MIBAC ‘FA SCHIFO’ ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dalla Sardegna alla Toscana, ecco gli orrori dei musei italiani, l’ ESPRESSO (26|08|2015).

MIBAC 'FA SCHIFO' ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dalla Sardegna alla Toscana, ecco gli orrori dei musei italiani, l' ESPRESSO (26|08|2015).

MIBAC ‘FA SCHIFO’ ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dalla Sardegna alla Toscana, ecco gli orrori dei musei italiani, l’ ESPRESSO (26|08|2015).

Dalla Sardegna alla Toscana, ecco gli orrori dei musei italiani. Indicazioni a corredo delle opere scritte a mano. Siti archeologici chiusi. Opere dimenticate in cantina. Nessuna visita guidata. Ecco la triste estate di alcune perle del nostro patrimonio.

Cinzia Lai, trentenne originaria della Sardegna e trapiantata a Milano, sono cascate le braccia quando durante le ferie ha visitato il museo archeologico di Cagliar i: «A darci il benvenuto sulla parete all’ingresso c’era una grande crepa. All’entrata nessun materiale informativo e nessuna indicazione. Le opere e il palazzo sembravano abbandonate al loro destino».

Questo è il museo nazionale, il più importante della regione. In questo polo sono ospitati reperti, statuette in pietra e in bronzo raffiguranti piccoli guerrieri armati di arco o spada, capitribù, divinità femminili, donne e uomini al lavoro della civiltà nuragica. Nella totale incuria, come raccontano le foto scattate dalla stessa Cinzia Lai, che racconta così la sua esperienza:«Molte descrizioni delle vetrine erano inesistenti o non rispettavano l’ordine degli oggetti presenti nelle teche. Nessuna traduzione in inglese, cartellini strappati o corretti a mano. Non si capiva nulla. Di fronte alle placche rotte, ai pannelli scritti e corretti a mano mi sono chiesta se esista un direttore o un responsabile. Per delle semplici correzioni al pc e una nuova stampa non servono chissà quali fondi. Capisco perché eravamo solo una dozzina in visita».

In questo museo statale sono custoditi anche i giganti del Mont’e Prama, i colossi rinvenuti nel 1974 nella necropoli di Cabras e diventati, con gli scavi ancora in corso, una delle scoperte più importanti in Europa. Dopo un sonno di 2800 anni, sacerdoti guerrieri alti più di due metri, pugilatori dagli occhi cerchiati, busti di arcieri, gambe di titani dai parastinchi intagliati sono esposti al pubblico.

Gli occhi cerchiati dei colossi sono diventati un brand per esportare le bellezze dell’isola (i giganti sono presenti anche sulle maglie della squadra campione d’Italia di basket di Sassari), ma che dal vivo delude per l’incuria della sede che li ospita. Il fastidio di Cinzia Lai è comune in altri racconti d’estate.

LE ARCHEOLOGHE BIGLIETTAIE

Chi arriva all’isola d’Elba e decide di visitare la celebre Villa romana delle Grotte (risalente al I° secolo avanti Cristo) si deve accontentare di questo avviso sul cancello:«Per l’anno 2015 la villa resterà chiusa».
Nessuna visita per i turisti, mentre il sito rimane coperto da erbacce e rovi. Il pasticcio burocratico è iniziato un anno fa quando la Fondazione Villa romana delle Grotte, proprietaria dell’area, ha rescisso il contratto con la cooperativa Archeo Color, che aveva rilanciato l’area con iniziative che andavano oltre l’archeologia, ottenendo un discreto riscontro di pubblico.

Da allora i cancelli della villa sono rimasti chiusi nell’attesa di un accordo tra il Comune di Portoferraio e la Fondazione. «Il problema della mancata riapertura della Villa – ha raccontato al Corriere Fiorentino l’archeologo Franco Cambi – si intreccia con la frammentazione politica elbana che si perde in ripicche locali per niente produttive».

A causare la rottura del contratto ci sarebbero stati alcuni problemi di sicurezza del sito, ma anche i costi di mantenimento della struttura (troppo pochi i cinquemila visitatori dell’anno scorso) e il rischio concreto che le archeologhe impegnate negli scavi finissero a fare le bigliettaie.

