ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROME – Restoration of Colosseum’s killing floor sparks debate, GAZZ. DEL SUD (03|11|2014) & LA DIRETTRICE ROSSELLA REA: “NON BASTA IL CORAGGIO. CI VORREBBE MOLTA SCIENZA E MOLTO DENARO,” Dagospia (04|11|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROME - Restoration of Colosseum's killing floor sparks debate, GAZZ. DEL SUD (03|11|2014) & LA DIRETTRICE ROSSELLA REA: “NON BASTA IL CORAGGIO. CI VORREBBE MOLTA SCIENZA E MOLTO DENARO," Dagospia (04|11|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: ROME – Restoration of Colosseum’s killing floor sparks debate, GAZZ. DEL SUD (03|11|2014) & LA DIRETTRICE ROSSELLA REA: “NON BASTA IL CORAGGIO. CI VORREBBE MOLTA SCIENZA E MOLTO DENARO,” Dagospia (04|11|2014).

— ROME, Restoration of Colosseum’s killing floor sparks debate – Culture minister wants to bring back gladiator arena, GAZZETTA DEL SUD (03|11|2014).

Rome, November 3 – The proposed restoration of the Colosseum’s killing floor has sparked a keen debate in Italy after the culture minister suggested the storied stage for ancient gladiatorial and animal fights could be built back into Rome’s most iconic monument. In a tweet on Sunday, Cultural Minister Dario Francheschini said it would “just take a little courage” to do so. The idea to restore the stage was suggested by archeologist Daniele Manacorda in July in the archeological journal Archeo. In Sunday’s tweet, Francheschini included a visual comparison using a modern photo showing the exposed underground tunnels, along with one from the mid-1800s in which the stage was still in place over the tunnels, similar to ancient times. Francheschini tweeted: “I really like the idea of giving the Colosseum its arena back”, along with the photos, showing the Colosseum both before and after the excavations of the so-called hypogeum (literally, ‘under ground’) area. The 2,000-year-old symbol of Rome expanded its range of tourist attractions when it began allowing access to the underground pits where gladiators and beasts awaited their fate on the ancient stage. In a multi-million-euro project, the hypogeum underground area was restored and opened to the public in October 2010 with new, muted lighting effects. Rossella Rea, superintendent of the monument formally known as the Flavian Amphitheatre, said the hope was to have recaptured ‘some of the atmosphere’ of the breathless moments before the games commenced, when the armoured or naked fighters and the wild animals were hauled up through 80 trap-doors. Adding back an arena stage in the Colosseum, which attracts five million visitors a year, would allow the cultural ministry to sponsor and offer performances in the Colosseum, as well as tours more suggestive of its original underground atmosphere. Francheschini’s support of the idea falls in line with other initiatives the culture ministry has launched in recent times to increase the number of visitors to monuments in Rome, such as the evening multimedia light show in the Forum of Augustus that was put in place this year to celebrate the 2000th anniversary of the first emperor’s death. The idea of bringing back the killing floor hasn’t met with full support from experts in the field, however. “It’s a culturally weak idea, commonplace and banalizing,” said art historian Tomaso Montanari. “With all there is to do, with all the enormous cultural heritage in danger, so many unknown things among our treasures, is it right for the cultural minister to focus on the Colosseum and its use as a performance venue?” Montanari asked. Art historian and archeologist Salvatore Settis said Italy is facing a “dramatic moment for cultural heritage protection” and that the Unblock Italy law has “devastating regulations” that make restoring the Colosseum’s stage “an unreasonable priority”. Manacorda, the archeologist who proposed the idea, said, “I don’t see any problems [in restoring the arena]. Giving the underground back its ‘undergroundness’ means offering the possibility of visiting the underground labryinth in a way that makes sense”. Manacorda said restoring the stage would return the Colosseum to its origins as a place for hosting public events and shows. Also in support of the idea is the former superintendent of Rome’s antiquities for nearly 30 years from 1976-2004, Adriano La Regina, an archeologist and art historian. “The Colosseum was designed to be an arena,” La Regina said, but he also cautioned that the expense to restore the arena as well as the upkeep costs should be taken into consideration. Construction on the iconic arena started between 70 and 72 AD under the Emperor Vespasian. It was completed in 80 AD by his son Titus, who financed the project from the booty his armies seized in the war against the Jews in 66-70 AD. Titus inaugurated it with 100 days of games including the recreation of a sea battle between Romans and Greeks. The father-and-son team – the so-called Flavian emperors – built their monument to Rome’s grandeur in travertine stone before giving it the marble cladding that amazed contemporaries – and was still its crowning glory until generations of popes picked away at it for their own architectural testaments. The monument is currently undergoing a 20-million-euro clean-up and restoration sponsored by Diego Della Valle, the billionaire owner of Italian leather goods company Tod’s.

