ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROMA – I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.” LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017) & IL MANIFESTO (17/01/2017).

ROMA – Una lettera degli “scontrinisti” denuncia pubblicamente il caso di una cooperativa gestita da un sindacalista, dipendente del Mibact, che fornisce servizi alla biblioteca nazionale di Roma. Quindi allo stesso ministero.

I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa.”

Sono volontari, ma per finta. Perché lavorano alla biblioteca nazionale di Roma, sul serio: con turni, ferie, mansioni specifiche e il pagamento finale con assegno. Alle dipendenze di una cooperativa, gestita da un sindacalista, dipendente del ministero per Beni culturali, che con lo stesso Mibact da anni ha in piedi una convenzione.

Loro si sono autodefiniti “scontrinisti”: la loro situazione è la nuova frontiera del lavoro precario e malpagato, senza diritti e senza alcuna forma di riconoscimento. Per essere pagati devono presentare scontrini per 400 euro. Essendo formalmente volontari, infatti, lo stipendio è ufficialmente un rimborso spese. “Raccogliamo anche gli scontrini per terra pur di raggiungere la cifra, se necessario: mica possiamo spendere davvero quei soldi…”, racconta una delle lavoratrici, Federica Rocchi. Dopo anni di questo sistema gli “scontrinisti” hanno deciso di denunciare tutto con una lettera su Facebook: “Siamo inseriti nel registro dei turni del personale della biblioteca per lo svolgimento di diverse mansioni come la vigilanza agli accessi, il servizio accoglienza, l’ufficio prestito, la distribuzione del materiale librario nelle sale di lettura, i servizi di magazzino e in altri uffici. Lavoriamo quattro ore al giorno, cinque giorni su sette, e, in vista delle festività invernali ed estive, dobbiamo presentare una richiesta ferie per assentarci. È evidente, dunque, che la biblioteca fa affidamento su di noi per lo svolgimento dei servizi”. Lettera firmata da sette persone, le altri quindici invece preferiscono non andare allo scontro. “In passato siamo stati minacciati”, spiega Rocchi.

La cosa paradossale è che il sistema sta in piedi grazie ad una cooperativa, Avaca, il cui presidente Gaetano Rastelli, risulta componente del coordinamento generale Flp Bac, sindacato dei lavoratori pubblici dei beni culturali. E dove andavano i finti volontari a ritirare lo stipendio? In via del Collegio Romano, cioè alla sede del Mibact. La situazione va avanti da almeno dieci anni. “Un anno fa siamo usciti allo scoperto – c’è scritto nella lettera – con un’azione sindacale che aveva l’obiettivo di aprire un dialogo con il direttore della biblioteca e con il ministero, ma il nostro tentativo è stato immediatamente rigettato da una chiara risposta di entrambi: voi non potete essere considerati dei lavoratori perché formalmente siete dei volontari”.

Come denunciano i “volontari”, il loro lavoro “ha permesso al ministero e alla biblioteca di garantire gli stessi servizi un tempo forniti dal personale di ruolo, risparmiando sulla nostra pelle, togliendoci la dignità che meritiamo e permettendo, di fatto, un’elusione fiscale e contributiva ancora non quantificabile”. Nessuno li ringrazierà, però. Con la circolare del 20 aprile scorso, emanata a tutte le biblioteche pubbliche statali, il Mibact ha imposto che le stesse, con l’arrivo del servizio civile nazionale, facciano “un’attenta valutazione in merito alla sostenibilità economica del rinnovo delle convenzioni in scadenza con le associazioni”, e “qualora l’analisi della situazione economica conduca a ritenere il permanere dell’interesse a stipulare convenzioni con associazioni di volontariato questi istituti dovranno: individuare la controparte mediante procedura di gara; prevedere la rotazione semestrale delle unità di volontari assegnati; applicare modalità organizzative atte a scongiurare qualsivoglia pretesa di riconoscimento di rapporto di lavoro subordinato”. Significa che, si legge ancora nella lettera di denuncia, “il lavoro fintamente volontario che abbiamo prestato finora sarà sostituito dal servizio civile. Il 30 giugno verrà interrotto il rapporto con noi della biblioteca nazionale di Roma e saremo mandati a casa senza, peraltro, alcuna forma di sostegno al reddito. E laddove proseguisse il rapporto con associazioni che offrono lavoro volontario, questo dovrà essere continuamente sostituito in modo da non dare adito al sospetto che si tratti di quello che in realtà è: lavoro mascherato da volontariato”.

Abbiamo cercato di contattare Rastelli per avere la sua versione dei fatti via telefono fisso, cellulare e mail, ma senza successo. Quanto ai finti volontari della biblioteca nazionale di Roma, loro invece chiedono “a tutti coloro che vivono una condizione di sfruttamento e non riconoscimento del proprio lavoro di unirci a noi e alle forze sindacali e politiche di essere in piazza il 25 maggio alle ore 10 davanti alla biblioteca nazionale contro lo sfruttamento dei lavoratori del Mibact e per valorizzare il patrimonio culturale nazionale”.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA | PATRIMONIOSOS.IT (18/05/2017)

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=129587

ROMA – LAVORO Oltre il voucher, il lavoro a scontrino. «Io, scontrinista, sfruttata dalla Biblioteca di Roma» Referendum. Le storie dei lavoratori. Alla Nazionale 25 «volontari» con il solo rimborso pasti. E al Policlinico Gemelli appalti disinvolti. IL MANIFESTO (17/01/2017).

