ITALIA RESTAURO ARCHITETTURA – “Emilia, un anno dopo il terremoto |Video Foto-confronto: com’era , com’è,” CORRIERE DI BOLOGNA (20-29|05|2012). Foto: Chiesa di San Silvestro, Crevalcore (BO), di Dott.ssa Barbara Balanzoni | FACEBOOK (27|10|2013).

ITALIA - Chiesa di San Silvestro, Crevalcore (BO), di Dott.ssa Barbara Balanzoni | FACEBOOK (27|10|2013).

ITALIA RESTAURO ARCHITETTURA – “Emilia, un anno dopo il terremoto |Video Foto-confronto: com’era , com’è,” CORRIERE DI BOLOGNA (20-29|05|2012). Foto: Chiesa di San Silvestro, Crevalcore (BO), di Dott.ssa Barbara Balanzoni | FACEBOOK (27|10|2013).

ITALIA – Emilia, un anno dopo il terremoto|Video Foto-confronto: com’era , com’è Viaggio nei territori più colpiti. Le storie: le macchine scaccia sisma dei bambini, l’impresa risorta nel tendone, CORRIERE DI BOLOGNA (20-29|05|2012).

DAL NOSTRO INVIATO – La torre dei Modenesi di Finale Emilia resta un moncherino di pietre, ma a modo suo non ha mai smesso di segnare il tempo. Il quadrante spezzato, simbolo del terremoto in Emilia, è stato rimpiazzato a ottobre da un nuovo orologio, montato su uno scheletro d’acciaio nei giardinetti di piazza Baccarini. Eppure sono le erbacce cresciute per mezzo metro sui resti della vecchia torre a testimoniare, meglio di qualsiasi meccanismo a orologeria, i 365 giorni che sono passati dal giorno in cui l’Emilia non è stata più la stessa. Un anno che, nonostante gli sforzi della ricostruzione, visitando i luoghi simbolo del cratere può sembrare un giorno. Perché se le imprese in gran parte sono ripartite, 14 mila famiglie sono ancora fuori dalle proprie abitazioni. Mentre centinaia tra chiese e monumenti semidistrutti attendono ancora di conoscere il loro destino.

FINALE EMILIA — Nel centro della cittadina modenese, dove circa duemila persone restano fuori dalle loro abitazioni, l’estesa zona rossa delimitata un anno fa si è trasformata in una struttura a macchia di leopardo. In piazza Garibaldi sono tornati da tempo i banchi del mercato del mercoledì, ma molti vicoli ed edifici restano off limits. La scossa di due settimane fa, più che nuove crepe, ha riaperto vecchie paure. «Ero al lavoro e mi sono fermata, poi ho deciso di non scappare in strada e continuare a lavorare. Dobbiamo andare avanti, no?», dice Paola, che ha preferito demolire il vecchio casale della famiglia, piuttosto che imbarcarsi in un restauro senza certezze sui fondi. Senza certezze resta anche la ricostruzione della torre dell’Orologio, che sarebbe dovuta partire in questi giorni. «Servono 700 mila euro, ma non abbiamo ancora trovato uno sponsor — racconta il sindaco Fernando Ferioli — pensavamo che qualche imprenditore di Modena avrebbe compreso le possibilità di un ritorno di immagine e invece…». Sulla torre più alta del Castello delle Rocche, sventrato come un anno fa, il lungo tricolore si è attorcigliato con il vento e si nota appena. Giovanna Guidetti, titolare e chef dell’osteria La Fefa, lo guarda con il naso all’insù e si sfoga. «Qui ci siamo rimessi in moto con le nostre forze, lo Stato è completamente assente». Nell’ultimo anno Guidetti ha raccolto migliaia di euro con iniziative di solidarietà in giro per il Paese, è stata anche tra gli chef di Casa Italia alle Olimpiadi di Londra. A Finale deve fare ancora i conti con le difficoltà, «soprattutto burocratiche», della ricostruzione. «Per questo il 18 febbraio ero andata a protestare in Regione, gran parte della mia struttura resta inagibile, dopo aver perso l’80% dei vini della prima cantina non posso nemmeno scendere nella seconda cantina per vedere cosa è successo».

SAN FELICE E MEDOLLA — Una dozzina di chilometri più a ovest, all’ingresso di San Felice sul Panaro, il container che ospita l’Aci è circondato da cartelli che annunciano spostamenti di attività commerciali, vendite e affittasi. In centro le torrette crollate della Rocca Estense restano coperte con teloni impermeabili, nella speranza che l’aqua piovana non aggravi la situazione. Qui, più che nuovi terremoti, ciò che preoccupa i commercianti è la ricostruzione. «Adesso ci vorrebbero trasferire tutti vicino al cimitero, in questa specie di centro commerciale temporaneo chiamato “Ricommerciamo”, ma io non mi muovo. Se ce ne andiamo il centro muore. Anzi, è già morto», si arrabbia Cinzia Mestola del Cafe Teatro. Chi ha fiutato l’affare della ricostruzione ha piazzato le proprie pubblicità dove non passano inosservate. Sulle transenne che circondano il teatro comunale inagibile, il volantino di uno studio di architettura marchigiano offre l’esperienza di chi ha «operato nelle ricostruzioni del sisma nelle Marche e in Abruzzo con più di 400 progetti». Nella vicina Medolla il capannone della Haemotronic è ancora un cumulo di macerie, le tubature degli impianti crollati si alzano verso il cielo come dita spezzate. Sotto queste macerie il 29 maggio persero la vita quattro operai, la zona è ancora sotto sequestro ma i furti di materiale continuano. Anna Santucci, che qui ha perso suo figlio Biagio, dopo un anno ha trasformato il suo dolore in un progetto di aiuto per le madri rimaste senza i loro figli. Da gennaio ha raccolto su Facebook decine di vittime della sua stessa tragedia con la pagina «Le Mamme del giorno dopo», trasformata ieri in un’associazione a tutti gli effetti: «So che sarà dura — scrive — spero non sia suggestione, ma c’è una forza che mi viene da Biagio e mi fa andare avanti».

