ITALIA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: “Decreto Sblocca Italia: un contributo delle Archeologhe e degli Archeologi italiani,” Associazione Nazionale Archeologi.org | FACEBOOK (27|08|2014).

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Cara Collega, caro Collega,

in vista dell’approvazione del Decreto “Sblocca Italia” da parte del Consiglio dei Ministri, il Governo si appresta a varare misure di semplificazione per le opere pubbliche. Ci sembra doveroso fornire un contributo migliorativo al testo, anche per scongiurare il rischio che dietro la parola “semplificazione” si introducano misure per “eludere” o “allentare” la tutela archeologica del territorio. Se condividi l’iniziativa ti chiediamo di inviare il seguente testo alla casella attivata dal Governo per un confronto con i cittadini.
E-MAIL
rivoluzione@governo.it e per cc rivoluzione@archeologi.org

OGGETTO
“Decreto Sblocca Italia: un contributo delle Archeologhe e degli Archeologi italiani”

TESTO DA INVIARE
Nelle linee guida del decreto “Sblocca Italia” presentate in conferenza stampa lo scorso 1° agosto il Presidente del Consiglio ha annunciato misure per superare le criticità che da anni affliggono i cantieri e le opere pubbliche in Italia. Parte di tali criticità è sovente causata da rinvenimenti archeologici ritenuti “imprevisti”.
Si tratta di una circostanza purtroppo vera che però va sostanzialmente imputata alla MANCATA APPLICAZIONE da parte delle stazioni appaltanti degli artt. 95 e 96 del Codice dei Contratti Pubblici (DLgs 163/2006). Attraverso la “verifica preventiva dell’interesse archeologico” il Codice prevede, già in fase preliminare, una stima puntuale dei costi e dei tempi da destinare alle attività archeologiche necessarie alla realizzazione dell’opera. La procedura si attiva sin dal progetto preliminare proprio per rendere più efficiente il progetto definitivo e valutare le soluzioni progettuali più efficaci per la rapida esecuzione dell’opera stessa.
Le ragioni di questa cattiva applicazione sono numerose e non è questo il luogo per muovere recriminazioni. Tuttavia il Governo potrebbe adottare una serie di iniziative per stimolare la corretta adozione della legge e contribuire in maniera decisiva a risolvere molti dei problemi che si verificano di consueto:

1) L’art. 96 co. 6 prevede un Decreto interministeriale contenente le linee guida per garantire alla procedura speditezza ed efficacia. Questo decreto non è mai stato emanato, e la sua assenza costituisce indubbiamente una grave lacuna che impedisce alla macchina un funzionamento efficiente.

2) All’art. 95 andrebbe specificato, con un emendamento, che la procedura è obbligatoria e che la mancata attivazione costituisce un caso di grave omissione progettuale sanzionabile ai sensi dell’art. 56 del Regolamento DPR 207/2010. Questa precisazione spingerebbe le stazioni appaltanti a non “dimenticare” l’attivazione della procedura, circostanza che molto spesso comporta l’intervento delle Soprintendenze solo in fase esecutiva con conseguenti fermo-lavori, ritardi, aumento dei costi, etc.

3) Allo stesso tempo i termini previsti ai commi 3 e 4 dell’art. 95 devono divenire perentori per responsabilizzare i progettisti e per evitare che si sfori rispetto alle previsioni dei cronoprogrammi.

4) Sarebbe opportuno infine escludere dall’applicazione del criterio del massimo ribasso i lavori di cui all’art. 245 del Regolamento DPR 207/2010 (scavi archeologici e restauri), proprio per scongiurare il rischio di una cattiva esecuzione o, più frequentemente, l’adozione di espedienti da parte degli appaltatori per “rientrare” degli eccessivi ribassi, con conseguente lievitazione dei costi, così come successo ad esempio nel caso della Linea C della Metropolitana di Roma.
Queste osservazioni insieme ad altre indicazioni tecniche utili sono già contenute nella circolare 10 prot. DG-ANT 6548 emanata nel 2010 dalla Direzione Generale alle Antichità del MiBACT, che però andrebbe assunta ad un livello normativo gerarchicamente superiore e non può certo sostituirsi al Decreto interministeriale mancante.

Inoltre va ricordato al Governo che l’Italia non ha mai ratificato la Convenzione europea per la salvaguardia del patrimonio archeologico, firmata a Malta nel 1992. La mancata ratifica ha comportato un ritardo ormai ultraventennale nell’evoluzione delle pratiche di tutela che nel resto d’Europa è andata di pari passo con le esigenze di sviluppo di una società moderna, aperta e democratica mentre in Italia ha condotto ad uno scollamento fra tutela del patrimonio culturale e resto della società. Un DDL di ratifica (di iniziativa del Governo) è attualmente all’esame della Camera (C.2127): sarebbe opportuno velocizzarne l’iter!

FONTE | FOTO SOURCES:

— “Decreto Sblocca Italia: un contributo delle Archeologhe e degli Archeologi italiani,” Associazione Nazionale Archeologi.org | FACEBOOK (27|08|2014).

http://www.archeologi.org/

https://www.facebook.com/archeologi

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