Svolgono lavoro di catalogazione, di portineria, perfino di fornitura di materiali agli utenti, come dei veri e propri dipendenti: eppure sono «fantasmi», non riconosciuti degni neanche di una trattativa sindacale. Questa volta non parliamo di un call center in un sottoscala né di un gruppo di braccianti sfruttati, ma di alcuni lavoratori – circa 25 – della Biblioteca nazionale di Roma. Vanno al di là dei voucher, sono addirittura pagati con gli scontrini: loro presentano le ricevute della spesa fatta in un mese, e la biblioteca ricambia con un forfait di circa 400 euro.

La moderna schiavitù del libro è stata denunciata ieri da Federica, catalogatrice «volontaria» della Biblioteca nazionale della Capitale. «Volontaria perché – spiega alla conferenza stampa indetta dalla Cgil per parlare dei referendum sul lavoro – da anni non pare ci sia altro modo di inquadrarci che come iscritti a un’associazione di volontariato. Abbiamo chiesto più volte di incontrare il direttore della Biblioteca, ma appunto in quanto “volontari” ci ha fatto rispondere che non abbiamo diritto a una interlocuzione».

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Storie di Voucher #1 – Federica: «Mi pagano con gli scontrini» | Storia di Federica, che lavora alla Biblioteca Nazionale e viene pagata in scontrini alimentari. Rassegna.it | YouTube (12/01/2017).

LA BIBLIOTECA nazionale dipende dal ministero dei Beni culturali, e fa acqua da tutte le parti. Il servizio agli utenti è costantemente a rischio, e carente, per una mancanza strutturale di organico, tappata alla bell’e meglio dai «volontari»: alcuni di loro lavorano retribuiti a scontrino da 13 anni, altri da sette o cinque, senza che sia mai cambiato nulla. Le recenti denunce – una conferenza stampa della Cgil, un articolo del manifesto, un servizio della trasmissione di Rai 2 Nemo – hanno aperto uno squarcio su una situazione totalmente surreale.

FEDERICA, 32 ANNI, scontrinista alla Nazionale da cinque, è la lavoratrice che ha scoperchiato il vaso di Pandora della Biblioteca, raccontando la sua storia a una delle prime iniziative pubbliche della Cgil per i referendum su voucher e appalti: «Noi andiamo ben oltre i voucher – spiega – La nostra paga, di massimo 400 euro al mese per 20 ore settimanali, ci viene erogata solo se presentiamo gli scontrini delle spese alimentari degli ultimi 30 giorni. Ogni singolo buono non può superare i 30 euro, e a volte – pur di arrivare ai 400 euro – portiamo anche scontrini dei dipendenti della biblioteca o di nostri familiari. L’associazione Avaca, che ha una convenzione con il ministero dei Beni culturali e che ci retribuisce, annulla qualche scontrino: in questo caso il valore ci viene decurtato il mese successivo. Capita che ci chieda anche di raccogliere più di 400 euro di scontrini: fino a 500 o 600, se li troviamo. Non sappiamo poi cosa se ne facciano».

Federica racconta che i nomi dei volontari vengono inseriti nel piano turni, accanto a quelli dei dipendenti, e che è l’ufficio Servizi della Biblioteca a gestire gli uni e gli altri. «Prima delle recenti denunce pubbliche, capitava spesso che i volontari coprissero da soli intere sale o il magazzino, ma ora stanno sempre attenti ad accoppiarli ad almeno un dipendente. Lo stesso per i fogli firma di entrata e uscita: in passato era segnato anche il nostro turno, dopo gli articoli e i servizi tv è stato rimosso».

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«Siamo fantasmi – riprende Federica – eppure lavoriamo come tutti i dipendenti all’accoglienza degli utenti, alla catalogazione, alla fornitura di materiali e libri ai tavoli». L’intervento choc di Federica entra nel vivo quando passa a spiegare il metodo di retribuzione applicato dalla Biblioteca nazionale, una invenzione straordinaria (in senso negativo), che va al di là degli stessi voucher, perché non prevede neanche i contributi previdenziali: «Raccogliamo gli scontrini della spesa alimentare fatta in un mese, a volte ci vengono dati anche dai dipendenti per solidarietà, quindi li presentiamo alla Biblioteca: a fronte ci viene dato una sorta di “rimborso spese” forfettario, con un tetto massimo di circa 400 euro».

Insomma, giusto il diritto ai pasti: perché almeno l’energia per spostare i libri da qualche parte la devi pur prendere. Ti ammali? Fai un bambino? Saluti e baci, sei un «volontario».

Alla conferenza stampa è intervenuto anche Giancarlo Sofo, operaio in subappalto del Policlinico Gemelli: per ben 21 anni si è occupato della manutenzione di reparti e sale operatorie, ma oggi è disoccupato. Attende 4 mesi di stipendi arretrati: non può pretendere che sia il Policlinico, luogo per cui in effetti lavora, a risarcirlo del dovuto. A farlo dovrebbe essere l’impresa che ha vinto l’appalto, che però, piccolo particolare, al momento gli risponde picche. Se passasse il Sì al referendum Cgil, il Policlinico sarebbe obbligato a sanare il problema.

FONTE | SOURCE:

— IL MANIFESTO (17/01/2017).

FOTO | FONTE | SOURCE:

— edoardo baraldi, FRANCESCHINI “SUL CASO BOSCHI NON VEDO UN CONFLITTO D’INTERESSI” | FLICKR (14/05/2017).

FRANCESCHINI

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