Fonte | source:

— GAZZETTA DEL SUD (03|11|2014).

http://www.gazzettadelsud.it/news/english/115096/Restoration-of-Colosseum-s-killing-floor-sparks-debate.html

— Roma, COLOSSEO NELL’ARENA – LA DIRETTRICE ROSSELLA REA AFFONDA FRANCESCHINI: “NON BASTA IL CORAGGIO. CI VORREBBE MOLTA SCIENZA E MOLTO DENARO. SOTTO IL MONUMENTO C’È UN FIUME CHE, QUANDO PIOVE, FAREBBE SALTARE LA COPERTURA COME UN TAPPO.” Dagospia (04|11|2014).

“L’archeo idea di Franceschini ha un suo fascino ed è una paraculata adatta ai nuovi tempi renziani” – I soldi? Con una sforbiciatina ai 6 mld di euro per la metro C oppure ai 13 mln in stipendi di Roma Metropolitane” (ma ci vogliono molto di più dei 25 mln che Della Valle sta spendendo per i restauri)….”

1. BELVE DEL COLOSSEO – Alessandro Giuli per “il Foglio”

Rivivere il Colosseo com’era ai tempi di Tito Flavio Vespasiano: poco probabile, o anche sì, a patto che riaprano le porte ai leoni. La mia amica Nicoletta Tiliacos è entusiasta e sta facendo voti affinché nell’arena sia subito spedito il sindaco Ignazio Marino (“non è una proposta, è un desiderio”), tipo l’imperatore Commodo nel film “Il Gladiatore”, immagino, ma lei eccede in ottimismo.

Detto questo, l’archeoidea sponsorizzata dal ministro Dario Franceschini ha un suo fascino ed è al tempo stesso una grande paraculata.

Fascinosa è l’immagine del Colosseo che torna alla vecchia destinazione d’uso, sottratto al suo dolente destino di millenario “molare cariato” – è la poeticissima descrizione di Elena Albertini nei suoi diari – e riabilitato come luogo di memoria e intrattenimento; se poi fosse pure un modo per risparmiarci la via crucis annuale, tanto più di guadagnato.
Paracula, la proposta di Franceschini, perché al passo coi tempi nuovi e renziani: obbedisce al clima di fruizione sbarazzina dell’esistente che si irradia dai così detti luoghi della decisione, fino a rivestire d’inconsueta attualità la formula sfibrata del panem et circenses.

Se davvero i sotterranei dell’Anfiteatro Flavio verranno ricoperti da una pavimentazione minima, in modo da ripristinare una specie di arena, il monumento non tornerà quello delle origini e smetterà d’essere l’attuale simulacro.

