ITALIA BENI CULTURALI: “ART BONUS” & “ZERO COST” (2014): ARTICOLO DI CESARE BRANDI DEL 1984, VECCHI TEMI MOLTO ATTUALI TRA AMAREZZA, IRONIA E PROVOCAZIONE, in: CORRIERE DELLA SERA (22|03|1984).

ITALIA BENI CULTURALI: “ART BONUS” & “ZERO COST” (2014): ARTICOLO DI CESARE BRANDI DEL 1984, VECCHI TEMI MOLTO ATTUALI TRA AMAREZZA, IRONIA E PROVOCAZIONE, in: CORRIERE DELLA SERA (22|03|1984).

ITALIA BENI CULTURALI: “ART BONUS” & “ZERO COST” (2014): ARTICOLO DI CESARE BRANDI DEL 1984, VECCHI TEMI MOLTO ATTUALI TRA AMAREZZA, IRONIA E PROVOCAZIONE, in: CORRIERE DELLA SERA (22|03|1984).

La storia dell’arte via, è «culturame»!
Si ritorna a parlare dell’abolizione della storia dell’arte nelle medie superiori per sostituirla con imprecisate «attività creative». Inoltre c’è chi propone visite guidate delle scolaresche nei musei. È una magnifica idea, pari a quella di non insegnare l’alfabeto e di far leggere di colpo senza compitare. Lo studio della storia dell’arte è come il latino, perché infarcire la testa di nozioni per una lingua che, tanto, non si parla più, che non serve neanche per la chiesa, e che è completamente senza rapporto con la lingua italiana? E la storia dell’arte a che serve per la civiltà dei computer?
Portiamo invece questi gravi ignorantelli nei musei, dove, con la genialità italiana, comprenderanno tutto d’un colpo solo e faranno contemporaneamente un po’ di footing. È un piacere per chi nei musei ci va come in chiesa, questa festosa profusione di risa e cachinni. Poi, siccome ci sono tanti santi e madonne, si può fare anche un pensierino religioso.
Questo patrimonio artistico italiano è un peso eccessivo per una nazione che manca di tutte le materie prime, rendesse qualcosa almeno! Ma il turismo non è alimentato dalle opere d’arte: la gente viene in Italia per ammirare le cattedrali del deserto, come le acciaierie chiuse, gli opifici come Ontana, che non producono più i loro gas venefici o quelli di Porto Torres, messi su da padri della patria, largamente aiutati dalla patria.
Ci sarà ancora qualche vecchio inglese che viene per vedere Raffaello e Michelangelo, ma sempre meno. E poi i giovani scendono in Italia per fumare, per bucarsi, questo è il nuovo corso, in cui siamo ritenuti dei maestri arruolando mafia e camorra. Così da poter rifornire tutta l’Europa e l’America.
In una civiltà così fatta, chi si può interessare veramente di affreschi e cattedrali? E allora non è meglio togliere questo peso inutile ad una gioventù che non deve pensare ad altro che alla droga, al calcio e alla pallacanestro, al record dell’ora in bicicletta, soprattutto ad andare allo stadio per vedere i vari derby, sconquassare automobili, assalire a coltellate il tifoso contrario, esercitare in pieno una educazione che ricusa l’umanità, si infischia dell’arte, perseguendo piuttosto le estasi del Lsd o la pace dell’eroina?
La nostra vita è tale un idillio giornaliero, che proprio non vale la pena di coltivare le oasi di quel che una volta (ma quanti secoli fa?) si chiamava lo spirito: a noi basta, ormai, Raffaella Carrà.
Se proprio vogliamo fare una cosa utile alla gioventù, sostituiamo la storia dell’arte con un corso di cucina americana — quella italiana non ne vale la pena – oppure con un corso comparato di alta moda, quella che veramente fa introitare tanti soldi in valuta pregiata.
Quando ancora facevo lezione all’università, portavo i miei allievi nei musei e nelle chiese solo dopo avere esperito il corso relativo, altrimenti i giovani, ben altrimenti preparati e disposti dei fringuelli delle medie, non avrebbero capito nulla: allora, il contatto con le opere d’arte dava frutti felici; vedevo quelle care facce animarsi, gli occhi scintillare: si apriva un grande sipario, con il piede nudo e il vestito di fiori, la primavera veniva loro incontro, come quella del Botticelli. Come si poteva capire il Botticelli, senza la civiltà di Lorenzo il Magnifico, la poesia di Poliziano? E come si poteva capire il Rinascimento senza il Botticelli? Ma che bisogno c’è di capire il Rinascimento? Diventiamo tutti apolidi, senza patria, senza storia, rinneghiamo i padri della cultura, distruggiamo la natura, soprattutto dimentichiamo l’armoniosa composizione di una civiltà che produceva Giotto, Dante, Giovanni Pisano, in un colpo solo: e Petrarca, Simone Martini, Arnolfo Di Cambio. Tutto «culturame», che si studia in aule sorde e grigie. Ecco l’unica verità, che conta di conoscere.
[«Corriere della Sera», 22 marzo 1984].

Fonte | Foto | source:

— ARTICOLO DI CESARE BRANDI DEL 1984, VECCHI TEMI MOLTO ATTUALI TRA AMAREZZA, IRONIA E PROVOCAZIONE, CORRIERE DELLA SERA (22|03|1984); in: Patrimonio culturale a rischio | FACEBOOK (29|07|2014).

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