ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Domus Aurea, affari d’oro. Ma solo per i privati Così vincono le “larghe intese” della cultura (…) i concessionari della SSBAR: Electa (famiglia Berlusconi) e Coopculture (rossa Legacoop). L’Espresso (11|11|2014) & LA REP. (12|11|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Domus Aurea, affari d’oro. Ma solo per i privati Così vincono le "larghe intese" della cultura (...) i concessionari della SSBAR: Electa (famiglia Berlusconi) e Coopculture (rossa Legacoop). L'Espresso (11|11|2014) & LA REP. (12|11|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Domus Aurea, affari d’oro. Ma solo per i privati Così vincono le “larghe intese” della cultura (…) i concessionari della SSBAR: Electa (famiglia Berlusconi) e Coopculture (rossa Legacoop). L’Espresso (11|11|2014) & LA REP. (12|11|2014).

– BENI CULTURALI – Domus Aurea, affari d’oro. Ma solo per i privati – Così vincono le “larghe intese” della cultura Il ministro Franceschini si appella ai benefattori per completare i restauri. La villa di Nerone registra il tutto esaurito ma allo Stato, che ha già speso 18 milioni per i lavori, finisce solo una parte minoritaria degli incassi. E a brindare sono i concessionari della Soprintendenza: Electa (della famiglia Berlusconi) e Coopculture (affiliata alla rossa Legacoop), L’Espresso (11|11|2014).

«Per riaprire la Domus Aurea ci vogliono 31 milioni di euro. Lo Stato non si sottrarrà ma è scandaloso se non intervengono i privati. Rivolgo un appello a tutte le imprese perché intervengano». Il ministro Dario Franceschini ha invocato il mecenatismo per riportare allo splendore la villa imperiale di Nerone, che nel sito internet dedicato al cantiere prevede anche una sezione apposita per le donazioni online.

Intanto nel complesso monumentale, che da fine ottobre apre le porte ai visitatori ogni fine settimana, il successo è innegabile. Maltempo permettendo (lo scorso week end l’area è stata chiusa per la pioggia dei giorni precedenti) le visite guidate in italiano – una ventina fra il sabato e la domenica, ciascuna da 25 persone – registrano il sold out: lunedì 10 novembre, quando l’Espresso ha provato a trovare uno spazio libero, ce n’era qualcuno solo per la giornata di sabato 15. Poi tutto esaurito fino a fine anno. Va un po’ meglio per i tour in inglese e spagnolo, che comunque già hanno 1.500 posti prenotati su circa duemila disponibili. Numeri alla mano, l’incasso si aggira sui 10 mila euro a weekend.

Insomma, un affare anche dal punto di vista economico. A saperlo sfruttare. Già, perché mentre Franceschini chiede soldi ai privati, il paradosso è che del denaro che entra da ogni visitatore (10 euro per la visita guidata più 2 per la prevendita), solo una parte minoritaria finisce nelle casse esangui del ministero. «Una royalty del 30,2 per cento per il servizio e il 50 per cento dei diritti di prenotazione» puntualizza la soprintendente Mariarosaria Barbera. In pratica 4 euro a ingresso, un terzo del totale.

Così, nonostante lo Stato dal 2006 a oggi abbia speso per i restauri 18 milioni di euro e di fatto metta “a disposizione” la Domus per le visite guidate, a brindare sono i due concessionari privati della Soprintendenza archeologica, cui vanno i restanti due terzi degli introiti: Electa-Mondadori della famiglia Berlusconi e Coopculture, affiliata alla rossa Legacoop. A Roma le larghe intese – soprattutto nel campo della cultura – non sono una novità.

