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VATICANO ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il mito e il tempo – L’incessante lavoro di restauro nelle catacombe cristiane d’Italia da parte della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, L’Osservatore Romano (29/05/2017).

L’incessante lavoro di restauro nelle catacombe cristiane d’Italia da parte della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, l’ente della Santa Sede che si occupa della tutela, della conservazione e della custodia di questi suggestivi cimiteri paleocristiani, ha prodotto in questi ultimi venticinque anni un cospicuo numero di scoperte o di riscoperte di affreschi, sarcofagi ed epitaffi, che meritano di essere conosciuti e valorizzati, in quanto testimonianza concreta del fenomeno della cristianizzazione, guardato nell’evolversi esponenziale dei primi secoli.

Catacombe di Domitilla, cubicolo dell’introductio. Particolare del medaglione centrale della volta con scena di introductio (seconda metà del iv secolo)

Le scoperte più significative di questi ultimi anni — sempre anticipate nelle pagine culturali di questo giornale — hanno riguardato specialmente l’incalcolabile patrimonio pittorico dei cimiteri cristiani di Roma, che, con le circa quattrocento unità monumentali dislocate nella cinquantina di catacombe, che costellano il suburbio sino al iii miglio delle strade consolari, rappresentano la testimonianza più concreta e leggibile della “morte cristiana”, guardata dai fratelli della prima ora come un sonno provvisorio in attesa della resurrezione finale.
Dopo aver reso note le scoperte e i restauri delle catacombe di santa Tecla, dei santissimi Pietro e Marcellino, di Priscilla, di san Callisto e dell’ipogeo degli Aureli, l’attenzione si è concentrata sull’immenso complesso di Domitilla sulla via Ardeatina. é parso utile — innanzi tutto — ricapitolare gli interventi, che hanno fatto rivivere gli affreschi dell’ipogeo dei Flavi, dell’arcosolio di Veneranda, del cubicolo di Ampliato, dell’arcosolio degli Apostoli Piccoli, che raccontano la storia della pittura delle catacombe dalle origini, degli inizi nel iii secolo, al declino negli ultimi anni del iv.
Ma le scoperte più interessanti sono venute da due cubicoli monumentali della piena età costantiniana, completamente ricoperti di una patina nera e da un numero impressionante di graffiti anche moderni. Con l’uso del laser i due cubicoli hanno mostrato i loro programmi decorativi in tutto il loro sviluppo, proponendo vere e proprie scoperte, anche se i due cubicoli erano noti da molti secoli. Il più noto e conosciuto già da Antonio Bosio si presenta ora come sepolcro di famiglia di un alto rappresentante dell’Annona, l’istituzione che si occupava dello stoccaggio delle derrate alimentari e, dunque, anche del grano e del pane. Ebbene, questo cubicolo monumentale accoglie, da un lato, un maestoso collegio apostolico, un buon pastore tra le stagioni e il ciclo di Giona e, dall’altro, un fregio che rappresenta il viaggio che il grano, che sbarca al porto di Ostia, effettua verso Roma dove viene macinato per diventare pane.
L’altro cubicolo convoca nella volta, alcune scene bibliche (i tre fanciulli nella fornace, la moltiplicazione dei pani, il sacrificio di Isacco, Noè nell’arca, Mosè che batte la rupe), che fanno da contorno a una scena di introduzione di due defunti al cospetto di Cristo maestro, tra due santi protettori, forse i martiri eponimi Nereo ed Achilleo. Quest’ultima scena rappresenta la vera grande novità, che è venuta dal restauro, in quanto vuole esprimere il contatto che i “defunti eccellenti” vogliono intrattenere con il Cristo e con i santi.
Con l’occasione si è anche pensato di creare un piccolo museo di nicchia in un ambiente adiacente all’ingresso della catacomba, con alcuni materiali marmorei (sarcofagi e iscrizioni) dispersi nelle catacombe romane o scoperti nel complesso di Domitilla per creare un filo conduttore, che si dipana dal ii al iv secolo dell’era cristiana, e che svolge tre significativi temi iconografici, che animarono il pensiero dell’antichità e della tarda antichità, ovvero Il mito, il tempo, la vita.
Con questa nuova esposizione si vuole tracciare il percorso della civiltà antica, avvolta nell’affabulazione del mito, attraverso alcuni sarcofagi di produzione attica, recuperati per l’occasione dal grande giacimento dei marmi ritrovati nel complesso di Pretestato sulla via Appia Pignatelli. Le storie di Ettore e di Achille sfuggite agli studiosi del passato e riconosciute — sia pure in frammenti — da Matteo Braconi, propongono un immaginario struggente e drammatico, che vuole parlare di un’epopea dolorosa proiettata nella lontananza del tempo.
A questo ultimo riguardo, un’arca marmorea monumentale, proveniente proprio da Domitilla, ci suggerisce la scansione regolare della vita con la personificazione delle stagioni. E la vita è fatta di otium, come racconta un sarcofago di caccia al cinghiale e al cervo, che si svolge in un luogo ameno, secondo quanto racconta il dolce mito di Endimione e Selene, rappresentato in un altro sarcofago frammentario.
Il mito si inanella con il tempo e si proietta nella vita quotidiana, con scene, iscrizioni e incisioni cristiane che creano un mondo di bambini, argentieri, vinai, pastori, medici, oculisti, guardarobieri, cavallari, boscaioli, fossori.
Con questo fervido e suggestivo mondo dei vivi si vuole anche parlare di un mondo altro, quello dell’aldilà, che viene tradotto in figura da un coperchio di sarcofago restaurato e reso noto per l’occasione: qui un gruppetto di pastori è fotografato in un habitat paradisiaco, dove sono anche rappresentate, per paradosso, scene di contabilità.
Il mito, il tempo, la vita trovano una loro soluzione di continuità e ben si innestano su un labirinto catacombale, che racconta la storia infinita della salvezza attraverso gli affreschi restaurati, dopo le infinite vicissitudini sofferte nei secoli e specialmente, dopo il grave momento del “traffico delle reliquie”, nel corso del Settecento, quando le catacombe di Domitilla divennero “cave” di “pitture strappate”. Un volume concepito per questo evento (Catacombe di Domitilla. Restauri nel tempo, 2017) attraverso riproduzioni fotografiche ad altissima definizione, racconta i cantieri degli affreschi paleocristiani, i vandalici strappi del passato, i colori commoventi di un racconto figurato dislocato nel tempo e nella storia.

