ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Torri, leggende e battaglie del Campo Torrecchiano, LA REPUBBLICA (14|08|2005).

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Torri, leggende e battaglie del Campo Torrecchiano, LA REPUBBLICA (14|08|2005).

ROMA – Torri, leggende e battaglie del Campo Torrecchiano, LA REPUBBLICA (14|08|2005).

La zona tra i larghi Ricci e Magnanapoli nel Medioevo era un susseguirsi di torri, tanto che veniva chiamata Campo Torrecchiano. Furono in gran parte abbattute nel 1245 dal senatore Brancaleone degli Andalò, che intese stroncare così le lotte baronali urbane, delle quali le torri erano i covi. Se ne salvarono solo tre, che ancora oggi svettano più o meno integre tra i palazzi rinascimentali. Così la torre del Grillo, sulla salita omonima, prendendo il nome dalla famiglia che la possedette dal Seicento, dopo i Carboni e i Conti, a ridosso del palazzo oggi dei Robilant. E da quella torre, sorta nel XII secolo, il marchese Onofrio del Grillo si divertiva a lanciare monete arroventate ai suonatori ambulanti. Tor dei Conti, sul largo Ricci, è segnalata come una meraviglia della Roma medievale, quando fu fondata su un’ esedra del Foro della Pace nel 1200 da Papa Innocenzo III per la sua famiglia, i Conti di Segni. Fu il frontespizio del baluardo di questa famiglia che si estese fino all’ attuale largo Magnanapoli, e Francesco Petrarca ne esaltò la bellezza in una epistola, in occasione del terremoto del 1349, che ne distrusse una parte; e fu abbandonata. Nel 1620 Urbano VIII la fece ristrutturare come proprietà della Camera Apostolica, ma vent’ anni dopo ci fu un nuovo crollo che la ridusse alle misure attuali di 28 metri e mezzo. Fu utilizzata come magazzino, e solo nel Novecento ebbe una parziale ristrutturazione, ospitando associazioni e uffici comunali. Più particolare la storia della Torre delle Milizie a ridosso di largo Magnanapoli. Il nome la collega ai soldati di Roma antica ed è un fatto che fece parte di un fortilizio durante l’ assedio della città da parte dei Bizantini a metà del VI secolo. Ma non era una torre, da dove secondo una leggenda Nerone contemplò la città in fiamme suonando la cetra; piuttosto una torretta di guardia delle mura Serviane, sulla quale un altro papa dei Conti di Segni, Gregorio IX verso il 1230 fece erigere la torre come dimora della famiglia. Originariamente a tre piani, passò nel 1300 agli Annibaldi e solo un anno dopo a Bonifacio VIII, che vi costruì a fianco una fortezza per rendere la dimora una sorta di castelletto per i suoi Caetani in lotta con i Colonna. Ritornò in possesso degli Annibaldi nel 1330 e quindi ancora ai Caetani, passando di nuovo ai Conti e da questi al cardinale Napoleone Orsini; rovinata dal terremoto del 1349, perse il piano superiore ed ebbe una leggera pendenza. Divenne proprietà dei Colonna, ma a metà del Cinquecento Vittoria Colonna, su consiglio di Michelangelo, la cedette alle suore domenicane della chiesa di Santa Caterina, che la inclusero nel loro convento; non fu un’ operazione edilizia valida, perché la torre venne sommersa dalle costruzioni che le furono addossate. Soltanto nel 1924 fu liberata dalle costruzioni, per la demolizione del convento, e cominciò ad accentuarsi l’ inclinazione della torre, alta, oggi, poco più di 51 metri. Sotto la direzione di Antonio Munoz si dovette allora provvedere a un lavoro di sottofondazione dell’ intera mole; e così il monumento fu salvo. La zona tra i larghi Ricci e Magnanapoli nel Medioevo era un susseguirsi di torri, tanto che veniva chiamata Campo Torrecchiano. Furono in gran parte abbattute nel 1245 dal senatore Brancaleone degli Andalò, che intese stroncare così le lotte baronali urbane, delle quali le torri erano i covi. Se ne salvarono solo tre, che ancora oggi svettano più o meno integre tra i palazzi rinascimentali. Così la torre del Grillo, sulla salita omonima, prendendo il nome dalla famiglia che la possedette dal Seicento, dopo i Carboni e i Conti, a ridosso del palazzo oggi dei Robilant. E da quella torre, sorta nel XII secolo, il marchese Onofrio del Grillo si divertiva a lanciare monete arroventate ai suonatori ambulanti. Tor dei Conti, sul largo Ricci, è segnalata come una meraviglia della Roma medievale, quando fu fondata su un’ esedra del Foro della Pace nel 1200 da Papa Innocenzo III per la sua famiglia, i Conti di Segni. Fu il frontespizio del baluardo di questa famiglia che si estese fino all’ attuale largo Magnanapoli, e Francesco Petrarca ne esaltò la bellezza in una epistola, in occasione del terremoto del 1349, che ne distrusse una parte; e fu abbandonata. Nel 1620 Urbano VIII la fece ristrutturare come proprietà della Camera Apostolica, ma vent’ anni dopo ci fu un nuovo crollo che la ridusse alle misure attuali di 28 metri e mezzo. Fu utilizzata come magazzino, e solo nel Novecento ebbe una parziale ristrutturazione, ospitando associazioni e uffici comunali. Più particolare la storia della Torre delle Milizie a ridosso di largo Magnanapoli. Il nome la collega ai soldati di Roma antica ed è un fatto che fece parte di un fortilizio durante l’ assedio della città da parte dei Bizantini a metà del VI secolo. Ma non era una torre, da dove secondo una leggenda Nerone contemplò la città in fiamme suonando la cetra; piuttosto una torretta di guardia delle mura Serviane, sulla quale un altro papa dei Conti di Segni, Gregorio IX verso il 1230 fece erigere la torre come dimora della famiglia. Originariamente a tre piani, passò nel 1300 agli Annibaldi e solo un anno dopo a Bonifacio VIII, che vi costruì a fianco una fortezza per rendere la dimora una sorta di castelletto per i suoi Caetani in lotta con i Colonna. Ritornò in possesso degli Annibaldi nel 1330 e quindi ancora ai Caetani, passando di nuovo ai Conti e da questi al cardinale Napoleone Orsini; rovinata dal terremoto del 1349, perse il piano superiore ed ebbe una leggera pendenza. Divenne proprietà dei Colonna, ma a metà del Cinquecento Vittoria Colonna, su consiglio di Michelangelo, la cedette alle suore domenicane della chiesa di Santa Caterina, che la inclusero nel loro convento; non fu un’ operazione edilizia valida, perché la torre venne sommersa dalle costruzioni che le furono addossate. Soltanto nel 1924 fu liberata dalle costruzioni, per la demolizione del convento, e cominciò ad accentuarsi l’ inclinazione della torre, alta, oggi, poco più di 51 metri. Sotto la direzione di Antonio Munoz si dovette allora provvedere a un lavoro di sottofondazione dell’ intera mole; e così il monumento fu salvo.

FONTE | SOURCE:

— LA REPUBBLICA (14|08|2005).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/08/14/torri-leggende-battaglie-del-campo-torrecchiano.html

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