ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Via dei Fori Imperiali: la nuova antica Roma del Fascismo – “Ignazio Marino, Il più grande parco archeologico del pianeta,” di TRIBUNA ITALIA (12|01|2015).

 

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Via dei Fori Imperiali: la nuova antica Roma del Fascismo - "Ignazio Marino, Il più grande parco archeologico del pianeta," di TRIBUNA ITALIA (12|01|2015).

ROMA – Via dei Fori Imperiali: la nuova antica Roma del Fascismo, di TRIBUNA ITALIA (12|01|2015).

Tra le iniziative incluse nel programma dell’attuale sindaco di Roma Ignazio Marino, l’intervento urbanistico nell’area dei fori imperiali rappresenta di certo una delle proposte maggiormente pubblicizzate nel corso della sua campagna elettorale. “Cominceremo con allontanare le automobili e poi proseguiremo con il progetto di sistemazione. Realizzeremo l’integrazione culturale, simbolica e funzionale dell’area archeologica centrale con l’Appia Antica. Il più grande parco archeologico del pianeta.” Il primo cittadino di Roma sottolinea la vastità di un progetto molto ambizioso, volto a stravolgere l’assetto, rimasto fondamentalmente immutato per più di ottant’anni, del centro della capitale.

Il proposito di Marino di demolire via dei Fori Imperiali e riunificare così le aree archeologiche fino all’Appia Antica non è una novità: sul finire degli anni ’70 l’architetto e urbanista Leonardo Benevolo avviò un disegno di ristrutturazione del tessuto urbano della zona, prefigurando il piano attualmente in esame presso il Campidoglio. Il progetto, sostenuto vivacemente da Adriano La Regina (allora soprintendente archeologico) e dall’archeologo e giornalista Antonio Cederna, fu accolto dal sindaco Giulio Carlo Argan e dal successore Luigi Petroselli, per poi essere accantonato in seguito alla morte improvvisa di quest’ultimo. Non mancarono le polemiche presso gli ambienti accademici, così come non mancano oggi: se da un lato Andrea Carandini (archeologo e attuale presidente del FAI) si è detto entusiasta dell’iniziativa, dall’altro in molti hanno espresso la loro sostanziale contrarietà, tra cui lo storico romanista Andrea Giardina e il filologo e saggista Luciano Canfora, il quale si è espresso violentemente contro il provvedimento della giunta Marino.

La questione non ha solo una matrice ideologica (come invece sembrava essere per quella che contrapponeva sostenitori e detrattori del Museo dell’Ara Pacis) ma anche e soprattutto pratica: l’influenza di tale progetto sulla viabilità della zona e di quelle circostanti, il grande investimento di tempo e risorse che la sua realizzazione richiederebbe e i non chiari vantaggi economici dell’iniziativa sono i principali motivi di dubbio e perplessità che suscita un provvedimento assai audace.

La querelle, tuttavia, assume proporzioni ben maggiori se si considera che cosa comporterebbe lo smantellamento di via dei Fori Imperiali sul piano storico e culturale. La costruzione di via dell’Impero, inizialmente chiamata via dei Monti, fu avviata nel 1924 per decisione di Benito Mussolini (ma sulla base di progetti precedenti), con l’obiettivo di creare un’arteria che unisse il Colosseo al Vittoriano, i monumenti più grandiosi di due fasi distinte della storia della città: Roma Antica e la Roma postunitaria. I lavori si protrassero per ben otto anni (anche a causa di diversi rinnovamenti del piano regolatore in corso d’opera), la strada fu inaugurata nel 28 Ottobre del 1932 con una parata militare di grande spettacolarità.

Nonostante l’evidente continuità che legava l’edilizia risorgimentale romana e quella fascista (si pensi agli stravolgimenti effettuati nell’area settentrionale del Campidoglio), via dei Fori Imperiali concretizzava l’immagine della capitale che Mussolini intendeva imprimere nelle menti dei cittadini, coniugando efficacemente propaganda, archeologia, ideologia e urbanistica. Fu il Duce stesso ad affermarlo, in un famoso discorso dedicato al governatore di Roma il 31 Dicembre 1925: “Tra cinque anni Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo; vasta, ordinata, potente, come fu ai tempi del primo impero di Augusto. Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora lo intralcia. […] I monumenti millenari della nostra storia debbono giganteggiare nella necessaria solitudine.” Mussolini ordinò, infatti, la sistematica demolizione di tutti gli edifici sorti sopra i fori a partire dal Medioevo, nell’area compresa tra piazza Venezia e via Cavour, determinando la scomparsa di un intero quartiere (analogamente a quanto accadde per i lavori di via della Conciliazione). Il tutto era parte di un ampio progetto di ristrutturazione e revisione che investì la capitale e altre città italiane nel corso del ventennio fascista.