Sarà il ready made mondiale di una strana Italia sospesa tra il crepuscolo e un carnevale di provincia, incorniciata dal tuìt di un titolare del Mibac come Franceschini (“basta un po’ di coraggio”), la cui equazione personale vale come sintesi estrema del nostro paesaggio di scintille d’oro e rovine: un sepolcro arrossato della fu Dc, Franceschini, riconvertito nottetempo al renzismo e oggi padroncino della Cultura orgogliosamente estraneo alla lotta interna al Pd – lui che ne capeggia la corrente meglio rappresentata in Parlamento –, un romanziere che viene dalla città degli Este e pubblica con Gallimard ma pronuncia la lettera elle come una bigotta mondina transpadana che litighi ogni giorno con le consonanti velari retroflesse.

E’ di fronte a questa Italia che il benecomunista Salvatore Settis, combattente emerito sul fronte della salvaguardia storico-paesaggistico-ambientale, si è già detto pregiudizialmente contrario all’affare Colosseo? Perché di affare, appunto, sembra trattarsi. La cosa convince invece emeriti archeologi come Andrea Carandini e Adriano La Regina.

E forse piacerebbe anche all’imperatore Adriano, che al tempo del suo principato si mostrò insofferente agli spettacoli di sangue e oggi, potendo, si godrebbe volentieri una lettura ovidiana di Vittorio Sermonti lì dove un tempo furoreggiavano fiere e gladiatori e navi rostrate.

C’è infine un aspetto non banale eppure così trascurato nell’allegrezza delle nostre dispute feroci: i quattrini per la riconversione chi ce li mette, lo stesso coi braccialetti sonanti cui l’ineffabile ex sindaco Gianni Alemanno affidò il restauro sciué sciué dell’Anfiteatro?

Una modesta proposta ci sarebbe: i soldi si possono ottenere con una sforbiciatina ai circa 6 miliardi di euri che ci sta costando la Metro C di Roma; oppure ai 13 milioni in stipendi (fonte Corsera di ieri) spesi da Roma Metropolitane, società comunale incaricata di sovrintendere alla sciagurata opera.

Se Franceschini davvero ci riuscisse, per quanto ci riguarda, nel Colosseo potrebbe anche ricavare una piscina pubblica ovvero prenderci casa e scriverci sopra “parva sed apta mihi”, come fece il concittadino Ariosto con la sua dimora di Ferrara: piccola ma adatta a me. I soldi per la targa glieli regalo io.

2. COLOSSEO MISTERY TOUR – Francesco Merlo per “la Repubblica”

Dalla balconata del suo twitter il ministro Franceschini non l’ha vista, ma «nel Colosseo sotto il Colosseo c’è l’acqua, il fosso di san Clemente si chiama: un fiume che, quando piove, esonda, e in pochi minuti riempie tutto e dunque farebbe saltare l’eventuale copertura come un tappo» dice la direttrice Rossella Rea. E mi spiega che vale per il Colosseo, nell’architettura, quel che Mark Twain diceva del classico nella letteratura: «Tutti lo conoscono, ma nessuno l’ha letto».

La direttrice Rea è un’archeologa napoletana che lavora per questo monumento dal 1985, e dunque, se non fosse una raffinata signora, sarebbe per il Colosseo quel che Quasimodo era per Notre-Dame, custode e campanara, e forse pure fata con la bacchetta risolutrice:

«Oggi coprire l’arena e ripristinare il suo aspetto originario sarebbe un lavoro raffinatissimo di filologia, di ingegneria e anche di idraulica perché bisognerebbe imbrigliare quell’acqua intervenendo chissà dove». Perciò non basterebbe un poco di coraggio come ha scritto il ministro nel suo tweet? «No, ci vorrebbe moltissima scienza e moltissimo danaro».

Sposata con un archeologo che si occupa del Foro Traiano, Rossella Rea ha un figlio che si chiama Michelangelo, ma non è una talebana della conservazione, del “non si tocca”, non ha paura degli spettacoli e dell’intrattenimento, in una parola del riuso, «purché sia di livello», purché non sia come il Grazie Roma di Venditti girato sotto gli archi nel 1983 con quel pianoforte bianco…

Quanto danaro ci vorrebbe per coprire l’arena? «Non so dire, certamente molto, ma molto di più dei 25 milioni che l’imprenditore Diego Della Valle sta spendendo per i restauri ». Si possono trovare i soldi con qualche donazione privata? Rossella Rea apre le braccia: «Lei che dice?».

