ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITECTURA: M. Ceccaioni | P. Giannone, “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?” di ROMA (18|09|2013) & M. Lilli, Il Fatto Quotidiano (16|08|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITECTURA: M. Ceccaioni | P. Giannone, "Progetti all'italiana - Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?" di ROMA (18|09|2013) & M. Lilli, Il Fatto Quotidiano (16|08|2014).

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITECTURA: M. Ceccaioni | P. Giannone, “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?” di ROMA (18|09|2013) & M. Lilli, Il Fatto Quotidiano (16|08|2014).

— M. Ceccaioni | P. Giannone, “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?” di ROMA (18|09|2013).
Roma, Metro Linea C – Si arricchisce di nuove puntate la telenovela della terza metropolitana di Roma, a 25 anni dalla progettazione, è in costruzione da 7 anni e costata per ora quasi 3 miliardi di euro. Ridiscusso il vecchio tracciato, scompare la tratta T2 fino a Vigna Clara, ma rispunta la stazione Venezia, con i timori per il Colosseo
di Maurizio Ceccaioni

«Puntata 11.500 della telenovela sulla Metro C: riassunto delle puntate precedenti… ». Così potrebbe cominciare la serata in un ordinario salotto di una surreale città. Ma qui siamo a Roma, la capitale d’Italia, il centro del potere politico e quello della Metro C è solo uno dei tanti problemi sottostimati di questa città, piena di contraddizioni, di apparenti “non sensi”. Come il “Sottopasso di Castel Sant’Angelo”, il Piano regolatore Generale, i cambi di destinazione d’uso di milioni di metri cubi di costruzioni appena realizzate, uso sconsiderato del territorio. Ma pure per i repentini cambi di percorso della B1 e per quella linea D rimasta nei cassetti di Roma Metropolitane a vantaggio della Metro C. Già, quella nuova linea della metropolitana di Roma «destinata ad aggiudicarsi il record dell’opera pubblica più costosa e più lenta d’Europa», come ne aveva abbondantemente scritto sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo. Pronto a capire i retroscena di questa opera nata già vecchia, in un suo articolo profeticamente chiosava: «Se mai si completerà», specie alla luce dell’adeguamento del contratto del 12 ottobre 2006, in seguito alla Delibera Cipe n° 127 dell’11 dicembre 2012.
Appunto, se mai si completerà; perché nonostante i continui colpi di scena (o di “sceneggiata”), pare riprendere vigore quel problematico tracciato sotterraneo tra i reperti della Roma Imperiale e i fiumi sotterranei, di cui si preoccupava Angelo Bottini, per 5 anni a capo della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, che nel dicembre 2007 aveva evidenziato a Roma Metropolitane, la delicatezza del cantiere di piazza Venezia, al centro della città storica, per il quale si dovevano adottare «tutte le tecniche disponibili per garantire la tutela del patrimonio archeologico, indipendentemente dai loro costi e dai tempi».
Metro C piazza VeneziaUna telenovela, dicevamo, dove l’ex sindaco Alemanno, a febbraio 2012 si dichiarava convinto dell’arrivo fino al Colosseo, ma con dubbi sul resto del percorso fino a Vigna Clara, non per la staticità degli edifici storici sul percorso Venezia-Ottaviano, ma per mancanza di copertura finanziaria da parte del Cipe. Soldi che qualcuno, come Federico Bortoli, amministratore delegato di Roma Metropolitane, pensò di poter trovare in un project financing, con eventuale contropartita, pure le dismesse caserme del Flaminio, che i cittadini vogliono trasformare in servizi al territorio.
C’è una Roma scomparsa che però nemmeno Roesler Franz, con i suoi acquarelli, ci potrà ridare. È quella dello sbancamento della collina “Velia” (o Veliae), tra Colle Oppio, Esquilino e Palatino, per fare via dei Fori Imperiali, tra piazza Venezia e Colosseo, su cui si affacciano i resti del tempio di Venere e della Basilica di Massenzio. Qui si è pensato di realizzare la stazione omonima della linea C, per la quale «saranno scavati circa 150.000 metri cubi di terra», com’è scritto sul cartello che delimita il cantiere.

