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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Paolo Portoghesi, L’INTERVENTO «Mussolini urbanista? No, usò l’architettura per soggiogare». CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

Prof. Arch. Paolo Portoghesi, L’INTERVENTO «Mussolini urbanista? No, usò l’architettura per soggiogare». CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

Nel suo libro Mussolini architetto Paolo Nicoloso considera la tendenza a celebrare il ruolo di grande urbanista del Duce «l’ennesimo paradosso italiano». Emblematici via dell’Impero e il «Colosseo quadrato»

Di fronte al coro che rivendica per Mussolini un ruolo di grande urbanista è difficile non condividere le preoccupazioni di Paolo Nicoloso con cui conclude il suo libro: Mussolini Architetto. È possibile – si chiede Nicoloso – «curare un paese in crisi di democrazia, identificando figurativamente la propria memoria storica in edifici, simboli di una dittatura che educava e praticava un profondo odio antidemocratico? Non siamo forse di fronte a un ennesimo paradosso italiano?». L’unica idea urbanistica che lo guidò nell’occuparsi di Roma non fu la costruzione di una città nuova, ma la costruzione di edifici pubblici e l’intervento del «piccone demolitore» sulla città antica. Nel 1925, in occasione dell’ insediamento del nuovo governatore di Roma gli rivolse questa aggressiva esortazione: «Farete largo attorno l’Augusteo, al teatro Marcello, al Campidoglio, al Pantheon (…). I monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine».

Per costruire via dell’Impero venne sacrificato un intero quartiere, quello della via Alessandrina e i suoi abitanti «deportati» nelle borgate o nelle baraccopoli, si distrusse la spina dei Borghi, si isolò il mausoleo di Augusto collocandolo in mezzo a casermoni indecorosi; alcuni bellissimi spazi, come piazza dell’Araceli e piazza Montanara vennero distrutti. Roma deve a Mussolini molti edifici pubblici e molte attrezzature sportive come il Foro intitolato al suo nome, qualche scavo archeologico e un piano regolatore che ha creato le premesse per l’ espansione a macchia d’olio degli anni sessanta. Ma l’EUR si dirà è un «bel quartiere» e il palazzo della Civiltà Italiana è considerato anche fuori d’Italia uno dei monumenti-chiave del novecento. Per quanto riguarda l’EUR, chi ne conosce la storia non può non associarlo a due brutti ricordi: la volontà mussoliniana di non rimanere indietro a Hitler e Speer nella riconquista di archi e colonne come simboli del classicismo imperiale e la triste vicenda dei ministeri acquistati dopo la guerra dallo stato direttamente dalle imprese costruttrici senza bandire concorsi, facendo peggio di quanto aveva fatto il fascismo.

Per quanto riguarda il Colosseo Quadrato ha certamente un suo fascino ma è un monumento-chiave solo in quanto con la falsità dei suoi archi e la inutilità dei suoi loggiati e delle sue scalinate è l’immagine artistica di un regime che troppo spesso ha usato (io direi profanato) l’architettura non come un mezzo per migliorare la vita degli uomini, ma come un mezzo per soggiogarli, per illuderli, per costringerli loro malgrado a «credere, obbedire, combattere».

FONTE | SOURCE:

— CORRIERE DELLA SERA (22/05/2016).

http://roma.corriere.it/

s.v.,

— ROMA – E 42-EXPOSIZIONE UNIVERSALE ROMA 1942 XX | RAI TRE | YouTube | 05:53 (2011).

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