappa segreta del Colosseo portata alla luce da Napoleone” (1814 | 1844). Dott.ssa Orietta Verdi, Archivio di Stato di Roma & IL MESSAGGERO (12/07/2016);* s.v., Dott. Gianluca Schingo (1998 | 2001).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Arch. Luigi Maria Valadier – “La mappa segreta del Colosseo portata alla luce da Napoleone” (1814 | 1844). Dott.ssa Orietta Verdi, Archivio di Stato di Roma & IL MESSAGGERO (12/07/2016);* s.v., Dott. Gianluca Schingo (1998 | 2001).

Il sogno di un visionario come Napoleone Bonaparte, un monumento di culto come il Colosseo, un architetto dal nome illustre come Luigi Valadier (figlio primogenito del più noto Giuseppe).

Per Larcan - Archivio di Stato - Anfiteatro Flavio Colosseo 1814 Carteggio L.M.Valadier

1). ROMA – Arch. Luigi Maria Valadier – “La mappa segreta del Colosseo portata alla luce da Napoleone” (1814 | 1844), IL MESSAGGERO (12/07/2016).

PDF = Arch. Luigi Maria Valadier | MESSAGGERO (12/07/2016) =

ROMA – Arch. Luigi Maria Valadier – “La mappa segreta del Colosseo portata alla luce da Napoleone” (1814 | 1844), IL MESSAGGERO (12/07/2016).

Sono i protagonisti di una storia quasi del tutto sconosciuta che si è consumata nell’estate del 1814, ma che si sta riscrivendo in queste ore all’Archivio di Stato di Roma. Perché nei depositi dell’istituto di Sant’Ivo alla Sapienza, in una camera blindata che custodisce un corpus di documenti extravagantes, si sta riscoprendo il monumentale album del Valadier junior intitolato Icnografia dell’arena dell’Anfiteatro Flavio detto Colosseo. L’opera raccoglie tredici tavole con disegni a china, acquerello e tempera (fogli lunghi oltre un metro e mezzo) che riproducono con la precisione di un ingegnere, l’estro cromatico di un artista e la suggestione di un paesaggista, tutte le strutture dei sotterranei del Colosseo. «Siamo di fronte ai primi rilievi scientifici del complesso degli ipogei del Colosseo, riportato alla luce per la prima volta con il disfacimento dell’arena voluta da Napoleone Bonaparte quando nel 1809 la Consulta straordinaria per gli stati romani, ossia l’organo del governo francese che si era sostituito allo Stato pontificio, decretò l’avvio dei lavori di scavo che iniziarono di fatto nel 1811», racconta Orietta Verdi [1], vicedirettore dell’Archivio di Stato.

IL VENTRE
Eccola, dunque, la prima fotografia del ventre del Colosseo, il labirinto di tunnel, nicchie, volte e darsene che garantivano la macchina da spettacolo più grande dell’antichità, così come volle riportarlo alla luce per la prima volta Napoleone. In queste ore, nei laboratori dell’Archivio Orietta Verdi. sta ristudiando le grandiose pagine di un tesoro d’arte (con tanto di intervento di restauro), pronte a calamitare l’attenzione da parte di archeologi e speleologi. Soprattutto ora con il debutto della seconda fase del restauro del Colosseo griffato Tod’s e Diego Della Valle dedicata ai sotterranei e alla ricostruzione dell’arena.

La storia della scoperta dell’album del Valadier junior viene da lontano. Alla fine degli anni 80 del secolo scorso, un gruppo di giovanissimi archivisti venne incaricato di riordinare nelle soffitte di Sant’Ivo alla Sapienza un cumulo di piante e cartografie non identificate. Riemersero documenti dedicati al Colosseo, ma solo tra il 1997 e il 98 cominciò l’identificazione, grazie all’intuizione dell’archeologo Gianluca Schingo [2]. Carte note fino ad oggi solo ad un ristretto gruppo di studiosi, ma mai divulgate nella loro interezza al grande pubblico. E che ora potrebbero prendersi la loro rivincita con un progetto di valorizzazione. I documenti d’altronde rievocano una vicenda degna di un film. «Alla metà del Settecento Benedetto XIV aveva dichiarato sacra l’arena del Colosseo perché pregna del sangue dei martiri cristiani, e aveva fatto installare le dodici stazioni della Via Crucis», racconta la Verdi.