L’operazione ebbe uno straordinario impatto mediatico al livello internazionale e fu descritta come un’impresa epica dai mezzi di divulgazione di allora, contribuendo ad affermare il mito della romanità fascista presso gli italiani e gli osservatori stranieri: migliaia di persone giunsero nella capitale per ammirare i monumenti recuperati da coloro che venivano ritenuti essere i nuovi Romani (ovvero gli italiani fascisti), un fenomeno che per certi versi ricordava i pellegrinaggi degli intellettuali aristocratici europei nel corso del XVIII e XIX secolo (si pensi a Gibbon, Goethe, Stendhal).

Proprio la radicale sovrapposizione tra gli italiani contemporanei e gli antichi Romani e tra stato fascista e Impero romano fu l’elemento chiave della propaganda del regime, una sovrapposizione spesso forzata che investì quasi ogni aspetto della vita dell’Italia fascista. La battaglia del grano rievocava il mito del soldato-contadino (tema caro alla retorica romana tradizionale), la conquista dell’Etiopia attualizzava l’impero di Roma, la bonifica delle paludi dell’Agro Pontino cui seguì l’edificazione di diversi centri urbani riprendeva la vocazione civilizzatrice dei Romani. Churchill e Stalin, tra gli altri, definirono Mussolini la vera reincarnazione dell’antico Romano.

Via dell’Impero costituiva, per riprendere le parole di Andrea Giardina, l’habitat ideale del Romano-fascista: una grande strada nella quale i nuovi legionari sfilavano per celebrare i trionfi della nazione sullo sfondo dei monumenti antichi, vestigia di un passato grandioso che tornava finalmente in auge. Poco importava se tale immagine di Roma antica, che appariva straordinariamente autentica, provenisse dalla fantasia di Mussolini e non dagli studi degli archeologi (come invece fu per il celebre plastico realizzato da Italo Gismondi), tanto era potente ed efficace. La stessa cosa del resto avvenne per altri falsi storici imposti dal Fascismo, quali il passo dell’oca e il saluto a braccio teso definito erroneamente “romano”.

Gli stessi reperti archeologici, in effetti, furono tra le vittime di questo maestoso intervento, contrariamente a quanto Mussolini stesso prometteva di fare. A partire dall’appianamento della Velia (luogo di straordinario interesse per storici e archeologi), molti dei reperti portati alla luce nel corso degli scavi furono distrutti, nuovamente sotterrati o asportati. Come sottolineò il compianto Antonio Cederna nel suo fondamentale saggio Mussolini urbanista: “Le squadre degli sterratori all’opera per la distruzione di ingenti strutture romane, dai tempi arcaici al tardo impero, polverizzate a decine di migliaia di metri cubi dall’imperatore scalpello elettrico, che fa sparire secoli di storia e topografia romana.” Tale scempio non va ricondotto solo alla fretta con cui i lavori furono portati avanti (via dell’Impero andava completata entro il decennale della marcia su Roma) ma fu anche il risultato di una selezione del materiale rinvenuto durante gli scavi, atta a scegliere i monumenti più idonei a comparire nel grande spettacolo scenografico che avrebbe dovuto profilarsi nella zona.

Non era di certo la prima volta che il richiamo a Roma veniva ripreso per fini propagandistici, a partire già dall’età medievale (su tutti Carlo Magno e Cola di Rienzo) fino alla Rivoluzione Francese e alla Repubblica Romana del 1798. Mai, tuttavia, la rievocazione del mito di Roma era stata così massiccia, onnicomprensiva e totale tanto da riuscire a condizionare la figura dell’Urbe nell’immaginario collettivo sino ai giorni nostri. Come sottolinea di nuovo Giardina, ciò è reso evidente soprattutto dal cinema statunitense a partire dal secondo dopoguerra: praticamente ogni film ambientato nel mondo romano ci mostra, in almeno una scena, la sfilata di un grande corteo militare in una Roma tratteggiata con la spazialità e le caratteristiche attribuitele dal Fascismo (si pensi a Quo Vadis?, Ben Hur ma anche a Il Gladiatore). Quo Vadis? (1951) è un caso emblematico: la scena del trionfo mostra l’imperatore Nerone affacciarsi dal balcone del suo palazzo, acclamato da una folla di migliaia di cittadini. La sequenza ricorda da vicino i discorsi del Duce a piazza Venezia, così come la strada che i soldati trionfanti attraversano per entrare in città è una via dell’Impero proiettata nell’antichità.

