POMPEII ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I troppi turisti “consumano” Pompei. Dopo l’allarme Mibac è guerra al «mordi e fuggi». Le guide: tanta indisciplina – Se al Lupanare c’è la fila di crocieristi, davvero Pompei rischia di andare a puttane. POSITANONEWS (23|02|2016).

12744400_1093385354028112_6257427800173557822_n

POMPEII ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I troppi turisti “consumano” Pompei. Dopo l’allarme Mibac è guerra al «mordi e fuggi». Le guide: tanta indisciplina – Se al Lupanare c’è la fila di crocieristi, davvero Pompei rischia di andare a puttane. POSITANONEWS (23|02|2016).

POMPEII – Se al Lupanare c’è la fila di crocieristi, davvero Pompei rischia di andare a puttane. L’alta marea dei turisti sbarcati dalle grandi navi starebbe consumando gli Scavi. Sembra un paradosso, quello lanciato come allarme da Adele Lagi, funzionaria dell’Ufficio Unesco del Ministero dei Beni Culturali. Insomma, la città rischierebbe di morire di indigestione. Abbondanza non è solo il nome della sua strada più famosa, ma un pericolo bulimico che, come in un b-movie di fantascienza, potrebbe far squagliare duemila anni di storia, di bellezza che la tragedia e la voracità del Vesuvio hanno donato all’umanità. E proprio il Lupanare sarebbe uno degli epicentri della catastrofe. A girare una mattina d’inverno come viaggiatori tra domus, foro, anfiteatro, basiliche e botteghe, l’impressione è però rassicurante. Sarà perché non è tempo di crociere. Si ritrovano i soliti giapponesi o coreani in preda a sindrome da selfie davanti alla sfilata di anfore sotto vetro; una lunga teoria di transenne; gli occhi vigili dei custodi delle domus; i cani addormentati sotto i primi raggi tiepidi di sole. Niente di nuovo. Pare, invece, che a Pompei, come periodicamente accade a Capri, ci si stia lamentando del buon tempo. Troppa grazia sant’Antonio. In Italia si farebbero carte false per avere i numeri delle rovine più famose del pianeta: tre milioni. Ma il problema c’è e non è banale, proprio per i grandi numeri che gli Scavi riescono a raggiungere. La somma fa il totale, ma qui farebbe pure un po’ male. È un nodo che stringe due lati della stessa corda: conservazione contro valorizzazione. Per scioglierlo occorre uscire dalla nicciana sindrome antiquaria e imparare a coniugare conservazione e valorizzazione, archeologia e incassi. L’idea che circola nelle stanze della Sovrintendenza è quella di itinerari multipli con aperture a rotazione per far riposare alcuni siti, un po’ come un tempo, quando si mettevano i campi a maggese. Oppure orientare i forestieri verso domus bellissime, ma scartate dal fast travel perché lontane dal circuito tradizionale: una per tutte la magnifica Casa di Marco Lucrezio Frontone. Tra il Foro, la Basilica e gli altri spazi aperti si respira aria da picnic. Una famigliola francese, accampata all’ombra di un muro, mangia e beve come in un diserbato quadro di Manet. Più avanti, accomodate su un candido marmo, due ragazze si godono una pizza d’asporto direttamente dal cartone; due anziani amici, stanchi, si appoggiano a un capitello per togliersi le scarpe e concedersi un rigenerante massaggio ai piedi; un’adolescente in posa su un piedistallo senza più colonna imita un’avvenente cariatide per gli scatti dello smartphone del fidanzato. Sulle antiche pietre il passo diventa subito pesante, la stanchezza può farsi sentire e mica si possono mettere panchine come in un qualsiasi parco pubblico. Ci si arrangia. Il logorio della vita moderna può generare il logorio della vita antica. Se si aggiunge la necessità di una costante manutenzione si capisce che certi rischi non vanno sottovalutati: alla base degli affreschi è capace di insinuarsi la terribile malerba e sulle mura delle Terme Suburbane può accumularsi il corrosivo guano di piccione. Del resto, proprio dirigendosi al Lupanare, sui basoli si leggono