ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Arch. Francesca Mattei e “Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara e Dibattiti locali e proclami di Franceschini,” QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014 & 08|12| 2013).

ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Arch. Francesca Mattei e "Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara e Dibattiti locali e proclami di Franceschini," QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014 & 08|12| 2013).

ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Arch. Francesca Mattei e “Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara e Dibattiti locali e proclami di Franceschini,” QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014 & 08|12| 2013).

— ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara. Dibattiti locali e proclami di Franceschini, ma i costi dell’Ariostea restano inaffrontabili: 573 euro per dieci riproduzioni, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014).

Le speranze che qualcosa si stesse muovendo c’erano tutte. Perchè dopo l’articolo del dicembre scorso di Estense.com, riguardo agli spropositati costi imposti dal Comune di Ferrara per la riproduzione delle opere culturali, il dibattito era approdato in consiglio comunale. Ma soprattutto per le ‘liberalizzazioni’ contenute nella prima stesura del decreto legislativo ArtBonus del ministro alla cultura Dario Franceschini. Ma oggi – a mesi di distanza e con in mano i conti della Biblioteca Ariostea e dell’Archivio Storico Comunale – è evidente che la situazione non si è mossa di un millimetro.

Alcuni ricorderanno la vicenda di Francesca Mattei, la 33enne ricercatrice ferrarese (impiegata al Politecnico di Milano) che per riprodurre cinque disegni, da pubblicare recto e verso, più due fotoriproduzioni di un libro antico, si era trovata di fronte a un preventivo ‘monstre’: 490 euro di base, che potevano arrivare a 840 a seconda del computo degli addetti al servizio. Il tutto per realizzare una ricerca su diversi disegni cinquecenteschi conservati a Ferrara – finora mai segnalati nel panorama accademico – che già di per sé rappresenterebbe un guadagno d’immagine per la città estense. Cifre da record (si veda il precedente articolo per i paragoni nazionali e internazionali) che avevano sollevato lo sdegno anche di Luca Cimarelli con l’allora Pdl, attraverso una risoluzione da portare nelle commissioni consiliari. Mentre l’assessore alla cultura Massimo Maisto dichiarava che “certamente attenuare i costi per i ricercatori e i soggetti più deboli è qualcosa su cui ragionare. Le tariffe in questo momento sono fissate anche per il prossimo anno, ma se mi viene fatto presente il problema sono assolutamente disponibile a portare la questione all’attenzione del consiglio”.

Veniamo al presente. Dopo le inutili richieste della Mattei a Mirna Bonazza, responsabile Manoscritti rari della Biblioteca Ariostea, è finalmente giunto il salatissimo conto: 573,77 euro per la riproduzione di 10 immagini. Neanche un euro di sconto nonostante siano scesi in campo anche gli editori della rivista accademica, spiegando l’importanza del lavoro all’interno del Census, progetto nato al Warburg College di Londra su iniziativa degli storici dell’arte Fritz Saxl e Richart Krautheimer e dall’archeologo Karl Lehmann. Lapidario il commento del curatore tedesco che si occupa della pubblicazione: “Dalle nostre esperienze in quindici anni nel Pegasus (la rivista pubblicata nell’ambito del progetto, ndr) so che alcune istituzioni hanno veramente dei prezzi orrendi, ma non capita spesso di non riuscire a negoziare uno sconto e il prezzo di 57 euro a immagine per i soli diritti, senza la fornitura degli immagini, è veramente il massimo mai raggiunto”. Un record, almeno in questo caso, di cui non andare troppo fieri.

Eppure oltre alle dichiarazioni dei politici locali, anche il ministro Franceschini sembrava aver aperto uno spiraglio per favorire la divulgazione – non a scopo di lucro, occorre puntualizzare – del nostro patrimonio artistico. Nella prima stesura del decreto legislativo ArtBonus (quello che, per intenderci, ora consente di farsi ‘i selfie’ davanti ai quadri dei musei), al comma 3 dell’articolo 12, veniva liberalizzata “purchè senza scopo di lucro, neanche indiretto, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale”, “la riproduzione di beni culturali attuata con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né l’uso di stativi o treppiedi”. Scomparsi dopo il passaggio alla Camera i riferimenti ai beni archivistici e bibliotecari, nonostante lo stesso Franceschini abbia giudicato il decreto “migliorato e arricchito”.