Via dei Fori Imperiali è, dunque, il monumento più rappresentativo di una fase ben precisa della storia della capitale, per quanto discutibili fossero gli obiettivi e il metodo con cui essa è stata realizzata. Di là delle immancabili connotazioni ideologiche e politiche che il dibattito sul suo smantellamento assumerà, vale la pena riflettere sull’importanza che quella strada, tanto acclamata e discussa, per molti riveste, soprattutto a fronte dei tesori ancora sepolti sotto di essa e che attendono di essere recuperati. Se per Canfora “via dei Fori Imperiali non deve essere toccata”, in quanto “La storia ha preso questa forma, non possiamo infierire sulla storia”, Cederna affermava, invece, che “Abolire il traffico, smantellare l’asfalto, riportare in luce i fori imperiali significa sottrarre l’antichità all’uso triviale che finora se ne è fatto, ridotte come sono state a semplici fondali scenografici sprofondati in catini, e restituire ad esse il ruolo di protagoniste della scena urbana, a contatto vitale e non superficiale e retorico con la gente. É una semplice questione di cultura, di dignità culturale.”

Il piano urbanistico del Progetto Fori è attualmente in discussione presso il Campidoglio. Data l’entità dell’operazione, è possibile che trascorreranno ancora diversi mesi prima che il disegno veda una stesura definitiva. Se mai il progetto andrà in porto, esso segnerà una svolta epocale nella storia della Città Eterna, nel bene e nel male.

FONTE | SOURCE:

— ROMA – Via dei Fori Imperiali: la nuova antica Roma del Fascismo, di TRIBUNA ITALIA (12|01|2015).

http://www.tribunaitalia.it/2015/01/12/via-dei-fori-imperiali-la-nuova-antica-roma-del-fascismo/

–FOTO | FONTE | SOURCE:

— Roma di Marino, “Il più grande parco archeologico del pianeta;” foto di “Riprendiamoci Roma” | FACEBOOK (23|12|2014).

https://www.facebook.com/riprendiamoci.roma/timeline

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTTURA. MIBACT & COMUME DI ROMA – VIA DEI FORI IMPERIALI 2015: “Sì, no, sì, no, sì, no!”…Lo strillone: il sì di Scoppola alla demolizione di Via dei Fori Imperiali su La Repubblica. ARTRIBUNE (07|01|2015).

http://wp.me/pPRv6-2D6

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. MIBACT & COMUNE DI ROMA – I FORI PROGETTO 2015: Mibact – “Impossibile demolire la strada”, LA REPUBBLICA (06|01|2015). Foto: Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (06|01|2015).

http://wp.me/pPRv6-2CB

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “MIBACT – FORI IMPERIALI, DA COMMISSIONE ESPERTI PROGETTI INNOVATIVI PER AREA ARCHEOLOGICA [31|12|2014]”, CORRIERE DELLA SERA (31|12|2014), p. 4; & IL MESS; LA REPUB; (31|12|2014); & Dott. Manlio Lilli (01|01|2015) & Tomaso Montanari (31|12|2014).

http://wp.me/pPRv6-2C5

s.v.,

— ROMA ARCHEOLOGIA e FORI IMPERIALI: Dott.ssa E. Bianchi, ‘Foro Romano. L’intervento dei Tarquini prima della Cloaca Maxima,’ Studi Romani LVIII, 1-4 (2010), pp. 3-26 [PDF]. Foto: Massimo Trippini, Roma (2013-14).

http://wp.me/pPRv6-1WD

— ROMA ARCHEOLOGICA – Dott.ssa Elisabetta Bianchi, ecc., “La Cloaca Maxima e i sistemi fognari di Roma dall’antichità ad oggi,” l’Istituto di Studi Romani, Roma (07/11/2012).

http://wp.me/pPRv6-129

ROMA ARCHEOLOGICA – L. Antognoli e E. Bianchi, La Cloaca Maxima dalla Suburra al Foro Romano (con. le tavv. I-XXII f.t.), STUDI ROMANI (Genn.- Dec.,2009), pp. 89-125 [PDF].

http://wp.me/pPRv6-zA

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