ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Artefici di un secondo Rinascimento di Andrea Carandini (15/11/2012) vs. CHE DELUSIONE QUEL MINISTERO di GIULIO CARLO ARGAN, La Repubblica (21/06/1992), p. 31.

Italia: Artefici di un secondo Rinascimento di Andrea Carandini (15/11/2012) vs. CHE DELUSIONE QUEL MINISTERO di GIULIO CARLO ARGAN, La Repubblica (21/06/1992), p. 31.

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‘Rome’s City Hall is on the Campidoglio, a magnificent public square designed by Micheangelo. Across the Tiber River stands the Vatican, home of the Sistine Chapel and other great works by the master. “Some distance seperate us,” said Prof. Guilio Carlo Argan, the city’s new Mayor, “But the same genius should like us together.”

~ Prof. Guilio Carlo Argan, the New York Times (18/08/1976), p. 18

“The intellectual conflicts of the [italian] Renaissance had given birth to a new urban consciousness in which architectural preservation was regarded as a principal determinant of the city’s welfare.”

~ Prof. Anthony M.Tung (2001).

“Sottolineava poi la necessità di restaurare il Ministero da tutti i punti di vista: amministrativo, finanziario, gestionale, professionale. Il Ministero dovrebbe tornare ad essere tecnico-scientifico ed in questo senso è importante la ricostituzione del Consiglio superiore dei beni culturali (agosto 2006), a capo del quale è stato nominato Salvatore Settis. Si tratta di un organo consultivo istituito nel lontano 1907. Durante il Governo Berlusconi fu praticamente svuotato di ogni funzione, tanto che Giuseppe Chiarante, allora presidente, si dimise nel 2002, in forte polemica con il Ministro Giuliano Urbani. Il Consiglio si è insediato soltanto nei primi mesi del 2007.”

~ Tommaso Martini, Francesco giullare dei Beni culturali. (14 maggio 2007 [May 14, 2007]).

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CHE DELUSIONE QUEL MINISTERO di GIULIO CARLO ARGAN, La Repubblica (21/06/1992), p. 31.