VISITE GUIDATE, FORTUNE PRIVATE
A paradosso si aggiunge paradosso: per poco che appaia, il 33 per cento dei proventi delle visite guidate è un gigantesco passo avanti. Da questa redditizia voce, infatti, fino a tre anni fa la Soprintendenza non incassava assolutamente nulla. Nel 2011, ad esempio, nei siti di sua competenza i tour accompagnati furono 284 mila e fruttarono un milione e mezzo. Ebbene, nelle casse del ministero non finì neppure un euro perché l’accordo con i concessionari non lo prevedeva.

Qualcosa ha iniziato a muoversi nel 2012, in base a una modifica dell’accordo. Quasi del tutto irrilevante, però. A fronte di un incasso da visite guidate salito a 1,7 milioni alla Soprintendenza andarono appena 43.350 euro: il 2,55 per cento. E l’anno scorso è andata un po’ meglio con 158 mila euro su 1,3 milioni di introiti (il 12 per cento).

Ma le audio guide, un altro settore che continua a macinare incassi, continuano a essere un terreno di caccia pressoché libero: nel 2013 fra il Colosseo e il Foro romano hanno fruttato 2,3 milioni. Soldi finiti ai concessionari, perché nemmeno in questo caso al ministero non è andato nulla. Del resto di che meravigliarsi se proprio l’Anfiteatro Flavio frutta pochissimo rispetto a quanto potrebbe? L’anno scorso fra visite guidate, audioguide, libri, gadget e prevendite ha incassato 9,2 milioni. Ma alla Soprintendenza è andato 1 milione e 210 mila euro: il 13 per cento.

CALMA PIATTA
Si dirà: basterebbe fare nuove gare e trovare nuovi concessionari, magari più generosi. Una parola. L’affidamento del servizio, risalente al 2001, è scaduto nel 2009 e da allora si va avanti di proroga in proroga (la prossima, la sesta, dovrebbe arrivare a giorni). E quando si è provato a indire le gare, con nuove linee-guida, i bandi sono stati impugnati e i ricorsi hanno bloccato tutto. Adesso Franceschini ha affidato la palla alla Consip, la società del ministero per l’Economia che supporta lo Stato nell’acquisto di beni e servizi. Intanto il tempo passa e si fa sempre più concreto il rischio dell’apertura di un’infrazione per violazione della concorrenza da parte dell’Unione europea.

Non solo. Anche conoscere le condizioni del contratto che da quasi 15 anni lega la Soprintendenza a Electa-Mondadori e Coopculture, pur nelle numerose proroghe e modifiche intervenute, è praticamente impossibile. La legge sulla trasparenza obbliga le amministrazioni pubbliche a pubblicare su internet le informazioni sugli appalti relativi alle concessioni. A Roma, però, nessuno sembra essersene mai curato.

Fonte | source:

BENI CULTURALI – L’Espresso (11|11|2014).

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/11/10/news/domus-aurea-affari-d-oro-ma-solo-per-i-privati-cosi-vincono-le-larghe-intese-della-cultura-1.187282#gallery-slider=1-180770

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— ITALIA – L’archeologia ferita a colpi di decreti e grandi opere, LA REPUBBLICA (12|11|2014).

STORIE italiane di archeologia. Roma, via Giulia. Le scuderie di Augusto, dove si ricoveravano i cavalli che avevano corso al Circo Massimo, rinvenute nel 2009, giudicate di “eccezionale importanza” dalla soprintendenza archeologica, sono state rinterrate sotto cumuli di pozzolana. Il parcheggio per circa trecento posti si piazzerà, invece, lì accanto. I reperti antichi sono emersi durante lo scavo per i garage, ma dopo cinque anni – cantiere fermo, un’orrenda palizzata che recintava l’area, un lembo di centro storico sconvolto – non si è trovata altra soluzione che sacrificare le stalle imperiali.

Pozzilli e Venafro, provincia di Isernia. Durante i lavori per un metanodotto fra Busso e Paliano, svolti con la collaborazione della soprintendenza archeologica del Molise, vengono alla luce ville romane, fornaci rinascimentali, tracce di una centuriazione, e, soprattutto, insediamenti neolitici con un focolare e materiali d’età del bronzo e, ancora, i resti dello scheletro di un bambino di sei-settemila anni fa. I reperti andranno al museo di Venafro. Le strutture fisse rimarranno sul posto, protette e visibili.