Da parte di associazioni, urbanisti, geologi e archeologi, si teme per i monumenti, come il Colosseo, dopo la decisione di arrivare fino a piazza Venezia. Secondo il nuovo cronoprogramma, il 20 settembre 2013 Roma Metropolitane deve emettere le linee guida per la progettazione definitiva della tratta Fori Imperiali/Colosseo-Venezia (circa 700 m). Nei successivi tre mesi Metro C Spa deve fare la progettazione definitiva con le indagini ed entro il 17 aprile deve essere approvato da Roma Metropolitane il progetto definitivo e inviato al Ministero per indire la successiva Conferenza dei servizi.
Sarà invece “congelata” la tratta T2 fino a Vigna Clara. Ma se dopo la ripresa dei lavori per il sindaco Ignazio Marino questa è «una buona notizia per i romani», dovrebbe essere il colpo di grazia a quella variante verso il Circo Massimo, sostenuta da molti docenti e urbanisti, certamente non rassegnati. Come Paola Giannone, laurea in Architettura a Valle Giulia e una specializzazione in “Studio e Restauro dei Monumenti” nella sede di Roma dell’International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property, dell’Unesco.

Linea C Crepe al Colosseo foto Giannone, Impegnata da tempo contro la realizzazione della tratta T3/T2 della linea C, quello della Giannone non è un «no alla modernità», ma con lo scavo di quel tunnel ferroviario in un sottosuolo stratificato nei secoli e pieno di fiumi sotterranei, il suo pensiero va alla salute del Colosseo e delle aree archeologiche limitrofe. «Molti frammenti architettonici che adornano l’Anfiteatro Flavio stanno per cadere per le pessime condizioni in cui è stato lasciato il monumento negli anni e sono ben visibili anche dal basso, le profonde crepe verticali e orizzontali, probabilmente causate da un eccesso di carico nell’ultimo livello del Colosseo» (foto di Paola Giannone). Affermazioni documentate con una serie di foto, inviate con Cd e “nota di deposito” al procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaele De Dominicis e al presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino.
Da quanto presentato, si evince che con lo scavo si dovrebbe asportare in particolare un banco argilloso sottostante i 13 metri di galleria, che farebbero da impermeabilizzazione all’area, col rischio di cedimenti strutturali. Cedimenti che si aggiungerebbero alla situazione pregressa, come testimoniano i pezzi di cornice di marmo già caduti. «Ma le crepe sono visibili un po’ ovunque – dice l’architetto – dai mattoni in cotto ai rivestimenti in marmo, alla struttura portante dei conci degli archi».

Per questo, con alcune petizioni si è rivolta alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Ma pure alla comunità internazionale, per chiedere al “Comitato del Patrimonio mondiale dell’Unesco”, di prendere posizione contro la costruzione della Metro C sotto il sito archeologico del “Foro romano”. Aree dichiarate «Patrimonio mondiale dell’umanità», messe a rischio per questi lavori, già autorizzati dal 15 aprile 2013.
L’Unesco, tutelerà questi beni?

FONTE | SOURCE:

— M. Ceccaioni | P. Giannone, “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?” di ROMA (18|09|2013).

http://www.di-roma.com/index.php/costume-a-societa/item/622-progetti-allitaliana-roma-metro-linea-c-working-progress-fino-a-piazza-venezia

FONTE | FOTO SOURCE:

— M. Ceccaioni | P. Giannone, “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?” di ROMA (18|09|2013).
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— M. Ceccaioni, Opere pubbliche e Metro C: stop all’essere presi in giro, di ROMA (2013[?]).