L’arrivo dei francesi a Roma segnò una svolta epocale. «Si trattò di una cesura politica forte – dice la Verdi – perché lo Stato di Napoleone si imponeva con uno spirito laico e sulla base di questa visione il Colosseo divenne l’oggetto di nuove indagini». Via l’arena, dunque (non senza scatenare un acceso dibattito antiquario). Svelare gli ipogei divenne una priorità, magari anche con l’ambizione di intercettare statue o marmi inediti da collezionare. «I lavori andranno avanti fino al 1814 nel solco del progetto di Napoleone, nonostante il governo provvisorio murattiano e poi il ritorno dei Pontefici», osserva la Verdi. Fu il cardinal Rivarola, sotto Pio VII, a incaricare Luigi Maria Valadier di eseguire i rilievi dei sotterranei, i primi mai realizzati con criteri moderni. Ebbe a disposizione i quattro mesi estivi. Cominciò nel giugno del 1814. Lavorava assistito da una squadra di 160 detenuti condannati a picconare quel bagno penale del Colosseo. Doveva sbrigarsi. La decisione estrema fu quella di reinterrare l’arena scavata entro l’autunno.

MOTIVAZIONE
La motivazione ufficiale era legata alla falda acquifera riaffiorata con gli scavi che rischiava di deteriorare le murature. Lo stesso Valadier junior racconta di aver dovuto «travagliare giorno e notte fra l’acqua e la terra per copiare fedelmente li più minimi dettagli». Va immaginato immerso nell’acqua mentre esegue (anche alla luce di torce) i rilievi dei nicchioni presso il podio delle belve feroci, o l’infilata di muri coronati da archi titanici. Distinguendo attraverso i colori le varie epoche di tufi e travertini. Il compenso, arrivato solo nel 1833, fu di 420 scudi. Ma come precisa la Verdi: «Rifare l’arena significò anche ricucire la ferita politica inferta da Napoleone alla Chiesa». E oggi l’arena del Colosseo continua a scrivere pagine di storia.

FONTE | SOURCE:

FOTO | FONTE | SOURCE:

— * di Laura Larcan | IL MESSAGGERO (12/07/2016). Per Larcan – Archivio di Stato – Anfiteatro Flavio Colosseo 1814 Carteggio L.M.Valadier |foto: Paolo Rizzo/Ag.Toiati.

http://www.ilmessaggero.it/roma/cultura/mappa_segreta_colosseo_napoleone-1851397.html

http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/roma/cultura/mappa_segreta_colosseo_napoleone-1851397.html

s.v.,

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— 1). Orietta Verdi, “I DESIGNI DEGLI IPOGEI DELL’ AREA DEL COLOSSEO ESEGUITI DA LUIGI MARIA VALADIER NEW 1814,” pp. 24-25; in: Augusto Pompeo et alli., EFFETTO ARCHIVIO – Memeini Ergo Sum, Roma – MIBACT | ARCHIVIO DI STATO DI ROMA (1999).

1.1.). MIBACT | ASR, L’Album di Luigi Maria Valadier – Giornate Europee del Patrimonio 2016, Roma (2016) [24/09/2016].

Presentazione, nella Sala Alessandrina, della cartografia archeologica di Roma all’inizio dell’Ottocento ed in particolare dell’ Album degli ipogei del Colosseo di Luigi Maria Valadier, monumentale album dei rilievi degli ipogei del Colosseo scavati durante il periodo napoleonico e ricoperti all’indomani della Restaurazione, disegnati da Luigi Valadier figlio del celebre Giuseppe. In concomitanza con il recente progetto varato dal MiBACT per ricostruire l’arena del Colosseo, l’Archivio di Stato intende far conoscere le 13 tavole acquerellate di grandi dimensioni che tramandano il rilievo, eseguito due secoli orsono con metodo scientifico, degli ambienti sotterranei utilizzati per il ricovero delle belve del circo e il transito dei gladiatori.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_450970448.html