La chiamano archeologia preventiva ed è così che si fa archeologia in Italia. Il novanta per cento degli scavi – circa sei, settemila ogni anno dati del ministero per i Beni culturali – non sono il frutto di programmazione scientifica, coordinata da una soprintendenza. Ma l’effetto, desiderato, più spesso indesiderato, dei lavori per un parcheggio, per le linee di alta velocità, per cavi elettrici. Per la Metro C di Roma, per esempio, o per l’autostrada Bre-Be-Mi. Il risultato può essere positivo, come a Venafro, negativo come a Roma.

Ma, anche se fatta così, quest’archeologia rischia di ricevere un colpo mortale. Il decreto Sblocca-Italia, appena convertito in legge, contiene norme che, temono molti archeologi, potrebbero rendere ancora più difficile il recupero di oggetti e strutture antiche, anche molto rilevanti. I rischi paventati dagli archeologi si affiancano a quelli per le norme paesaggistiche o urbanistiche, contro le quali lo Sblocca- Italia procede a colpi di “semplificazioni” e “autocertificazioni”. D’altronde era stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi, presentando nell’agosto scorso il provvedimento, a sbilanciarsi: «Mai più cantieri fermi per ritrovamenti archeologici». «E dire che l’obiettivo principale dell’archeologia preventiva, se correttamente praticata, sarebbe proprio quello di accelerare i tempi di un’opera pubblica », spiega Filippo Coarelli, archeologo di lunghissima esperienza, allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, «perché individua con anticipo, sulla base di studi, di sondaggi, se un lavoro rischia di interferire con presenze antiche: se lo si sa prima, il progetto può essere modificato più agevolmente che non il cantiere aperto, quando, in caso di un ritrovamento, c’è l’obbligo di fermarsi e di avvisare la soprintendenza, altrimenti si commette un reato».

L’archeologia preventiva in altri paesi è regolamentata in maniera rigorosa e funziona egregiamente. In Francia è governata dall’Inrap, un organismo pubblico che ha alle sue dipendenze archeologi e operai e che interviene in ogni lavoro che comporta scavi. I finanziamenti arrivano da un fondo alimentato con il 5 per cento del fatturato di tutte le imprese edili francesi. E la Francia non ha il patrimonio archeologico che può vantare l’Italia. Secondo Fabrizio Pesando, professore all’Orientale di Napoli, oltre quelle francesi, «anche le esperienze spagnole hanno dato ottimi risultati e, in generale, l’archeologia preventiva sarebbe una buona prassi, che risponde alla necessità di razionalizzare e rendere più veloci i lavori. Inoltre può vedere impegnati tanti giovani studiosi e alimentare le conoscenze ».

In realtà da noi l’archeologia preventiva è spesso una specie di selvaggio West. Le norme in vigore si riferiscono solo alle opere pubbliche, non anche a quelle private, che in tantissimi casi prevedono scavi anche profondi (basti pensare alle fondazioni di un edificio). I costi sono a carico delle aziende, il cui fine ultimo è quello di risparmiare e di far presto e solo raramente quello di dare un contributo all’arricchimento del nostro patrimonio. Molto è affidato a giovani e, ormai, meno giovani precari, in possesso di lauree specialistiche, master e dottorati, ma pagati fra i 5 e i 7 euro l’ora. Le soprintendenze dovrebbero vigilare, però con il personale ridotto al lumicino fanno quel che possono. Uno svantaggio lo sottolinea Pier Giovanni Guzzo, per quindici anni soprintendente a Pompei: «La legge è limitata all’indagine sul campo, cioè a “bonificare” l’area che sarà occupata dall’opera. Lo studio, la pubblicazione, il preventivo restauro dei reperti e la conservazione in magazzini capienti ed attrezzati non sono previsti: così che l’Italia, si riempie sempre più di inediti. Facendo crescere l’ignoranza sulla storia antica del nostro Paese».
Per paradossale coincidenza, la Camera (ultima fra tutti i parlamenti europei) ha ratificato nelle scorse settimane la Convenzione di Malta, un accordo sottoscritto nel 1992 che regolamentava proprio l’archeologia preventiva. Il perno della Convenzione è che gli archeologi siano coinvolti sempre nelle attività di pianificazione e di progettazione degli interventi «che rischiano di alterare il patrimonio archeologico». E che a loro debbono essere concessi «tempo e mezzi sufficienti per effettuare uno studio scientifico adeguato del sito e per la pubblicazione dei risultati».