Roma, Metro C, costi esorbitanti, lavori senza fine, il potere di alcune lobby che hanno in mano la politica nostrana, così la nuova linea della ferrovia sotterranea capitolina ha la stessa storia di tante opere italiane dai costi stratosferici e dai tempi biblici necessari al completamento, con fine degli interventi che, in molti casi, è ancora molto lontana e sempre rimandata. Intanto, questo abnorme spreco lo paghiamo tutti
di Maurizio Ceccaioni

Ci risiamo: nel paese dell’incertezza su tutto, l’unica certezza che pare rimanere incontaminata è quella delle lobby. Mancano i soldi per la Sanità, ma si comprano costosissimi super aerei da combattimento che pare (ma solo pare) siano una bufala. Non ci sono nelle banche i soldi per rilanciare l’economia spicciola o per la piccola e media impresa, ma si fanno prestiti plurimilionari e, come ci ha dimostrato poi la realtà, inesigibili, agli “amici degli amici”, che stanno portando avanti progetti speculativi o facendo cordate modello “Capitani coraggiosi”, magari con la scusa di salvare una compagnia aerea “di bandiera” o per fare qualche lotto di metropolitana, sempre con la certezza di poter poi realizzare ricche super cubature per box auto, negozi e centri commerciali in situ.

In campo informatico, ci spiegavano i professori, si ragiona in termini binari: un modo apparentemente semplice ma esatto che, con una sequenza di zero e uno, permette di formare parole, numeri, figure, lanciare nello spazio satelliti e fare calcoli difficilissimi in poco tempo. La logica umana è invece più complessa e variegata, razionale ma con una forte componente creativa. Una forma di creatività che potremmo definire “strutturata”, che in molti uomini e donne “di potere”, è più di un grimaldello nelle mani di un ladro. Perché per questi esseri “fortunati”, quel potere, associato alla loro inesauribile creatività, diventa una sorta di “segreto del Pozzo di San Patrizio”, tanto che permette loro di fare sempre più e diversificati ragionamenti, per così dire, redditivi: tanto redditivi.

Metro C a Piazza VeneziaSe il codice Binario, con i suoi zero e uno, ragiona come se ci fossero solo il bianco e il nero, senza sfumature di grigi, nella logica umana invece le sfumature ci sono tutte. Perché si è detto, è una logica “creativa”, che permette a molti personaggi della casareccia élite dei nostrani imprenditori, di ottenere potere e soldi pubblici grazie alle amicizie giuste. Perché il nostro è il paese dei “Capitani coraggiosi”, quegli imprenditori nostrani che grazie a una certa politica, si sono costruiti un impero economico coi soldi pubblici, rischiando ben poco del loro. Gente che ha – per così dire – accompagnato la mano di chi doveva scrivere gli articoli dei Piani regolatori degli ultimi 100 anni, che grazie agli appoggi giusti si è impossessata di milioni di ettari di terreni (anche in parchi e riserve naturali) e metri cubi di edifici spesso ex pubblici. Territori e manufatti lasciati in eredità dai nostri avi, le nostre riserve di aria, di acqua, i nostri paesaggi e in tal senso hanno anche in mano le sorti della nostra vita e il futuro delle generazioni che verranno. Mettendo a caro prezzo queste aree sul piatto della bilancia nelle trattative coi governi locali, ottengono di fare sempre nuovi insediamenti abitativi con case tutte uguali, in quartieri satellite “fotocopia”, dove il centro commerciale ne sarà la moderna agorà e dove – a spese della collettività – un domani arriveranno i servizi e i mezzi pubblici, tanto, anche se le case rimarranno invendute, si porteranno a bilancio come “attivi”.

Metro C Torre medievale Ardeatina 2Con questo gioco al massacro Roma “Caput Mundi” è assediata da colate di cemento, dentro e fuori del Grande Raccordo Anulare, passando sopra e sotto resti archeologici e monumenti storici.
Scompaiono così i paesaggi della campagna romana con le torri medioevali (come tra Laurentina e Ardeatina) e la vista sugli acquedotti rimasti, forse, solo nei poetici acquerelli di Ettore Roesler Franz.