“Quasi immediatamente – commenta la Mattei -, i beni archivistici e bibliotecari sono stati espunti dal decreto Franceschini. Certamente, si tratta di oggetti che meritano di essere trattati con cautela e la cui riproduzione non può essere effettuata senza un debito controllo. Ma gli studiosi solitamente hanno l’adeguata attrezzatura – mentale e tecnologica – per eseguire tali riproduzioni. Sembra quindi che la questione rimanga aperta, e che al momento tale decreto vada solo a vantaggio dei selfie nei Musei. Quanto a Ferrara, gli esponenti delle alte sfere, istituzionali e politiche, sembrano pensare che l’unico modo per trarre profitto dai beni culturali non sia valorizzarli – ovvero metterli a disposizione degli studiosi affinché ottengano il giusto trattamento – ma spennare gli studiosi per fare cassa”.

E mentre l’ex consigliere Cimarelli – se non altro l’unico a essersi interessato per qualche tempo della vicenda – assicura che la risoluzione verrà ripresa da Forza Italia in consiglio, Maisto allarga le braccia e afferma che ormai, per i conti della Mattei, c’è ben poco da fare. “Gli sconti retroattivi non li può fare nessuno. Le tariffe vengono fissate dal consiglio comunale, che si è appena reinsediato dopo le elezioni e fino a questo momento ha portato avanti le questioni urgenti. Adesso è pienamente operativo, quindi sono a disposizione dei consiglieri se vogliono fare una riflessione studiando le modalità e i pro e i contro di un intervento sulle tariffe, perchè la giunta non può intervenire su questo”. L’articolo che sollevò il caso è datato 8 dicembre 2013. Conoscendo i prezzi, meglio rileggerlo prima che vada a finire nell’Archivio Storico.

FONTE | SOURCE:

— Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara. Dibattiti locali e proclami di Franceschini, ma i costi dell’Ariostea restano inaffrontabili: 573 euro per dieci riproduzioni, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014).

http://www.estense.com/?p=406476
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ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il lavoro impossibile del ricercatore a Ferrara, Tariffe inaffrontabili per riprodurre le fonti. Ma il Comune preferisce incassare che agevolare gli studi, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (08|12| 2013).

Ferrara: storica città d’arte che raccoglie successo e gloria su centinaia di pubblicazioni e riviste accademiche in tutto il mondo. Città che però, paradossalmente, non rende la vita troppo facile ai ricercatori universitari che ne studiano i tesori nascosti. A partire dai costi per la riproduzione dei documenti custoditi nella Biblioteca Ariostea: manoscritti letterari, disegni artistici, progetti di palazzi storici. Patrimoni preziosi e da trattare con doverosa cautela, certo, ma anche strumenti indispensabili perchè i ricercatori possano diffondere l’immagine della città tra la comunità accademica internazionale. Peccato che i costi richiesti dal Comune siano tutt’altro che abbordabili, soprattutto considerando la scarsità di risorse a disposizione per la ricerca.

Emblematico è il caso di Francesca Mattei, architetto e ricercatrice ferrarese, che solleva la questione dopo aver scritto – senza ricevere risposta – alla segreteria del sindaco Tiziano Tagliani e al vicesindaco (e assessore alla cultura) Massimo Maisto. Mattei ha recentemente licenziato una monografia su Palazzo Crispi, sede del Consorzio di Bonifica, e sta ora lavorando su alcune tavole e disegni di proprietà della Biblioteca Ariostea e conservati presso l’Archivio Storico Comunale. Le sue richieste non sono eccessive: servono cinque disegni, da pubblicare recto e verso, più due fotoriproduzioni di un libro antico. Eccessivo sembra piuttosto il prezzo richiesto dal personale della biblioteca: 490 euro di base, che potranno raggiungere addirittura gli 840 a seconda del computo che stileranno gli addetti al servizio. “Ho provato a chiedere una tariffa agevolata al responsabile – racconta la ricercatrice – e in una prima mail mi è stato risposto che “non è possibile prevedere esenzione-riduzioni dei diritti dovuti”. Ho risposto che trovavo poco incoraggiante tale regolamento e che non dispongo dei mezzi economici per poter sostenere la spesa prevista, che corrisponde nella migliore delle ipotesi a un terzo del mio stipendio”.

Obiezioni che valgono ben poco per l’apparato burocratico, che risponde (“in una molto poco cordiale mail”, ci racconta la Mattei): “Non scendo nel merito delle sue considerazioni personali; l’amministrazione comunale ha disposto legittimamente che l’uso di immagini di beni culturali di proprietà comunale avvenga a titolo oneroso e non gratuito. Se avrà modo di frequentare altre istituzioni, italiane o straniere, si renderà conto che le norme sono sostanzialmente congrue”. Chi vuole pubblicare una ricerca – impresa ardua se non si può allegare neanche una fonte – deve quindi pagare, e non poco. E se l’università non sostiene i costi il ricercatore si deve arrangiare come può. Per qualche migliaio di euro in più nei bilanci comunali, dar vita a una pubblicazione su Ferrara diventa quindi un’operazione assai onerosa per gli studiosi.