Lo Sblocca-Italia va in direzione opposta. Mentre la Convenzione di Malta lo prevede in una fase preliminare, l’articolo 1 del decreto stabilisce che per le ferrovie Napoli-Bari e Palermo-Catania un archeologo sia chiamato a valutare un progetto già definitivo, quando diventa assai complicato e costoso modificarlo. Inoltre, sempre nel caso delle due linee ad alta velocità (che per molti archeologi sono la testa di ponte per tanti altri interventi), l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato è nominato commissario: indice lui la conferenza di servizi «entro quindici giorni dall’approvazione dei progetti », la presiede, decide se i rappresentanti delle altre amministrazioni, compresa la soprintendenza, sono “adeguati”, e, nel caso essi esprimano pareri non favorevoli sul progetto – pareri che debbono essere formulati entro trenta giorni, altrimenti «si intendono acquisiti con esito positivo» – è sempre lui che decide se questi pareri sono regolari e se se ne debba tener conto. Di fatto la presenza dell’archeologo di una soprintendenza è puramente esornativa.

«Siamo di fronte a una contraddizione vistosa: quale delle due norme prevale, lo Sblocca-Italia o la Convenzione di Malta?» si domanda Coarelli. Che azzarda anche una risposta: «L’unica cosa che si può prevedere è che fioccheranno ricorsi e contenziosi: il che rallenterà ancora di più le opere pubbliche».

«Lo Sblocca-Italia può essere il colpo definitivo che annichilisce una disciplina in Italia mai compiutamente decollata», insiste Maria Pia Guermandi, archeologa dell’Istituto Beni culturali dell’Emilia Romagna, «e questo perché procede a un sistematico ribaltamento delle gerarchie costituzionali: le esigenze del patrimonio devono cedere il passo sempre e comunque alle opere infrastrutturali, di cui l’archeologia sarebbe l’ostacolo più insidioso ». «Qualsiasi forma di ridimensionamento o estromissione degli organi preposti alla tutela e conoscenza del territorio è cosa assolutamente da scongiurare», conclude Pesando.
Entro il 31 dicembre il ministero per i Beni culturali deve varare le linee-guida per l’archeologia pre- ventiva, anche questo un provvedimento atteso da anni. Ma, stando allo Sblocca-Italia, non lo redigerà da solo, bensì dovrà concordarlo con il ministero delle Infrastrutture. Esattamente con chi spinge per limitare al minimo i poteri di controllo delle soprintendenze.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le soprintendenze dovrebbero vigilare, però con il personale ormai ridotto al lumicino fanno quello che possono
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RESTAURO
Archeologi impegnati in un lavoro di restauro nella Domus Aurea a Roma

FONTE | SOURCE:

LA REPUBBLICA (12|11|2014).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/11/12/larcheologia-ferita-a-colpi-di-decreti-e-grandi-opere46.html?ref=search

Foto | Fonte | source:

— Louise Docker, “Day 5 of the infiltration: They still do not suspect that I am a sheep dog. My disguise has fooled them,” FLICKR (24|04|2014).

Day 5 of the infiltration:

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