VIENNA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: The ‘Evil Turd’ is seeking forgiveness and redemption on Christmas Day in one of Vienna’s Chuches. © 2014 ArtSpecialDay (25|12|2014).

VIENNA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: The 'Evil Turd' is seeking redemption forgiveness and redemption on Christmas Day in one of Vienna's Chuches. © 2014 ArtSpecialDay (25|12|2014).

VIENNA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: The ‘Evil Turd’ is seeking forgiveness and redemption on Christmas Day in one of Vienna’s Chuches. © 2014 ArtSpecialDay (25|12|2014).

VIENNA – Steinbrener / Dempf & Huber hanno istallato l’opera “To be in Limbo” nella chiesa gesuita in Vienna. Sarà in mostra fino al 19 aprile. È un richiamo a Le chateau des Pyrénées (Il castello dei Pirenei), tela di Magritte del 1961.

L’opera è impressionante. Se lo spettatore si lasciasse andare potrebbe veramente pensare che in sospensione nell’aria della chiesa vi sia il limbo. Un terreno che sta tra terra e cielo. Se il cielo è paradiso, la terra è per forza l’inferno. Ma è dolce il poter ammirare davanti gli occhi le terre che percorreremo lasciata questa.

Steinbrener / Dempf & Huber sono una collaborazione che sta ricordando al panorama artistico mittel-europero delle caratteristiche che alcuni davano per disperse.

Non sono nuovi ad istallazioni all’interno di chiese. Come non sono nuovi alla terra come inferno. Già nel 2008 al Monastero di Klosterneuburg avevano dato prova di una sensibilità strabiliante creando un cerchio in ferro sospeso sopra la platea, cerchio vestito d’azzurro e di farfalle. Un colloquio simbolico con un cielo che cadeva dal soffitto affrescato. Nel 2012 al Museo di Storia Naturale di Vienna gli animali sono invece usciti dal giardino per trovarsi immersi nei rifiuti tossici.

Anche oggi ci offrono un avvicinamento al mondo celeste.

L’intervento odierno come detto parte da una chiara citazione di Magritte. L’opera è il castello dei Pirenei, a sua volta ripreso da un racconto di Edgar Allan Poe.

Sono sicuro che la serie potrebbe continuare, e scovare nuovi gradini nella fascinazioni seguite da Poe. In comune questi autori, Steinbrener / Dempf & Huber compresi, hanno la tensione verso la descrizione di una realtà. Da sempre l’opera di Magritte è in bilico tra le interpretazioni oniristiche che i più accettano come buona sintesi e una più profonda analisi della realtà.

Magritte tuttavia è meno onirico dei suoi colleghi surrealisti. Di certo lo è meno di Dalì, di certo meno freudianamente analizzabile di Man Ray. A dividerli la negazione per eccellenza, che questa non è una pipa. Divisione conscia. A dividerli è il tentativo non di analizzare una soggettività che arricchisce il mondo quotidiano, ma di presentare un’ipotesi di realtà, verso la quale noi saremo spettatori. E che siamo spettatori è chiaro dallo stile pittorico che Magritte utilizza, marcatamente pittorico e mai fotografico (è questa una delle critiche di spettatori impreparati alle mostre di Magritte, come per De Chirico, che si aspetterebbero materiale grafico in esposizione, mai pittorico). Lo stile della pietra limbica esposta nella chiesa gesuita è ugualmente non fotografico, ma rivelatamente scultoreo.

La fascinazione che vi siano ipotesi di realtà altre diventa particolarmente prolifica quando il dialogo si spinge in luoghi che ammettono l’ipotesi come principio.

Tanto Poe quanto Magritte sono molto curiosi di chi prima di loro ha creato ipotesi di realtà. La loro curiosità li ha spesso uniti nello studio degli aspetti più rituali delle tradizioni religiose. E così si trovano a loro agio dove di rito si fa scansione del tempo, e la presenza diventa ruolo. Nelle chiese come nei castelli.

Il compito di una narrazione che ipotizza legami tra realtà diverse indaga una vera terra di mezzo, si nutre di fantasiosi richiami e rispetto dovuto verso gli stessi.

Magritte rimarrà sempre una guida verso una disciplina dell’analisi delle sovrapposizioni tra ipotesi di realtà diverse. Sempre meno sarà l’onirico surrealista.

L’opera di Steinbrener / Dempf & Huber diventa un manifesto perfetto delle concatenazioni tra mondi, come da sempre lo è il Limbo.

Fonte | source: A Vienna è di scena il Limbo, di Guido Nosari
By Guido Nosari, dicembre 1, 2014 10:15

http://www.artspecialday.com/2014/12/01/vienna-scena-limbo/#.VJ0Eyl4BCA

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