POMPEI ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Pompei, ecco la perizia sulla Schola armaturarum: crollò perché il tetto non fu pulito, LA REPUBBLICA (18|02|2016) & (08|01|2016).

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POMPEI ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Pompei, ecco la perizia sulla Schola armaturarum: crollò perché il tetto non fu pulito, LA REPUBBLICA (18|02|2016) & (08|01|2016).

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s.v.,

POMPEI ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Franceschini: “Sull’hub ferroviario di Pompei rispettate le leggi” – Ma Gallo (M5S) accusa: “E’ mancata la partecipazione dei cittadini, il 21 incontro pubblico nella città degli scavi”, LA REPUBBLICA (04|02|2016).

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/02/04/news/franceschini_sull_hub_ferroviario_di_pompei_rispettate_le_leggi_-132724875/?ref=search

POMPEI ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: INCHIESTA – Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annuziata | GRANDE PROGETTO POMPEI (2007-16) Foto & stampa 1 di 290.

MIBACT ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTERA. MIBACT & POMPEI: "Scavi di Pompei: cinque anni, cinque ministri, un governatore," napolimonitor.it (15|04|2015).  Foto: Renzi a Pompei, La Repubblica (18|04|2015).

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1). LA REPUBBLICA (18|02|2016) – La testimonianza del perito del Tribunale di Torre Annunziata. Sotto accusa la mancata manutenzione dello scolo dell’acqua piovana. Unica imputata nel processo è l’architetta restauratore Paola Rispoli.

Detriti, materiali, fogliame formarono un tappo naturale quel 6 novembre del 2010 nel canale di scolo delle acque piovane. Fu così che la Schola armaturarum negli scavi di Pompei crollò miseramente sotto un peso di 5 tonnellate d’acqua.

Giorni intensi di pioggia avevano trasformato il solaio in cemento armato dell’edificio, frutto dei restauri post-bellici, delimitato da un parapetto alto mezzo metro, in una vera e propria piscina.

Troppo per le strutture antiche, anche se la Schola, luogo di riunione di un’associazione militare, era un monumento per metà ricostruito: dopo lo scavo del 1916 la parte originaria fu integrata con murature moderne. Poi l’edificio fu parzialmente distrutto dai bombardamenti alleati del settembre 1943 e rialzato da Amedeo Maiuri nel 1947.

Il perito del Tribunale di Torre Annunziata, l’ingegnere Lucio Fino, che ha insegnato Scienze delle costruzioni alla facoltà di architettura della Federico II, ha ricostruito in aula le fasi del crollo. Con la sua testimonianza si è chiusa la fase dibattimentale del processo per il crollo dell’edificio negli scavi di Pompei che provocò l’indignazione dell’opinione pubblica e portò il governo Berlusconi, sollecitato dal commissario europeo Johannes Hahn, a varare norme speciali per la messa in sicurezza degli scavi, dando il via – di fatto – al Grande progetto Pompei da 105 milioni di euro.

Unica imputata nel processo è l’architetta restauratrice Paola Rispoli (difesa da Giuseppe Fusco e Orazio Cicatelli), responsabile delle verifiche sulla porzione di città antica dove si verificò il crollo, la Regio III, oggi in pensione: gli altri otto indagati nell’indagine avviata dalla Procura torrese per crollo e disastro colposo era stati tutti scagionati: pubblico ministero è Emilio Prisco.

L’ingegnere Fino ha spiegato ai giudici della prima sezione penale presieduta da Ernesto Anastasio che in quel novembre del 2010 la prima a cedere fu la parete sul vicolo di Ifigenia. L’ipotesi avanzata dal perito è basata non su sopralluoghi sulle strutture, perché le macerie sono state rimosse, ma su piante del 1979 e visioni satellitari fino al 2010: nelle immagini aeree gli ambienti retrostanti non sempre sono risultati visibili a causa della presenza di detriti.

E questo movimento di materiale alle spalle della Schola, aggiunto alle piogge intense di quel novembre, ebbero l’effetto di otturare lo scolo dell’acqua. Il ristagno sul solaio provocò il cedimento per il peso eccessivo. Secondo il perito chi fece i controlli a luglio 2010 sullo stato delle murature non rilevò crepe nell’edificio perché queste erano assenti.

Sotto accusa quindi finirebbe la mancata manutenzione dello scolo dell’acqua piovana e delle aree di confino dell’edificio alto 9 metri. Una manutenzione mancata tra 1979 e 2010. Il processo è stato rinviato al 20 aprile per la discussione e per le richieste delle parti.

L’intervento di restauro in corso si concluderà ad aprile con il montaggio di una copertura di protezione ai resti antichi.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (18|02|2016).

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/02/18/news/pompei_ecco_la_perizia_sulla_schola_armaturarum_crollo_per_il_peso_dell_acqua_sul_tetto-133681061/?ref=HREC1-26#gallery-slider=130821573

FOTO | FONTE | SOURCE:

‘…affresco di Pompei, Pompei, nuovo crollo negli scavi archeologici. “Colpa delle piogge”…’, di edoardo baraldi | FLICKER (03|03|2014).

affresco di Pompei

— POMPEI ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Pompei, parte il restauro della Schola armaturarum “Un simbolo di rinascita” LA REPUBBLICA (08|01|2016).

2). LA REPUBBLICA (08|01|2016) – Via ai lavori da 80mila euro, consegna fissata a febbraio Prevista una copertura temporanea per proteggere i muri.