LE OPERE SMARRITE

Sempre in Toscana ma sulla terraferma quattro anni fa è stato inaugurato il Museo delle arti e dei mestieri. Si trova a Sasso Pisano, frazione medievale di Castelnuovo Val di Cecina, in provincia di Pisa, e una volta volta aperto nelle intenzioni del comune e del privato che ebbe per primo l’idea, il Museo doveva diventare una vetrina delle eccellenze artigianali e manifatturiere locali.

L’idea sembra funzionare, tanto che riceve i patrocini del Quirinale, Palazzo Chici e diversi ministeri tra cui quello per i Beni e le attività culturali. E insieme ai patrocini arrivano anche le donazioni di privati: una serie di opere inedite donate dal cantante Andrea Bocelli e quelle dello stilista Salvatore Ferragamo; donazioni anche dalla Scuola Normale di Pisa e dall’Accademia Navale di Livorno.

Un mondo di eccellenze che però ad oggi nessuno può visitare, perché a distanza di quattro anni dalla sua inaugurazione il museo delle arti e dei mestieri della Toscana ancora non apre i battenti.

Nel frattempo, però, tele, acquarelli, libri e vasellame sono stati abbandonati in alcuni locali privati, mentre altre sono andate smarrite. Tanto che i donatori si sono rivolti al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e i senatori del Movimento cinque stelle hanno presentato a luglio un’interrogazione. Ancora senza risposta.

In Sicilia attorno ai beni culturali non ci sono bookshop, nessuna caffetteria, niente audio guide, zero merchandising. Collezioni e siti archeologici sono abbandonati al proprio destino, senza un’importante voce di entrate. Da quattro anni si attende il nuovo piano per i servizi aggiuntivi, la parte più redditizia dei musei che affida ai privati ristorazione, vendita di magliette, visite guidate e libri.

Dopo lo scandalo che ha travolto la società Novamusa la Regione non ha ancora definito tempi e modalità dei nuovi affidamenti. Anzi l’unico atto del governo regionale (nel 2013) è il blocco del bando di gara per l’affidamento ai privati.

Un passo indietro. Nel 2011 il gran capo di Novamusa, Gaetano Mercadante, viene accusato di peculato per avere intascato 19 milioni di euro frutto della vendita dei biglietti. La sua società ha in affidamento tutti i siti di Messina, Siracusa e Trapani, inclusa la visitatissima Valle dei Templi.

Si muove anche la Corte dei conti, accertando che Novamusa non versava le quote concordate a Regione e Comuni sui biglietti acquistati da tre milioni di visitatori del teatro antico di Taormina, dell’area greca di Siracusa e dei parchi archeologici di Segesta e Selinute.

La giunta di Rosario Crocetta dopo il blocco decide di non decidere mentre l’ammontare dei mancati introiti lievita: 60 milioni di euro in quattro anni, 15 milioni bruciati. Mentre nel 2014 Toscana e Campania (entrambe con 6 milioni e mezzo di visitatori annui come la Sicilia) raggiungono un fatturato complessivo di 40 milioni di euro tra biglietti venduti e servizi accessori.

FONTE \ SOURCE:

l’ ESPRESSO (26|08|2015).

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/08/26/news/gli-orrori-dei-musei-italiani-1.226415?ref=HEF_RULLO

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ITALIA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Per dirigere la cultura italiana non è richiesta conoscenza italiano e se sei straniero ti scelgono 7 volte su 50. MIBACT (08|2015). Foto: Corriere Della Sera (19|08|2015).

ITALIA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Per dirigere la cultura italiana non è richiesta conoscenza italiano e se sei straniero ti scelgono 7 volte su 50. MIBACT (08|2015). Foto: Corriere Della Sera (19|08|2015).

SELEZIONE PUBBLICA PER I DIRETTORI DEI MUSEI ITALIANI - Franceschini: si volta pagina, nuovi direttori da tutto il mondo. Orgogliosi di queste scelte. Per i musei italiani un passo storico dopo decenni di ritardi, MIBACT (08|2015).

ITALIA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Per dirigere la cultura italiana non è richiesta conoscenza italiano e se sei straniero ti scelgono 7 volte su 50. MIBACT (08|2015). Foto: Corriere Della Sera (19|08|2015).