SANT’AGOSTINO E BUONACOMPRA – Nel paese dove il municipio crollò in diretta tv, nonostante la gara di solidarietà che ha permesso di ricostruire già due scuole, resta ancora molto da fare. «Presto lanceremo un concorso di idee per riqualificare la piazza municipale», promette l’assessore all’Ambiente di Sant’Agostino Lorenzo Grazioli. Dalla finestra della sala di giunta, nel municipio temporaneo, si vedono ancora le macerie del vecchio comune. La chiesa del paese resta imbrigliata e, come gli altri monumenti, senza un futuro sicuro. «La ricostruzione degli edifici storici è un tasto dolente, dalla Soprintendenza non abbiamo avuto nessuna notizia». La speranza arriva soprattutto da chi decide di restare, magari per aprire una nuova attività. Come Damiano Margutti, 27 anni e un passato da ciclista professionista, che a marzo ha aperto assieme al socio Andrea Neri un negozio di biciclette. «Pedalare mi ha insegnato ad andare avanti e superare gli ostacoli — racconta — e anche se tutti mi dicono “chi te lo fa fare” voglio comprare casa qui con la mia morosa». Nel parcheggio della Ceramica Sant’Agostino, dove morirono due operai per i crolli, le operaie che tornano dalla pausa pranzo hanno molta meno voglia di parlare. «Sì, la produzione è ripresa ma non siamo ancora a pieno regime — racconta una lavoratrice — Se pensiamo ancora a quello che è successo? È impossibile non farlo». Di fronte alla chiesa della vicina frazione di Buonacompra di Cento, sotto il pergolato della sua casa, la signora Lilia Mattioli fissa ciò che resta della Chiesa di San Matteo. Il campanile pericolante è stato abbattuto, la chiesa è un rudere con una parete più alta dell’altra che taglia il cielo. «Ora ci dicono che la mettono in sicurezza con 400 mila euro, ma avete visto com’è ridotta? Tanto vale a questo punto buttarla giù e farne una nuova, magari meno alta, per sicurezza…».

CREVALCORE E GALLIERA — Via Matteotti, che taglia in due il centro storico di Crevalcore, resta un percorso a ostacoli tra cantieri e transenne che delimitano le mini zone rosse. Il municipio, quasi invisibile dietro l’imbragatura di legno e reti, resta inagibile. Come la chiesa di San Silvestro, che domani «riaprirà» come chiesa prefabbricato provvisoria con la benedizione del cardinale Carlo Caffarra. Una mezza dozzina di commercianti del centro si è trasferita a settembre su viale Italia, dentro i prefabbricati in legno di un progetto che si chiama «Happy Centro». «Il gioco di parole non è il massimo, suona come “epicentro”», fa notare la fioraia Marina Longhi, che attende con gli altri commercianti i fondi del bando vinto con la Provincia. Tornare nel centro storico? «Non sappiamo quando, ma comunque lo faremo solo insieme». Moreno Martini, che fa l’assicuratore, non ha perso la voglia di sorridere. «Siete venuti a vedere come non sta andando avanti la ricostruzione? — ironizza — La cosa più assurda è che, nonostante tutto, nessuno si assicura contro i terremoti». L’eccezione è Sergio Cavazza, titolare della Bermar di Galliera, che produce pompe e motori per lavatrici venduti anche in Cina. «Se ho quasi finito di ricostruire i capannoni è grazie all’assicurazione inglese che avevo stipulato anni fa — racconta — in compenso Hera mi ha attribuito una bolletta da 25 mila euro per una rottura di cui non mi ero accorto. Se ci vengono incontro, lo fanno con un tir».

FONTE | SOURCES:

— ITALIA – “Emilia, un anno dopo il terremoto | Video Foto-confronto: com’era , com’è, Viaggio nei territori più colpiti. Le storie: le macchine scaccia sisma dei bambini, l’impresa risorta nel tendone,” CORRIERE DI BOLOGNA (20-29|05|2012).

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2013/18-maggio-2013/emilia-anno-dopo-2121206981271.shtml

FOTO | FONTE | SOURCE:

— ITALIA – Chiesa di San Silvestro, Crevalcore (BO), di Dott.ssa Barbara Balanzoni | FACEBOOK (27|10|2013).

https://www.facebook.com/barbara.balanzoni

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