ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Come difendere il Colosseo da ignoranti e terroristi?, HUFFINGTON POST (10|04|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Come difendere il Colosseo da ignoranti e terroristi?, HUFFINGTON POST (10|04|2015).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Come difendere il Colosseo da ignoranti e terroristi?, HUFFINGTON POST (10|04|2015).

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‘The study of ancient monuments is still the Cinderella of archaeology: in an archaeological context the value attributed to moveable finds such as statues, mosaics, and vessels, is often considered much more relevant than the remains of a building, which is usually regarded just as a ‘container’ for the exhibits that really matter. Moreover, it is not really clear who should study the buildings: an engineer? Or an architect? Or a particular kind of archaeologist? Of course, cooperation is always welcomed, but the results are valuable only if each specific field of work is well defined, the risk being that only some aspects will be examined, while the overall understanding of the construction will be missed.’

Dr. Carla Maria Amici,
“Survey and Technical Analysis: a Must for Understanding Monuments,” in: Nicolò Marchetti and Ingolf Thuesen (edd.), ‘ARCHAIA: Case Studies on Research,Planning, Characterization, Conservation and Management of Archaeological Sites,’ BAR S1877 (2008), p. 27 of pp. 27-38.

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Come difendere il Colosseo da ignoranti e terroristi?, HUFFINGTON POST (10|04|2015).

Anastilosi: come evitare la rovina del Colosseo, di Pompei e di mille altre ‘rovine storiche’ in pericolo?

Ci hanno colpito nei giorni scorsi, le immagini su tutti i Tg, di deliberate plateali mediatiche demolizioni di rovine millenarie in Medio Oriente, da parte di operai incaricati dallo Stato Islamico. Il pensiero è corso alle intemperie e alle orde di turisti, che in Italia minacciano in modo diverso ma simile, le ‘nostre rovine’.

Chi scrive – un puro romano che da bambino scendeva in cantina per andare a giocare nelle rovine del Colosseo – ha trascorso un lungo periodo di lavoro nelle rovine di Angkor Wat, il più grande complesso monumentale dell’Asia del boom economico. Lì, risorse dieci volte quelle di Roma, forniscono fondi a squadre di archeologi di tutto il mondo (Francesi, Cambogiani, Indiani, Cinesi, Inglesi, Statunitensi, ecc.). Essi restaurano da anni i Templi di Angkor, con materiali identici all’antico. Si sono specializzati in “rappezzi” detti “anastilosi”, che vuol dire: “con lo ‘stile antico’. Si tratta di: “un restauro ‘fedele ma riconoscibile’, sia temporalmente che nella funzione storica e antropologica”. Insomma, è il contrario delle superfetazioni e delle ricostruzioni scenografiche.

In materia di restauri è difficile insegnare qualcosa agli Italiani, ormai esperti; ma, come talvolta accade in Italia, le troppe opinioni ‘frenano’ le poche azioni e le ancor minori risorse. In questo breve blog omettiamo pertanto il secolare dibattito archeologico italiano sulla “anastilosi”, per divulgarne le opportunità di fronte alle nuove minacce di ‘rovina’ alle nostre preziose ‘rovine archeologiche’.

Qualche mese fa il ministro Franceschini rilanciò la buona idea di restaurare l’arena e i sotterranei del Colosseo. Per intanto prosegue l’egregio intervento di pulizia dell’anfiteatro, finanziato da Della Valle. Poco distante, nel Foro della Pace si stanno tirando finalmente su delle colonne. Al centro del Foro si staglia la ricostruzione in ‘anastilosi’ di un piccolo edificio. Il nostro architetto Meogrossi ha installato da anni 2 ascensori dentro al Colosseo, e ricostruito mezze colonne davanti e dietro. Molti non sanno quante parti, archi, ‘speroni’ del Colosseo sono state ricostruite negli ultimi tre secoli, per non farlo crollare. Ma la tremenda usura di milioni di visitatori rende oggi più che mai attuale il problema di tenere in piedi questo monumento: “identità” non solo di Roma, ma – come scriveva lo studioso inglese Beda quasi 1.500 anni fa – d’Italia e del Mondo.