Dunque non se ne farà nulla? «Ovviamente costerebbe molto meno una copertura provvisoria, come nel 1950, per il Giubileo ». E mi mostra la foto di quella coperta di legno «che era diciamo così arrangiata, prevedeva pure un calpestio». A che servirebbe? « A ridare la forma in certe occasioni speciali. Si potrebbe qualche volta montare, ma non certo per eventi molto affollati».

E racconta divertita di Paul McCartney che «percorse una passerella longitudinale fumando una sigaretta e alla fine ci fu qualcuno che si precipitò a raccogliere la cicca e ancora la conserva». McCarteny cantò pure: «The Magical Mystery Tour vuole portarvi via… Venite, venite, satisfaction guaranteed». Poi «abbiamo avuto le tragedie greche e, due anni fa, il concerto di beneficenza di Biagio Antonacci. E voglio dire che i monumenti non sono templi, che il riuso non è sempre profanazione», e nonostante questo sia, dal punto di vista della Chiesa, un luogo di martirio, una Basilica.
gianni alemanno valeria licastro

E mi fa vedere che l’arena, anche se parzialmente, è comunque già coperta, come ai tempi dei gladiatori: «È stato un lavoro interdisciplinare bellissimo che abbiamo fatto nel 1998». La parte coperta è un terzo dell’intera superficie. Il legno è stato rivestito di malta «per dare la parvenza della sabbia». Mi mostra i piloni che non poggiano mai direttamente sulla struttura romana e hanno dei basamenti di cemento volutamente non occultati: «Qui è stato più facile coprire l’arena perché le rovine erano molto rovinate, e dunque c’era spazio. Più difficile sarebbe coprire il resto».

Ora con lei mi perdo e mi ritrovo nelle interiora dell’anfiteatro. Il tufo, il travertino, quel serpente d’acqua cheta che viene da lontano, entra da via Labicana ed esce verso l’Arco di Costantino, e poi i buchi per i binari del “red carpet” con i dodici corridoi laterali, i forni, gli alloggiamenti delle scenografie per i trionfi civili e religiosi degli imperatori. Ecco: circondato dai turisti che mi guardano dall’alto, a poco poco capisco che questo basso mondo è molto più di un sotterraneo scoperchiato: «È un monumento nel monumento ». Interrogo allora questi turisti, che dentro il Colosseo non sono tutti “infradito e cono gelato”.

Spiego loro, con entusiasmo sincero, l’idea dell’archeologo Daniele Manacorda che è piaciuta al ministro e, a prima botta, pure a me. Dico dunque che è una bella tentazione coprire l’arena per ricomporre la forma, l’ellissi perfetta che senza il pavimento non si percepisce più perché il fondo ruba la scena con i suoi corridoi, i suoi ruderi sbocconcellati, il suo mistero di labirinto. Insomma spiego che sarebbe affascinante ridare un suolo al sottosuolo.

Ma non convinco nessuno: « Don’t do that » mi dice addirittura una bella signora brasiliana. Un giapponese cita a memoria la Yourcenar che amava la Niche di Samotracia «proprio perché, acefala, senza braccia e separata dalla sua mano, era meno donna e più vento».

Ma io non credo che il paragone sia pertinente sino in fondo, perché la statua è solo un capolavoro d’arte mentre questo è «anche un pezzo di città» mi dice una coppia di Chicago, Victoria e Andrew Zysberg, di professione librai. Con loro è bella e inaspettata la chiacchierata sulla «macchina urbana », sulla bellezza del meccanismo rivelato: «era un pezzo di città».

