ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Di cui ora saranno accessibili trentadue stanze DOMUS AUREA. La reggia di Nerone. CORRIERE DELLA SERA. (23.06.1999: p. 33).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: RISCOPERTE APRIRA’ VENERDI’ A ROMA UNA SEZIONE DELL’ ENORME EDIFICIO VOLUTO DALL’ IMPERATORE INCENDIARIO UNA VILLA GRANDE IL DOPPIO DEL LOUVRE COSTRUITA SUL COLLE OPPIO. DI CUI ORA SARANNO ACCESSIBILI TRENTADUE STANZE DOMUS AUREA La reggia di Nerone. CORRIERE DELLA SERA. (23.06.1999: p. 33).
RISCOPERTE Aprira’ venerdi’ a Roma una sezione dell’ enorme edificio voluto dall’ imperatore incendiario Una villa grande il doppio del Louvre costruita sul Colle Oppio. Di cui ora saranno accessibili trentadue stanze DOMUS AUREA La reggia di Nerone Un cantiere aperto: e’ quello che si troveranno davanti i visitatori venerdi’ prossimo, entrando nel labirinto di sale della Domus Aurea. “Cantiere in fase di sperimentazione”, si affannano a ripetere i restauratori che sotto la sovrintendenza di Adriano La Regina si son dati da fare per vent’ anni intorno agli affreschi che ancora rimangono ma che rischiano di svaporare se le tecniche messe in atto da architetti, ingegneri, archeologi, fisici, biologi e botanici, dovessero rivelarsi inefficaci. Sotto il controllo dell’ architetto Antonello Vodret, hanno consolidato le volte minacciate dalle infiltrazioni d’ acqua, sostituito il vecchio impianto di illuminazione, installato un sofisticato impianto contro l’ umidita’ che nei meandri sotterranei della Domus arriva al 98 per cento. In passato si pensava che la cura migliore fosse di ventilare gli ambienti e furono aperte una trentina di bocchette di aereazione. Poi ci si e’ accorti che la ventilazione attirava in superficie l’ acqua dei muri, ma anche i sali in essa disciolti, che andavano a cristallizzarsi sulle pitture rovinandole. Inoltre le correnti d’ aria trasportavano nel sotterraneo agenti inquinanti e pulviscolo, accelerando i processi di degrado. Allora si e’ fatto dietrofront, sigillando tutte le aperture, compreso il grande occhio aperto in mezzo al soffitto della Sala Ottagona, coperto con una pellicola opalina che diffonde la luce ma non lascia passare pioggia e vento. Ora il problema e’ riuscire a tenere sotto controllo il microclima, con una temperatura costante di 12 gradi. Come l’ apertura al pubblico influira’ su questo microclima e’ un mistero. Tra un anno si fara’ il punto e si decidera’ di conseguenza. Decisione rinviata anche per i graffiti tracciati sopra gli affreschi. Un numero infinito di “vandali”, illustri e non, hanno lasciato la loro “firma” sulle pitture realizzate da Fabullus (o Famulus) per Nerone. Elio Pattarani, coordinatore dei 55 resaturatori che hanno ripulito 1.200 metri quadrati di affreschi sui 30 mila metri quadri scoperti finora, racconta che si passa dai graffiti veri e propri, agli scritti eseguiti con il nerofumo delle candele, dai nomi tracciati a sanguigna a quelli (dal ‘ 700 in poi) disegnati con la grafite. Il problema e’ se cancellarli o no. Ma come si fa ad eliminare “vandalismi” che portano la firma di Giovanni da Udine e di “Pintoricchio sodomito”, del Bigordi (il Ghirlandaio) e del celeberrimo fiammingo Martin van Hemmskeerk, di Casanova e De Sade, di Gustavo re di Svezia che nel ‘ 700 “imbratto” con la sua firma e quella degli innumerevoli cavalieri che lo accompagnavano oltre un metro quadrato di pitture? Un altro fiammingo, Postumus, fece di piu’ : firmo’ le volte affrescate della Domus e poi le ritrasse, graffiti compresi, in un quadro che rappresentava la fucina di Vulcano. “Abbiamo deciso di salvare i graffiti storici”, racconta Pattarani. Ma per “storici”, finora, si intendono quelli tracciati fino al 1950. Come dire che sono stati conservati tutti, escludendo solo le frasi del tipo “viva la Lazio” o “amo Maria”. I restauratori sanno che questa non e’ una soluzione. Anche perche’ gli scritti, essendo tracciati sopra gli strati di calcare che ricoprono le pitture, non permettono di riportare alla luce queste ultime. Esempio eclatante: la stanza di Ettore e Andromaca. Per decidere quali siano degni di tutela, si aspetta che venga nominato un comitato di esperti dal ministero dei Beni culturali. Nel frattempo i restauratori ne hanno realizzato una documentazione grafica e fotografica completa, a disposizione degli studiosi.