Metro C CantieriNuovi quartieri di quella città metropolitana che ha ormai reso Roma e i Castelli romani un tutt’uno. Ma se per un verso questi sono degli investimenti finanziari e speculativi, per migliaia di giovani coppie e neo pensionati, possono rappresentare la casa della vita: costi quel che costi. Perché i prezzi sono minori allontanandosi dall’Urbe e poi c’è una frase magica che catalizza l’attenzione sulle pubblicità: «…Accanto alla fermata della metro…».
Un esempio è la zona sud, tra Casilina e Prenestina, dove si attende da anni l’attivazione della Metro C. Ma sebbene i nuovi quartieri siano stati fatti e il valore delle case e dei terreni lievitato proprio in funzione dello scambio su ferro, la terza metropolitana di Roma Capitale sta vivendo la stessa esperienza della Tav, della “Variante di valico”, delle piscine dei mondiali di nuoto a Roma del 2009, dei Mondiali di calcio del 1990, del G8 a La Maddalena, del Ponte sullo Stretto di Messina, del Sottopasso di Castel Sant’Angelo, della Salerno-Reggio Calabria, delle carceri costruite e mai aperte per mancanza di personale, degli ospedali realizzati, attrezzati e lasciati in abbandono nelle mani dei vandali e tante altre ancora. Tutte queste opere hanno un fattore comune: sono in cantiere da decenni e sono costate (e costeranno) centinaia di miliardi presi dalle casse pubbliche, cioè a noi cittadini.

Ma se non si trovano i soldi per la Sanità pubblica, per la benzina delle auto di Polizia e Carabinieri, per monitorare e intervenire su un territorio che sta franando a ogni temporale, né per rifare l’asfalto alle disastrate strade cittadine o per svuotare i tombini stradali o pulire i fossi per impedire le ordinarie alluvioni di intere zone, per altri scopi questi denari escono ugualmente e tanti.

Metro C Marino-CaudoPer esempio, se il potere dei signori dalla “cazzuola d’oro” interviene e fa sentire il suo peso, in risposta la politica – di ogni colore e in ogni stagione della nostra vita – esegue. Allora escono fuori varianti in corso d’opera e revisioni progettuali perché, magari, ci si è accorti – parlando della Metro C – che sotto Roma c’è un’altra Roma: quella dei nostri avi. Così, con una spesa doppia rispetto al preventivo, di un progetto che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto servire per i pellegrini dell’Anno Santo del 2000, a oggi ne è stato realizzato solo meno della metà. Vai a spiegare alla gente che ha comprato casa sulla Casilina fuori Gra perché pubblicizzavano l’imminente apertura della Metro C, che di acqua sotto i ponti, come il fiume di soldi pubblici ancora da spendere, ne deve passare ancora molta. Intanto il Governo, con il decreto «Sblocca Italia», ha deciso il finanziamento della tratta della metro C da San Giovanni a piazza Venezia, nonostante le serie problematiche evidenziate, anche a livello mondiale, sulle sorti del Colosseo e del Foro romano, facendo felice il nostro sindaco “bonaccione”, Ignazio Marino e l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo.

FONTE | SOURCE:

— M. Ceccaioni, Opere pubbliche e Metro C: stop all’essere presi in giro, di ROMA (2013[?]).

http://www.di-roma.com/index.php/2011-07-25-15-57-21/943-opere-pubbliche-e-metro-c-basta-essere-presi-in-giro

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— Manlio Lilli, “Archeologia e metro C: il paradosso renziano degli scavi blocca-cantieri,” Il Fatto Quotidiano (16|08|2014).

IL colmo è che si bloccano i lavori perché si trovano dei reperti archeologici. Questo è un paradosso. In tutto il mondo le risultanze degli scavi archeologici permettono ai passeggeri delle metropolitane di godere di cose delle quale altrimenti non avrebbero potuto vedere. Torino, Roma con l’operazione della linea C, e Palermo sono realtà che accederanno al finanziamento delle linee metropolitane”. Renzi lo ha dichiarato a Napoli nel bel mezzo del suo tour al Sud. L’ormai famoso Decreto sblocca-Italia passa anche da questo. E’ ormai chiaro. Le Soprintendenze dovranno dare l’autorizzazione paesaggistica in tempi certi o scatteranno procedure sostitutive. Non solo. Per la conferenza di servizi si sta mettendo a punto una norma che superi il dissenso e la definizione in termini di validità per la raccolta degli atti. Con questo capitolo l’Italia delle opere ferme al palo scatterà in avanti. Si sistemerà quanto già iniziato. Soprattutto, si creeranno le condizioni perché i tempi previsti per i cantieri non siano solo un auspicio destinato ad essere deluso.