Se col nuovo governo il ministero per i Beni Culturali sparisse, nessuno lo piangerebbe. Ha deluto tutte le speranze: esiste da quasi vent’ anni e non ha preso coscienza della propria ragion d’ essere. Non ha fatto una politica, solo una burocrazia della cultura. Doveva fare della protezione del patrimonio archeologico, artistico, librario e archivistico un problema di governo, ma per il governo rimase un obbligo fastidioso, inadempiuto e rimosso. La cura di quella straordinaria ricchezza sembrava non avere una prospettiva nel futuro; invece, essendo legata a discipline scientifiche in progresso, aveva rapidi sviluppi metodologici. La sua ragion politica stava nel fatto che quel bene era d’ interesse pubblico, anche quando le cose erano di privati. Ma finì col doversi appoggiare ai privati perché lo Stato sciupone è taccagno solo con la cultura. Sta crollando un monumento? Presto uno sponsor. E talvolta lo si trova, per chi sa fare anche la beneficenza può essere un affare. Non seppe neppure darsi una legge, quel ministero; quella tuttora in vigore fu fatta più di cinquant’ anni fa, quando tutto era diverso, dalle strutture dello Stato all’ ordine degli studi. Intanto crescono giganti i pericoli: l’ ambiente dolosamente infetto corrode i monumenti, la speculazione immobiliare sfigura città e territorio, briganti armati assaltano i musei, ladri domestici spogliano le chiese, i tombaroli dove scavano rovinano, e poi tra sei mesi con le norme della Cee le opere d’ arte avranno la libera uscita, con l’ art. 12 del Concordato riveduto è sancita l’ ingerenza dell’ autorità ecclesiastica in tutto ciò che ha interesse religioso. Annibale è alle porte e nessuna difesa è apprestata. Preoccupati, i senatori socialisti propongono di trasformare l’ impotente ministero per i Beni Culturali in un più prestante ministero della Cultura, a cui darà più mordente l’ accoppiamento della tutela patrimoniale con la comunicazione di massa. Come chiudere nella stessa gabbia un agnello e un giaguaro. Per mitigare la sproporzione, il disegno di legge propone di superare la logica statica della mera conservazione proiettandola in una logica dinamica. Non vedo la distinzione motoria tra le due logiche, ma per me la conservazione del patrimonio non è statica né dinamica, è scientifica. Vedo però, e mi preoccupo, che la dinamica sarebbe, in definitiva, l’ ingerenza di imprese private. Il privatismo porta infallibilmente al mercato, il mercato alla dispersione. Per la loro origine le discipline storiche mirano a rendere inalienabili, pubblici, o almeno disponibili per tutti, i patrimoni della cultura. Essendo la tutela un’ attività scientifica non deve sussistere una distinzione di categoria e, meno che mai, di livello tra chi fa ricerca e didattica e chi fa tutela. La scienza è una e indivisibile, gli studiosi debbono fare un corpo solo e combattere le stesse battaglie. Non esistono scienze pure e scienze applicate, sacerdoti e sacrestani, belle Maddalene in contemplazioni e dimesse Marte in cucina. Vero, molti docenti non vogliono essere distratti e coinvolti in un’ azione spesso drammatica: ma la loro astensione è una colpa contro la scienza e contro la morale. I compiti possono differire, unico deve essere l’ impegno, frequenti e reciproci i rapporti. La catalogazione e il restauro sono i due piloni della tutela, ma sono anche attività altamente scientifiche. La moderna storiografia dell’ arte discende dalla gloriosa scuola viennese, dove Wickhoff istituì e Riegl teorizzò la catalogazione come scienza. In Italia tutti, da Cavalcaselle al Venturi, al Toesca, al Salmi, tutti i nostri maestri, insomma fecero catalogo e del catalogo un esercizio propedeutico per ogni studioso di storia dell’ arte. E non si può fare seriamente catalogazione se non con la solidale collaborazione di università e soprintendenze. Nel restauro concorrono più scienze perché la restituzione dell’ autenticità storica è intimamente connessa con il risanamento e il consolidamento dei supporti e delle superfici; è forse il solo campo in cui le scienze storiche e le fisiche e naturali operano congiuntamente. E i musei sono strumenti dell’ alta ricerca scientifica, della didattica, della diffusione culturale. Per la salvezza del patrimonio e per il progresso della ricerca è indispensabile una copertura politica comune. Non può essere che il ministero dell’ Università e della Ricerca Scientifica, che ha precisamente il compito di fare delle esigenze degli studi altrettanti punti del programma politico del governo. E quel compito ha finora adempiuto. Perciò molti studiosi desiderano che a quel ministero delle scienze passi la gestione del patrimonio culturale: abbiano gli organi decentrati la medesima autonomia che hanno le facoltà universitarie, gli studiosi addetti la stessa dignità scientifica e lo stesso trattamento economico e di carriera dei loro colleghi universitari. Sono tempi difficili, non si può pretendere che lo Stato spenda per la cultura soldi che oggi non ha e, quando li aveva, non spese. Ma, come sempre, la gestione scientifica sarà la più economica perché le sue scelte saranno ragionate e senza sprechi. Aiutaci tu, Ruberti, te ne saremo grati.

