ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Sassi d’ Artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino, Dott.ssa Ilaria Giacobbi & Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015)

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Sassi d' Artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino, Dott.ssa Ilaria Giacobbi & Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Sassi d’ Artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino, Dott.ssa Ilaria Giacobbi & Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015).

Sassi d’ artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino.

Incontro Christian Valentini, pittore e artista romano, in un freddo pomeriggio invernale e ci ritroviamo a commentare la dubbia scelta dell’ Assessore ai Lavori Pubblici del comune di Roma di (s)vendere i sampietrini per farne oggetto di arredo & design (è proprio in quei giorni che nasce la polemica che vede i cittadini e la città mobilitarsi in difesa delle pietre, considerate patrimonio culturale della città da VALORIZZARE e non demolire) [1].

Da qui nasce il progetto “Sassi d’ artista” in collaborazione con l’ Associazione Selciaroli Romani (impegnati da sempre nella tutela del sampietrino romano): cinque opere d’ arte realizzate con le pietre risalenti al 1970/80 provenienti dalle cave laziali ed estratte prima dalla loro definitiva chiusura, lascito di mio nonno Aldo Giacobbi (storico selciarolo romano).

Cinque creazioni volte a celebrare Roma città eterna, museo a cielo aperto, ma soprattutto il sampietrino da sempre simbolo iconografico e parte integrante della stessa.

La pietra naturale si fonde al materiale di reimpiego, il tratto pittorico dell’ artista ne esalta il suo colore naturale, il risultato d’ insieme è la reinterpretazione personale di Christian Valentini della compenetrazione dell’ architettura verticale con quella orizzontale: i lastricati romani come unicum storico/artistico e paesaggistico di Roma parte integrante della città e dei suoi monumenti.

Mi permetto di definire le sue piccole creazioni come installazioni poiché hanno tutte le caratteristiche principali per essere definite opere d’arte installative, hanno come soggetto principale il fruitore e sembrano essere realizzate proprio per modificare o comunque sollecitare la percezione dello spettatore che diviene così parte integrante del lavoro: senza il fruitore, l’opera d’arte installativa non ha ragione di esistere [2].

Dalla fase germinale di un’ opera d’ arte, da un’ idea alla sua realizzazione: la parola all’ artista.
Cosa rappresenta per te che sei romano il sampietrino?

Essendo nato e cresciuto a Roma, l’immagine di strade “fatte” di sampietrini è sempre stata un po’ anche mia: il “pavimento” della mia città, lo sfondo delle mie giornate, il mio cammino. In questo senso il sampietrino mi è sempre appartenuto, se capisci cosa intendo. Sono strade diverse, quelle dei sampietrini, che raccontano storie lontane e affascinanti, che esistono e resistono al tempo, testimoni di avvenimenti grandiosi e desolanti, spettatrici delle vite di tutti i giorni. Il sampietrino è qualcosa di antico e moderno al tempo stesso, un dono lasciatoci, unico al mondo. Ho sempre pensato che ognuna di quelle pietre fosse un monumento di Roma che celebra Roma, qualcosa di inimitabile. E di intoccabile, per me. Ho visto tante strade diverse nelle città in cui sono stato, e alcune non le ho più dimenticate, ma niente per me ha il fascino e la forza che una strada di sampietrini si porta dietro. Il sampietrino, per me, è la strada di casa.

Partendo dai nomi delle cinque opere quale il messaggio che hai voluto tradurre in opera d’ arte?

Più che di messaggi, parlerei di sensazioni. Per “Giochi di strada” ho immaginato i pomeriggi dei bambini di una volta, quando si stava ore a giocare sotto casa, quando bastava poco, un gessetto un pallone una corda un gruppo di amici, quando bastava anche solo la fantasia. E sempre, sullo sfondo, i sampietrini, la tela dove ognuno “disegnava”la propria infanzia. E’ nostalgico, “Giochi di strada”, ma anche divertente, in un certo modo.
“La dolce vita” è un omaggio a un tempo, a un film, a una donna. Mi ha sempre affascinato la Via Veneto di allora, le sue luci, le storie, l’amore per il bello, il cinema, quell’atmosfera di apertura verso il mondo. Una Roma sublime. E una, donna, Anita Ekberg, indimenticabile.

“Notturno”, col blu del suo cielo e il giallo della luna, racconta il romanticismo e la meraviglia di una notte romana, quando in Ottobre passeggi tra sampietrini e foglie e ti godi la mitezza del clima, con le luci a illuminare strade, ponti, monumenti. “Notturno” è quiete, pace, stupore.
“27” e “28” sono due opere in qualche modo legate tra loro. La natura è il filo che le unisce, perché non bisogna dimenticare che Roma non è solo la metropoli caotica di strade intricate e traffico ovunque che conosciamo, ma anche il luogo di parchi, ville, di giardini. Unire il legno e il sampietrino in un’unica opera d’arte è come raccontare una storia di vita che è si metropolitana, ma che ogni tanto si concede il lusso di piccole oasi naturali.

