ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Gustavo Giovannoni, Prof. Giulio Carlo Argan, & Prof. Cesare Brandi, in: “Archeometria e restauro,” di Paolo Marconi. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008) [11|2014].

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Gustavo Giovannoni, Prof. Giulio Carlo Argan, & Prof. Cesare Brandi, in: "Archeometria e restauro," di Paolo Marconi. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008) [11|2014].

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Arch. Gustavo Giovannoni, Prof. Giulio Carlo Argan, & Prof. Cesare Brandi, in: “Archeometria e restauro,” di Paolo Marconi. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008) [11|2014].
“…In Italia, tuttavia, l’eredità crociana rese difficoltosa fino a tutti gli anni Trenta la diffusione di una mentalità favorevole al pensiero scientifico (Benedetto Croce aveva scritto: «La scienza è un libro di ricette di cucina») e solo il libro di Snow indusse – dagli anni Sessanta in poi – gli storici dell’arte italiani a occuparsi di archeometria nel campo del restauro. Vent’anni prima – quando si varò la legge di tutela dei beni artistici italiana – essi furono chiamati a fondare le Soprintendenze statali e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) pur essendo impreparati alle nozze tra le due culture, corrispondendo all’idea totalitaria (coltivata da Giuseppe Bottai, Ministro dell’educazione nazionale dal 1936 al 1943) di una tutela centralizzata del patrimonio storico-artistico. Ciò avvenne con le leggi n° 1089 del 1 giugno 1939 (sui monumenti e gli oggetti d’arte) e n° 1497 del 29 giugno 1939 (sull’architettura e il paesaggio), che istituirono anche le rispettive Soprintendenze statali e furono varate in meno di un mese grazie, tra gli altri, a giuristi come Santi Romano e Leonardo Severi, a giovani storici dell’arte d’ispirazione crociana quali Giulio Carlo Argan (formatosi nella Facoltà di Lettere) e Cesare Brandi (formatosi nella Facoltà di Giurisprudenza e poi in quella di Lettere), a un pittore tradizionalista quale Orazio Amato, all’architetto Marcello Piacentini e all’ingegnere Giovannoni. Quest’ultimo è un insigne storico dell’architettura, fondatore, con Piacentini e altri artisti e architetti, della Facoltà di Architettura di Roma tra il 1919 e il 1921 e restauratore di monumenti à l’identique, oltre che cultore – con i suoi allievi e assistenti – del vernacolo architettonico nella progettazione di edilizia economica e popolare e di chiese.”

“Argan e Brandi, in quanto prevalentemente storici e critici d’arte figurativa moderna e contemporanea, ebbero a cuore tuttavia la preparazione dei restauratori di oggetti d’arte mobili piuttosto che dei restauratori di architettura, dal momento che la tutela delle opere d’arte mobili era insidiata da secoli dalla disinvoltura del mercato d’arte e d’antiquariato. Infatti i restauratori al servizio di tale mercato si dedicavano spesso alla falsificazione dolosa dei capolavori antichi e moderni alle dipendenze di spregiudicati mercanti d’arte e d’antiquariato: la Scuola d’arte di Siena, per esempio, era diretta in quel periodo da un falsificatore abilissimo come Icilio F. Joni, il quale trafficava con mercanti d’arte internazionali della taglia di Bernard Berenson.”

“Bottai invitò Giovannoni e Piacentini assieme ad Argan e Brandi, prevalentemente storici dell’arte ed ermeneuti di pittura; il divario di età e di formazione con l’ingegnere Giovannoni e con l’architetto Piacentini impedì tuttavia una buona integrazione tra loro, e anzi Argane Brandi si dichiararono «contrarissimi all’istituzione di Soprintendenze architettoniche […] per il fatto abnorme che l’architetto di una Soprintendenza è un tecnico più che uno storico […]. Chi si impose perché ci fossero Soprintendenze speciali per i monumenti fu Giovannoni […] e il suo punto di vista prevalse» (Bossaglia 1992). Il problema della formazione dei restauratori d’oggetti d’arte mobili era inoltre complicato dal pregiudizio corrente che essi non potessero neppure aspirare – data la loro estrazione sociale e culturale – al livello degli ‘impiegati di concetto’.
Secondo Argan, infatti, «I restauratori allora erano artisti o artigiani, spesso abili ed esperti, ma sempre empirici […]. Fu proprio per questo che con il Brandi, con cui eravamo fraternamente amici dal giugno del 1932 quando ci incontrammo per la prima volta a Siena, decidemmo di promuovere la trasposizione del restauro dal piano artistico-artigianale al piano scientifico. […] Abbiamo pensato che sarebbe stato opportuno […] creare un istituto pilota, che avrebbe dovuto servire anche a formare restauratori disposti ad accettare la collaborazione scientifica o addirittura a impostare il restauro su un piano metodologico prettamente scientifico. […] Fu difficile, non volevano assolutamente ammettere i restauratori tra gli impiegati di concetto, dicevano che non c’è differenza tra un restauratore di quadri e un calzolaio […] e a questo punto mi fu offerta la direzione. Non vi rinunciai per l’amicizia che mi legava a Brandi, ma semplicemente perché io avevo un’impostazione di lavoro e di ricerca prevalentemente teorica. […] Brandi invece era uno straordinario lettore interprete dei testi pittorici, un ermeneuta di qualità eccezionale. […] Brandi mi volle, con Toesca e Longhi, nel consiglio tecnico dell’Istituto […]» (Bossaglia 1992).”

“Ne derivò un piano scientifico in cui non soltanto covava ancora il dissidio tra la cultura tecnico-scientifica e quella storico-artistica, ma era evidente che nel Paese dei giubilei e del Grand tour, battuto dai musei del mondo in caccia di capolavori, l’ossessione contro i falsari fosse la principale preoccupazione nella tutela degli oggetti d’arte mobile. Allo scopo di non ingannare il pubblico e gli stessi specialisti, dunque, la metodologia e la didattica del restauro degli oggetti d’arte (in assenza di un’archeometria affermata: quella per esempio che ha recentemente certificato l’autenticità del papiro di Artemidoro) vennero incentrate sull’integrazione delle lacune ‘per differenza’ anziché ‘per analogia’, rifacendosi alla tematica emersa negli anni Venti dell’Ottocento con le reintegrazioni sommarie dell’Arco di Tito, ripresa da Camillo Boito nel 1883…”

Fonte | source:

— “Archeometria e restauro,” di Paolo Marconi. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008).

http://www.treccani.it/enciclopedia/archeometria-e-restauro_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/

Foto | fonte | source:

— ROMA (foto 12 di 69): Consulto su Roma, La pratica storiografica come conoscenza di Roma, 26 ottobre 1983
Manlio Brusatin, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, Costantino Dardi, Giuliano Briganti e Michele Cordaro
Oratorio dei Filippini: Sala Borromini, Roma / 24-25-26-27-28 Ottobre 1983.

http://ffmaam.it/laboratori-di-progettazione/consulto-su-roma-1983

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