ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA METRO C – Tra via della Ferratella e via Amba Aradam – Nuovi reperti dagli scavi per la metro C – Roma come Pompei. IL TEMPO & LA REP. (26/06/2017) [ENGLISH |ITALIANO].

metro c scavi 26 06 2017

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA METRO C – Tra via della Ferratella e via Amba Aradam – Nuovi reperti dagli scavi per la metro C – Roma come Pompei. IL TEMPO & LA REP. (26/06/2017) [ENGLISH |ITALIANO].

1). ROME – ‘Mini Pompeii’ found in Rome metro excavation Wooden ceiling, furniture, dog’s skeleton, ANSA (26/06/2017).

ROME, JUNE 26 (2017) – Excavations conducted as part of work for the new C line of the Rome metro have uncovered Pompeiilike finds including a dog’s skeleton in the capital, sources said Monday. The dig has unearthed two spaces dating to the middle of the imperial period which, due to a fire, feature well conserved parts of a wooden ceiling and furniture. “The material is only conserved in exceptional environmental and climatic conditions, or after special events like those that took place at Herculaneum and Pompeii,” said sources at Rome’s special superintendency. “The discovery of a burned wooden ceiling is unique for the city”. The excavation in via dell’Amba Aradam also found the skeleton of the dog, curled up in front of a door and “likely trapped inside the building at the time of the fire,” sources said. A fine black and white mosaic floor was also found. “What makes this find resemble Pompeii is that we have evidence of a moment in history,” said the special superintendent for the Colosseum and Rome’s archaeological area, Francesco Prosperetti, “The fire that stopped life in this environment allows us to imagine life at a precise
moment”. Note: Dr. Simone Moretta, Italian archaeologist and Scientific Director of the Excavations.

FONTE | SOURCE:

— ANSA (26/06/2017).

http://www.ansamed.info

2). ROMA – DURANTE GLI SCAVI DELLA LINEA C – Scoperta una piccola Pompei sotto la metro di Roma, IL TEMPO (26/06/2016).

“Crediamo che il cane stesse tentando di fuggire durante l’incendio ma il crollo di parti del soffitto lo ha bloccato ed è morto lì”. C’è anche lo scheletro di un cane e quello di un altro animale più piccolo, ancora non identificata la specie, fra gli eccezionali reperti archeologici che stanno affiorando dentro un pozzo di ventilazione della metro C, a via dell’Amba Aradam. Otto metri di diametro, una decina di metri di profondità già raggiunti: è il pozzo Q15, collocato nel punto di intersezione fra via dell’Amba Aradam e Porta Metronia. Le sue paratie di cemento armato hanno svelato una storia nuova e riservato una eccezionale scoperta archeologica.
All’interno del pozzo, a nove metri di profondità dal livello della strada, è riemerso un ambiente di due stanze – circa cinquanta metri quadri di superficie – che gli archeologi della Soprintendenza di Roma, guidata da Francesco Prosperetti, hanno identificato come di epoca traianea, quindi successivo al 100 dopo Cristo. L’eccezionalità della scoperta è che per la prima volta nella storia della Capitale, emerge un soffitto di legno intero: travi, travetti, tavolato con i suoi chiodi dalla testa larga come una palla da ping pong, seguendo perfettamente leindicazioni costruttive di Vitruvio; calce di base per il pavimento in mosaico bianco e nero, intonaco del soffitto. Addirittura gli archeologi della Cooperativa Archeologia, sotto la guida di Simona Morretta, hanno tirato fuori parti di mobili: una zampa di un comodino o di un piccolo sgabello, tornita e modanata come quelle più moderne, e quella di un armadio più pesante, sormontato da una cassa, tipo un
grande comò. “Non è escluso – spiega proprio la Torretta – che questo ambiente sia in stretta correlazione con la grande caserma rinvenuta un anno fa a poca distanza da qui. Le tecniche costruttive sono le stesse, i materiali utilizzati anche. La presenza di piccoli tubi in coccio, posti verticalmente dietro l’intonaco dei muri perimetrali della stanza al pian terreno dimostrano che quello era un ambiente riscaldato”.
La presenza di intonaci dipinti con motivi floreali e di mosaici sui pavimenti, quindi, lascia supporre che potesse trattarsi certamente di un ambiente raffinato, forse l’abitazione di un ufficiale della caserma, magari del comandante, oppure un’area termale. Che, ovviamente, non deve essere vista come una moderna spa, ma come un ambiente di quotidiana igiene. “Stiamo proseguendo le nostre indagini. Siamo arrivati – spiega ancora la Torretta – solo a nove metri di profondità. Dovremo scendere fino a meno 13 metri per arrivare alla superficie di calpestio della stanza del pian terreno, rimuovendo ancora molte parti del soffitto crollato”.
“Questa scoperta – aggiunge il soprintendente Prosperetti – è stata resa possibile anche dalla tecnica di scavo”: una normale “trincea”, tipica degli scavi archeologici, avrebbe reso necessario, per il rispetto delle normative di sicurezza, scavare circa 1200 metri cubi di terra. Con questo blindoscavo, al di là dei metri cubi asportati (450 circa) “abbiamo potuto procedere letteralmente con un pennellino”, dice ancora Prosperetti. L’immobile venne distrutto da un incendio: muri e soffitti ne recano evidenti tracce. Il fuoco, però, non ha attaccato direttamente le parti lignee ma, covando a lungo sotto le macerie, ha finito per trasformare il legno in carbone.
Dopo la grande caserma dell’età imperiale all’Amba Aradam, i reperti dell’azienda agricola del I secolo di San Giovanni, la metro C continua a riservare meravigliose sorprese per gli archeologi. Questi ritrovamenti non dovrebbero incidere sui tempi di consegna della stazione Amba Aradam, fissati per il 2021, trattandosi di un pozzo posto al di fuori dell’area della stessa.