Insomma, anche loro hanno capito che quello non era l’inferno dove nella metà del cinquecento Cellini andava con un negromante per risvegliare i demoni che dal “Culiseo” poi avrebbero invaso tutta Roma, né era il territorio del romanticismo ottocentesco, da Dostoevskij sino a Gide, e neppure lo scavare per scovare dei viaggiatori europei che nelle grotte di Roma e nei meandri oscuri delle sue rovine, monumentalizzate da Piranesi, cercavano la propria formazione sentimentale.

Era invece una macchina urbana che oggi dall’alto si decifra benissimo. Non è un retroscena, non un sotto palco costretto a stare a pancia all’aria, ma è lo svelamento di una fabbrica di spettacolo sempre cangiante, appunto «un pezzo di città» viva che prendeva aria e luce da cento botole, chiuse solo durante lo show. È da queste botole che, per mezzo di montacarichi a corde, facevano il loro spettacolare ingresso in scena le bestie, i divi, le star. «Solo la luce elettrica non avevano inventato» scherza la direttrice.

Andando via penso a quel fiume, spietato nemico di Franceschini, che passa pure sotto la Basilica di San Clemente e sbucò persino sotto la via Sannio durante i lavori dell’imprendibile Metropolitana C. Ai colleghi dell’ufficio stampa chiedo se il ministro Franceschini ha visitato i sotterranei: «È venuto a salutare quando c’era Obama. Ma non è sceso: i servizi segreti non hanno permesso altri accompagnatori. Non escludo che Franceschini sia venuto, ma da solo, in incognito».

Esco dunque dal Colosseo sotto il Colosseo e mi sembra di lasciare «un pezzo di città» con il suo fiume sconosciuto, le vie, gli archi, e le sue mille strutture in rovina, ma ordinate. Al contrario il Colosseo fuori dal Colosseo è la solita terra desolata dei finti gladiatori e dei venditori ambulanti di orribili panini, almeno trecento “lavoratori” nel marasma del piazzale lastricato a sampietrini. Con la coda dell’occhio vedo che due centurioni con la scopa in testa si appartano dietro una Renault et mingunt ad murum. Il Comune che pure li ospita non si cura dei bisogni degli ancient Romans.

— Fonte | source:

— Roma, COLOSSEO NELL’ARENA – LA DIRETTRICE ROSSELLA REA AFFONDA FRANCESCHINI: “NON BASTA IL CORAGGIO. CI VORREBBE MOLTA SCIENZA E MOLTO DENARO. SOTTO IL MONUMENTO C’È UN FIUME CHE, QUANDO PIOVE, FAREBBE SALTARE LA COPERTURA COME UN TAPPO.” Dagospia (04|11|2014).

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/colosseo-nell-arena-direttrice-rossella-rea-affonda-franceschini-non-87948.htm

Foto | fonte | source:

— Rome, The Colossal Scrubdown – A $35 million project—the first full cleaning in the Colosseum’s history—aims to return the Roman monument to its former splendor, while also strengthening the overall structure. THE WALL STREET JOURNAL (April 25, 2014).

Rome’s Colosseum will soon look a little more like it did in the bad old days two millennia ago, when it first hosted gladiator fights, mock naval battles and public executions carried out by wild animals.

The $35 million project—the first full cleaning in the Colosseum’s history—aims to return it to its former splendor, while also strengthening the overall structure. Earthquakes, the pillaging of pieces of its outer frame, heavy car traffic and Rome’s nearby subway have damaged key parts. The scrubdown should also reveal secrets of how one of the world’s most famous, and often neglected, monuments remained standing for 20 centuries.

Some surprises have already emerged during the project’s first six months. The restorers expect to uncover the first five arcades this summer. Visitors will find that the monument’s Travertine limestone is once again a vibrant dark ivory—what Rossella Rea, the Colosseum’s director, calls “yellow ivory.” Pollution had turned the stone a variety of colors from dirty cream to jet black.

http://online.wsj.com/articles/SB10001424052702303834304579521983754140004

http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424052702304518704579521583112244014

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