FONTE | SOURCE:

— L’Osservatore Romano (29/05/2017).

http://www.osservatoreromano.va/it/news/il-mito-e-il-tempo

Foto | fonte | source:

— ROMA | VATICANO – Papa Francesco alla tomba di S.Pietro, è il primo Papa che visita la necropoli, LA REPUBBLICA (01/04/2013).

Papa Francesco ha visitato la necropoli vaticana. E’ stato – ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – il primo Papa a scendere negli scavi. “Papa Francesco ha percorso tutta la via centrale della necropoli, che si trova sotto la Basilica e le Grotte vaticane, ascoltando le spiegazioni, avvicinandosi così – in leggera salita – al luogo dove si trova la tomba di San Pietro, esattamente sotto l’altare centrale e la cupola della Basilica”, ha aggiunto Lombardi. “Nella Cappella Clementina, il luogo più vicino alla tomba del Principe degli Apostoli, il Papa ha sostato in preghiera silenziosa, in raccoglimento profondo e commosso.”

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (01/04/2013).

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/01/foto/papa_francesco_alla_tomba_di_s_pietro_il_primo_pontefice_che_visita_la_necropoli-55764979/1/#1

s.v.,

— Prof. Massimiliano Ghilardi, “Gli scavi della Roma sotterranea cristiana,” pp. 117-129 [PDF], in: F. Coarelli (a cura di), Gli scavi di Roma, 1878-1921, Roma: Edizioni Quasar (2004).

— Prof. Massimiliano Ghilardi, “Gli scavi della Roma sotterranea cristiana,” pp. 97-114 [PDF], in: F. Coarelli (a cura di), Gli scavi di Roma, 1922-1975, Roma: Edizioni Quasar (2006).

Fonte | source: Prof. Massimiliano Ghilardi | academia.edu (05/2017).

pdf = “Gli scavi della Roma sotterranea cristiana 1878-1921”: https://www.academia.edu/2282413/Gli_scavi_della_Roma_sotterranea_cristiana

pdf = “Gli scavi della Roma sotterranea cristiana 1922-1975”: https://www.academia.edu/2282446/Gli_scavi_della_Roma_sotterranea_cristiana

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