FONTE | SOURCE:

— IL TEMPO (26/06/2017).

http://www.iltempo.it

3). Roma come Pompei, scoperta casa romana di legno. Intatti parti di solaio, mobili, mosaici e affreschi, LA REPUBBLICA (26/06/2017).

Lo scavo della Soprintendenza archeologica in un pozzo della metro C a via Amba Aradam è la prima struttura in legno rinvenuta intatta: un fatto eccezionale. Tra le macerie anche gli scheletri di un cane e del suo cucciolo. I reperti saranno smontati e conservati forse nel museo della stazione.

Un solaio di legno, gambe di sgabelli e tavolini, gli scheletri di un cane e probabilmente del suo cucciolo o di un gatto, e preziosi mosaici. Dopo la scoperta della caserma dei soldati romani, gli scavi per la metrò C, all’incrocio tra via della Ferratella e via Amba Aradam, portano a luce uno scenario pompeiano: due vani di un edificio, databile tra il II e il III secolo d. C., rimasti carbonizzati e come pietrificati dopo un violento incendio che lo ha distrutto. Ma soprattutto, per quanto riguarda il solaio, una assoluta “prima volta”, ed è questo il fatto più clamoroso, per la storia di Roma antica. E tutto si è rivelato agli archeologi della Soprintendenza guidata da Francesco Prosperetti nel Pozzo Q15 della metropolitana, protetto per tutto il perimetro da paratie di cemento, otto metri di diametro e quattordici in profondità, di cui dieci già scavati, una quota che altrimenti sarebbe stata inaccessibile Così la realizzazione della linea C è di nuovo occasione di ritrovamenti che ci svelano i segreti della città attraverso i secoli. Cominciando dai materiali rinvenuti che mostrano le particolari tecniche di costruzione degli edifici romani e di fabbricazione del mobilio nella media età imperiale, un materiale, sottolineano gli archeologi, che si conserva solo in eccezionali condizioni ambientali e climatiche, o dopo eventi speciali, come accaduto a Ercolano e a Pompei.

L’area dello scavo, diretto dall’archeologa Simona Morretta ed eseguito dalla Cooperativa Archeologia ancora in corso, interessa le pendici meridionali del Celio, il colle che in età imperiale vide nascere sulla sua sommità lussuose abitazioni aristocratiche e in basso, a sud, una serie di edifici militari, tra cui la ormai celebre caserma rinvenuta recentemente in via Ipponatteo. Iniziata nel dicembre del 2016, l’indagine nel Pozzo Q15 ha messo in luce, a circa 9 metri dal piano stradale, sotto le fasi moderne e tardo antiche, due ambienti in opera mista, databili all’età di Traiano (inizi del II secolo d. C.) con rimaneggiamenti successivi. Ma è del 23 maggio scorso lo stupore del ritrovamento dei primi resti del solaio di legno carbonizzato. Negli strati più alti sono state trovate ampie parti di un mosaico pavimentale in bianco e nero del piano superiore dell’edificio e frammenti di intonaco dipinto delle pareti e del soffitto. L’incendio ha conservato travetti di legno rettangolari, cui erano attaccate le canne che permettevano il fissaggio degli intonaci al solaio e alle pareti. E sono emerse parti riferibili alla struttura lignea portante del solaio, la cosiddetta contignatio descritta da Vitruvio: una grossa trave, che conserva sia gli incassi per l’inserzione dei travicelli trasversali sia una grossa chiodatura in ferro. Su alcuni elementi ecco anche lavorazioni di falegnameria più elaborate, da arredo. Tra questi una gamba di sgabello o di tavolino, un altro piede più massiccio, forse di una cassapanca, e un ulteriore pezzo con una voluta forata passante, forse di una balaustra di legno. Infine una grande tavola rettangolare e frammenti di uno stipite con tracce di lastre di vetro di finestra.