di Lauretta Colonnelli
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Una Versailles antica con quattrocento sale e un palco girevole Augusto viveva sul Palatino vicino alla capanna di Romolo e ai piedi del Tempio di Apollo nel cui podio aveva annidato le stanze preferite. Caligola aveva un ponte sul Velabro per collegare casa sua a quella di Giove Ottimo Massimo. Nerone ha una reggia che non conosce confronti. + forse lui a scatenare l’ incendio in un giorno ventoso del 64 d.C. – stessa data dell’ invasione gallica, quattro secoli prima! – e mentre le case aristocratiche vanno in fumo lui canta Troia caduta. La nuova Roma sara’ per un terzo sua (80 ettari). Palatino, Velia, Oppio e Celio, dove prima di Roma era il protostorico Septimontium, vengono espropriati per costruire palazzi fra giardini e paesaggi idillici. + sbagliato correre subito alle pitture dai colori “floridi” e dal tocco “umido” di Fabullus. Stucchi, ori, avori, gemme e statue sono ornamenti di una sola signora, l’ architettura – di Severo e Celere – talmente vasta che per ammirarla bisogna spiccare il volo come un uccello dal Campidoglio. Oltre il Foro e’ un vialone, con portici per nascondere le rovine: la nuova Sacra via. In fondo ecco una facciata larga come il Louvre di Luigi XIV e dietro – su un alto podio riusato poi dal tempio di Venere e Roma – l’ atrio immane da cui spiccava il colosso del nostro divo, alto trenta metri. Fino al 1996 non si capiva a cosa conducesse questo atrio – il resto della reggia e’ infatti lontano – finche’ una donna piccola e determinata, Clementina Panella, ha svelato il segreto, di cui non si parlera’ in questi giorni ma che e’ novita’ vera. L’ atrio portava a un palazzo lungo due Louvre, che si specchiava in un lago rettangolare – dove sara’ il Colosseo – circondato da portici a due piani. La facciata colonnata doveva rassomigliare a quelle delle ville nelle pitture pompeiane. Questo e’ dunque il cuore della reggia che ci mancava, conservato soltanto in fondazione, ma che possiamo finalmente immaginare… Altri palazzi neroniani sono sul Palatino la Domus Transitoria (su cui sorgera’ la reggia di Domiziano) e la Domus Tiberiana (costruita sopra la casa di Tiberio). Ma e’ sull’ Oppio che era la Versailles famosissima, con il piano terreno conservatosi sotto le Terme di Traiano, ed e’ questo edificio che si riapre dopo una generazione, per grande merito della Soprintendenza statale. La Domus Transitoria e’ male conosciuta. La Domus Tiberiana e’ un basamento fantastico sul Palatino verso il Foro. Sosteneva giardini sardanapalici e al centro una villa – padiglione, ancora ignota. La Versailles sull’ Oppio, rivolta al ninfeo e al tempio del Divo Claudio sul Celio, era stretta e lunghissima, quattro volte il Louvre. Due rientranze pentagonali esaltano il corpo centrale che racchiude il celebre salone ottagono, perfettamente orientato, aperto su un ninfeo (con organo idraulico?) e su quattro triclini, contenente forse un palcoscenico girevole. Qui immaginiamo lui, Apollo – Sole, cantare roteando sotto petali di rose e profumi che cadevano dall’ occhione della cupola (e i commensali ad avere paura del veleno). Duecento erano le sale al piano terreno e altrettante al primo, che aveva probabilmente al centro, su terrazza coperta da una cupola (come da moneta), la macchina per far ruotare la cosmica sala sottostante. Nerone si uccise quattro anni dopo l’ incendio. La sua celeste reggia venne ricoperta da terme, anfiteatri e mercati, vasti come Shopping Centre. di ANDREA CARANDINI.