— 2). Dott. Gianluca Schingo, Un rilevatore archeologico del Colosseo tra francesi e restaurazione: il caso di Luigi. M. Valadier. Roma Moderna e Contemporanea, VI, 1-2 (1998), pp. 195-210 [PDF] =

G. Schingo | ([academia.edu] | 1998 | 2001) =

https://www.academia.edu/4509606/Un_rilevatore_archeologico_del_Colosseo_tra_francesi_e_restaurazione_il_caso_di_Luigi._M._Valadier

— 2.1). Dott. Gianluca Schingo, La documentazione degli scavi napoleonici dell’arena nei rilievi di Luigi Maria Valadier, pp. 301-313, in: A. La Regina (a c. d.), Sangue e arena, Milano (2001) [PDF] =

https://www.academia.edu/5619187/La_documentazione_degli_scavi_napoleonici_dellarena_nei_rilievi_di_Luigi_Maria_Valadier

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Giacomo Boni | Il Foro Romano – Roma “Dalla Restitutio Urbis” Via Della Grazie 16 & Plastico Roma – Ricostruzione Plastica Eseguita Dal Prof. G. Marcellini (c. 1904-06).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Giacomo Boni | Il Foro Romano – Roma “Dalla Restitutio Urbis” Via Della Grazie 16 & Plastico Roma – Ricostruzione Plastica Eseguita Dal Prof. G. Marcellini (c. 1904-06).

Foto: Prof. Giacomo Boni | Il Foro Romano – Roma “Dalla Restitutio Urbis” Via Della Grazie 16 & Plastico Roma – Ricostruzione Plastica Eseguita Dal Prof. G. Marcellini (c. 1904-06).

FOTO | FONTE | SOURCE:

— Prof. Marco Galli, Il Winckelmann-Institut della Humboldt Universität Berlino e il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma vi invitano al Q-Kolleg dell’ AA 2016/17. LA SAPIENZA UNIVERSITA` DI ROMA (2017).

http://www.antichita.uniroma1.it/didattica-0/q-kolleg

s.v.,

1). ROMA – DALLA RESTITUTIO URBIS – VIA DELLE GRAZIE 16 – FORO ROMANO (RICOSTRUZIONE PLASTICA ESEGUITA DAL PROF. G. MARCELLIANI (c.1904-06?), in: ROMA, MIBACT | ICCD – L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – Fototeca Nazionale, Neg. 9077 (2006).

Rome - Model of Ancient Rome [Imperial Fora]. Designed / created by Prof. Giusseppe Marcelliani.  c. 1905 - 1906. Model was displayed near the entrance to the Roman Forum (Via della Grazie 16), c. 1906 onwards.

FONTE | SOURCE:

–ROMA, ROMA, MIBACT | ICCD – L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – Fototeca Nazionale, Neg. 9077 (2006).

http://www.iccd.beniculturali.it

2). [PROF. GIUSEPPE MARCELLIANI] ANCIENT ROME REBUILT. THE WASHINGTON POST, WASHINGTON DC, USA. JAN. 11th, 1908, p.E12. = “Rome, Dec. 24. [1907] – Prof. Marcelliani, a modest but learned archaeologist, who has made the topography of ancient Rome a life study, has after seventeen months of patient and careful work succeeded in reconstructing in terra cotta model the principal buildings of Imperial Rome. His models, complete in every detail, are now exhibited in a hall near the [Roman] Forum.”

— FOTO 1 – ROMA | ROMA ARCHEOLOGIA & Plastico Imperiale: Prof. G. Marcelliani, “Restitutio Urbis / Roma di coccio,” (1905-06), Museo della Civilta` Romana di Alvaro ed Elisabetta de Alvariis (05/2012).

ROMA ARCHEOLOGIA & Plastico Imperiale: Prof. G. Marcelliani, "Restitutio Urbis / Roma di coccio," (1905-06), Museo della Civilta` Romana di Alvaro ed Elisabetta de Alvariis  (05/2012).

