ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roberto Meneghini, archeologo, e Claudio Parisi Presicce, Soprintendente di Roma Capitale sul Foro della Pace, COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

TDP COLONNA

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roberto Meneghini, archeologo, e Claudio Parisi Presicce, Soprintendente di Roma Capitale sul Foro della Pace, COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

DESCRIZIONE E DIDASCALIA
Il Foro della Pace aveva l’aspetto di una piazza porticata su tre lati che circondava un’area scoperta, non pavimentata, nella quale si svolgevano sei lunghi canali d’acqua (euripi) sopraelevati, circondati da siepi di rose galliche di cui sono stati rinvenuti i resti carbonizzati. Al centro del portico settentrionale era l’aula di culto della Pax, la cui facciata era decorata da 2 file di 6 colonne monolitiche lisce di granito rosa d’Egitto alte ben 15 metri e il cui interno era splendidamente pavimentato in marmi colorati. Ai lati dell’aula erano 4 grandi sale, 2 delle quali inglobate nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, le altre 2 ancora sepolte sotto via dei Fori Imperiali.

ROMA. ANASTILOSI AL FORO DELLA PACE.
Nel 1998-2000 la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali avviò nuovi scavi nell’area dei Fori Imperiali che portarono, tra l’altro, alla scoperta dell’angolo occidentale del Templum Pacis (o Foro della Pace) per una superficie di poco meno di 3.000 metri quadrati. La scoperta fu di particolare importanza poiché, prima delle indagini, nulla o quasi si conosceva del monumento, che in antico era considerato una delle meraviglie di Roma. Dallo scavo, oltre a importantissimi reperti archeologici di varia natura, emersero trentacinque grandi pezzi di colonne monolitiche in granito rosa di Assuan (Egitto) pertinenti alle prime sette colonne del portico occidentale della antica piazza. L’impianto monumentale fu edificato dall’imperatore Vespasiano tra il 70 e il 75 d.C., ma i fusti appartengono alla ricostruzione del complesso realizzata dall’imperatore Settimio Severo dopo un furioso incendio, che nel 192 d.C. distrusse il Foro. Al momento della scoperta i reperti furono documentati nella loro posizione di crollo, ai piedi della gradinata del portico. Del loro originario punto di appoggio, ossia della fila di basi marmoree poste sul ciglio del gradino più alto, non restava nulla, poiché la fondazione che doveva sostenere il colonnato, fatta di blocchi di travertino e tufo, era stata asportata nel medioevo per farne materiale da costruzione. Allo stesso modo era completamente scomparsa ogni traccia di capitelli e trabeazioni. Essi, come le basi, erano in marmo bianco, un tipo di pietra considerata ottima nell’età medioevale per fare calce. Dunque, dell’intero tratto di portico scoperto sono stati ritrovati soltanto i pezzi di fusti in granito e la fossa di fondazione svuotata. A scavo terminato gli ingombranti reperti furono tutti raggruppati e collocati a terra, nell’area antistante il portico, mentre la fossa di fondazione fu riempita di inerte e i luoghi delle originarie basi furono marcati con plinti in cemento che non poggiavano direttamente su strutture antiche, essendo accortamente alloggiati in pozzetti con pareti di tufelli realizzati per l’occasione. Nel corso degli anni più recenti, soprattutto per migliorare la comprensione dell’area ingombra dei pezzi di colonne, indecifrabili ai più, la Sovrintendenza Capitolina ha maturato l’intento di ricollocarli nella sede originaria attraverso un complesso intervento di anastilosi. Erano già a disposizione fondi erogati attraverso la legge per Roma Capitale e la quantità del materiale conservato, pari a poco meno del 70%, appariva sufficiente per realizzare il progetto. Esso fu affidato a un ingegnere strutturista di chiara fama, Mario Bellini, la cui dimestichezza con le strutture di età classica ha fruttato a Roma, tra le altre, le belle sistemazioni dei resti della Basilica Ulpia nei sotterranei di palazzo Roccagiovine, di parte delle Terme di Diocleziano e, soprattutto, della Crypta Balbi. I trentacinque pezzi sono stati dunque rilevati mediante tecnologia Laser Scanner, per individuarne o verificarne gli attacchi e le fratture, e su di essi è stato eseguito uno studio petrografico da parte di specialisti geologi, che ha permesso di individuare la presenza di due qualità diverse di granito, corrispondenti ad altrettante vene estrattive nell’ambito della antica cava egiziana. Sono state anche eseguite