Gli archeologi italiani insistono a definire il Colosseo “una rovina”, ma il problema è: “come evitare che ‘una rovina rovini rovinosamente’?”. Nessuno come Rossella Rea, direttrice del Colosseo, si rende conto delle dimensioni delle orde turistiche che ‘invadono’ il monumento con numeri senza precedenti nella storia. E non parliamo delle icone web dello Stato Islamico, che fanno sventolare la bandiera nera su un Colosseo bombardato e ancor più in rovina.

Sulla demolizione storica subita dal Colosseo si dice sempre: “Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”. Ma oggi si dovrebbe aggiungere: “E quello che non demolirono i Barberini potrebbero demolirlo i fiumi di turisti o i terroristi.” Si deve capire che in prospettiva storica secolare – propria del Colosseo – i pericoli di rovina sono aumentati. L’anastilosi può spingere a riflettere su opportunità di consolidamento ulteriori, più lungimiranti e previdenti.

E qui veniamo a un nodo culturale. Gli archeologi e i loro architetti sono egregi guardiani e tecnici del restauro, ma non si sono formati in un dipartimento di antropologia come nel mondo britannico e anglosassone. In Italia l’equivoco idealista ha tolto la “Scienza” dall’umanesimo e dalla storia, per attribuire l’arte antica ad un arcaico “spirito” tra il ‘letterario’ e il ‘dialettico’.

Per questo i nostri archeologi di buona volontà, completavano poi da autodidatti, la propria formazione come antropologi e storici. Li spingeva una umana curiosità sulle funzioni che collegavano quelle ‘pietre’ o quello ‘spirito’ allo scorrere geologico, biologico, antropologico dei secoli passati e da venire. Volevano completare la visione delle “rovine” con la dimensione “biologica e naturale”, che ne faceva testimonianza dell’umano adattamento all’ambiente, con i limiti genetici e mentali dell’Homo Sapiens nelle epoche e nei millenni. Ecco così che da ‘colti restauratori’, alcuni nostri archeologi si auto-formavano in storici di lungo periodo, in antropologi della storia, come il professor Andrea Carandini, con una visione finalmente ‘illuminata’ delle “rovine”.

“La Famiglia Frangipane,” ci raccontava un suo erede – affacciato sulla parte sana del Colosseo da una finestra della Fondazione Raffaele Fabretti, riedificata sulle rovine della Domus Aurea, delle Terme di Tito, fino all’altezza di una torre medievale Frangipane – “nel 1200 aveva difeso il Colosseo dalla rovina, facendone una fortezza medievale, e poi un palazzo con 13 archi, da cui tirare pietre su qualsiasi nemico che dal Laterano volesse procedere per il Centro verso il Vaticano.”

Ci avviamo a concludere, con il concetto di ‘anastilosi’ che, sorridendo, non può avere le dimensioni dei Frangipane. Purtuttavia, pochi anni fa, in un convegno sulla statica del Colosseo, alla Sapienza di Roma, con geologi e archeologi si conveniva che la ricostruzione in anastilosi della metà mancante dell’anello esterno dell’anfiteatro, avrebbe completato la funzione statica dei due attuali speroni. Si sarebbe usato lo stesso stile in mattoni fatti a mano, con cui ormai il mondo si è abituato a vedere (o meglio ‘a non notare’) il Colosseo ‘rappezzato’ com’è: in così tante parti da essere ormai ‘altra cosa’ dalla rovina pura e semplice.