— FOTO 2 – ROMA | FORO ROMANO (RICOSTRUZIONE PLASTICA ESEGUITA DAL PROF. G. MARCELLIANI [1904-06]), in: L. BENEVOLO / F. SCOPPOLA (1988), p. 4.

Rome - Model of Ancient Rome [Imperial Fora]. Designed / created by Prof. Giusseppe Marcelliani.  c. 1905 - 1906. View of the Capitoline Hill, Roman Forum, Imperial Fora & Colosseum Valley.(foto source: L. Benevolo / F. Scoppola, 1988. pg. 4).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il MiBACT- Palco sul Palatino, Franceschini: “Solo polemiche & “Nessun rischio per la tutela.” DIRE LAZIO, LA REPUBBLICA & OSSERVATORE ROMANO (19/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il MiBACT- Palco sul Palatino, Franceschini: “Solo polemiche & “Nessun rischio per la tutela.” DIRE LAZIO, LA REPUBBLICA & OSSERVATORE ROMANO (19/05/2017).

ROMA – Palco sul Palatino, Franceschini: “Solo polemiche.” DIRE LAZIO (19/05/2017).

Palco sul Palatino, Franceschini: “Solo polemiche”
ROMA – “E’ naturale che ci siano opinioni differenziate, e penso che la Soprintendenza abbia risposto in modo molto preciso. Figuriamoci se non e’ stata esaminata ogni parte di quella richiesta sul fatto che non ci siano rischi per la tutela. La struttura non e’ permanente, sta lì qualche mese e poi verrà smontata, porterà molte entrate per la Soprintendenza”. Lo dice il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, a proposito delle polemiche sul palco montato al Palatino per lo spettacolo ‘Divo Nerone’.

“NON ANDASSE BENE, NON SI FARA’ PIU’”

A margine della presentazione di Art city a Palazzo Venezia, a chi gli chiede se il palco gli piace, il ministro risponde così: “A dire la verità non l’ho visto, l’ho visto solo nelle fotografie. Però ripeto- aggiunge- quella può essere un’osservazione, ma parliamo di qualcosa che sta qualche mese e poi viene smontata. Non andasse bene, non si farà più i prossimi anni, pero’ mi pare si stiano montando delle polemiche. Del resto, mi pare che si facciano festival a Caracalla, si sono fatti concerti di tutti i tipi al Circo Massimo e davanti al Colosseo. Quindi per carità, pero’ non mi sembra una novità”.

FONTE | SOURCE:

— DIRE LAZIO (19/05/2017).

http://www.dire.it/19-05-2017/122587-palco-sul-palatino-franceschini-solo-polemiche

2). ROMA – Roma, Osservatore Romano su musical Nerone: “Insulto a paesaggio”. Franceschini: “Sul palco solo polemiche.” LA REPUBBLICA (19/05/2017).

Il giornale cattolico ospita un intervento dell’ex soprintendente Adriano La Regina. Ma il ministro ribadisce: “Nessun rischio per la tutela.”

“Un insulto al paesaggio archeologico”. Così l’Osservatore Romano, in un articolo dell’ex sovrintendente Adriano La Regina, boccia il megapalco che dovrebbe ospitare il musical su Nerone sistemato tra le antichità romane al Palatino. “Le proporzioni sono fuorvianti, il materiale incongruo e, d’altra parte, esistono strumenti più efficaci e meno dannosi, invadenti e volgari per rappresentare la ricostruzione ideale di un monumento antico” scrive l’ex sovrintendente alle antichità.

“Penso che è naturale che ci siano opinioni differenziate e che la Soprintendenza abbia risposto in modo molto preciso. Figuriamoci se non è stata esaminata ogni parte di quella richiesta e sul fatto che non ci sono rischi per la tutela”. Così il ministro di beni culturali e turismo, Dario Franceschini, risponde a chi gli chiede della polemica sul palco montato all’interno dell’area dei Fori per lo show Il divo Nerone – in scena dal 7 giugno.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (19/05/2017).