SELEZIONE PUBBLICA PER I DIRETTORI DEI MUSEI ITALIANI – Franceschini: si volta pagina, nuovi direttori da tutto il mondo. Orgogliosi di queste scelte. Per i musei italiani un passo storico dopo decenni di ritardi, MIBACT (08|2015).

Si è conclusa la procedura di selezione internazionale per i direttori dei 20 principali musei italiani prevista dalla riforma Franceschini. L’età media dei vincitori è di 50 anni. Su 20, 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli stranieri, tutti cittadini UE, sono 7 (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese), gli italiani che tornano dall’estero sono 4 (Bagnoli, Gennari Santori e D’Agostino che rientrano dagli Stati Uniti e Degl’Innocenti dalla Francia).
Quanto alle professioni: 14 storici dell’arte, 4 archeologi, 1 museologo/manager culturale e 1 manager culturale. Nominata anche un’interna del ministero.

FONTE | SOURCE:

— MIBACT (08|2015).

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/visualizza_asset.html_1656248911.html

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, ROMA – SALVIAMO I SAMPIETRINI | WORDPRESS & FACEBOOK (08|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, ROMA - SALVIAMO I SAMPIETRINI | WORDPRESS & FACEBOOK (08|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, ROMA – SALVIAMO I SAMPIETRINI | WORDPRESS & FACEBOOK (08|2015).

ROMA – L’ Associazione Selciaroli Romani nasce da un percorso lavorativo ed umano intrapreso da Aldo Giacobbi nel lontano 1960, quando da semplice “cottimista”, operaio alla giornata, iniziò questo mestiere lavorando al ripristino di strade storiche di Roma come la Prenestina o la Casilina, e già aveva compreso che il suo non era un semplice lavoro da operaio, ma una vera e propria arte da tramandare alle generazioni successive. Da allora il cammino che ha portato la famiglia Giacobbi ( prima con Aldo e successivamente con suo figlio Roberto ) ad avere un’ Impresa specializzata nella realizzazione di strade con i sampietrini è stato lungo e ricco di sacrifici e soddisfazioni , e proprio per questo non ha mai accantonato il sogno di Aldo Giacobbi: far comprendere quanto un mestiere come quello del selciarolo, abbia nel suo dna l’ arte la cultura e pertanto ci deve essere l’obbligo morale di conservarlo e tramandarlo. Progetto che si è concretizzato con Ilaria Giacobbi, presidente dell’ Associazione Selciaroli Romani che oggi porta avanti con Alessio Giacobbi (il vicepresidente), nipoti di Aldo, poiché condividono l’idea che sia fondamentale avere un ricambio generazionale dei selciaroli, ma che allo stesso tempo siano specializzati e non improvvisati, perché per l’ importanza storica delle strade su cui si va ad intervenire non vengano “deturpate”.

FONTE | SOURCE:

— Dott.ssa Ilaria Giacobbi, ROMA – SALVIAMO I SAMPIETRINI | WORDPRESS (08|2015).

https://salviamoisampietrini.wordpress.com/

— Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Associazione Selciaroli Romani, Roma | FACEBOOK.

https://www.facebook.com/selciaroliromani?fref=nf

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Sassi d’ Artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino, Dott.ssa Ilaria Giacobbi & Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “Per una manciata di sale. La nascita del sistema viario romano” – Un “viaggio” affascinante e magico nel cuore segreto di Roma e del Lazio tra miti e leggende, arti, mestieri e tradizioni”, di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Roma (28|04|2015) [PDF], pp. 1-5.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “Tutte le strade portano a Roma” – Un “viaggio” affascinante e magico nel cuore segreto di Roma e del Lazio tra miti e leggende, arti, mestieri e tradizioni”, Di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Roma (21|04|2015) [PDF], pp. 1-6.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, presidente dell’ associazioni Selciaroli Romani, in: Manuela la Boggia, “Una Pietra E` Sempre,” QUATTRORUOTE, Roma | Marzo (2015) [PDF], p. 8.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTUARO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, “Sampietrini in periferia – Le strade del V Municipio in ‘restyling’…”, VIAVAI – Mensile d’informazione locale – municpio Roma 5 (Marzo 2015), p. 10.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. “ROMA – ALL’ OMBRA DEL COLOSSEO: uno scandalo Made in Italy,” di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Presidente Ass. Selciaroli Romani, Roma | FACEBOOK (20|02|2015). [s.v., THE NEW YORK TIMES (01 Sept. 2005)].