Va quindi sfatato il nefasto ‘luogocomune’ che le rovine archeologiche ‘siano rovine da lasciar rovinare a terra’, per meglio esaltare, fino alla loro scomparsa, i segni del tempo sulle loro pietre. È un ‘pensierino’ che fa risparmiare l’anastilosi; ma può distruggere ormai tanto quanto vorrebbe lo Stato Islamico. E ciò oggi che – se ogni turista con le chiavi dell’albergo grattasse via una pietruzza/ricordo del Colosseo/icona – si aggiungerebbe il rischio di vederlo sbriciolarsi in pochi decenni.

Le ‘rovine’ per secoli sono state ‘rovinate’. Se questo viene accettato come ‘segno del tempo’ da rispettare, allora va anche rispettato il desiderio, altrettanto storico, che dal 1600 porta a ‘rappezzare’ in anastilosi leggibile, ‘la rovina delle rovine’. Si tratta di interventi ‘filologici’, ‘colti’, ‘antropologici come in paleontologia’, che diventano ‘segni del tempo’, ancor più legittimi del Colosseo ridotto a Cava Barberini.

Si tratta di uscire definitivamente, storicamente e culturalmente, dalla concezione ‘politica’ della ‘rovina monumentale’ come ‘fondale del potere’, come strumento urbanistico ‘scempio dell’antico’ e ‘celebrazione delle parate, degli automezzi, dei rocchettari’. Queste funzioni moderne, con più funzionalità ed effetto spettacolare, potrebbero svolgersi lontani dal fragile ‘antico in rovina’. Sarebbe un’ottimizzazione della città.

Questo è sempre stato lo spirito degli archeologi, storici e antropologi italiani, contro l’invadenza del Potere. Purtroppo in questo incancrenito contrasto, che striscia sotto la deferenza burocratica dei custodi delle ‘rovine’, si è creata una tensione ‘conservativa’ equivoca, che frena l’anastilosi, temendone a ragione la finalità di ‘fondale politico’. Si veda il giusto timore contro un errato centro di servizio – in cemento ex novo – tra il Colosseo e l’Arco di Costantino, approvato trascurando l’alternativa corretta nell’antica Porticus, che avrebbe messo in comunicazione Colosseo e Domus Aurea, da restaurare in anastilosi, secondo le idee convergenti di antropologi, archeotetti ed archeologi come Fabretti, Meogrossi, Rea.

Si tratta, in conclusione, di difendere le ‘rovine’, sia dalle mani del Potere vanitoso che degli ottusi conservatori, per fare dell’anastilosi uno strumento storico e colto di contrasto della ‘rovina della Rovina’.

FONTE | SOURCE:

— ROMA – Come difendere il Colosseo da ignoranti e terroristi?, HUFFINGTON POST (10|04|2015).

http://www.huffingtonpost.it/giorgio-fabretti/difendere-colosseo-ignoranti-terroristi_b_7031270.html

FOTO | FONTE | SOURCE:

— ROME, in: ‘BING MAPS | MICROSOFT (04|2015).

https://www.bing.com/maps/#Y3A9MzguODMzMjI5fi03Ny4wMTQ3MjUmbHZsPTQmc3R5PXImcT1ST01F

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Rome, The Colosseum: Archaeological Excavations (Antiquity / Medieval / Metro C), Restoration Work, and Related Studies (2008-2015).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROME - Restoration of Colosseum's killing floor sparks debate, GAZZ. DEL SUD (03|11|2014) &  LA DIRETTRICE ROSSELLA REA: “NON BASTA IL CORAGGIO. CI VORREBBE MOLTA SCIENZA E MOLTO DENARO," Dagospia (04|11|2014).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: I Fori Imperiali & Via dei Fori Imperiali | Ignazio Marino: “Pedonalizzerò i Fori imperiali” (2013-15).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTUARO ARCHITETTURA: "What's a Marino?" - Ignazio Marino a San Francisco. Ma negli Usa non se ne parla la stampa locale ancora non accenna nemmeno alla sua visita, CINQUE QOUTIDIANO (12|09|2014).

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