Il programma di Renzi non ammette intoppi. Le lungaggini vanno superate con un decisionismo improntato al “tutto e subito”. Vanno spezzate catene che hanno impedito per troppo tempo di avanzare nel cambiamento. Di produrre futuro. Troppi cantieri dal Veneto alla Sicilia hanno subito le politiche imposte dalle Soprintendenze. Con il risultato che indagini archeologiche, nelle intenzioni preliminari, hanno finito per diventare scavi interminabili. Che hanno comportato non solo la sospensione dell’opera di turno da realizzare, ma anche una lievitazione senza misura dei costi. Renzi ritiene che queste siano le procedure che in tanti casi hanno decretato il “non finito” che si vede in ogni angolo d’Italia. Questo il dato certo. A differenza di quel che riguarda gli elementi che debbono avergli suggerito questa posizione, per così dire, critica.

Perché è vero che si possono richiamare esempi di situazioni nelle quali le Soprintendenze, a partire da quelle archeologiche, hanno assunto un atteggiamento oltremodo intransigente. Verrebbe da dire, zelante oltre misura. Ma è pur vero che quei casi estremi costituiscono un numero ben esiguo rispetto a quelli nei quali si è solamente tentato di non far cancellare, impunemente, testimonianze di estremo rilievo. Senza contare le circostanze, tutt’altro che episodiche, nelle quali l’archeologia, a dispetto di quanto identificato, è stata trattata senza alcun riguardo. Necropoli e singole tombe, strade basolate e semplici tracciati “battuti”, edifici termali e impianti produttivi, villae e luoghi di culto, vaste opere di bonifica idraulica e più modesti sistemi di smaltimento e/o irregimentazione delle acque. Non esiste città italiana o parte di territorio che non abbia sacrificato frammenti della sua Storia alla costruzione di nuovi quartieri e infrastrutture viarie.

A Roma, la realizzazione di Tor Bella Monaca ha cancellato quasi completamente il popolamento antico del centro di Collatia, noto attraverso le ricerche di Lorenzo Quilici e più recentemente la stessa sorte è toccata a la Bufalotta, costruita su una parte di territorio dell’antica Fidenae. Che dire poi dei Colli Albani, zona residenziale a breve distanza da Roma, nella quale il fenomeno soprattutto delle seconde case, ha fatto quasi tabula rasa del sistema di insediamenti sviluppatosi in età romana? Per decenni i ritrovamenti occasionali, hanno costituito un trascurabile “spauracchio”.

Poi con l’archeologia preventiva le cose sono un po’ cambiate. Ma il suo potere, generalmente, ha continuato ad essere oltremodo marginale. Come detto, a parte pochi, circoscritti, casi. Semmai è vero che in non poche occasioni l’archeologia è diventata una sorta di pretesto. Il parafulmine sul quale scaricare ogni colpa. Il sistema italiano ha prodotto l’infinità di cantieri avviati e mai terminati. Non certo il potere dell’archeologia. Se non fosse così la lista di strade e ponti, palazzetti dello sport, teatri, parcheggi e ospedali e molto altro sarebbe risultata meno lunga. Se non fosse così nel capitolo “Territorio e reti” del Rapporto 2013 del Censis, una parte importante non sarebbe stata dedicata “ai ritardi ed alle incompiutezze ed al lungo travaglio dei grandi progetti urbani all’epoca della crisi”.