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “SAMPIETRINI A ROMA” & “VIA DEI FORI IMPERIALI” (2015). Fonte: Dott.ssa Ilaria Giacobbi; Margherita Zanzarella Dottori; Alvaro de Alvariis; Antonio Cederna [1989]; & Pier Paolo Pasolini [1974] (04|01|2015).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: [Roma & sampietrini] “For Its Motorists, Only Parts of Rome Prove to Be Eternal,” THE NEW YORK TIMES (01 Sept. 2005), [di Dott.ssa Ilaria Giacobbi Presidente “Ass. Selciaroli Romani,” 01|2015].

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: FORO DI TRAIANO, MECENATISMO – Due milioni per i monumenti di Roma dal magnate uzbeco Usmanov, CORRIERE DELLA SERA (12|04|2015).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. MARINO e NIERI SANPIETRINI: Marino? “Un deficiente che si merita sanpietrini in fronte” di Gasparri; IL PIANO DI NIERI – “VIA I SAMPIETRINI DAL CENTRO, di LEGGO & LA REPUBBLICA (19|01|2015).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Sampietrini-lampade e salvadanai, la denuncia di Italia Nostra: “In vendita dal 2013” – “Esposti in uno store di viale Eritrea hanno il logo di Roma Capitale”, LA REPUBBLICA (14|01|2015).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roma, Piazza Venezia nel rebus dei sampietrini – Tra tutela storica e sicurrezza stradale: forse su parte dei percossi lastre di basalto, CORRIERE DELLA SERA (02|09|2005), [PDF] p. 1. & IL MESSAGGERO (28|12|2014).

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/?s=+Dott.ssa+Ilaria+Giacobbi

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: IL CASO Basi e colonne di cemento ai Fori Se il restauro diventa un «falso», CORRIERE DELLA SERA (17|08|2015) & Foto di ROMAPONT srl (07|2015).

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: IL CASO Basi e colonne di cemento ai Fori Se il restauro diventa un «falso», CORRIERE DELLA SERA (17|08|2015) & Foto di ROMAPONT srl (07|2015).

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: IL CASO Basi e colonne di cemento ai Fori Se il restauro diventa un «falso», CORRIERE DELLA SERA (17|08|2015) & Foto di ROMAPONT srl (07|2015).

ROMA – Basi e colonne di cemento ai Fori Se il restauro diventa un «falso». Beni archeologici: lo scontro fra esperti sull’intervento al Tempio della Pace. «Persa l’unicità». Il dilemma: il campanile di San Marco fu ricostruito, è giusto farlo o no? CORRIERE DELLA SERA (17|08|2015).

ROMA — Cosa vuol dire anastilosi? «Che ci importa?», direte, «lasciaci in pace sotto l’ombrellone». Il tema, invece, riguarda tutti noi italiani. Perché noi siamo i proprietari dell’immenso patrimonio d’arte e storia. E dovremmo chiederci: è giusto ricostruire ai Fori Imperiali, cuore di Roma e sito più visitato d’Italia, sette colonne sparite da secoli e in parte rifatte con cemento armato? Tutto ruota, dicevamo, intorno alla parola anastilosi. Il vocabolario Treccani la spiega così: «ricostruzione di antichi edifici, specialmente dell’antichità classica, ottenuta mediante la ricomposizione, con i pezzi originali, delle antiche strutture». Ma quanti «pezzi originali»? Quasi tutti? Almeno la metà? Un quinto? Un decimo? La discussione va avanti da decenni. Ed è, come dire, una variante del dibattito principale: se la storia ha buttato giù un tempio, un castello o una basilica con un terremoto, un bombardamento o una demolizione decisa da un esercito vincitore è giusto ricostruire tutto com’era o piuttosto è più corretto e rispettoso lasciare tutto come sta, a terra?