i segni di consolidate abitudini. Il passaggio dei carri romani ha lasciato il segno: un bel solco che si approfondisce in prossimità della più celebre casa chiusa dell’età classica. Fuori ora c’è un vistoso cartello che contingenta le entrate. Non più di dieci alla volta. «Nei mesi turisticamente più caldi» – spiega il custode di turno a – «la fila arriva fino a via dell’Abbondanza». E le cifre, da aprile ad agosto, sono da capogiro. A Pompei approdano in un mese tra i 200mila e i 300mila visitatori. In un giorno si toccano vette di 15mila ingressi. Almeno la metà va al Lupanare. Ma solo per vedere. Qui, ieri, i curiosi sono stati condotti, sommando chiacchiera a chiacchiera, curiosità a curiosità, erudendo su corni, cornucopie e simbologia fallica, anche da Salvatore Corcione, guida istrionica che alterna inglese e italiano con una recitazione da attore. Alla fontana dell’Abbondanza aveva informato chi si dissetava: «Anche l’acqua è d’epoca». Ha duemila anni, alla faccia di Eraclito e del «panta rei». La croce del collasso imminente viene buttata sui crocieristi. Turismo mordi e fuggi. Sono tanti, intruppati dalle guide, ed hanno fretta. «Al massimo hanno a disposizione un’ora e mezza, nei casi migliori» ragiona Mattia Buondonno, guida storica ed enciclopedia pompeiana vivente. «Che cosa riescono a vedere? Poco o niente». Giusto il tempo di un paio di foto per far sapere agli amici che comunque agli Scavi ci sono stati, su Facebook un post e stai a posto, e sentirsi sazi perché hanno messo una nuova bandierina nell’atlante personale. «Per visitare discretamente una sola domus occorre almeno mezzora» aggiunge Buondonno. «Ma loro sembrano trottole». Certo c’è il turista che ha tempo e conoscenze, ma la massa, quella che consuma persino i marmi, che si vorrebbe contingentare, che andrebbe educata, pensa, invece, di essere in un luna park, una Disneyland dissepolta. Entrano da Porta Marina e hanno le loro tappe obbligate, sempre le stesse: Quadriportico, Foro, Casa del Menandro, Terme Suburbane, Lupanare. Gira e rigira, scarpina e riscarpina, anche le pietre si acciaccano. I turisti frettolosi si addensano a gruppi di trenta-quaranta nelle domus più gettonate. Si entra a un paio di gruppi alla volta. Gli altri restano in attesa all’esterno. Una processione. «In certi giorni sono troppi davvero» commenta uno dei custodi che si alternano alla vigilanza della Casa di Paquio Proculo, una delle domus restaurate da poco. «Occorre tenere gli occhi bene aperti, controllare dove mettono i piedi, perché nonostante il percorso obbligato, protetto da un tappeto, tendono a spostarsi, per distrazione o per strafottenza». Le sei case riaperte alla vigilia di Natale, con la benedizione di Matteo Renzi, sono quelle sulle quali si punta per invertire la tendenza all’ammasso. «Sono in gran parte inedite e spettacolari» illustra Buondonno addentrandosi sotto le volte della Casa del Criptoportico, indicando i resti degli affreschi con scene omeriche, le terme domestiche del ricco proprietario, il larario esterno dedicato al dio Mercurio, protettore dei commerci. «Ecco» – indica – «qua si sono anche due rudimentali graffiti. Sono reliquie anch’esse». Il restauro, come si usa, li ha mantenuti. Probabilmente sono di epoca borbonica. Pompei è fatta di pietre, ma è fragile: è questo il mantra dei protezionisti. Ma resiste con la durezza e la tenacia delle pietre. Saper irreggimentare la lava dei crocieristi potrebbe essere facile, certo più facile che fermare l’ondata di cenere che ha sepolto e salvato la città: di fronte alla ricchezza ci si organizza, non la si manda via.

FONTE | SOURCE:

(Pietro Treccagnoli – Il Mattino) | positanonews.it (23|02|2016).

http://www.positanonews.it/articolo/172834/i-troppi-turisti-consumano-pompei-dopo-l-allarme-mibac-e-guerra-al-mordi-e-fuggi-le-guide-tanta-indisciplina

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s