ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. «Caro Marino, sveglia Basta cantieri eterni» L’ex sovrintendente: «Per valorizzare i suoi tesori Roma ha bisogno di programmare gli interventi», IL TEMPO (29|11|2013).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. «Caro Marino, sveglia Basta cantieri eterni» L’ex sovrintendente: «Per valorizzare i suoi tesori Roma ha bisogno di programmare gli interventi», IL TEMPO (29|11|2013).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA. «Caro Marino, sveglia Basta cantieri eterni» L’ex sovrintendente: «Per valorizzare i suoi tesori Roma ha bisogno di programmare gli interventi», IL TEMPO (29|11|2013).

«Caro Marino, sveglia Basta cantieri eterni» L’ex sovrintendente: «Per valorizzare i suoi tesori Roma ha bisogno di programmare gli interventi»
di Umberto Broccoli C’era una volta la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali. Un dipartimento storico di Roma Capitale, diretto da un sovrintendente, erede nella funzione dello stesso…

C’era una volta la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali. Un dipartimento storico di Roma Capitale, diretto da un sovrintendente, erede nella funzione dello stesso Raffaello Sanzio. La storia recente si lega a quella del Comune di Roma. Per cui è storia recente sì, ma antica di oltre centoquaranta anni. Tanto tempo, tanti interventi, tanti monumenti da valorizzare, tanti professionisti al lavoro: nomi illustri della cultura internazionale.

E così Antonio Munoz, Antonio Maria Colini, Carlo Pietrangeli, Eugenio La Rocca e così via. C’era una volta la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali e nella dizione riassumeva bene la funzione: sovrintendenza, cioè sovrintendere sui beni culturali della città fra le più importanti, se non la più importante del mondo. Tutti i beni culturali gestiti dal Comune di Roma: dalla preistoria all’arte contemporanea. E così i musei e le raccolte dedicati alla storia di Roma prima della storia di Roma, i grandi Musei Capitolini (il primo nucleo della sovrintendenza), ma anche tutto il resto: dalle mura aureliane alle ville storiche, dal Museo della Repubblica Romana del 1849 alla Casa museo di Alberto Moravia, dal Sepolcro degli Scipioni al Teatro di Marcello, dal Circo di Massenzio alla Galleria Comunale di Arte Moderna, dalle aree archeologiche al Macro in un caleidoscopio di offerte culturali di prim’ ordine e tali da garantire un incremento del turismo quando altrove era crisi.

Non solo, ma un dipartimento del genere costruito in quegli oltre centoquaranta anni era esemplare anche e soprattutto per il modo di intervenire sui beni culturali: da sempre unitario e trasversale. Per motivi strettamente anagrafici, ricordo i dibattiti fumosi, affumicati ma costruttivi nei quali venivano fissati questi punti fermi: gli interventi sui beni culturali sono unitari e vanno coordinati tenendo presente questa indicazione. Poi questa struttura di eccellenza ha provato anche a mettere in atto la valorizzazione. Sì, proprio la valorizzazione, tanto temuta dai tecnici-vestali, sempre pronti ad adottare la chiusura di tutto come miglior forma di tutela in assenza di finanziamenti. E, di fronte all’ assenza di finanziamenti, il tecnico-vestale (più nefasto e funesto della tecnico-vestale) assume l’aspetto mutante del tecnico-prefica, pronto a lamentarsi per i tagli alla cultura e via lacrimando, dopo aver mummificato. Invece il patrimonio culturale appartiene al mondo e dal mondo va vissuto e non subìto.