prospezioni geognostiche per stabilire la profondità della fondazione di calcestruzzo romano ancora visibile sul fondo della fossa. L’ordine architettonico del portico è stato infine ricostruito graficamente e i risultati dell’analisi sono stati pubblicati nelle opportune sedi scientifiche. Completati gli studi preliminari e redatto il progetto, quest’ultimo è stato trasmesso e illustrato nel corso di ripetute riunioni all’allora Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, che ne ha chiesto e ottenuto alcune modifiche di dettaglio, fornendo infine la necessaria approvazione. Lo stesso è stato fatto con il Genio Civile, che per legge valuta e approva ogni progetto, soprattutto sotto il profilo della regolarità anti sismica. All’inizio dell’anno in corso, dopo una gara di appalto condotta secondo i criteri imposti dalla vigente normativa, il lavoro è stato affidato all’impresa appaltatrice e il cantiere è partito nel mese di marzo. Il primo intervento è consistito nella rimozione dei plinti in cemento armato, realizzati nel 1998-2000 (a dimostrazione della reversibilità del cemento), e l’adeguamento dei loro resti a sedi delle piastre antisismiche necessarie per il rispetto delle relative norme. Si è poi proceduto alla foratura (per un diametro di 6 centimetri) lungo l’asse verticale dei pezzi da rimontare, sia per creare l’alloggiamento di un tirante verticale che per procedere alla verifica dello stato di conservazione dei pezzi stessi mediante l’immissione di acqua a pressione all’interno del foro, la cui eventuale fuoriuscita dalla superficie è indice della presenza di fessure nel granito. Ciò permette dunque il restauro e il consolidamento del materiale prima della sua posa in opera. Segue l’impilamento dei pezzi, con l’ausilio di una gru, e la realizzazione delle integrazioni in malta cementizia premiscelata ad arte, con finitura superficiale a imitazione del materiale originario, dal quale si distingue per l’uso del sottosquadro che viene utilizzato dove necessario. Questa, in estrema sintesi, la descrizione dell’operazione di anastilosi in corso presso il Foro della Pace. Alla luce di quanto descritto risultano incomprensibili alcune dichiarazioni rilasciate recentemente sulla stampa quotidiana, come l’asserita demolizione delle basi antiche delle colonne, che – lo ripetiamo – non sono state ritrovate così come tutti gli altri elementi originari in marmo bianco, o come un presunto uso disinvolto e smodato del cemento armato, che – come si è visto – è di pura e strumentale invenzione. Si è anche detto che le colonne del Foro della Pace sono state “inventate”, senza pensare che dietro a una “invenzione” del genere non può esserci improvvisazione, ma anni di lavoro e di ricerca di archeologi e tecnici di Sovrintendenza con grande esperienza in materia. Alla base di questa realizzazione c’è il ripristino scientifico del manufatto antico che, nel caso specifico, conosciamo nel dettaglio, tanto da poterlo ricostruire al centimetro con i numerosi reperti che di esso ci sono pervenuti. Non dimentichiamo poi che l’intervento di ricomposizione del colonnato del Foro è diretto principalmente ai fruitori non specialisti, che possono così comprendere ciò che hanno davanti e non piuttosto essere costretti a interrogarsi sul consueto campo di rovine. Se è possibile oggi capire qualcosa degli edifici di Pompei e di Ercolano e, lungo la stessa via dei Fori Imperiali, della Basilica Ulpia, del Foro di Cesare e del Tempio di Venere e Roma lo si deve ad analoghi interventi realizzati nel passato.

Roberto Meneghini (Curatore Archeologo – Responsabile del Procedimento)
Claudio Parisi Presicce (Sovrintendente Capitolino).

FONTE | SOURCE:

— COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=120752

s.v., Fori Imperiali, risplendono le prime due colonne del Tempio della Pace (2014-15), in:

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Il Foro o Tempio della Pace – Scavi (1998-2015 [Zona C]) | The Forum and Temple of Peace – excavations (1998-2015 [Area C]. FOTO & STAMPA 1 di 236.

pagine 1 = https://www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/albums/72157594587301788/page2

pagine 2 = https://www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/albums/72157594587301788/page3

One thought on “ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Roberto Meneghini, archeologo, e Claudio Parisi Presicce, Soprintendente di Roma Capitale sul Foro della Pace, COMUNE DI ROMA & Patrimoniosos.it (11|2015).

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s