Anche Matteo Renzi avrebbe dovuto vedere il cantiere appena aperto per la manutenzione della Schola armaturarum. Era la Vigilia di Natale, l’impresa Giuseppe Di Martino costruzioni sas di Roma aveva avviato solo tre giorni prima i lavori da 81mila euro per la copertura provvisionale dell’edificio crollato la mattina del 6 novembre 2010. Ma il poco tempo a disposizione aveva imposto un cambio di programma e il premier si dedicò solo alla visita di alcune domus appena restaurate su via dell’Abbondanza.

Ora, poco più avanti, a Pompei, nel luogo del crollo che cinque anni fa scatenò l’indignazione internazionale e l’atto di accusa del presidente Giorgio Napolitano (“una vergogna per l’Italia” disse, chiedendo “spiegazioni immediate e senza ipocrisie”) è iniziata l’operazione recupero.

Termine dei lavori febbraio 2016. Sarà installata una copertura temporanea per la protezione delle strutture originarie della Schola, alte un metro e mezzo e rivestite da affreschi. Un sistema di giunti e tubi darà vita a un edificio provvisionale costituito da tre ali, larghe 3 metri, che seguono e inglobano il perimetro dell’edificio antico. Gli appoggi saranno disposti sia all’interno che all’esterno dell’area, senza in ogni caso intaccare il pavimento.

Una volta montata, le murature affrescate saranno liberate dai teloni plastici che le hanno protette per questi cinque anni, e potranno entrare in campo i restauratori, per operare al coperto e senza che pioggia o sole interferiscano con le operazioni.

“Abbiamo immaginato una struttura reversibile – spiega l’architetto Paolo Mighetto, del gruppo di progettazione della segreteria tecnica della soprintendenza Pompei semplicemente appoggiata sul manufatto antico, dotata di frangisole e di misure di attenuazione del calore, oltre che di teli microforati sui quali saranno raffigurate le varie fasi del restauro. Prima si procederà all’eliminazione della vegetazione infestante. Il sistema volutamente non è definitivo – precisa l’architetto Mighetto – e consente il restauro conservativo delle pareti ovest, nord ed est della Schola. Poi, sulla base dei risultati scientifici che acquisiremo al termine del restauro si potrà procedere alla sistemazione definitiva dell’edificio”. Il progetto, coordinato dal funzionario archeologo Alberta Martellone, e redatto dagli architetti Paolo Righetto e Mariano Nuzzo e dall’archeologo Mario Grimaldi, è stato elaborato dopo un accurato rilievo laser scanner realizzato dall’architetto Raffaele Martinelli. L’architetto Marina Cesira D’Innocenzo è invece il responsabile unico del procedimento.

Dopo il crollo del novembre 2010 che portò alla decisione del governo Berlusconi (ministri Galan e Fitto) – sollecitati dal commissario europeo Johannes Hahn – poi perfezionata dal governo Monti (ministri Barce e Ornaghi) – di avviare un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi, l’area venne sottoposta a sequestro dalla procura di Torre Annunziata. Il Grande progetto Pompei da 105 milioni di euro fu inviato all’Ue a dicembre 2011 e approvato a febbraio 2012, i primi bandi pubblicati ad aprile. Ma per lunghi mesi la Schola è rimasta così, recintata e inaccessibile, coperta da teli bianchi a ricordare a visitatori e istituzioni che Pompei resta un luogo fragile, dove non bisogna mai smettere di vigilare e intervenire.

“Il dissequestro della Schola armaturarum – ricorda il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna – avvenuto nel corso dell’anno appena conclusosi e, finalmente, l’inizio dei lavori di copertura delle pareti affrescate originali, ovvero di quelle porzioni di mura che già miracolosamente si salvarono al bombardamento del 1943 cui seguì il restauro delle parti crollate e il rimpiazzo in cemento armato del soffitto, si colloca in un momento “storico” che non può che risultare simbolico “. Per Osanna, i lavori partiti due settimane fa sono “anch’essi espressione di quella rinascita generale del sito che, finalmente, viene percepita dal pubblico e dalla stampa, ma che soprattutto coincide con attività concrete, quelle dei cantieri del Grande progetto e di interventi a lungo attesi, come questo della Schola. L’obbiettivo finale al quale stiamo lavorando è, al momento, quello di proteggere le strutture dell’edificio per poi pensare alla migliore soluzione di restauro dello stesso, che soprattutto consenta al pubblico di continuare a godere tangibilmente di un altro pezzo della storia di questa città antica”.
Questo è il punto che resta ancora non deciso. Sarà ricostruito l’edifico così come era prima del crollo? “Contiamo di esaminare l’edificio con occhi nuovi – precisa l’archeologo Mario Grimaldi – proprio come se venisse scavato una seconda volta. Potremo verificare le stratificazioni murarie e la connessione con le strutture alle spalle: quella crollata nel 2010 era la cantonale sud-est rifatta dopo il bombardamento del 1943, sotto il peso del solaio in cemento armato: l’edificio nel dopoguerra fu ricostruito per un’altezza di 9 metri, mentre le strutture antiche si fermavano a un metro e mezzo. Faremo saggi archeologici preventivi per realizzare un canale di drenaggio alle spalle del muro ovest e smaltire così le acque: in quella circostanza contiamo di capire come l’edificio proseguiva verso la parte non scavata, che è alle spalle, in direzione del vicolo di Ifigenia”.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (08|01|2016).

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/01/08/news/pompei_parte_il_restauro_della_schola_armaturarum_un_simbolo_di_rinascita_-130820713/?ref=search

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