Il rapporto descrive ventidue casi esemplari, dimenticandone altri importanti come quello romano di Acilia, in cui i lavori non sono mai partiti o si sono interrotti o i progetti sono rimasti sulla carta. In quei casi nessun ritrovamento archeologico è intervenuto a sovvertire cronoprogrammi o a mandare fuori controllo le risorse stanziate. Così appare fuorviante ritenere che la linea C della metro romana viaggi tra ritardi ed incertezze a causa delle indagini archeologiche. Che, a parte il caso di piazza Venezia dove si sono scoperti i resti del cosiddetto auditorium di Adriano, non risulta abbiano costretto a sostanziali modifiche del progetto iniziale. Nonostante in alcune circostanze i rinvenimenti siano stati tutt’altro che trascurabili. Come accaduto per esempio nel cantiere di via La Spezia.

Renzi ha ragione a sostenere che solo grazie agli scavi per la Metro quei documenti del passato sono riapparsi. Ma non si può negare che ogni scavo è a tutti gli effetti un’operazione distruttiva. Proprio per questo motivo sembra improprio voler intervenire sulle modalità e i tempi delle indagini. Senza contare che tutto questo sembra essere in contraddizione con una delle norme che dovrebbero entrare nello sblocca-Italia. La disciplina per agevolare la valorizzazione dei beni archeologici che vengono ritrovati durante gli scavi o i lavori di opere pubbliche. Il timore che la valorizzazione non preveda che una tutela parziale di quanto ritrovato, è forte. Una tutela peraltro nella quale il discrimine tra bene da conservare e quello da consegnare alle ruspe appare indefinito. La sensazione è che, aldilà delle nuove regole, a difettare sia la cultura del Paese. La capacità di decidere con uniforme serietà.

Alcuni giorni fa, in un’intervista al Financial Times, l’ex sindaco di Firenze, ha dichiarato, “Il Paese non l’ho distrutto io, non faccio parte del sistema”. In questi decenni nei quali il Paese si è arricchito di ponti sospesi nel nulla, di ospedali completati ma mai entrati in funzione, di dighe interrotte a metà, della Salerno-Reggio Calabria un cantiere mai finito, il “sistema”, secondo la definizione del segretario del Pd, si è quasi uniformemente schierato contro l’archeologia. Additando nelle ricerche scaturite dai rinvenimenti, il motivo di ritardi e interruzioni. Per essere davvero “un uomo solo”, come si definisce Renzi, il suo un atteggiamento, almeno in questo settore, appare abbastanza allineato.

FONTE | SOURCE:

— Manlio Lilli, “Archeologia e metro C: il paradosso renziano degli scavi blocca-cantieri,” Il Fatto Quotidiano (16|08|2014).

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/16/archeologia-e-metro-c-il-paradosso-renziano-degli-scavi-blocca-cantieri/1092332/

 

2 thoughts on “ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITECTURA: M. Ceccaioni | P. Giannone, “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia?” di ROMA (18|09|2013) & M. Lilli, Il Fatto Quotidiano (16|08|2014).

  1. Tra i due articoli del giornalista Maurizio Ceccaioni, uno più bello dell’altro e non saprei dire quale dei due lo è di più, sono passati undici mesi, come pure dall’articolo: “Progetti all’italiana – Roma, Metro Linea C, working progress fino a piazza Venezia? di ROMA del 18|09|13 e il bellissimo articolo di Manlio Lilli: “Archeologia e metro C: il paradoddo renziano degli scavi sbocca-cantieri”. Il Fatto Quotidiano del 16|08|13 e li separa un nuovo Governo con Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il decreto “Sblocca Italia”.

    L’Italia è uno strano paese: piccolo il territorio, ma grandi gli affari che vi si fanno, soprattutto, con le “grandi opere”, inutili per la maggior parte dei cittadini ma utilissime ai gestori dei grandi appalti e ai loro committenti, pagate, ovviamente, con soldi pubblici.