Con la valorizzazione del patrimonio culturale della Sovrintendenza capitolina sono stati realizzati una quindicina di milioni di euro in un paio di anni. Tra mecenatismo, sponsorizzazioni, pubblicità di cantiere e così via: ecco restaurati a costo zero tratti di mura (le mura aureliane, quelle in perenne minaccia di crollo), fontane, collezioni dei Musei. Ecco rivalutate aree dimenticate, ecco dati in affitto spazi (ferma restando la tutela, è ovvio) per reinvestire immediatamente in quegli spazi, ecco interventi sulle ville storiche ripiantumando alberi con l’intervento dei privati e tanto altro ancora fino ad arrivare a quella cifra. Considerando poi come gli interventi si debbano coordinare soprattutto con lo Stato, con la legge su Roma Capitale si è pensato ad una conferenza fra tutti i soprintendenti in modo tale da garantire alla mano destra di sapere quanto sta facendo la mano sinistra. Le leggi spesso producono burocrazia: in questo caso c’è stato il coordinamento fra istituti per il decoro urbano (ricordate i camion bar? Perché non si applica la carta concordata con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali? Sta là, in archivio: è pronta), per l’occupazione di suolo pubblico (ricordate i tempi per ottenere un’ autorizzazione e -talvolta- con pareri difformi tra istituti?), nonché per ogni altro intervento sulla Capitale. La strada era sufficientemente chiara e tracciata: su una storia ultracentenaria si è guardato al futuro con risultati concreti. Chi voglia approfondire, potrà andare a rileggere gli obiettivi raggiunti, con altrettanta strada da fare. Anche loro stanno là, in archivio. C’era una volta la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali. Ma leggo del Macro emigrato verso non so quale dipartimento (dove è l’unitarietà degli interventi, dalla preistoria al contemporaneo?), dell’unità operativa di coordinamento smantellata (dove è la trasversalità degli interventi?), delle occupazioni del suolo pubblico e del decoro discussi altrove (i tecnici della sovrintendenza hanno sempre avuto competenze ad affrontare questi temi).

Non ho sentito opinioni reali sulla cosiddetta pedonalizzazione dei Fori, se non un assenso di schieramento. In compenso, alla fine della passeggiata sui Fori (una volta evitati autobus, taxi, NCC e autorizzati) si finisce nel cantiere eterno e eternamente fermo di Piazza Madonna di Loreto dove gli archeologi hanno trovato l’ Atheneum e piazza Venezia ha perso la sua unità architettonica. Non vedo applicata la Conferenza dei soprintendenti, nella quale progettare e programmare anche gli interventi di scavo a Roma (ferma restando la tutela dello Stato, per carità!): bisognerebbe mettere ordine in quei cantieri eterni in stile Piazza Madonna di Loreto, nei quali Roma Capitale finanzia gli scavi archeologici dello Stato. Non leggo di interventi di valorizzazione, mentre crollano tratti di mura: è sempre accaduto, sia chiaro e purtroppo. Ma se qualcuno va a recuperare i risultati del «Progetto osservatori», troverà anche lo schema di un intervento complessivo e frazionato per restaurare le mura di Roma con la pubblicità. Caro Marino e cara Barca: daje, usando un vostro slogan. «Sveglia» aggiungo io. Datevi da fare a chiamare un sovrintendente in grado di far camminare la macchina: è d’ epoca, ma -credetemi- è ben funzionante e ha professionalità di tutto rispetto in grado di arrivare fin dove si è arrivati, Deve essere una persona al di fuori dalle correnti accademiche, al passo con i tempi, in grado di comunicare e farsi capire e non parlare la lingua morta dell’archeologhese, dell’architettese, dello storicodellartese. In grado di applicare le regole e farsi ascoltare nelle sedi, prime fra tutte quelle politiche. Quindi, ben poco deve essere coinvolto dalla politica. Fate una passeggiata a Piazza Lovatelli e aprite i cassetti: troverete qualche idea. E, a proposito, daje: sbrigatevi ad assumere gli archeologi, gli storici dell’arte e i restauratori vincitori di concorso. Sono bravissimi e potrebbero dare più di qualche risultato se ci si vuole impegnare veramente per i beni culturali di Roma Capitale.
Umberto Broccoli

FONTE | SOURCE:

— IL TEMPO (29|11|2013).

http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/arte/2013/11/29/caro-marino-sveglia-basta-cantieri-eterni-l-ex-sovrintendente-per-valorizzare-i-suoi-tesori-roma-ha-bisogno-di-programmare-gli-interventi-1.1193664

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