Passiamo al piano terra dell’edificio crollato per l’incendio, che mostra una parete con un affresco di tipo lineare a fondo bianco, degli inizi del II secolo, in età Severiana, con riquadri con motivi di fantasia, tra cui un fiore con corolla sopra una sorta di candelabro vegetale. Durante lo scavo sono emersi anche gli scheletri di un cane e di un suo cucciolo o di un gatto. Il cane era accucciato davanti a una porta, rimasto intrappolato nell’edificio al momento dell’incendio, un indizio di come la costruzione non sia stata abbattuta volutamente, ma sia crollata all’inizio per l’improvviso divampare delle fiamme. Mentre solo successivamente i muri sarebbero stati intenzionalmente rasati. Un’ipotesi è quella per cui a causare l’incendio possa essere stato un terremoto, una spiegazione che dovrà esser verificata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Inoltre è in corso in queste ultime ore la messa in luce del pavimento a mosaico dell’ambiente che contiene i resti delligneo. È un mosaico di gran pregio, in bianco e nero, con doppia cornice di bordo a foglie cuoriformi e onde correnti.

Allo stato attuale dello studio varie sono le ipotesi sull’edificio. Potrebbe far parte della caserma rinvenuta in via Ipponio, a cui fanno pensare le quote di soglia e di rasatura, ma anche la datazione e la tecnica edilizia. E in questo caso si tratterebbe di ambienti di rappresentanza dell’edificio militare, considerando la presenza di un sistema di riscaldamento, forse di tipo termale, e il pregio dei rivestimenti, mosaici, affreschi, lastre marmoree su alcune pareti. Un’altra ipotesi è che gli ambienti scoperti facciano parte di una delle modus aristocratiche del Celio, di cui sono stati rinvenuti resti non lontano, come la domus dei Valerii, crollata
allo stesso modo. Del resto, nella zona dove si è scavato il Pozzo Q15, ancora nel Cinquecento erano visibili alcuni ruderi, riportati nella pianta di Leonardo Bufalini, e, in minor numero, anche nel Settecento, descritti nelle note della pianta di Giovan Battista Nolli, costruiti in opera mista. Ora la continuazione dello scavo potrà fornire ulteriori dati per l’interpretazione. Le strutture murarie e i rivestimenti verranno smontati e spostati, per un rimontaggio futuro forse all’interno del museo della caserma accanto alla stazione Amba Aradam.

Il Pozzo Q15 a largo Amba Aradam è stato scavato per compensare eventuali spostamenti del terreno dovuti allo scavo delle gallerie della linea C sulle Mura Aureliane, distanti circa trenta metri. Se durante il passaggio delle talpe in profondità, le apparecchiature di monitoraggio rilevassero movimenti anche minimi della cinta muraria, attraverso il Pozzo Q15 potrebbero essere effettuati consolidamenti del terreno tra le gallerie e le antiche fondazioni. Adesso nel pozzo lo scavo archeologico continuerà ancora per altri 4 metri, fino ad esaurire lo strato archeologico già sondato con carotaggi preliminari fino a circa quindici metri di profondità. Il progetto poi prevede il rinterro del pozzo dopo il passaggio delle talpe.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (26/06/2017).

http://roma.repubblica.it

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA METRO C – Tra via della Ferratella e via Amba Aradam – Nuovi reperti dagli scavi per la metro C – Roma come Pompei. CORRIERE DELLA SERA, IL TEMPO & LA REPUBBLICA (26/06/2017) [ENGLISH |ITALIANO]. Foto | stampa 1 di 31.

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