Fonte / sources:

— CHE DELUSIONE QUEL MINISTERO di GIULIO CARLO ARGAN, La Repubblica (21/06/1992), p. 31.
ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992…

— [Prof. Guilio Carlo Argan] New Rome Mayor & Scholar Stresses Preservation of City’s Cultural Heritage,’ N.Y. TIMES, Aug. 18, 1976; pg. 18.
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/4122694204/

— Prof. Anthony M.Tung, PRESERVING THE WORLD’S GREAT CITIES: The Destruction and Renewal of the Historic Metropolis (2001). www.anthonymtung.com/index.htm

“…Today the bureaucratic apparatus by which the historic city [of Rome] is administered by The Italian Ministry of Cultural Heritage, this organization is labyrinthine, vast, and inefficient. A complex overlay of different legislative strictures, and uncoordinated agencies makes it almost impossible for many property owners and institutions to know with certainty their exact rights and responsibilities, as a result, Rome is simultaneously one of the most overprotected historic urban environments in the world as it is seen by the public, but it is extraordinarily prone to unregulated violations of its law in all those places that the public cannot see (…) The Byzantine complexity of conservation laws is exacerbated by the widespread laxity of service on the part of public bureaucracies. As part of the process of modernizing Italy and providing employment for a displaced agrarian society, a giant administrative machine was created, which has become an obstacle to the functioning of daily life. The complexity of this machine makes it easy to hide all sorts of illegal and quasi-illegal infractions. (In the 1990s, experts estimated that Italian politicians and government officials stole or received kickbacks – tungenti – totaling $6 billion to $12 billion a year.) A culture of illegality is bred by the over complication of government rules, which serve as an obstacle to accountability.”

— Tommaso Martini, Francesco giullare dei Beni culturali. (14 maggio 2007 [May 14, 2007]).
www.sindromedistendhal.com/Arte/ministero-beni-culturali-…

“Sottolineava poi la necessità di restaurare il Ministero da tutti i punti di vista: amministrativo, finanziario, gestionale, professionale. Il Ministero dovrebbe tornare ad essere tecnico-scientifico ed in questo senso è importante la ricostituzione del Consiglio superiore dei beni culturali (agosto 2006), a capo del quale è stato nominato Salvatore Settis. Si tratta di un organo consultivo istituito nel lontano 1907. Durante il Governo Berlusconi fu praticamente svuotato di ogni funzione, tanto che Giuseppe Chiarante, allora presidente, si dimise nel 2002, in forte polemica con il Ministro Giuliano Urbani. Il Consiglio si è insediato soltanto nei primi mesi del 2007.”

— cf. Nota: Giuseppe Chiarante, Roma e l’ingegnere dell’archeologia. l’Unita (27/06/2004).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/8053850970

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— The Makers of a New Renaissance, Andrea Carandini- 15/11/2012.
The States-General of Culture are taking place in Rome today, and President Giorgio Napolitano will participate in the event.
www.ilsole24ore.com/art/english-version/2012-11-15/makers…

— Artefici di un secondo Rinascimento di Andrea Carandini- 15/11/2012
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-15/artefici-secon…

— Ornaghi: meno lamentele e più cooperazione. Il ministro dei Beni culturali ccntestato dal pubblico di Antonello Cherchi- 15/11/2012
In tempi di crisi internazionale come questi il «ventaglio delle scelte razionali si riduce». Dunque, è necessario concentrarsi su aspetti ben determinati. «Ma
www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-11-15/ornaghi-meno-l…

— Tutto esaurito a Roma per gli Stati Generali della cultura con l’intervento del presidente Napolitano 14/11/2012
Giovedì a Roma si svolgeranno gli Stati Generali della Cultura, un incontro per stilare un bilancio a nove mesi dalla pubblicazione, da parte del Sole 24 Ore,
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-14/cultura-indice…

Cf: Ilaria Bruno, La nascita del Ministero per i beni culturali e ambientali – Il dibattito sulla tutela, Collana: «Il Filarete. Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano» 272, Milano ( 2011 ), pp. 1-214.
www.lededizioni.com/lededizioniallegati/486-3-Bruno-Minis…