Tutti quelli che vedono il campanile di San Marco, o meglio la ricostruzione di ciò che fu prima di schiantarsi al suolo nel 1902, si commuovono: «Che bello!» È falso? Certo non è «quello vero». Ma a distanza di un secolo la stragrande maggioranza delle persone, potete scommetterci, dice: meno male che i veneziani lo rivollero «dov’era e com’era». Giusto? Sbagliato? Se storici, archeologi, studiosi, appassionati d’arte si interrogano su questo, immaginatevi sulla integrità dei Fori Imperiali. Dove,come ha spiegato Claudio Parisi Presicce, il soprintendente capitolino, in una lettera al Corriere che per primo aveva denunciato con Paolo Fallai il rischio che i Fori fossero violati dal cemento, passò nel 2006 l’idea di una «ricomposizione di sette colonne lungo uno dei lati del quadriportico che circondava il Templum Pacis, costruito dall’imperatore Vespasiano e meglio noto come Foro della Pace». Progetto vistato via via, dato che le rovine per una demenza burocratica sono soggette per un pezzo al Comune e per un pezzo allo Stato, da «due diversi Soprintendenti di Stato, tre successivi Sovrintendenti Capitolini e due Commissioni miste Stato-Comune».

Il progetto prevede la rimozione delle «basi» antiche
È una scelta, sostiene il soprintendente ricalcando le tesi di un Comitato Tecnico Scientifico dei primi di luglio: «Si tratta di ricomporre a unità manufatti antichi giunti fino a noi rotti in pezzi». Ma quanto fedele può essere, il colonnato? «Dei fusti monolitici in granito appartenenti alle sette colonne del porticato originario è stato scoperto più di due terzi dell’intero…». Fin qui, ci siamo. Opinioni. Così come rispettabilissima è quella che «la ricomposizione delle colonne e la loro ricollocazione nella posizione originaria (anastilosi) è un obiettivo primario, direi un dovere, come quando si riattacca la testa o un braccio a una statua…». Ma qui divampa la polemica: questa «ricomposizione» può prevedere anche la rimozione delle «basi» antiche, la posa di massicci blocchi antisismici e la successiva costruzione di colonne di cemento? Perché questo dicono le foto scattate dall’architetto Sandro Maccallini, il più pronto a denunciare lo sfondamento dei limiti oltre i quali il restauro può sboccare nel falso.

L ’esposto in procura dei grillini: abuso di armature e colate
In primo piano c’è «una colonna tutta finta, con una base finta, con un’anima finta e con un capitello probabilmente finto se non altro per coerenza». Avanti così, attacca, «il Foro Romano perderà la sua identità di luogo archeologico, unico al mondo, dove tutto è prezioso ed unico perché è autentico». La denuncia, raccolta nell’interrogazione di Manuela Serra e altri parlamentari grillini, è sfociata in un esposto alla Procura dove la senatrice racconta di un «utilizzo, oltre ogni ragionevolezza, di armature di ferro e di colate di cemento armato per ricostruire le parti mancanti delle colonne stesse, integrandole con rocchi originali» e denuncia la violazione di una delle regole fondamentali del restauro e cioè la «garanzia della reversibilità dell’intervento, al fine di poter intervenire in qualsiasi momento sul bene e riportarlo allo stato originario del rinvenimento, per poi di nuovo restaurarlo alla luce del progresso scientifico». Per capirci: se fra un ventennio o un secolo dovessero essere scoperte nuove e migliori tecniche di restauro, come si potranno ripristinare, ad esempio, quelle «basi» antiche demolite e rimpiazzate da nuovi plinti e nuovi «stilobati» di cemento armato?

I sostenitori del progetto: «Anastilosi come in Grecia»
«Non occorre il dottor Freud per capire che l’erezione delle colonne del Tempio della Pace», ha scritto lo storico dell’arte Tomaso Montanari, «è il risultato di un’archeologia alla disperata ricerca di una pillola blu che le conceda una nuova giovinezza, naturalmente ad alta visibilità mediatica». Dicono Parisi Presicce e gli altri sostenitori del progetto che il metodo usato «per l’anastilosi è quello messo in atto in occasioni analoghe, per esempio negli elementi sia verticali (colonne) che orizzontali (architravi) degli edifici restaurati di recente sull’acropoli di Atene». «Ma che razza di discorsi!», sbotta il presidente del Fai Andrea Carandini, «Ad Atene anche la Stoà di Attalo fu totalmente ricostruita nel ‘51 dagli americani. Ma io sono contrarissimo a scelte così. E anche gli interventi sul Partenone sono troppo invasivi. Dobbiamo copiare gli altri, se sbagliano? Poi, per carità, una colonna in cemento, da sola, può non bastare per un “crucifige”. Però…».