    L’Italia “crolla” non solo sotto il peso dell’economia in caduta libera con un’accellerazione esponenziale, dal punto di vista economico, ma crolla proprio anche fisicamente per la pessima gestione del territorio, che frana alla prima pioggia o che esonda dal letto dei suoi fiumi o crolla nei suoi reperti archeologici, che ne fanno grande e unica la sua storia, come sta accadendo a Roma nei Fori Romani e al Colosseo a causa dei lavori della Metro C, che, se sarà confermato dalla lettura del decreto “Sblocca Italia”, appena sarà pubblicato, sembra proprio voler “affondare i valori della testimonianza storica e artistica dell’archeologia”, incredibilmente oggi, prima della lettura del decreto, perche` l’articolo 9 dei Principi Fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana: 

    Articolo 9: “L’Italia promuove lo sviluppo della cultura scientifica e tecnica.
    Tutela il paesaggio e il patrimonio srorico e artistico della Nazione”.

    è intoccabile, come gli altri 11 articoli dei Principi Fondamentali e come sono intoccabili i beni e i valori da essi protetti, con vera insipienza e cieca lungimiranza sugli effetti culturali, economici e d’immagine per l’Italia e gli italiani, ma anche per gli altri Paesi del mondo, per l’effetto “domino”, che la distruzione, inevitabile, già in atto dei Fori Romani e del Colosseo prodotta dalla Metro C nella Tratta T3, produrrà, senza nessuna, ma proprio nessuna utilità al miglioramento della mobilità sostenibile per i cittadini e per i turisti, che vengono a Roma non per fare un giro in metropolitana tra San Giovanni e Piazza Venezia, ma per respirare l’aria che più di due millenni di storia consentono loro.

    E’ un fatto che in assenza di Nulla osta”, allo “ius aedificandi”, impediti dall’imposizione dei Vincoli del 22 giugno 1991 e del 20 dicembre 2001 e, a seguito della cancellazione della Stazione Venezia dall’Atto Attuativo del 9 settembre 2013, si voglia costruire la Stazione Venezia della Metro C, come dimostra la foto, pubblicata al link:

    http://roma.repubblica.it/…/cantieri_aperti_entro…/…

    E’ necessaria la mobilitazione di tutti i cittadini del mondo e di tutto il mondo della cultura per impedire la costruzione di questa “orrida” “”grande opera”: “la Metro C nella Tratta T3”!

    I posteri non ci perdonerebbero mai tanta inettitudine!!!

  2. Corre l’obbligo di sottolineare non solo la pericolosità, ma anche l’inutilità
    di far giungere la Metro C già al Colosseo, prima che a Piazza Venezia.

    Sicuramente Marino e Lupi affermano che è essenziale realizzare il cosiddetto “effetto rete” tra le linee della Metropolitana, che la Metro A collasserebbe sotto il carico degli utenti che vi si riverserebbero se la Metro C si fermasse solo a San Giovanni e cercano in tutti i modi
    di dimostrare la necessità di arrivare almeno fino al Colosseo. Non c’è, infatti, alcuna necessità di realizzare un “effetto rete”, perché tale effetto sarà già realizzato quando la Metro C arriverà a San Giovanni.

    Non bisogna infatti dimenticare che le linee su ferro romane sono costituite anche dalle linee ferroviarie urbane, che sono delle vere e proprie linee di metropolitana di superficie, link: http://www.rfi.it/…/all…/wip-romatiburtina/nodoRoma2.pdf
    e che, se si devono spendere dei quattrini, si devono spendere per potenziare quelle linee. Non si devono certamente spendere per costruire delle linee che servono solo per arricchire i costruttori e per mettere a rischio il nostro patrimonio storico, archeologico e urbanistico! 

    Orbene, se è vero come è vero che in corrispondenza della stazione Pigneto della Metro C è previsto l’interscambio con la linea FR1, chi vorrà potrà raggiungere la Metro B senza necessariamente arrivare al Colosseo, ma semplicemente arrivando alle stazioni Tiburtina e Ostiense, dove l’anello urbano interseca quella linea di Metropolitana.
    In questo modo non accadrà certamente che la Metro A possa collassare sotto il carico degli utenti della Metro C, perché chi vorrà raggiungere altre destinazioni sarà già sceso prima che la Metro C arrivi a San Giovanni.

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