La scelta del materiale di reimpiego esalta il significato di ogni creazione. Cosa ha dettato la scelta di questi?

Devo dire la verità, non è stato semplice capire quali materiali potessero fondersi bene con il sampietrino. La pietra è dura, pesante, ruvida, non regolare. Per questo ho pensato a materiali che facessero da contrasto. Mi piace molto l’idea del contrasto nell’arte.
Materie come il vetro, liscio geometrico e trasparente, oppure il legno, caldo e dalle forme più dolci, o ancora la foglia di rame, quasi impercettibile al tatto, hanno fatto sì che le opere potessero divenire vera e propria Armonia: di forme, di colori, ma anche di sensazioni. Mi piace che un’opera d’arte sia una mescolanza di sensi, mi piace che sia una sovrapposizione di immagini da guardare, ma anche di materie da toccare. Sentire il freddo del vetro e subito dopo la ruvidezza della pietra, la porosità del legno e la leggerezza della carta sono sensazioni che fanno viva un’opera d’arte. In questo senso credo che sculture o istallazioni andrebbero sempre toccate, perché l’esperienza di un contatto reale con le opere ci aiuta ad apprezzarle rendendole per noi più vicine, più “umane”.

A tutto questo va aggiunto il ruolo che ha avuto il colore: ho utilizzato smalti di tonalità accese che mi hanno permesso di dare luce e brillantezza all’opera, in una chiave di modernità che è ulteriore contrasto con il concetto di “antichità” che appartiene al sampietrino.

Attualmente vivi in Germania dove l’ arte e il patrimonio artistico vengono valorizzati in modo diverso da Roma. Questa tua esperienza ha influito nella realizzazione delle cinque installazioni su Roma e per Roma?

Faccio una breve premessa. La Germania è una nazione ricca, con tante risorse che vengono ottimamente sfruttate per gestire un patrimonio artistico sorprendente. C’è molta attenzione nei riguardi del mondo dell’arte in generale, gli artisti vengono valorizzati e in molti casi aiutati. La gente ama partecipare a eventi culturali di vario tipo, si va spesso a visitare musei, a teatro, a concerti di musica classica. In questo clima di grande apertura è forse più semplice stimolare la propria creatività, perché in una città come Monaco, ad esempio, ci si sente invasi da un senso d’arte in un modo che non avrei creduto.

Vivere qui mi ha dato un’ulteriore possibilità di confronto con altri artisti, e mi ha regalato esperienze che ovviamente poi hanno influenzato le istallazioni. Credo di essere riuscito a lavorare con una maggiore libertà creativa, ma anche con una nuova consapevolezza personale, nella ricerca di nuove forme e armonie, spie delle emozioni e delle sensazioni che mi hanno accompagnato nella realizzazione.
La nostalgia e l’amore per Roma hanno fatto il resto.

(1). https://www.change.org/p/al-sindaco-di-roma-capitale-e-all-assessore-alla-cultura-salvaguardare-le-principali-strade-di-roma-da-un-intervento-di-riqualificazione-scellerato-che-va-ad-eliminare-una-parte-importante-della-storia-artistica-e-architettonica-della-nostra-città

(2). installazione In arte, opera costituita da vari elementi od oggetti disposti in uno spazio. Largamente realizzata, a partire dagli anni 1960, da artisti di tendenze diverse (minimalismo, arte processuale, arte povera, arte concettuale), dagli anni 1980 l’i. è divenuta occasione di sintesi di linguaggi e mezzi espressivi diversi, dai più tradizionali a quelli tecnologicamente più avanzati, comprendendo materiali grezzi o manipolati, elementi meccanici o elettrici, video, componenti sonore o musicali, immagini computerizzate ecc. (videoinstallazioni o i. video, i. video sonore, i. interattive). L’i. può essere riproposta o rimontata in spazi espositivi differenti, subendo eventuali adattamenti, purché non ne risultino alterate le relazioni tra le varie parti e il senso generale dell’opera. Da http://www.treccani.it/enciclopedia/installazione/

FONTE | SOURCES:

— Dott.ssa Ilaria Giacobbi | FACEBOOK (05|05|2015).

https://www.facebook.com/ilaria.giacobbi.3

— Dott.ssa Ilaria Giacobbi | Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015).

https://www.facebook.com/selciaroliromani/timeline

— Christian Valentini | FACEBOOK (05|05|2015).

https://www.facebook.com/pages/Christian-Valentini/650421291733994

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “Per una manciata di sale. La nascita del sistema viario romano” – Un “viaggio” affascinante e magico nel cuore segreto di Roma e del Lazio tra miti e leggende, arti, mestieri e tradizioni”, di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Roma (28|04|2015) [PDF], pp. 1-5.

http://wp.me/pPRv6-308

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “Tutte le strade portano a Roma” – Un “viaggio” affascinante e magico nel cuore segreto di Roma e del Lazio tra miti e leggende, arti, mestieri e tradizioni”, Di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Roma (21|04|2015) [PDF], pp. 1-6.

http://wp.me/pPRv6-2Z9

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