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/05/19/news/roma_osservatore_roma_su_musical_nerone_al_palatino_un_insulto_al_paesaggio_-165848419

— ROMA – ​Prof. Adriano La Regina, Un insulto al paesaggio archeologico · ​Tralicci e teloni pubblicitari a Roma. OSSERVATORE ROMANO (19/05/2017).

Qualche anima candida sostiene che i tralicci metallici innalzati sul Palatino per uno spettacolo estivo, benché ripugnanti, abbiano almeno il pregio di mostrare come si doveva presentare alla vista da molte parti di Roma, il tempio di Sol invictus, fatto erigere dall’imperatore Eliogabalo. Ma non è così: le proporzioni sono fuorvianti, il materiale incongruo e, d’altra parte, esistono strumenti più efficaci e meno dannosi, invadenti e volgari per rappresentare la ricostruzione ideale di un monumento antico. Si tratta invece, più semplicemente, della forma di consumo di un bene non riproducibile, che richiederebbe ben altro rispetto.

L’offesa al patrimonio storico, per ora già riconoscibile, riguarda il paesaggio archeologico di Roma, tutelato per l’interesse universale, prima ancora che dalle leggi che impongono intelligente cura e attenzione. È un paesaggio non marginale dell’ambiente urbano: è il paesaggio delle vestigia storiche più espressive e delicate dell’antica Roma; riguarda la prospettiva e i caratteri formali, riguarda insomma l’aura, il fascino dei luoghi ove ebbe origine e vita più intensa la città stessa e sui quali miti, leggende e avvenimenti storici hanno sollecitato la fantasia e la curiosità degli antichi e dei moderni.

Del tempio di Eliogabalo, distrutto nel medioevo per trarne marmi lavorati, restano esili reliquie, sufficienti tuttavia per riconoscerne le imponenti dimensioni e la perduta maestosità.

I luoghi e le cose si trasformano, ma non perdono significato per chi sappia riconoscervi i segni del tempo trascorso. Sulle rovine ora violate per un uso non consono alla loro destinazione culturale sorge la piccola chiesa di San Sebastiano al Palatino. La tradizione religiosa, documentata dagli acta sanctorum ha qui serbato memoria del santo che, prima di essere martirizzato nel vicino ippodromo del palazzo dei cesari, si era rivolto all’imperatore proprio sulla gradinata di quel tempio.

Il grave abuso ora perpetrato nei confronti dei monumenti romani non è il primo ma è certamente il più grave, sia per l’entità della costruzione innalzata in uno spazio monumentale, sia per la lunga durata delle manifestazioni previste: queste sottrarranno l’area alle attività di ricerca — in particolare agli scavi in cui sono coinvolti studiosi francesi che, tra l’altro, hanno consentito di riconoscere i resti della coenatio rotunda di Nerone — e imporranno l’alterazione del paesaggio archeologico per tutta l’estate.

Si è così certamente in linea con gli attuali orientamenti di politica culturale che non si fanno scrupolo di assoggettare il patrimonio storico artistico a mire speculative: il segno più evidente è la proliferazione dei restauri di immobili privati di interesse artistico con il solo fine di esporre teloni pubblicitari sulle impalcature, che peraltro restano ben oltre il tempo necessario.

Questo criterio, vieppiù diffuso, produce un’offesa alla bellezza della città, privandola di caratteri tradizionali per motivi non ammissibili. L’elevato valore degli immobili di pregio ai quali sono affisse le pubblicità non giustifica il ricorso a sistemi che infliggono un danno a cittadini e visitatori, così depauperati del paesaggio e di beni artistici di pubblico interesse.

Chi, venendo da una lontana parte del mondo, voglia contemplare la colonna di Traiano, e trarne una fotografia nel suo ambiente architettonico, recherà con sé anche il ricordo di un’immagine pubblicitaria affissa sul retrostante palazzo di Roccagiovine.