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Lippi, Pinturicchio, Raffaello s’ avventurarono nei cunicoli per arrivare alle antiche volte che contraddicevano ogni regola, principio di logica, legge di gravita’ . E la loro arte non fu piu’ la stessa L’ universo sepolto che incanto’ i pittori del Rinascimento Per molto tempo l’ arte antica era stata un universo monocromo, noto soltanto dai rilievi e dalle statue superstiti oppure che gli scavi facevano riemergere e da oscure citazioni polemiche di Vitruvio. Che cosa fosse la pittura antica era meno noto nel Rinascimento che nel Medioevo, quando le candelabre sulla cupola di Santa Costanza, ora distrutta, erano state reinterpretate dai maestri romanici di San Clemente a Roma. I primi pittori che entrarono a carponi nei lunghi cunicoli (le “grotte”), interposti tra la terra di riempimento e le volte della Domus Aurea, furono sconcertati dalla vista di un universo che contraddiceva ogni principio di logica e di gravita’ . La prima reazione fu di mettere ordine in quel repertorio abbondantissimo di invezioni e di disporlo quindi su assi di simmetria, come fece, in incisioni che circolarono negli studi di artisti e di artigiani, il milanese Giovanni Pietro da Birago, il primo a diffondere il nuovo vocabolario a mezzo stampa. Chi operava a Roma, come Pinturicchio e Filippino Lippi, non poteva non andare di persona nei lunghi percorsi sotterranei. Il loro passaggio e’ attestato non soltanto dall’ immediato appropriarsi del linguaggio sfrenato e inventivo di quella pittura antica, ma dalle firme che fino al Settecento i visitatori tracciarono sulle volte, quasi sempre servendosi del nerofumo sprigionato dalle torce. Nelle grotte gli stucchi spartivano piccole aree complesse, cui le composizioni dovevano adattarsi, sovvertendo cosi’ il rapporto tradizionale tra scena e cornice. Il primo a ideare un ambiente somigliante alle “grotte”, fu Raffaellino Del Garbo, compagno di Filippino Lippi, nella tomba Carafa alla Minerva, con storie di eroine romane in piccoli comparsi di stucco. Finche’ Giovanni da Udine, nel primo decennio del Cinquecento, trovo’ la formula di quello stucco bianchissimo e lucente che era stato il segreto dei romani. Ora si poteva immaginare sale e logge veramente all’ antica, dove gli stucchi non fossero piu’ soltanto cornici, ma una parte integrante, narrativa e simbolica, del discoro decorativo. Il segreto delle “grotte” non era tutto nelle risorse tecniche. Una fantasia illimitata, coperta dall’ autorita’ degli antichi, poteva ora espandersi. Altre volte i decoratori avevano dato nascostamente sfogo a invenzioni audaci, ma senza intaccare la ferma struttura della scultura classica. Le “grotte” invece invitavano alla grazia festosa e alla liberta’ cromatica e a trasformare la decorazione da fatto marginale in episodio centrale, lieve e immaginoso. Raffaello, nel 1516, a dare senso compiuto ai frammentari messaggi dell’ antico, quando realizza le Logge Vaticane e soprattutto la Loggetta e la “Stufetta” per il Cardinale Bibbiena. Nella Loggetta il bianco dominante unisce volte e pareti e su questo fondo luminoso si distende una decorazione trasparente, leggerissima e fragilmente delicata, sostanziata di continue reinvenzioni del repertorio antico. Le fanciulle che si librano come libellule, gli steli da cui gemmano acrobati e teste leonine, i tempietti sostenuti dalle ghirlande, piu’ che viceversa, rapiscono lo spettatore in una inesplicabile successione di eventi come in un sogno. Non si tratta soltanto di decorazione. + nato il concetto nuovo di una pittura senza storie da raccontare. Anche il paesaggio puo’ essere ora un puro pretesto. Non nel senso dei fiamminghi, poiche’ l’ allievo di Raffello, Maturino, lo concepisce come un luogo di profonda e malinconica contemplazione, dove la natura contende l’ eternita’ ai tempi del passato classico. di CARLO BERTELLI.
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Durata dell’ itinerario, metri, temperatura Tutti i numeri di un evento straordinario * 10 mila metri quadrati l’ estensione finora conosciuta della Domus Aurea * 80 ettari l’ estensione originaria tra edifici e giardini * 1.200 metri quadrati di pitture e stucchi restaurati su un totale di 30.000 mq. * 20 anni la durata dei restauri * 10 le ditte di restauro e 55 i restauratori * 32 le stanze visitabili, su 150 riportate alla luce * 220 metri il percorso della visita * 40 i minuti di durata della visita * 25 i visitatori ammessi ogni 15 minuti * 12o d’ estate e 4o d’ inverno la temperatura interna * 98 % il tasso di umidita’ * 10 mila lire il biglietto d’ ingresso piu’ 2 mila per la prenotazione obbligatoria * 06.39749907 e 06.4815576 i numeri di telefono per prenotare * Dal 25 giugno l’ apertura al pubblico: tutti i giorni dalle 9 alle 20 * 18.000 lire il costo della guida (Electa, 96 pagine) * 60.000 il prezzo del catalogo (Electa pagine 176) * 150.000 lire costa “Roma. Domus Aurea”, album settecentesco con tavole a colori riprodotto da FMR.
Colonnelli Lauretta, Carandini Andrea, Bertelli Carlo
Pagina 33, (23 giugno 1999) – Corriere della Sera.

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