Ma funziona davvero così nelle “altre istituzioni, italiane o straniere”? Solo fino a un certo punto, e ce lo spiega (“proprio perchè ho frequentato diverse istituzioni nazionali e internazionali”) la stessa ricercatrice. Innanzitutto proprio a Ferrara queste tariffe sono quasi una novità: fu nella seduta dell’11 ottobre 2010 che il consiglio comunale approvò che “la pubblicazione da parte di soggetti terzi (privati o pubblici) di beni culturali di proprietà comunale richiede un’adeguata regolamentazione” e che il Comune deve avere da questo un beneficio economico. Come termine di paragone per i prezzi fu presa la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna.

Un paragone che si fermò però alle tariffe massime. “Faccio presente – puntualizza la ricercatrice ferrarese – che la Biblioteca dell’Archiginnasio applica una tariffa di 50 euro per le prime cinque immagini richieste, che scendono a 25 per le successive; e inoltre prevede sconti qualora si tratti di pubblicazioni scientifiche”. A questo si aggiunge anche una differenza nella qualità del servizio di cui i costi dovrebbero tener conto: “La Biblioteca Ariostea o l’Archivio Storico non forniscono alcuna riproduzione – spiega la Mattei -: è lo studioso che con mezzi propri, e in condizioni di illuminazione decisamente scadenti, senza poter usare cavalletti o altra attrezzatura, deve provvedere a procurarsi le immagini per le proprie pubblicazioni. Dunque non c’è nessun servizio fornito dalla biblioteca: viene solo richiesta una tassa”.

Senza contare poi sull’appoggio che – teoricamente – le istituzioni dovrebbero dare alla ricerca scientifica e all’oggettivo interesse che avrebbero nel dare più diffusione possibile al patrimonio artistico. “Restando nella stessa regione – continua la ricercatrice – la Biblioteca Estense di Modena fornisce riproduzioni scattate da un professionista al prezzo di una marca da bollo. Allargando gli orizzonti, la Biblioteca Apostolica Vaticana applica uno sconto del 50% di fronte a pubblicazioni scientifiche e la Bibliothèque Nationale de France di Parigi arriva addirittura a una riduzione dell’80%. La rivista dove pubblicherò il mio lavoro è una delle più prestigiose nel settore e una pubblicazione tra le sue pagine permetterebbe, peraltro, di conoscere tali materiali, producendo una proficua pubblicità per l’istituzione ferrarese”. Una pubblicità che probabilmente, attraverso agenzie, campagne promozionali e professionisti del settore, costerebbe alle casse del Comune ben più della cifra richiesta a una ricercatrice appassionata.

FONTE | SOURCE:

— Il lavoro impossibile del ricercatore a Ferrara, Tariffe inaffrontabili per riprodurre le fonti. Ma il Comune preferisce incassare che agevolare gli studi, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (08|12| 2013).

http://www.estense.com/?p=346998

s.v.,

— Dott.ssa Arch. Francesca Mattei, Politecnico di Milano, Polo territoriale di Mantova, Post-Doc | ACADEMIA.EDU (08|2014).

PhD in Architectural History, IUAV University of Venice, Italy.
Dissertation: Palazzo Naselli a Ferrara (1527-1538). Architettura, committenza, eterodossia.
Advisor: prof. Massimo Bulgarelli.

Master in Architectural History, University of Roma 3, Italy
Dissertation: Il “museo immaginario” di J.B.L.G. Séroux d’Agincourt. Una nuova proposta per le tavole d’Architettura dell’Histoire de l’Art par les monumens.
Advisor: dott.ssa Angela Cipriani

BA + MA in Architecture, IUAV University of Venice, Italy.
Dissertation: L’architetto e il principe: il progetto di Leo von Klenze per la nuova Monaco di Ludwig I di Baviera.
Advisor: prof. Renzo Dubbini

https://polimi.academia.edu/FrancescaMattei

FONTE | FOTO | SOURCE:

— Cercamon, Ferrara – Biblioteca ariostea | Palazzo Paradiso (1391), ITALIA | FLICKR (2008).

Ferrara - Biblioteca ariostea

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