FONTE | SOURCE:

— OSSERVATORE ROMANO (19/05/2017).

http://www.osservatoreromano.va/it/news/un-insulto-al-paesaggio-archeologico

FOTO | FONTE | SOURCE:

— Entre Fantasmas – POR CERES ARANTES 5 DE ABRIL DE 2012

https://sonhosemmosaico.wordpress.com/2012/04/05/entre-fantasmas/

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Musical sul Palatino, l’archeologo Coarelli: “Sul tempio di Eliogabalo camion, gru e tiranti scandalo internazionale.” LA REPUBBLICA (18/05/2017). Foto: Nathalie Naim, Roma | FACEBOOK (18/05/2017).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Musical sul Palatino, l'archeologo Coarelli: "Sul tempio di Eliogabalo camion, gru e tiranti scandalo internazionale." LA REPUBBLICA (18/05/2017). Foto: Nathalie Naim, Roma | FACEBOOK (18/05/2017).

 

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: EPIC FAIL SU FACEBOOK – Comune Roma, e la foto del gabbiano ai Fori scatena l’ironia: «L’ottavo re?» CORRIERE DELLA SERA (18/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: EPIC FAIL SU FACEBOOK – Comune Roma, e la foto del gabbiano ai Fori scatena l’ironia: «L’ottavo re?» CORRIERE DELLA SERA (18/05/2017).

ROMA – EPIC FAIL SU FACEBOOK – Comune Roma, e la foto del gabbiano ai Fori scatena l’ironia: «L’ottavo re?» CORRIERE DELLA SERA (18/05/2017).

Giovedì mattina sulla pagina social del Campidoglio spunta l’immagine col volatile che, dai romani, è ormai considerato simbolo del degrado della città.

La foto del gabbiano in primo piano e dietro i Fori Imperiali. Un’immagine postata sul profilo ufficiale di Roma Capitale su Facebook, che voleva dare il buongiorno ai romani e che invece finisce in «epic fail», ovvero in gergo dei new media un errore clamoroso. Nell’intento dei social manager del Comune c’era forse la volontà di unire l’ambiente e la storia della città, solo che il 90 per cento dei commenti degli utenti del social ha fatto notare il pastrocchio. Visto che i gabbiani ormai sono diventati il simbolo dell’immondizia capitale, i pulitori dei rifiuti che invadono le strade, spesso a gara con topi e, persino, cinghiali. «Prontissimo a lanciarsi sulla monnezza!» ironizza subito un cittadino e un altro: «Ottavo re di Roma».

«Il nuovo assessore all’ambiente pennuto?»
Le battute si sono sprecate. «C’è da vergognarsi a postare una foto così sul profilo ufficiale Facebook di Roma Capitale. Il gabbiano vive nelle località di mare e Roma non è un porto. I gabbiani sono endemici a Roma per la spazzatura e la sporcizia perennemente a portata di becco», la sintesi dei commenti alla foto di Roma Capitale. «Gli manca er sorcio in bocca», fa notare qualcuno e poi le domande d’obbligo nel segno del sarcasmo. «E’ il nuovo assunto per la derattizzazione di Roma?», «è il nuovo assessore all’ambiente?», «avete completamente sdoganato il gabbiano come animale simbolo della Capitale? Bravi…», e c’è chi chiede anche l’immagine con l’altro protagonista delle discariche romane: «La prossima foto col cinghiale mi raccomando. E si credono geni della comunicazione». Fino alla citazione letteraria: ecco «Il gabbiano Jonathan Garbage (immondizia in inglese, ndr)». Fino all’appello alla sindaca Virginia Raggi, in romanesco stretto ovviamente: «qualcuno sta fatto fracico di prima mattina me sa… Virgì dije qualcosa te prego…».

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (18/05/2017).