– SOMMARIO: Premessa — I. I perché di un Ministero — II. Il dibattito politico sul decreto-legge 657/1974: 1. Il testo del decreto commentato – 2. Il dibattito al Senato e alla Camera – 2.1. Perché un decreto-legge? – 2.2. Il nuovo Ministero: davvero una ‘scatola vuota’? – 2.3. Il rapporto irrisolto tra Stato e Regioni — III. Un passo indietro: premesse e aspettative della cultura italiana: 1. Gli anni della Commissione Franceschini (1964-1966) – 1.1. Nascono i «beni culturali» – 1.2. Problemi e soluzioni – 1.3. Beni ambientali e centri storici – 1.4. Nuove strutture per la tutela – 2. I primi anni Settanta: indagini tra gli addetti ai lavori – 3. Il tentativo fallito di un Ministero senza portafoglio — IV. Gli anni 1974-1975: 1. Le reazioni del mondo culturale alla nascita del Ministero – 2. I furti di opere d’arte e la situazione dei musei – 3. La salvaguardia del paesaggio e dei centri storici – 4. L’organizzazione del Ministero: i decreti delegati — V. Il rapporto con le Regioni e il tema del decentramento: 1. Speranze di autonomia dopo l’istituzione delle Regioni (1970) – 2. La proposta di legge della Toscana – 3. Il caso dell’Emilia-Romagna — VI. Giovanni Spadolini, «ministro dell’utopia» — VII. La fondazione del Ministero trentacinque anni dopo: 1. Dopo il 1975: riflessioni, pentimenti e ripensamenti – 2. Il lungo viaggio della tutela dal 1975 a oggi: ricordi e opinioni di Carlo Bertelli, Maria Luisa Dalai Emiliani, Andrea Emiliani, Maria Teresa Fiorio, Antonio Paolucci, Pietro Petraroia – 2.1. Gli anni della fondazione – 2.2. Giovanni Spadolini e il ‘suo’ Ministero – 2.3. Centro e periferia: il nodo Stato-Regioni – 2.4. 1975-2010: un bilancio — Documenti — Bibliografia — Indice dei nomi.

Tra il 1974 e il 1975 nasceva in Italia il Ministero per i Beni culturale e ambientali, per iniziativa di Giovanni Spadolini che ne fu il primo titolare. L’evento, di forte valenza simbolica, testimoniava l’attenzione crescente nel Paese per il patrimonio storico, artistico e ambientale, in quegli anni particolarmente vulnerabile a causa dell’espansione edilizia, dei furti, dell’incuria. Alla ricostruzione dell’iter parlamentare che condusse ad istituire la nuova struttura si affi anca l’analisi delle sue premesse storiche e culturali e dei dibattiti che essa suscitò. Se, negli anni Sessanta, i lavori preparatori della Commissione Franceschini si erano svolti nel clima di grande fervore intellettuale che si andava creando intorno alla questione della tutela dei beni storico-artistici, il tema avrebbe assunto, nel decennio successivo, un ruolo ancora più centrale, come testimoniano le molte voci alzatesi in difesa del patrimonio artistico e ambientale italiano sulla stampa periodica dell’epoca e nei programmi televisivi che la Rai dedicò all’argomento. Queste stesse fonti ci trasmettono anche le reazioni del mondo della cultura e dell’associazionismo di fronte al nuovo dicastero, così come le prese di posizione del ministro Spadolini. Le conseguenze sulle politiche di tutela che la sua scelta ha avuto nei decenni successivi sono qui illustrate dagli interventi di Carlo Bertelli, Marisa Dalai Emiliani, Andrea Emiliani, Maria Teresa Fiorio, Antonio Paolucci e Pietro Petraroia, protagonisti e testimoni, a vario titolo, di quegli anni cruciali.

Ilaria Bruno (Milano, 1978), laureata in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano, si è diplomata alla Scuola di specializzazione in Storia dell’arte presso lo stesso ateneo, con una ricerca sulla nascita del Ministero per i Beni culturali e ambientali che, nel 2009, ha ricevuto il Premio Spadolini – Nuova Antologia. Insegna attualmente materie letterarie negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado.

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