I critici: «Tutto quel cemento è una fantasia di dementi»
«Se l’Istituto nazionale del restauro non fosse un disastro, tutto quel cemento ai Fori non sarebbe mai passato così come non sarebbe mai passato se ci fossero ancora Giovanni Urbani o Cesare Brandi», sospira Bruno Zanardi, che ha restaurato tra l’altro la leggendaria colonna Traiana. «Rimettere insieme i pezzi del Tempio G a Selinunte, giusto o no che sia, sarebbe una “anastilosi”. Ma inventarsi le colonne del Tempio della Pace, penso a quelle foto e quel cemento, è una fantasia di dementi». Di più: «È in clamorosa contraddizione con la scelta di non ricostruire la Volta dei quattro Evangelisti di Cimabue ad Assisi. Lì sì avevamo tutto, a partire da migliaia di foto, per ricostruire ogni dettaglio. Invece…».I critici: «Tutto quel cemento è una fantasia di dementi»
«Se l’Istituto nazionale del restauro non fosse un disastro, tutto quel cemento ai Fori non sarebbe mai passato così come non sarebbe mai passato se ci fossero ancora Giovanni Urbani o Cesare Brandi», sospira Bruno Zanardi, che ha restaurato tra l’altro la leggendaria colonna Traiana. «Rimettere insieme i pezzi del Tempio G a Selinunte, giusto o no che sia, sarebbe una “anastilosi”. Ma inventarsi le colonne del Tempio della Pace, penso a quelle foto e quel cemento, è una fantasia di dementi». Di più: «È in clamorosa contraddizione con la scelta di non ricostruire la Volta dei quattro Evangelisti di Cimabue ad Assisi. Lì sì avevamo tutto, a partire da migliaia di foto, per ricostruire ogni dettaglio. Invece…».’

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (17|08|2015).

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_17/basi-colonne-cemento-fori-se-restauro-diventa-falso-6c195068-445a-11e5-9a44-839af1b02c5d.shtml

— Foto di ROMAPONT srl (07|2015).

http://www.romapont.it/sito/

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Day of Archaeology al Foro della Pace di Roma (07|2015). Fonte: Roma Tre, Astrid D’Eredita, Antonia Falcone, Paola Romi, Francesca Pontani & La Repubblica (25|07|2015).

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Day of Archaeology al Foro della Pace di Roma (07|2015). Fonte: Roma Tre, Astrid D'Eredita, Antonia Falcone, Paola Romi, Francesca Pontani & La Repubblica (25|07|2015).

ROMA ARCHEOLOGIA & RESTAURO ARCHITETTURA: Day of Archaeology al Foro della Pace di Roma (07|2015). Fonte: Roma Tre, Astrid D’Eredita, Antonia Falcone, Paola Romi, Francesca Pontani & La Repubblica (25|07|2015).

ROMA – Al Foro della Pace pavimenti a colori: Stanno riemergendo metro dopo metro, nel cuore del cantiere che dal 2011 vede l’università di Roma Tre a fianco della Soprintendenza archeologica di Roma, i marmi colorati della ricca pavimentazione dell’aula centrale del Tempio della Pace. A mostrarli, ieri, i protagonisti dello scavo — a cui dal 2014 collabora anche l’American University in Rome — in occasione del “Day of Archaeology”. La Repubblica (25|07|2015).

Fonte | Fonte | sources:

— Roma Tre – Foro Della Pace, Astrid D’Eredita, Antonia Falcone, Paola Romi, & Francesca Pontani (25|07|2015), in:

https://www.facebook.com/pages/Roma-3-Scava/730383500366757

The Day of Archaeology at Templum Pacis in Rome

7 things you need to know about Forum Pacis dig in Rome

Templum Pacis, Rome

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/07/25/al-foro-della-pace-pavimenti-a-coloriRoma01.html