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_18/comune-roma-foto-gabbiano-fori-scatena-polemica-48b6f604-3bb9-11e7-83da-130c74015a48.shtml

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Paolo Portoghesi, L’INTERVENTO «Mussolini urbanista? No, usò l’architettura per soggiogare». CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Paolo Portoghesi, L’INTERVENTO «Mussolini urbanista? No, usò l’architettura per soggiogare». CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

Prof. Arch. Paolo Portoghesi, L’INTERVENTO «Mussolini urbanista? No, usò l’architettura per soggiogare». CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

Nel suo libro Mussolini architetto Paolo Nicoloso considera la tendenza a celebrare il ruolo di grande urbanista del Duce «l’ennesimo paradosso italiano». Emblematici via dell’Impero e il «Colosseo quadrato»

Di fronte al coro che rivendica per Mussolini un ruolo di grande urbanista è difficile non condividere le preoccupazioni di Paolo Nicoloso con cui conclude il suo libro: Mussolini Architetto. È possibile – si chiede Nicoloso – «curare un paese in crisi di democrazia, identificando figurativamente la propria memoria storica in edifici, simboli di una dittatura che educava e praticava un profondo odio antidemocratico? Non siamo forse di fronte a un ennesimo paradosso italiano?». L’unica idea urbanistica che lo guidò nell’occuparsi di Roma non fu la costruzione di una città nuova, ma la costruzione di edifici pubblici e l’intervento del «piccone demolitore» sulla città antica. Nel 1925, in occasione dell’ insediamento del nuovo governatore di Roma gli rivolse questa aggressiva esortazione: «Farete largo attorno l’Augusteo, al teatro Marcello, al Campidoglio, al Pantheon (…). I monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine».

Per costruire via dell’Impero venne sacrificato un intero quartiere, quello della via Alessandrina e i suoi abitanti «deportati» nelle borgate o nelle baraccopoli, si distrusse la spina dei Borghi, si isolò il mausoleo di Augusto collocandolo in mezzo a casermoni indecorosi; alcuni bellissimi spazi, come piazza dell’Araceli e piazza Montanara vennero distrutti. Roma deve a Mussolini molti edifici pubblici e molte attrezzature sportive come il Foro intitolato al suo nome, qualche scavo archeologico e un piano regolatore che ha creato le premesse per l’ espansione a macchia d’olio degli anni sessanta. Ma l’EUR si dirà è un «bel quartiere» e il palazzo della Civiltà Italiana è considerato anche fuori d’Italia uno dei monumenti-chiave del novecento. Per quanto riguarda l’EUR, chi ne conosce la storia non può non associarlo a due brutti ricordi: la volontà mussoliniana di non rimanere indietro a Hitler e Speer nella riconquista di archi e colonne come simboli del classicismo imperiale e la triste vicenda dei ministeri acquistati dopo la guerra dallo stato direttamente dalle imprese costruttrici senza bandire concorsi, facendo peggio di quanto aveva fatto il fascismo.

Per quanto riguarda il Colosseo Quadrato ha certamente un suo fascino ma è un monumento-chiave solo in quanto con la falsità dei suoi archi e la inutilità dei suoi loggiati e delle sue scalinate è l’immagine artistica di un regime che troppo spesso ha usato (io direi profanato) l’architettura non come un mezzo per migliorare la vita degli uomini, ma come un mezzo per soggiogarli, per illuderli, per costringerli loro malgrado a «credere, obbedire, combattere».

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

http://roma.corriere.it/

s.v.,

— ROMA – E 42-EXPOSIZIONE UNIVERSALE ROMA 1942 XX | RAI TRE | YouTube | 05:53 (2011).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Franceschini MIBACT | SSCOL – Uscita del Colosseo – “..E la colpa non è della RAGGI ma bensì del governo PD che protegge tutto questo schifo hanno rovinato Roma.”ROMA FA SCHIFO (19/05/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Franceschini MIBACT | SSCOL – Uscita del Colosseo – “..E la colpa non è della RAGGI ma bensì del governo PD che protegge tutto questo schifo hanno rovinato Roma.”ROMA FA SCHIFO (19/05/2017).

ROMA – Uscita del Colosseo. Ormai apparecchiano proprio a terra. Fai uno scatto e ci conti dentro 14 vu cumprà. Situazione allucinante davvero. E naturalmente zero controlli o, cosa che è molto peggio, controlli con zero efficacia di cui gli abusivi si fanno beffe. Però il problema è il palco dello stupendo spettacolo su Nerone. Quello è un ecomostro.

FONTE | SOURCE:

— ROMA FA SCHIFO (19/05/2017).